Lettura popolare XXII TO Anno C (Lc 14,1.7-14)

 

 Lettura popolare XXII TO Anno C

Lc 14,1.7-14

La vera saggezza

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Il primo versetto della lettura liturgica è un’introduzione tipicamente lucana ad una scena che sta per accadere con l’ingresso improvviso di un malato di idropisia (vv. 2-6) e che la liturgia ritaglia per concentrarsi sul discorso di Gesù nei vv. 7-14.

Gesù si trova in casa di uno dei capi dei farisei, quindi certamente una persona importante e influente. È sabato e Gesù si trova a pranzo. Luca si concentra nel descrivere lo sguardo dei presenti nei confronti di Gesù, uno sguardo indagatore che lascia trasparire una disposizione critica e ostile. D’altra parte Gesù aveva già sollevato il risentimento di questa potente setta giudaica, sempre in occasione di un pranzo (cf. Lc 11,37.53).

Gesù si rivolge prima agli invitati (vv. 7-11) e poi all’ospite (vv. 12-14). Lo fa con l’autorevolezza e la libertà di un padrone di casa, tanto che si può immaginare qui anche il contesto postpasquale del Signore risorto che insegna la logica della croce alla sua comunità radunata insieme per il pasto.

Gesù parte da un’osservazione che appartiene al buon costume nella partecipazione ai banchetti comunitari, ossia quella di non esporsi ai primi posti per evitare la vergogna di dover retrocedere. Tuttavia questa regola di buon senso viene rivestita da Gesù di un significato più profondo, di ordine spirituale, con la conclusione proverbiale del v. 11. Qui Gesù enuncia una massima che sintetizza tutta la storia della salvezza, tutta la rivelazione di JHWH nei riguardi del suo popolo e di tutti i popoli della storia: chi si eleva con orgoglio e alterigia prima o poi subirà l’umiliazione, come il re di Babilonia (cf. Ez 21,31) o come tutti coloro che confidano nella loro forza (cf. 1 Sam 2,4-8). Viceversa chi accoglie con umiltà la situazione in cui si trova, confidando nel Signore, come Giobbe (cf. Gb 22,29) è il vero saggio che conquista il vero onore e la vera ricchezza, che proviene solo da Dio (cf. Pr 29,23; Gc 4,10; 1 Pt 5,6). Questa regola della salvezza è compiuta da Gesù stesso, che non considerò un privilegio l’essere uguale a Dio, ma ha umiliato sé stesso rendendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce e per questo Dio lo ha esaltato (Fil 2,6-11).

Nella seconda parte della sua esortazione (vv. 12-14) Gesù si rivolge all’ospite e mostra quale dovrebbe essere l’atteggiamento più coerente rispetto al Regno di Dio, che si compirà definitivamente alla resurrezione dei giusti (v.14). Il principio cardine è quello del dono, già espresso da Gesù nel discorso della pianura, come imitazione della liberalità di Dio Padre (cf. 6,35ss.). Se si agisce in un certo modo per averne un contraccambio dai propri pari, si è ancora dentro ad una logica umana, che segue esclusivamente la consuetudine sociale. Se invece si agisce con gratuità verso coloro che non possono contraccambiare, come poveri, storpi, zoppi e ciechi, allora si entra nella logica del Regno di Dio. Queste categorie di persone (cf. 13,21) caratterizzano il Regno di Dio e sono i destinatari della promessa messianica che Gesù compie (cf. Is 35,5-6). Il banchetto che coinvolge questi poveri diviene dunque un anticipo del banchetto escatologico, che Dio prepara per tutti i salvati (cf. Is 26,6-10). Gesù dunque, se da un lato è osservato e messo sotto indagine dai farisei, è tuttavia lui, con il suo sguardo più profondo (cf. v. 7), ad accusarli, perché sono chiusi in loro stessi, nella loro ricerca della carriera e nelle loro convenzioni sociali.

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei servi della parabola.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Lc 14,1.7-14 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  • Qual è il contesto narrativo del testo evangelico?

Gesù si trova a pranzo di sabato da uno dei capi dei farisei. Essi (i farisei) lo scrutano con attenzione. Ma è lo sguardo di Gesù a percepire più profondamente la realtà e i condizionamenti dell’ambiente in cui si trova. Il mio sguardo sugli ambienti umani che frequento è libero e profondo come quello di Gesù? O forse rimane intrappolato nei risentimenti e nei pregiudizi del sentire comune?

  • A chi si rivolge Gesù e cosa dice?

Gesù si rivolge prima agli invitati e poi all’ospite.

Agli invitati racconta la parabola degli invitati alle nozze e li ammonisce:

non sederti nel primo posto: quali ambizioni guidano le mie scelte?

con vergogna riprenderai ad occupare l’ultimo posto/avrai gloria davanti a tutti i convitati: quale vergogna o quale gloria hanno segnato diversi episodi della mia vita? Come il Signore mi sta conducendo dentro le sconfitte e le vittorie della mia vita? Come ho imparato a leggerle?

– Chi si innalza sarà umiliato, chi si umilia sarà esaltato: questi verbi alla voce passiva sottolineano l’azione misteriosa di Dio. Come Dio sta agendo nella mia vita e come collaboro alla sua azione?

All’ospite Gesù da un consiglio molto radicale:

invita poveri, storpi, zoppi e ciechi: verso quali persone mi oriento a condividere i miei doni? Con quale logica?  

 

-Quale rivelazione è contenuta qui?

Il Regno di Dio che Gesù rivela è caratterizzato da un ribaltamento radicale delle consuetudini e aspettative umane. Sono gli umili, i poveri e gli esclusi a partecipare del dono d’amore che proviene da Dio: è la logica della croce, di colui che è passato attraverso l’umiltà della morte di croce per essere esaltato da Dio.

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

Lettura popolare XXI TO Anno C

 

Lettura popolare XXI TO Anno C

 

Lc 13,22-30

Chi si salva

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Il racconto inizia con un breve sommario in cui si descrive il viaggio di Gesù per città e villaggi, in direzione di Gerusalemme (v. 22). Qui si riprende ciò che era già stato affermato in 9,51, quando Luca ci ha mostrato l’intenzione di Gesù di recarsi a Gerusalemme per compiere lì il mistero di morte e resurrezione, sinteticamente definito da Luca come la sua «ascensione».  Viene però aggiunto un dettaglio importante: il suo insegnamento, che contraddistingue il ministero di Gesù, fin dal suo inizio (cf. Lc 4,15). Un tale solleva una domanda classica negli ambienti giudaici, ossia qual è il numero dei salvati, se sono pochi o molti. Le posizioni al tempo di Gesù potevano essere molto diverse e variare tra coloro che, come le sette esseniche, pensavano che potevano salvarsi solo coloro che appartenevano alla ristretta comunità, o coloro che mantenevano un’apertura possibile per tutte le genti e i popoli, attraverso Israele (v. 23). Gesù evita di entrare in questo dibattito teorico e preferisce rivolgersi direttamente alla coscienza dei suoi interlocutori, esortandoli ad entrare per la porta stretta (v. 24). L’appello alla conversione, che si concretizza in decisioni concrete e immediate è pressante. Gesù non chiarisce quanti sono gli eletti, ma manifesta piuttosto quanti potranno essere gli esclusi: molti. Vi è dunque un ribaltamento radicale di prospettiva rispetto alla domanda posta dall’anonimo interlocutore: non basta appartenere ad una comunità, sia essa Israele o un gruppo di fedeli più ristretto, per essere salvato. Anzi il rischio di credersi salvati, in una piccola cerchia di eletti, è fortissimo: bisogna allora «sforzarsi» per entrare per la porta stretta. In cosa consista questo impegno lo chiarisce Gesù con una parabola sul padrone di casa che, alzatosi, chiude la porta e coloro che rimangono fuori bussano invano e lo supplicano di aprire (vv. 24-26). L’accento di questa parabola è posto sulla comunione di mensa e di parola che gli esclusi hanno goduto insieme a Gesù e che paradossalmente non li salva anzi li condanna. Essi sono infatti «operatori d’iniquità», secondo la formulazione del Salmo (Sal 6,9, v. 27). La preoccupazione del Gesù di Luca è di natura morale: la grazia donata da Dio per l’appartenenza alla comunità è necessaria, ma essa può venire contraddetta e ostacolata da un comportamento contrario da parte dell’uomo. Dunque l’elezione di Israele è importante per la salvezza dell’uomo, perché essa passa attraverso la promessa fatta da Dio ad Abramo, Isacco e Giacobbe, ma non vi sono automatismi esclusivi, anzi tutti gli uomini, a qualunque popolo o cultura appartengano, vi sono chiamati. È quanto afferma Pietro nel suo discorso in casa del centurione Cornelio: «Dio non fa preferenza di persone, ma chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto» (At 10,34). Il Gesù di Luca vede compiersi fin dal suo ministero questa promessa universale che si trova nei profeti di Israele, come ad esempio in Isaia (cf. Is 25,6-10). Non conta dunque il tempo della chiamata, se prima o dopo, ma la risposta dell’uomo: vi sono infatti alcuni che sono stati chiamati per primi che tuttavia saranno ultimi a causa della loro risposta; e vi sono alcuni chiamati per ultimi, ma che diverranno primi. Tutto è affidato al misterioso rapporto tra la grazia di Dio che salva, e la libertà dell’uomo che accoglie questa salvezza e le consente di operare nella sua vita.

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei servi della parabola.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Lc 13,22-30 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  • Qual è il contesto geografico e narrativo del testo evangelico?

Gesù passa per città e villaggi, in viaggio verso Gerusalemme, insegnando. Come immagino l’insegnamento di Gesù?

  • Cosa dice Gesù in risposta alla domanda dell’anonimo personaggio?

Sforzatevi di entrare per la porta stretta: nella vita spirituale o si va avanti o si torna indietro. Come ritengo che il Signore mi stia stimolando a progredire?

-molti cercheranno di entrare ma non vi riusciranno: c’è un tempo infatti per sforzarsi e c’è un tempo, quello definitivo, in cui non sarà più possibile. Come faccio fruttificare il tempo della mia vita?

Abbiamo mangiato, bevuto con te e hai insegnato nelle nostre piazze: cosa caratterizza il mio essere cristiano e la mia appartenenza a Lui?

Verranno da occidente e da oriente…: quali orizzonti ha aperto il Vangelo alla mia vita? Sono consapevole che il Vangelo, per essere vissuto, va donato?

 

Quale rivelazione è contenuta qui?

La salvezza è universale e rivolta a tutti, anche se passa attraverso una chiamata rivolta per elezione ad un popolo e ad una comunità. La salvezza di chi appartiene ai chiamati passa attraverso il loro rapporto con Cristo e la loro apertura al lavoro universale della grazia, fino ai confini del mondo.

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

La porta stretta (Omelia XXI Anno C)

 

Immaginiamoci nella Palestina al tempo di Gesù. Dove avremmo potuto incontrarlo? Non nelle regge dei potenti, come Erode, o nei palazzi del potere romano. Nemmeno nel tempio di Gerusalemme, dove Gesù si recava tre volte l’anno, come gli altri Giudei, ma mescolato in mezzo alla folla.   Dovevamo andare per strada, nei borghi e nelle cittadine che si incontravano procedendo dalla Galilea e dirigendosi verso Gerusalemme.

Lì in mezzo alla gente lui insegnava. Non nelle scuole o nelle aule della catechesi sinagogale o in qualche villa greco-romana, ma per la strada, metafora di un pellegrinaggio condotto seguendo le orme del Padre, fino al compiersi della sua volontà, nel mistero della sua morte e resurrezione.

“Sforzatevi di passare per la porta stretta”: era tutto il suo insegnamento. Non si lasciava intrappolare dalle dispute teoriche dei dottori, che provavano a calcolare sulla base delle Scritture il numero dei salvati. Non condivideva la visione di certe sette giudaiche che, allora come oggi, assicuravano la salvezza solo agli appartenenti al loro ristretto gruppo. Semplicemente esortava la gente ad incamminarsi come lui e con lui, facendo piccoli passi ogni giorno verso quel bene e quell’amore che Dio solo può donare e che spetta all’uomo accogliere con disponibilità.

Ecco la porta stretta: non pratiche di pietà che si moltiplicano, non riti vissuti formalmente (nemmeno l’eucarestia, ossia il mangiare e bere con lui e di lui può salvare se vissuta solo esteriormente) ma la propria vita messa nelle sue mani ogni giorno, offerta a Lui perché Lui possa entrare con il Suo amore e trasformare ogni risentimento, fatica, scoraggiamento in occasione di fiducia e abbandono in Lui. Sì, ammettiamolo: noi pretendiamo di salvarci da soli, con l’appartenenza alla Chiesa e il nostro impegno. Arrendiamoci a Lui e affidiamoci alla potenza della Sua Parola ogni giorno, senza stancarci e saremo guidati dal Suo Spirito a comprendere la liberazione che Lui vuole donarci: ecco la porta stretta!

E comprenderemo che questa liberazione è offerta da Gesù a tutti, ma davvero a tutti, senza eccezioni! Verranno da occidente e da oriente, da settentrione e da mezzogiorno e sederanno a mensa nel Regno di Dio, con Abramo, Isacco e Giacobbe. La prospettiva è totalmente ribaltata: i pochi che appartengono al gruppo degli eletti da Dio, se si pensano come “salvati” solo perché scelti, rischiano di trovarsi esclusi e di vedere i molti che vengono da lontano arrivare prima di loro.  Questo è lo sguardo di Dio attraverso la croce di Cristo: una salvezza offerta a tutti, di qualunque razza, regione, cultura e perfino credo religioso, nella misura in cui quest’amore che discende dall’alto viene accolto in una vita che si sforza di orientarsi al bene, alla verità, alla carità concreta.

Chiediamo al Signore di darci il suo sguardo misericordioso verso ogni uomo e in particolare verso i nostri fratelli musulmani. I gesti di pregare insieme in Chiesa o in Moschea, pur frutto di buone intenzioni, rischiano di rimanere nel “rito” esteriore, se non si accompagnano ad una nostra profonda sintonia con la volontà di Cristo. Non siamo noi a dover convertire nessuno, ma è Lui ad attrarre tutti a sé, anche attraverso la nostra testimonianza e il nostro dialogo.

 

 

 

 

 

 

 

 

tenendo fisso lo sguardo su Gesù (Omelia XX TO Anno C)

 

Avete visto alle Olimpiadi quale allenamento ci vuole per arrivare a correre ottenendo qualche risultato! Ho letto con commozione di questa ginnasta statunitense, Simone Biles, che dopo un’infanzia drammatica, segnata da genitori drogati, ha saputo trovare, grazie alla fede, la sua vocazione e dopo tanto allenamento è diventata una campionessa mondiale. Il suo itinerario è quello del cristiano, che ha il compito di allenarsi a correre, come invita a fare l’autore della lettera agli Ebrei, se vuole corrispondere alla sua vocazione, alla sua chiamata: “Fratelli, anche noi, circondati da tale moltitudine di testimoni, avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento.” Allenarsi a tenere fisso lo sguardo su Gesù comporta almeno tre aspetti.

1.- Gesù è uomo dai forti desideri, che vuole portare il fuoco dell’amore del Padre tra gli uomini! Abbiamo spesso un’idea edulcorata di Gesù, come se la sua bontà fosse quella di un uomo arrendevole e rinunciatario, che alla fine si adatta a subire il male del mondo. Tutto l’opposto! Gesù non si è mai arreso al male, non ha mai abbassato l’asticella delle proprie aspettative, non si mai è accontentato di strategie di piccolo cabotaggio, in nome di quella forza che lo Spirito Santo gli donava. Così ogni cristiano è chiamato a vivere quest’amore senza compromessi, senza parzialità o doppiezze, ma con radicalità e totalità. Solo così potrà essere unificato in sé stesso e gioioso! Il cristiano quindi non sarà mai uno che si rifugia nella fede per compensare alcune sconfitte o mancanze, ma uno che impara attraverso le sconfitte a vincere la guerra, ossia ad amare di più e meglio, sulla spinta di un desiderio senza confini, che proviene da Dio.

  1. Gesù è consapevole del battesimo che sta per ricevere, ossia della sua croce: egli sa che l’amore di Dio entrerà attraverso il dono di sé, nella sofferenza. Ogni desiderio che viene da Dio, comporta un suo travaglio e una sua sofferenza perché si realizzi e si compia. È il percorso della realtà, dell’incarnazione di una vocazione. Facciamo l’esempio del matrimonio: le persone scoppiano perché hanno una visione esclusivamente romantica e ideale dell’amore, ma non sanno incarnarlo, avere pazienza, stare dentro alle relazioni nella loro complessità. A volte si evita il matrimonio proprio per non avere davanti a sé una tale dimensione di quotidiano impegno. Il cristiano che guarda a Gesù non è dunque un idealista teorico e disincarnato, che parla in un modo e vive in un altro, ma una persona profondamente umana e concreta, che sa considerare i limiti e non per questo rinuncia a vivere una dimensione alta e grande dell’amore. Egli si allena ogni giorno…
  2. Gesù vive da profeta, come Geremia, la cui parola provoca spesso rifiuto, ostilità e opposizione. La divisione familiare, di cui parla Gesù nel Vangelo, intende sottolineare l’aspetto profetico del cristiano e di Gesù, la cui radicalità nell’amore porta a compiere rotture con modelli vecchi, con le abitudini del passato, con tutto ciò che abbiamo ricevuto e che non è più coerente con il Vangelo o non funziona più. La divisione tra le generazioni indica la forza critica dei cristiani, rispetto alla società in cui vivono, che li porta a rinnovare e purificare, portandole a compimento, tutti valori e le istituzioni che ricevono dal passato. Questo significa che il cristiano non è un buonista, esposto ad ogni corrente ed idea, come una banderuola, senza avere una sua identità. Il cristiano non è nemmeno un conservatore, che è attaccato a tutti i valori del passato, come l’autorità, la famiglia e la religione. Piuttosto il cristiano sa rinnovare ogni ideale e ogni valore alla luce del Vangelo e nel Vangelo trova gli atteggiamenti e i criteri di giudizio per comprendere, valutare e agire nel mondo. Questo è un compito che ciascuno di noi ha e che non si può delegare mai, nemmeno al magistero della Chiesa, che anzi ha il compito di aiutarci ad esercitare questa responsabilità. Occorre anche qui un allenamento personale al discernimento.

L’ultimo punto della lettera egli Ebrei è il correre con perseveranza, nel cammino insieme con altri.  La perseveranza è la virtù di chi non lascia mai cadere le braccia, ma si rialza ogni volta con più speranza ed entusiasmo. Coraggio! Si possiamo essere perseveranti nella lotta, perché non siamo soli, ma siamo insieme a tanti altri testimoni della fede, che camminano con noi e ci incoraggiano.

Lettura popolare XX TO Anno C

 

 Lettura popolare XX TO Anno C

Lc 12,49-57

Imparare a discernere

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

La lettura della XX domenica continua il discorso di Gesù ascoltato nella XIX domenica conducendolo ad un apice di tensione emotiva, retorica e di profondità teologica. Gesù giunge ad un’esclamazione, che introduce il nostro testo (v. 49), in cui esplicita i suoi desideri profondi, talmente forti da diventare una sorta di ansia, di tensione interiore verso un compimento ormai alle porte. L’immagine del fuoco che si dovrà accendere (v. 49) se da un lato rimanda al giudizio di Dio nell’Antico Testamento (cf. Is  66,15; Ez 38,22; 39,1; Sal 66,12), dall’altro viene reinterpretata da Luca come il Battesimo in Spirito Santo e fuoco che il messia è venuto a portare, alla luce della predicazione del Battista (cf. Lc 3,16). Non a caso nel versetto successivo (v. 50) Gesù aggiunge proprio che deve ricevere un battesimo ed è in ansia perché esso si compia. Anche alla luce di Mc 10,38, che Luca qui sembra riprendere ed adattare al suo contesto, il battesimo che Gesù riceve fa riferimento alla sua morte e resurrezione e di conseguenza il fuoco che egli porta è in collegamento con il dono dello Spirito Santo che il risorto farà ai suoi discepoli nella Pentecoste (cf. At 2,1-4).

La morte di Gesù in croce e la sua resurrezione divengono così simultaneamente occasione di un dono inestimabile, lo Spirito Santo, e anche portatrici di un giudizio, in grado di dividere coloro che accolgono il dono da coloro che lo rifiutano, quale segno di contraddizione in Israele (cf. 2,34 e 23,39-43). Questa divisione si estende fin da ora, cioè fin dal momento in cui Gesù inaugura i tempi messianici con il dono dello Spirito, nelle case e nelle famiglie, opponendo generazioni antiche e nuove, quale compiersi dell’antica profezia di Michea (cf. Mi 7,6). Il compimento delle Scritture nel messia Gesù è piena continuità con lo stesso Spirito che operava nell’Antico Testamento ed insieme, inestricabilmente anche indeducibile novità con cui lo Spirito stesso opera nella storia. Essa dunque chiede l’apertura del cuore e una capacità di discernimento e provoca un giudizio e una divisione tra le generazioni vecchie e nuove.

Discernere il tempo meteorologico è una metafora di un discernimento più profondo e radicale, che ha a che fare con il tempo spirituale, con il cogliere l’occasione della salvezza, offerta dal Vangelo annunciato da Gesù (vv. 55-56).

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei servi della parabola.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Lc 12,49-57 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  • Qual è il contesto geografico e narrativo del testo evangelico?

Gesù sta parlando ai discepoli fino al v. 53 e poi si rivolge alla folle, per indicare loro l’importanza di comprendere il tempo in cui vivono. Questo discorso è chiaramente orientato al compiersi della vicenda terrena di Gesù, nel mistero di morte e resurrezione a Gerusalemme ed avviene lungo questo itinerario geografico-spirituale del messia. Non a caso questo testo termina con un’esortazione di Gesù a valutare bene il tempo della storia. Come vedo e considero il tempo in cui sto vivendo? Come vi leggo da cristiano la volontà e i disegni di Dio?

  • Cosa dice Gesù?

-Sono venuto a gettare un fuoco sulla terra. Faccio memoria delle situazioni e occasioni in cui sperimento il fuoco dell’amore di Dio nella mia vita

-C’è un battesimo che devo ricevere. Che rapporto ho con la croce di Gesù, la sua morte donata per me e per i miei peccati?

-Come sono in ansia finchè non sia compiuto. Quali ansie (positive) e desideri forti orientano la mia esistenza?

-Sono venuto a dare divisione. Sono scandalizzato dalle divisioni che lo stile e la testimonianza cristiana porta nella vita degli uomini?

 – Si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre…Come leggere e comprendere le divisioni familiari a motivo della fede? Si possono interpretare anche in tal senso le divisioni ecclesiali conseguenti alla nascita di nuovi carismi e sensibilità nella Chiesa?

 

Quale rivelazione è contenuta qui?

Gesù è venuto a compiere tutta la storia di salvezza e a partire da questo atto definitivo e ultimo di dono e amore si produce una separazione e un giudizio tra chi accoglie e chi rifiuta (speriamo non definitivamente) tale dono.

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

Lettura popolare XVIII TO Anno C (Lc 12,13-21)

 

 

 

Lc 12,13-21

Imparare a pregare

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

L’insegnamento di Gesù che è contenuto in questa pericope si trova all’interno di un discorso di Gesù ai discepoli a riguardo dell’annuncio del Vangelo e dei contrasti e opposizioni che esso suscita (cf. 12,4-12.22-32).  Esso nasce dalla domanda di un anonimo personaggio, in mezzo alla folla, che lo interpella come «maestro» e gli chiede di giudicare il suo caso di eredità, in una controversia tra fratelli (v. 13), come già aveva fatto Mosè (cf. Nm 27,8-11) e come facevano comunemente i maestri della Legge anche al tempo di Gesù.  Gesù però si rifiuta di giudicare questi aspetti, perché intende rivelare una dimensione più profonda del giudizio. Egli è certamente un maestro in grado di giudicare, ma il suo giudizio oltrepassa i criteri di una giustizia umana, per accedere ad un livello «profetico» e «rivelato». Egli infatti è il profeta degli ultimi tempi, al pari di Mosè, la cui parola va accolta quale parola di Dio (cf. Dt 18,18).

Gesù va dunque al cuore della questione, con un invito a custodire la coscienza da quella cupidigia che nasce quando si fa consistere la prospettiva di vita (fisica e spirituale) solo sui «beni» (v. 15).  Per far comprendere questo Gesù racconta la parabola dell’uomo ricco e ci fa accedere alla riflessione profonda di un uomo che ha avuto successo nella vita e a cui gli affari sono andati bene. Di per sé il suo ragionamento è corretto e non sembra essere guidato da cupidigia: si tratta di costruire granai più grandi per contenere e amministrare il patrimonio (v. 18). Il problema risiede piuttosto nel fatto che egli si considera proprietario di quei beni e non semplicemente amministratore: così egli intende godere per sé (v.19), e non far fruttificare il patrimonio per altri. Egli sarebbe arricchito per Dio se solo avesse utilizzato il valore materiale per creare un valore più alto e più vero, la relazione umana e l’amore che circola e cresce tra gli uomini. In modo simile i primi cristiani degli Atti degli Apostoli considerano anzitutto il dono dell’amore nella comunione ecclesiale il valore supremo a cui finalizzare i beni e le proprietà personali (cf. At 5,1-11). L’uomo ricco della parabola dunque non è veramente sapiente (cf. Sir 11,18-19), perché non considera ciò che ha ricevuto come un dono di Dio e dunque pensa che le ricchezze bastino a dargli la vita. Egli è diventato idolatra, perché ha sostituito Dio con la ricchezza e i «beni».

In fondo Gesù, pur non essendo giudice e mediatore in senso umano, lo è in un altro senso, perché mostra di essere il mediatore di «beni» che provengono dal Padre, l’unico che può assicurare il dono della vita. Chi è consapevole di avere questo dono dal Padre, in fondo ha già ricevuto l’eredità, quella che spetta ai figli di Dio, e non ha più bisogno di discutere a riguardo dell’eredità paterna.

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

Le mie preoccupazioni concrete e quotidiane

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei servi della parabola.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Lc 12,13-21(10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  • Qual è il contesto geografico e narrativo del racconto evangelico?

Siamo in un contesto di contrasto con i capi e accusa. Qui emerge l’autorità di Gesù, che non entra nel merito della gestione diretta del potere giudiziario o politico, ma intende far emergere i pensieri profondi della coscienza umana. Il giudizio può essere dato da un punto di vista esteriore e da uno interiore. Come giudico io le situazioni e le persone?

Chi sono i personaggi, cosa fanno?

-Un uomo chiede a Gesù di giudicare la sua eredità. Quale eredità desidero possedere?

-Gesù rifiuta di giudicare una simile questione. Con quali intenzioni e finalità mi rivolgo a Gesù? Come penso che egli entri nella mia vita?

-Anche nella sovrabbondanza, la vita non dipende dai beni. Come giudico e ricerco il benessere materiale?

Cosa dicono i personaggi?

-Gesù racconta la parabola dell’uomo ricco, che parla con sé stesso. Nei miei pensieri profondi parlo con me stesso o mi rivolgo a Dio?

– Dio risponde: «questa sera ti sarà richiesta la tua vita». Ho considerato il rapporto tra la vita e i beni che possiedo?

-Gesù sollecita ad arricchirsi in Dio. Come e di cosa intendo arricchirmi? Cosa ho paura di perdere?

Quale rivelazione è contenuta qui?

La vera eredità, quella che non viene meno e di cui Gesù è mediatore e giudice, è l’eredità dei figli di Dio. Questa è l’eredità dell’amore che, nella misura in cui è messo in comune e condiviso, non diminuisce ma si moltiplica.

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

Lettura popolare XVII TO Anno C

 Lettura popolare XVII TO Anno C

Lc 11,1-13

Imparare a pregare

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

L’insegnamento di Gesù sulla preghiera nasce da una domanda dei discepoli, che sono coinvolti e trasformati dalla preghiera di Gesù (v. 1). Il particolare, unico, intenso rapporto di Gesù con il Padre suo, così come emerge dalla preghiera, li colpisce al punto da suscitare in loro il desiderio di esserne parte, di lasciarsi trasformare dalla bellezza di questo amore che traspare dalla preghiera di Gesù, per poterlo anche loro, in certo modo, imitare. La loro domanda testimonia la considerazione che hanno di Gesù come di un maestro che può guidarli nella via che conduce a Dio, attraverso la preghiera, come già aveva fatto Giovanni il Battista con i suoi, e come si usava nei movimenti e nella comunità religiose radunate dai maestri giudaici del tempo. Gesù non fa eccezione e insegna loro una preghiera che ha molti punti di contatto con alcune preghiere della tradizione giudaica, come quella delle Diciotto Benedizioni, nella quale Dio viene invocato come Padre nostro (v.2). Sulla bocca di Gesù questo titolo assume però una nota in più, perché diviene il segno della sua identità di Figlio di Dio, che può ora essere partecipata dai suoi discepoli. Non si tratta solo di un Padre del popolo, sovrano ed autorevole, ma anche di un padre misericordioso (cf. Lc 15) che ha a cuore ogni persona, nella sua singolarità e che ciascuno può sentire vicino e presente nella propria vita.   Il suo Regno e la santità del suo nome (v. 3) si manifestano nella remissione del peccato e nella liberazione dalla prova e dal male (v.4), attraverso un amore che nutre quotidianamente, secondo i bisogni di ciascuno.

Attraverso due esempi, tratti dalla vita ordinaria, Gesù paragona il padre a due padri di famiglia umani. Se è un amico a pregare con insistenza, il padre si alzerà anche solo per togliersi il fastidio. Se è un figlio a pregare e chiedere un uovo o un pesce, il padre lo esaudirà certamente. Se questo è dunque vero per un amore imperfetto e limitato come quello umano, quanto più varrà per Dio? E il dono d’amore che Dio fa a tutti coloro che glielo chiedono è lo Spirito Santo.  Esso racchiude ogni bene e ogni dono.

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

La mia preghiera

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei servi della parabola.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Lc 11,1-13(10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  • Qual è il contesto geografico e narrativo del racconto evangelico?

Gesù si trova in un luogo a pregare. Il luogo della preghiera ha un carattere simbolico, si tratta dello spazio creato dalla relazione con il Padre suo. È un luogo abitato dall’amore, dallo Spirito Santo. Quali luoghi, fisici o interiori, mi aiutano a pregare?

Chi sono i personaggi, cosa fanno?

-Gesù finisce di pregare e i discepoli lo interrogano. La loro curiosità nasce dal fascino che Gesù suscita. Quale fascino per la persona di Gesù? Come lo vedo e lo sento?

Cosa dicono i personaggi?

I discepoli chiedono di insegnar loro a pregare. Sono convinto che l’arte della preghiera si può apprendere. Come la sto imparando?

Gesù risponde insegnando il Padre nostro. Avverto nella mia preghiera la presenza del Padre che mi dona tutto ciò di cui ho bisogno (il pane quotidiano o sostanziale)?

Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Ho fiducia che la preghiera ottiene sempre quello che chiede, nelle forme e nei modi che Dio permette? Cosa e come chiedo?

Il Padre vostro darà lo Spirito Santo. Cos’è per me il dono della grazia e dello Spirito Santo? Lo vivo?

 Quale rivelazione è contenuta qui?

La preghiera è un rapporto d’amore con il Padre, nello spazio aperto da Gesù suo Figlio e grazie al dono dello Spirito Santo. La preghiera è partecipazione a Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, al Dio trinità!

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.