Lettura popolare XII TO Anno A

Lettura popolare XII TO Anno A

 

 

Mt 10,25-33

Il cristiano vince la paura

Il messaggio nel contesto

 

 

Questo testo del Vangelo di Matteo riporta un brano del discorso di Gesù ai suoi discepoli, detto discorso missionario. Alcuni passaggi di questo discorso hanno dato luogo ad interpretazioni fuorvianti: siccome Gesù dice che i nemici hanno potere sul corpo ma non sull’anima, allora qui il Gesù di Matteo sosterrebbe una teoria dell’immortalità dell’anima. Inoltre, dal momento che si dice che dobbiamo avere paura di colui che ha il potere di far finire il corpo e l’anima nella geenna, l’intenzione sarebbe quella di far riflettere sul giudizio finale di Dio.

Ad una lettura più attenta, si scopre che l’intenzione di Gesù in questo discorso matteano è completamente diversa, in un certo senso addirittura opposta. Egli non intende infatti generare paura e timore di Dio nel lettore, ma all’opposto una profonda consolazione e pace di fronte ai pericoli di una testimonianza cristiana autentica. Temere Dio infatti significa amarlo e tale amore reverenziale è fonte e culmine della Sapienza che mette in comunicazione il credente con Dio suo Padre (cf. Pr 1,1-7; 3,7).  La sapienza pone al riparo l’uomo giusto che teme Dio dai disegni ostili dei suoi nemici (cf. Sap 2,21-24 e 3,1), perché Dio è onnipotente nel suo amore, amante della vita e capace di fare giustizia. In questo senso allora la “vita” dell’uomo giusto, definita come “anima” è al riparo da qualsiasi potente di questo mondo, e il vero timore va rivolto non a costoro ma a Dio, che la fonte ultima e definitiva della “vita”. Non si parla dunque dell’immortalità dell’anima, ma del fatto che l’ultimo arbitro della vita è Dio e Lui solo può donarla in un modo che essa possa oltrepassare anche i confini della morte fisica. Dio è un Padre che ha cura di ciascuno di noi, in ogni aspetto anche piccolo della nostra vita, come un capello, e pertanto il cristiano può professare con libertà quanto Cristo ha comunicato al suo orecchio (v. 27). L’annuncio del Vangelo a tutti i popoli (cf. c. 28,16-20) non deve temere alcun ostacolo e può vincere ogni umana paura, dal momento che Cristo è innalzato come re, ha ogni potere in cielo e sulla terra e invia con la sua potenza d’amore i suoi discepoli a vivere da figli e a trasformare ogni uomo in figlio di Dio, con l’insegnamento e i sacramenti.

 

Per la lectio divina

  • Invoco lo Spirito Santo (con un canto o con la Sequenza)
  • Leggo il brano del Vangelo, almeno due volte con attenzione: Mt 10,26-33.
  • Cerco di comprendere maggiormente il significato del testo, con l’aiuto del breve commento precedente.
  • Prego, rileggendo la mia vita alla luce della Parola appena compresa.
  • Dialogo con Gesù e con il Padre, lasciandomi trasportare, nel chiedere, nel ringraziare, nel lodare, nel contemplare, a seconda di ciò che sento.

 

Per la lettura popolare

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Mt 10,26-33 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè”  ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuizioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  • Qual è il contesto spazio-temporale del racconto

-Gesù parla ai suoi dodici discepoli, dopo averli chiamati a sé e aver dato loro il potere di vincere il male (cf. 10,1).  Sento anch’io il potere di convocazione della Parola di Dio, che mi chiama a stare con Lui nella Sua Chiesa e a partecipare del Suo potere d’amore?

 

Qualche domanda

Non abbiate paura di loro: quali situazioni, persone o parole temo nella mia vita?

-Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato: sono consapevole che le trame dei malvagi, che vogliono rimanere nascoste, finiscono prima o poi per essere messe in luce?

annunciatelo dalle terrazze: essere cristiano comporta un carattere pubblico di annuncio. Non si può essere cristiani da sagrestia. Cosa comporta questo per me?

– senza il volere del Padre vostro: che sguardo ho sulla provvidenza di Dio?

voi valete più: qual è il valore della mia vita, come mi considero davanti a Dio?

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può aiutare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

Omelia Santissima Trinità

Ognuno di noi ha un nome che è come un pezzetto della propria identità, a forza di sentirlo pronunciare, con amore, dalle persone care.

Anche Dio ha un nome, sapete quale? Trinità? No, quella è piuttosto una definizione teologica. Il vero nome di Dio è quello rivelato a Mosè sul monte Sinai: Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e grande nell’amore. Il suo Nome è quello dell’amore, che ha tante sfumature.

La sfumatura della Misericordia, che è una tenerezza viscerale, con una sfumatura di possessività, in particolare verso chi è in pericolo.

La sfumatura della Pietà, che amore gratuito, fontale e libero verso le sue creature.

È un amore lento all’ira: sa aspettare, avere pazienza davanti alla testardaggine dell’uomo e alle mille complicazioni del suo cuore.

È un amore che agisce, uscendo fuori verso il mondo. Così dice infatti il Vangelo di Giovanni: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo figlio unigenito”. Egli è uscito fuori da sé stesso, donandoci Suo Figlio, per venire incontro a noi, per unirci a Lui, in una piena e totale comunione d’amore. Questo noi lo viviamo in ogni messa, già a partire saluto iniziale: la grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo sia con tutti voi. Ecco la trinità…non tanto in una definizione teologica, ma nel movimento d’amore che ci coinvolge nella nostra vita e che si manifesta nella comunione concreta della nostra comunità.

Cosa ci impedisce questa comunione?

Le chiacchere, come dice il Papa, sono come il terrorismo: distruggono, svuotano e scoraggiano. Soprattutto allontanano le persone dalla comunità, perché ne fanno emergere un volto distorto, gonfiato. Le chiacchere sono voci che si alimentano e si ingigantiscono, fino a far scomparire i fatti e la realtà. Siamo tutti responsabili di quello che diciamo degli altri e della nostra comunità. A volte ci sono persone ferite, che si portano dei problemi interiori e che invece di rendersi conto che la chiave per risolverli sta dentro di loro, li proiettano all’esterno, dicendo male di quello e di quell’altro e della comunità parrocchiale. Altre volte sono delle lamentele, magari anche giuste, che però vengono sfogate un po’ dietro le spalle, sottovoce, senza avere il coraggio di porre i problemi sul tavolo.

La comunione è invece frutto di libertà, apertura, coraggio di affrontare anche i punti deboli, ma con carità, nel modo giusto, con uno stile di prudenza e rispetto, con concretezza, senza eccessi verbali o protagonismi personali. Questa comunione è dono dello Spirito Santo, frutto dell’amore del Padre e del Figlio. La chiediamo oggi nella nostra preghiera comunitaria.

Infine continuiamo a cercare una prospettiva di comunione anche per la nostra città, oggi al voto amministrativo. Come comunità parrocchiali non lasciamoci strumentalizzare e dividere, come se ci fossero parrocchie di sinistra o di destra! A tutti coloro che si impegnano in politica da cristiani si chiede la testimonianza di uno stile di sobrietà, capace di puntare più sui contenuti e sulla competenza che sulla propaganda. E, soprattutto, pur nella legittima dialettica delle scelte concrete, si chiede il rispetto dell’avversario e la disponibilità a unirsi, al di là delle divisioni partitiche, sui valori della fraternità verso ogni uomo e della solidarietà concreta con chi ha più bisogno.

Lettura popolare Santissima Trinità (X TO Anno A)

 

 Lettura popolare X TO Anno A

Gv 3,16-18

Il Padre ama il Figlio e lo invia

Il messaggio nel contesto

 

 

Questi pochi versetti si trovano al cuore del discorso che Gesù rivolge al fariseo Nicodemo, riguardo al figlio dell’uomo, che è disceso dal cielo e deve essere innalzato per ritornare al Padre (vv. 13-14).  Qual è la causa di questo itinerario di discesa e risalita del figlio dell’uomo? Nei versetti offerti dalla liturgia l’evangelista risponde proprio a questa domanda. Se infatti ora il soggetto non è piú il figlio dell’uomo, ma Dio, come origine di un amore senza confini e senza precedenti, allora proprio questo amore è la causa dell’invio del figlio unigenito nel mondo.

Il figlio unigenito è colui che è inviato dal Padre nell’amore verso la totalità degli uomini bisognosi di una salvezza definitiva, ossia della vita eterna (vv. 16-17). Dunque il giudizio che il figlio dell’uomo attua (cf. 5,22) non è una punizione comminata da chi ha il potere di retribuire gli uomini secondo le loro azioni, ma è la conseguenza immediata della risposta di accoglienza o rifiuto che gli uomini offrono alla presenza del Figlio inviato a loro. Il giudizio è solo l’altra faccia di un amore assoluto, nel caso in cui tale amore venga rifiutato dall’uomo (v. 18).  Se Dio si rivela come un Padre e un Figlio desiderosi di portare tutta l’umanità all’interno del loro amore con un’offerta totale, assoluta e senza precedenti, il rifiuto di questa offerta, ossia la mancanza di fede, non può che portare ad una privazione definitiva dell’amore.

 

 

 

Per la lectio divina

  • Invoco lo Spirito Santo (con un canto o con la Sequenza)
  • Leggo il brano del Vangelo, almeno due volte con attenzione: Gv 3,16-18.
  • Cerco di comprendere maggiormente il significato del testo, con l’aiuto del breve commento precedente.
  • Prego, rileggendo la mia vita alla luce della Parola appena compresa.
  • Dialogo con Gesù e con il Padre, lasciandomi trasportare, nel chiedere, nel ringraziare, nel lodare, nel contemplare, a seconda di ciò che sento.

 

Per la lettura popolare

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Gv 3,16-18 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè”  ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuizioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  • Qual è il contesto spazio-temporale del racconto

-Gesù risponde al fariseo Nicodemo e rivela quanto il figlio dell’uomo ha appreso dal Padre. Tale rivelazione è superiore a qualsiasi punto di vista umano, perché proviene dal Figlio e dal Padre

 

Qualche domanda

– Dio ha tanto amato il mondo. Spesso il mondo, con tutto il male che esso porta, mi scandalizza. Come cambierebbe il mio sguardo se lo scrutassi con gli occhi di Dio?

–  Ha dato il suo figlio unigenito. Quale immagine coltivo di Dio, è un Dio che richiede e pretende da me o che dà?

–  Ha mandato il suo figlio per salvare il mondo. Quale idea ho della giustizia di Dio? Come intendo la salvezza?

–  Chi crede in lui non incorre nel giudizio. Cosa comporta per me la fede?

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può aiutare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

Lettura popolare Pentecoste anno A

Lettura popolare Pentecoste Anno A

 

Gv 20,19-23

Gesù dona lo Spirito

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere”  ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Nel primo giorno della settimana, ossia il giorno dopo il sabato, Gesù si manifesta come risorto ai suoi discepoli. Essi si trovano in una situazione psicologica di angoscia e turbamento. Hanno le porte sprangate per timore di fare la stessa fine del maestro, sono disorientati e senza più punti di riferimento.

Gesù compare senza necessità di passare per la porta, perchè il suo corpo risorto è entrato nella sfera escatologica di Dio, e non ha più alcun limite di spazio e di tempo. Egli viene, come aveva promesso prima di partire (cfr. 14,18.28), sta in piedi in mezzo a loro, con una postura che è tipica del vivente, di colui che è risorto, e dice “Pace a voi” (cf. 14,27). Questo saluto produce gli effetti di gioia e di pace, perchè è accompagnato dal dono dello Spirito. I discepoli riconoscono Gesù dai segni della passione (mani e fianco), proprio quelle ferite da cui scaturisce l’acqua viva dello Spirito Santo, che anima il discepolo credente (cf. 19,34). Questo riconoscimento porta con sè una gioia indefettibile e perfetta (cf. 16,22).

Gesù ripete il saluto di pace e li invia, con la stessa forza con cui egli è stato inviato dal Padre, ossia la forza e l’amore propri dello Spirito Santo. Si tratta di un’unica missione, quella del figlio e dei discepoli, che ha origine dal Padre e che ha per effetto il perdono dei peccati, cifra complessiva di una radicale ricreazione dell’umanità (cf. Gen 2, 7: l’alito di Dio crea l’uomo come essere vivente!).  Quella guarigione dal male, dal peccato, dalla paura e dall’angoscia che i discepoli stanno sperimentando essi la produrranno, per effetto dello Spirito Santo, in tutti coloro che incontreranno. Essi infatti comunicano nello Spirito la vita stessa di Cristo glorificato (cf. 1 Gv 4,13).

 

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

Quali angosce e quali gioie in questa giornata

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei discepoli.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Gv 20,19-23 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti tempi, luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande (a scopo puramente esemplificativo, cioè non devono essere poste con qualche ordine particolare, ma servono unicamente all’accompagnatore per suggerire ai partecipanti possibili identificazioni interiori):

 

  •  Qual è il contesto spazio-temporale del racconto evangelico?

– Quanto sta per accadere avviene nello stesso giorno in cui Maria Maddalena ha visto il Signore e Pietro e il discepolo che Gesù amava sono andati al sepolcro e l’hanno trovato vuoto. Si tratta del primo giorno della settimana: come vivo la domenica, giorno della resurrezione di Gesù?

– il luogo dove si trovano i discepoli ha le porte chiuse: quali porte ho chiuso nella mia vita?

  • Chi sono i personaggi, cosa fanno?

– I discepoli hanno paura dei giudei: quali paure coltivo personalmente e come comunità?

– Gesù viene e sta in mezzo: percepisco la sua presenza nella comunità cristiana?

– Gesù mostra le mani e il costato: quali segni di amore Gesù ha manifestato nella mia vita?

– I discepoli gioiscono al vedere il Signore: sperimento il passaggio dalla paura alla gioia, nello stare con il Signore?

  • Cosa dicono i personaggi?

Gesù dice: Pace a voi!:  sento questa parola rivolta a me, nel mio intimo?

Ricevete lo Spirito Santo: come opera l’amore di Dio, il suo Spirito, nel mio cuore e nella mia vita? Sento i suoi doni nella Chiesa?

Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi: quale invio, quale servizio nel mondo e nella Chiesa?

Quale rivelazione è contenuta qui?

Gesù risorto entra a porto chiuse e sta in mezzo ai suoi discepoli, per rivelare il compiersi del disegno di Dio, dalla creazione alla definitiva redenzione, e comunicare i santi effetti della sua resurrezione nel dono dello Spirito, soffio che ricrea radicalmente l’uomo.

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

Lettura popolare Ascensione di Gesù – Mt 28,16-20

 Lettura popolare Ascensione Anno A

Mt 28,16-20

Ascensione di Gesù

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere”  ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Il gruppo dei dodici, ridotto a undici dopo il tradimento e la morte di Giuda, si reca sul monte in Galilea, come ordinato da Gesù attraverso l’annuncio pasquale delle donne  (28,10). La Galilea rappresenta la terra dei popoli pagani, a cui è rivolto l’annuncio del Vangelo (4,15-17). Il monte  richiama la parola del maestro che compie la legge (5,1) e del Figlio che rivela definitivamente il volto del Padre (17,5).  Essi «vedono» Gesù e gli si prostrano in segno di adorazione, come già avevano fatto le donne (28,9) ma ciò non gli impedisce di avere ancora dei dubbi e delle paure. Sono ancora degli uomini di poca fede (8,26), deboli e insicuri, di fronte alla potenza del male che si è scatenata sul loro maestro.

Solo la parola di Gesù può superare questi dubbi e fragilità, per mezzo di un potere, che è dono del Padre. Egli è infatti il Figlio che con la sua resurrezione ha ricevuto ogni cosa dal Padre suo (cf. 11,27) e in particolare il potere di rivelare e compiere la Sua volontà nel cielo e nella terra (cf. 7,29; 9,6). Egli è il re/messia figlio di Davide, che istituisce il Regno definitivo di Dio nella storia degli uomini, restaurando Israele e rendendolo al contempo segno e strumento dell’unità di tutto il genere umano. Infatti con questo potere regale Gesù invia i suoi discepoli non più alle pecore perdute della casa di Israele (16,5-6) ma a tutti i popoli, per renderli discepoli con il dono dello Spirito Santo, attraverso il sacramento del battesimo. Essi sono così inseriti dentro al mistero del Figlio e del Padre, rivelato ai piccoli (11,25-26).  Oltre che a battezzare i discepoli sono inviati a condurre con la loro parola gli uomini dentro al mistero del Figlio di Dio. Si tratta di una “mistagogia” ossia di quell’insegnamento che propone ad ogni battezzato la via di una sovrabbondante giustizia, nel compiere la volontà del Padre (cf. 19,21; 5,20.48). L’efficacia di questa missione dipende solo dalla presenza di Gesù, che, in quanto risorto, è l’Emmanuele, il Re/messia-Dio con noi (Mt 1,22-23) per tutti i giorni fino al compimento del tempo.

 

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

I dubbi e le conferme nel cammino di fede

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei discepoli.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Mt 28,16-20 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti tempi, luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande (a scopo puramente esemplificativo, cioè non devono essere poste con qualche ordine particolare, ma servono unicamente all’accompagnatore per suggerire ai partecipanti possibili identificazioni interiori):

 

  •  Qual è il contesto spazio-temporale del racconto evangelico?

-Ci troviamo al termine del Vangelo, in Galilea, lì dove era iniziata la missione del maestro, in un territorio fortemente mescolato con genti pagane. L’orientamento universale della missione di Gesù trova così una definitiva conferma. Quali confini e periferie dell’umano incontro quotidianamente? Qual è la mia Galilea delle genti?

-Gesù dà appuntamento ai suoi discepoli sul monte. Qual è per me, nella mia vita, il monte, ossia il luogo e il tempo in cui incontro Gesù?

  • Chi sono i personaggi, cosa fanno?

Gesù risorto e i discepoli.  

I discepoli vanno sul monte in Galilea. Mi metto anch’io in cammino per andare dove Gesù mi chiama o perdo i suoi appuntamenti?

I discepoli vedono Gesù e si prostrano. Quale esperienza di Gesù nella mia vita? Come lo adoro?

Essi dubitano. Che ruolo gioca il dubbio nel mio cammino di fede?

Gesù si avvicinò. Gesù non ci lascia soli, ma si fa presente e vicino. Mi sento accompagnato dalla Sua presenza?

  • Cosa dicono i personaggi?

– a me è stato dato ogni potere. Quale potere Gesù esercita nella mia vita e a quale livello?

Andate e fate discepoli. Mi sento inviato ad annunciare il Vangelo?

Tutti i popoli. Come considero le altre culture e religioni del mondo? Sono aperto a vedere in essi dei semi del Vangelo che possono essere coltivati?

Io sono con voi. Come vivo l’appartenenza al “voi” della Chiesa, del popolo di Dio? Incontro Gesù nel popolo di Dio?

 

Quale rivelazione è contenuta qui?

Gesù è l’emmanuele, il messia Dio con noi e con la sua resurrezione il suo Regno è inizia ad instaurarsi, attraverso l’annuncio del Vangelo, l’insegnamento dei discepoli e i sacramenti.

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

Lettura popolare VI Pasqua

 

Lettura popolare VI Pasqua Anno A

 

Gv 14,15-21

Lo Spirito paraclito

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere”  ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Il testo qui ritagliato è incorniciato da due frasi molto simili, che mettono in relazione l’amore per Gesù e l’osservanza dei suoi comandamenti o della sua parola: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti (v. 15)»; «chi possiede i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama (v. 21)».  Questo ritornello è ogni volta seguito da un’azione del Padre e del Figlio come conseguenza di tale amore ed osservanza: il Figlio prega il Padre ed egli donerà ai discepoli un altro paraclito (v.16); il Padre e il Figlio ameranno i discepoli e il Figlio si manifesterà a loro (v. 21).

Emerge così la centralità dell’osservanza dei comandamenti, strettamente collegata all’amore verso Dio e alla presenza stessa di Dio nel cuore del credente.

Ma cosa significa esattamente e cosa comporta questa osservanza dei comandamenti?

Nel libro del Deuteronomio (cf. Dt 7,9) amare Dio e osservare i suoi comandamenti implica un unico atto, che rende possibile il permanere di Israele nell’’Alleanza con il suo Dio, JHWH.  Anche nel Vangelo di Giovanni l’osservanza dei comandamenti implica il permanere nell’alleanza di Dio ma i comandamenti non sono più la legge di Mosè, ma la parola di Gesù (cf. v. 23; 12,49). Tale parola è  da intendersi come l’opera globale di rivelazione che gli è stata affidata dal Padre. Osservare i comandamenti di Gesù significa quindi in primo luogo avere fede in lui ed entrare nel mistero della sua rivelazione.

Tale ingresso avverrà grazie alla preghiera di Gesù al Padre e all’invio da parte del Padre del «Paraclito», che significa «chiamato a stare con qualcuno». Se Gesù da tanto tempo stava con i discepoli (cf. 14,9) dopo la Pasqua, tra poco tempo, sarà lo Spirito Paraclito a compiere la promessa di una permanente presenza di Dio nei discepoli.  Egli è infatti lo Spirito di verità che, inviato dal Padre, dimora nei discepoli e può condurli alla verità di Cristo. Essi, a differenza del mondo, già lo conoscono perchè egli dimora nel Figlio e nelle sue parole (cf. 1,33; 6,53).

La morte di Gesù non renderà orfani i discepoli (v. 18). Infatti nel giorno della resurrezione egli viene, si fa riconoscere ai suoi discepoli (v.19; cf. 20,19) e dona loro lo Spirito. Essi in tal modo conosceranno Dio come presenza del Figlio nel Padre (v. 20).  Si tratta di una conoscenza esistenziale, propria di coloro che sono amati dal Padre e vivono con il Figlio un rapporto di reciproca appartenenza ed inabitazione amorosa (v. 20-21).

 

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei discepoli.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Gv 14,15-21 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti tempi, luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande (a scopo puramente esemplificativo, cioè non devono essere poste con qualche ordine particolare, ma servono unicamente all’accompagnatore per suggerire ai partecipanti possibili identificazioni interiori):

 

  •  Qual è il contesto narrativo del racconto evangelico?

Siamo all’inizio dei discorsi di addio di Gesù ai suoi discepoli, in cui Gesù li conforta e li prepara a ciò che sta per accadere, ossia alla sua morte in croce e resurrezione, e al fatto che godranno del dono dello Spirito.

  • Chi sono i personaggi, cosa dicono?

Osserverete i miei comandamenti: che cosa custodisco di più nel mio cuore?

Vi manderà un altro Paraclito, perché sia con voi per sempre: sento la sua presenza nella mia vita? Quando? Quali richiami e suggerimenti da parte sua?

– Il mondo non lo vede e non lo conosce: come condivido l’esperienza personale della fede? Mi scandalizza il fatto che tanti uomini non conoscano il Signore?

–  Io vivo e voi vivrete: riconosco che la mia vita partecipa della resurrezione di Gesù?

Io nel Padre, voi in me e io in voi: come penso la mia appartenenza a Dio, come dispongo il cuore ad entrare sempre più in questo mistero?

  • Quale rivelazione è contenuta qui?

Gesù si manifesta ai suoi discepoli, attraverso il dono dell’amore che il Padre fa loro. Essi osservano le sue parole, entrando nel mistero della sua persona e lo Spirito paraclito continuamente ne rinnova e attualizza il ricordo e la conoscenza.

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.