il riposo secondo Gesù – omelia XVI sett. T.O. Anno B

IL RIPOSO SECONDO GESÙ – OMELIA XVI T.O. ANNO B

 

Ci troviamo nel cuore dell’estate e anche se ora sta finalmente un po’ piovendo, il caldo, che finora non ci ha dato tregua, ci ha invitato a ridurre la pressione degli impegni e concederci qualche momento di vacanza.

Il tempo del riposo è necessario nell’economia del corpo e dello spirito e anche Gesù ne era consapevole, alternando con ritmo sapiente viaggi e predicazione con la preghiera solitaria. Dio stesso secondo la Genesi si riposa al giorno di shabbat, cessando qualsiasi lavoro di creazione e benedicendo questo giorno. Il ritmo del lavoro e del riposo è dunque profondamente radicato nell’uomo perché risale a Dio stesso, è un ritmo umano – divino, particolarmente necessario in un’epoca come la nostra, dove la logica dell’efficienza e del raggiungimento degli obiettivi ci spinge a considerare il fattore tempo come un semplice ostacolo alla realizzazione di ciò che si progetta, qualcosa da ridurre ed economizzare sempre di più. Questa logica ci crea stress e ansia e alla lunga toglie qualsiasi felicità e gusto alla vita.

 

Ci può consolare il fatto che, come per noi, anche per i discepoli di Gesù il carico di lavoro era particolarmente stressante, tanto che non avevano neanche il tempo di mangiare. Come in una certa misura può accadere anche a noi, la generosità dei discepoli li ha portati a perdere i riferimenti più elementari a se stessi, come il mangiare e il bere, protesi come erano a rispondere alle esigenze altrui.

A questo punto Gesù interviene, perché è necessario che i discepoli riprendano contatto con se stessi, con la propria umile umanità e con il rischio di non farcela a sopportare le tensioni e il lavoro. Così Gesù comanda loro di riposarsi, trovando un po’ di tempo opportuno da passare insieme con lui in un luogo deserto.

 

Dal momento che non possono esserci tempi senza luoghi adeguati, il tempo del riposo si deve associare alla giusta dose di intimità e solitudine in un cerchio di relazioni molto strette.

Luogo deserto indica qui certamente non solo  uno spazio fisico ma anche uno spazio dell’anima, che si sgombra dalle tante cose e nella calma comincia a ponderare ciò che sta vivendo, per contemplare ciò che Dio compie nella vita. Ogni vacanza dovrebbe conformasi un po’ a questo stile, evitando il rischio di un’overdose di esperienze e visite o della noia del far nulla. Ritrovare spazi e luoghi di preghiera in vacanza ci permettere di vincere la noia e di gustare la bellezza dei posti che visitiamo, insieme di donarci un nuovo e spesso rasserenante sguardo sulla nostra vita.

 

 Sembra  tuttavia che Gesù, pur con buona intenzione, non riesca a tenere i discepoli al riparo dalla marea di impegni e richieste che li sommergono. Una folla immensa li cerca, li insegue e li precede laddove stanno per arrivare. Accade spesso anche a noi, quando improvvisi contrattempi o anche la folla dei nostri pensieri e delle nostre angosce ci insegue fino a non permetterci di riposare pienamente. Ciò significa che Gesù venga preso alla sprovvista e venga sconfitto da questa situazione?

Niente affatto. Gesù mostra solo a questo punto quale è il  vero riposo dei discepoli. Essi di fronte ad una folla sterminata di bisognosi non devono fare più nulla, ma solo lasciar agire la compassione di Gesù, lasciare che sia Lui a entrare nei cuori e a trasformarli, a nutrire e a far riposare chi ascolta il suo insegnamento.

Egli infatti è la sapienza stessa, che promette a chi l’ascolta riposo (cfr. Sir 6, 28) e nutrimento (cfr. Pr 9, 1 – 6).

Quando il pastore è in ansia per le sue pecorelle, quando il genitore non riesce a lasciarsi alle spalle certe paure e preoccupazioni per i figli, quando chiunque lavori con delle persone e abbia una certa responsabilità di carattere umano su di esse, non riesce a perdonarsi i propri errori o a staccare di fronte a certi pensieri nei loro confronti, allora è il momento in cui si deve lasciare che sia Gesù a essere protagonista, ad amare, a insegnare, a convertire, trasformare e nutrire gli altri. Solo così si possono davvero superare le proprie ansie di protezione e possesso e si può gustare quel riposo dell’anima, che consiste nella capacità di contemplare non i nostri successi, sempre parziali e ambigui, ma le opere meravigliose che Dio compie nella nostra vita e in quella degli altri.

 

 

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