Una Santa della controriforma cattolica e il suo rapporto con le Scritture

Vita di Santa Teresa d’Avila 40, 1 – 2 Una volta, mentre ero in orazione, mi sentii invadere da tanta dolcezza che,  considerandomene indegna, cominciai a pensare quanto più giustamente meritassi di esser in quel luogo che avevo veduto nell’inferno. L’ho detto ancora: la triste condizione in cui allora mi sono vista non mi è più uscita di mente.

Con questa considerazione la mia anima andò infiammandosi d’amore e mi venne un così alto rapimento che non so come descrivere. Parve che la mia anima si empisse e compenetrasse di quella grande Maestà che avevo altre volte veduta. E mentre stavo così, compresi la verità che è il compimento di tutte le verità. Ma non so dire come ciò sia avvenuto, perché non vidi nulla.

Udii queste parole. Non vedevo da chi, ma capivo che venivano dalla stessa Verità: “Non è poco quello che faccio per te. Anzi questa è una delle grazie per le quali tu mi devi di più. Tutto il male del mondo dipende dal non conoscere chiaramente la verità della sacra Scrittura. Non vi è in essa un apice che non debba un giorno avverarsi.”

A me pareva di aver sempre creduto così e che così credessero tutti gli altri. Ma egli soggiunse: “Ahimè, figliuola, come sono pochi quelli che mi amano veramente! Se mi amassero per davvero, non nasconderei loro i miei segreti… Sai tu cosa vuol dire amarmi per davvero? Persuadersi che è menzogna tutto quello che a me non piace. Comprenderai chiaramente quanto ora non capisci dal profitto che la tua anima ne avrà”

Così infatti è avvenuto, e ne sia lode al Signore! Da allora in poi mi pare così pieno di vanità e di menzogna quanto non è ordinato alla sua gloria, che non so come esprimersmi, e grande è la mia compassione per coloro che vedo ignorare questa verità. Ebbi insieme i vari altri vantaggi che ora dirò, molti dei quali non saprò manifestare. Il Signore mi disse pure una parola speciale che mi fu di grandissimo favore. Non so come sia avvenuto, perché non vidi nulla, ma mi trovai in uno stato che è impossibile descrivere: ripiena di coraggio e pronta a far di tutto per uniformarmi alla sacra Scrittura anche nella sua più piccola espressione. Per questo, mi pare, affronterei ogni ostacolo.

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Il vero antidoto all’ansia è stare svegli…spiritualmente. Lectio I Avvento Anno C

Lectio

L’evangelista Luca ci presenta qui una grande visione teologica della storia, modellata sull’annuncio profetico di Isaia e sulla sapienza apocalittica del libro di Daniele. Dopo la distruzione del tempio di Israele, segno di un castigo divino orientato alla purificazione e alla salvezza del suo popolo, vi sarà il tempo delle nazioni, quello in cui ci troviamo anche noi. Al termine di questo tempo la devastazione, così come ha attraversato Gerusalemme, coglierà anche queste nazioni, come castigo e prova generale dell’umanità. Infatti se Dio ha usato le nazioni per punire il popolo eletto del suo orgoglio, così non potrà alla fine della storia non punire anche le nazioni a causa del loro orgoglio, per la salvezza definitiva dell’intera umanità (cfr. Is 10, 5 – 34 che riguarda il re d’Assiria, strumento nella mani di Dio, che si inorgoglisce e si ribella).  Solo a questo punto viene il figlio dell’uomo, che non solo Israele, ma tutti i popoli  vedranno venire con grande potenza e gloria (cfr. Dn 7, 13 – 14).

È un quadro universale, che ci presenta la venuta di Gesù alla fine della storia come l’unica vera ancora di salvezza per il mondo, devastato da quelle logiche di violenza che lo portano all’autodistruzione. Si, perché la punizione di Dio per la salvezza del mondo non è altro che una manifestazione dell’effetto distruttivo del male che l’uomo stesso compie su di se. Dio educa l’uomo a comprendere che il male proveniente dall’orgoglio, dalla pretesa di totale autonomia e controllo sulla vita e sulla storia porta con se la propria autodistruzione. Da dove vengono le spirali di violenza tra Israele e Palestina e le guerre civili in paesi come l’Egitto e la Siria se non dall’orgoglio del cuore umano? Da dove la crisi economica e le devastazioni ambientali se non dall’orgogliosa pretesa umana di un funzionamento sociale e tecnico perfetto, che taglia fuori il cuore dell’uomo e la sua immagine divina?

Ma, come dice Gesù nel vangelo di Luca, con una parola presa in prestito dal vocabolario di Paolo, alzate la testa, perché il vostro riscatto è vicino. Siamo come schiavi del peccato e del male, ma possiamo alzare la testa e stare ritti in piedi (v. 36), perché sappiamo che siamo già stati riscattati e redenti da Gesù Cristo, e la sua venuta è qui nella nostra storia. Dice infatti Gesù che non passerà questa generazione finchè tutto sia avvenuto. Infatti ogni generazione, e quindi anche noi, si trova davanti alla decisione definitiva di abbandonare la nave alla deriva del mondo e delle sue tempeste o aprire il cuore a colui che salva e dona la vita. Alzare le mani al cielo, supplicare, pregare senza stancarsi, vuol dire vegliare ed essere attenti, tenere il cuore libero per Dio e per attendere la definitiva manifestazione del Suo Regno nella nostra vita.

Sant’Agostino dice:”Il mio cuore è inquieto finchè non riposa in te”. Solo lui è il nostro vero Bene, tutto il resto acquista senso e vita nella misura in cui ci conduce a Lui, vera vita. Lui è la roccia su cui costruiamo una casa che non crolla, nonostante la violenza dei venti e delle tempeste.

Lc 21, 25 – 28. 34 – 36

25Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, 26mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieliinfatti saranno sconvolte. 27Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. 28Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».

34State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; 35come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. 36Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

Suggerimenti per la preghiera

1. Mi dispongo davanti a Dio in preghiera. Sto in ginocchio o seduto, per entrare in colloquio con il Signore, o meditare su ciò che leggo, a seconda di ciò che voglio.

2. Leggo con attenzione il brano di Vangelo.

3. Chiedo al Signore il dono della sapienza evangelica, che mi permette di mantenere il cuore libero per Dio e per il Suo Regno.

4. Rifletto sul fatto che sono anche oggi davanti alla decisione fondamentale della mia vita, sperare in Dio, oppure lasciarmi andare allo stress e alle ansie della vita.

5. Metto davanti a Dio tutto il tempo che lui mi concede di vivere, e chiedo perdono di tutte le dissipazioni in ciò che mi allontana da lui e mi fa perdere il senso profondo della mia vita davanti a lui.

6. Entro in colloquio con Gesù che in croce offre tutto se stesso al Padre e ai fratelli e lo supplico di potermi mantenere vigile di fronte al male e pieno di speranza per il futuro che è nelle sue mani.

7. Concludo con un Padre Nostro

Cristo re onnipotente nell’amore (XXXIV TO Anno B Solennità di Cristo re dell’universo)

Il dialogo di Gesù con Pilato è condotto sul filo dell’ironia. Pilato fa una domanda a Gesù con sarcasmo credendo di avere in pugno la situazione (sei tu il re dei giudei?) e Gesù risponde con un’altra domanda: “dici questo da te o altri ti hanno parlato di me?” rivelando che in realtà Pilato è sottomesso ad un potere più grande del suo e, anche se non se ne accorge, nella sua opinione su Gesù e nel comportamento che adotterà con lui, sarà condizionato dai capi giudaici.

Gesù motiva la sua regalità dicendo che “non è di quaggiù”. Con questa espressione vuole rendere cosciente il suo interlocutore che l’origine del suo potere regale non è umana. Questo non significa che tale potere non si esprima realmente anche quaggiù nel mondo, anzi! Solo che per manifestarsi e farsi obbedire non ha bisogno di ricorrere alla violenza, non ha bisogno di servitori che combattano con le armi in pugno per difenderlo.

Non ne ha bisogno perché la sua potenza è infinitamente più alta di quella umana e opera attraverso una modalità infinitamente più perfetta di quella della coercizione e della violenza: la potenza dell’amore. Spesso, quando accade qualche guerra dove muoiono innocenti e anche bambini, come nei giorni scorsi a Gaza,  ci chiediamo spontaneamente: “Ma Dio dov’è? Perché non interviene? Perché permette tanto dolore?” è una domanda aperta, a cui non si trova una soluzione razionale perchè, per dirla con il filosofo ebreo Hans Jonas[1], il  concetto di Dio onnipotente dopo Auschwitz è insostenibile. Se Dio è onnipotente allora è ingiusto e non misericordioso perché permette che accadano simili orrori nella storia; se invece Dio è giusto e misericordioso, allora non è onnipotente, perché non può evitare che accadano simili orrori.

Il dilemma è una questione aperta per noi uomini che pensiamo il potere in termini di un superman che risolve tutte le situazioni di pericolo più impensabili con una forza fisica sovrumana. Dio è onnipotente si, ma non nel senso cha abbia degli eserciti che lo sostengono con la violenza. L’onnipotenza di Dio non è mai distruttiva, ma solo costruttiva. È un’onnipotenza di vita e d’amore. è  l’onnipotenza dell’amore!!  Dio è onnipotente certamente, non nel senso che impedisce con la violenza di fare il male a chi ha deciso nel suo cuore di farlo,  ma piuttosto nel senso che trasforma anche il male più orrido che gli uomini possano commettere in un bene più grande, attraverso la forza della croce.

La croce è veramente il trono regale da cui Cristo regna sulla storia, perché l’amore di Dio che in essa si rivela ha il potere di trasformare anche il male più gratuito e inaccettabile, come quello sofferto da Gesù, nel bene più grande della riconciliazione con Dio. Il sangue e l’acqua che fuoriescono dal suo costato trafitto indicano la potenza del suo sacrificio (sangue) attraverso il quale il dono dello Spirito (acqua) rende possibile il perdono dei peccati e la riconciliazione con Dio, ossia la pace, la consolazione e la vita. Una vita eterna che non finisce mai e che supera infinitamente qualunque potenza di male che opera nel mondo.

Se Gesù Cristo regna sulla croce con un potere mite e amorevole, non ci resta che farlo regnare anche nella nostra vita, sottomettendo, con umiltà, dentro di noi, tutte quelle potenze di orgoglio, di attaccamento a noi stessi e di risentimento, che ci portano a trattare male gli altri e a stare male dentro noi stessi. Ciascuno di noi è inevitabilmente attaccato da queste potenze che nascono nel suo cuore e che, anche se magari non si manifestano all’esterno, rimangono forti e influenti dentro di noi. Intendo soprattutto il risentimento, che emerge in noi quando sentiamo un’ingiustizia nei nostri confronti o un trattamento di favore riservato ad altri, o un affetto di cui crediamo di avere diritto e invece sembra essere destinato ad altri e non a noi.

La maestra fa sempre i complimenti a quelli che secondo lei sono i più bravi della classe, ha i suoi cocchi! In famiglia la mamma sembra dare più attenzione all’uno che all’altro. In parrocchia il parroco è più affezionato ad uno che ad un altro. Le cose stanno proprio così? Non è forse vero che ingigantiamo i complimenti della maestra o non teniamo conto che l’attenzione della mamma va su chi ha più bisogno o ancora non consideriamo che certe scelte particolari del parroco hanno una motivazione pastorale?

E se anche delle ingiustizie e delle parzialità ci fossero da parte della mamma, della maestra o del parroco (sto prendendo dei casi tipici, potrei anche parlare del capufficio o dell’allenatore di calcio) continuare a rodersi e magari a parlar male non fa che renderci infelici a noi e a consumare quella gioia e quell’amore che possono venire solo dall’umiltà e dal disinteresse. Il Signore Gesù è re dell’universo, lui può trasformare i nostri risentimenti in una dolcezza che ci rende capaci di comprendere le motivazioni oggettive e anche i limiti altrui, per vivere noi stessi in modo più sereno e bello. È il frutto della preghiera e della lotta spirituale in cui umilmente sottomettiamo tutto noi stessi alla potenza del re dell’universo.

Così saremo anche noi, come Gesù testimoni di una verità d’amore che vince sull’odio e sul male, nella nostra vita privata e anche nel nostro agire sociale.

Nelson Mandela, vero profeta dei nostri giorni, nonostante i lunghi anni di carcere (quasi 30 anni) ha sempre creduto che la vera giustizia, dopo secoli di apartheid in sud africa, potesse essere ottenuta con il perdono e la riconciliazione. La sua personale testimonianza profetica di pace e amore ha contribuito in modo determinante perché un’intera nazione potesse passare dalla guerra civile per la caduta del regime alla pace, senza cadere in una spirale di vendette e di inutili morti. Ecco un grande esempio di quelle forze morali che scaturiscono, anche di nascosto, dalla croce del signore Gesù, per la pace e la gioia del mondo.


[1] Der Gottesbegriff nach Auschwitz. Eine jüdische Stimme, in Reflexionen finsterer Zeit. Zwei Vorträge von Fritz Stern und Hans Jonas, Tübingen, 1984 [trad. it. Il concetto di Dio dopo Auschwitz. Una voce ebraica, a cura di G. Angelino, Il Nuovo Melangolo, 1993].

Lectio divina su Cristo re dell’universo (XXXIV TO Anno B)

Lectio

La domanda di Pilato rivolta a Gesù: ”Sei tu il re dei Giudei?” rivela che lui è consapevole dell’attesa messianica di Israele e anche delle sue connotazioni politico – militari. Pilato sa che gli ebrei aspettavano il messia che li avrebbe liberati dai loro nemici e che avrebbe restaurato una pace universale e sa anche altrettanto bene che questa attesa, soprattutto nel periodo di Pasqua, quando tanta gente è radunata a Gerusalemme, può essere fonte di disordini e di rivolte contro l’impero Romano che egli rappresenta.

Gesù risponde alla sua domanda con un’altra domanda: “Dici questo da te o altri te l’hanno detto su di me?”. Egli allude in tal modo alla possibilità che Pilato venga  strumentalizzato nella sua conoscenza e giudizio su Gesù. Infatti la regalità di Gesù ha certamente una connotazione religiosa, ma assolutamente non militare e Gesù lo esprime sottolineando il fatto che i suoi non hanno combattuto perché egli non venisse consegnato ai Giudei.

La regalità di Gesù non è di questo mondo: qui  si esprime l’origine divina, sebbene solo per allusione. Si tratta di un origine che contrasta con ogni forma di pretesa violenta. Il potere di Gesù viene da Dio e non da un qualche regno umano e per questo la sua onnipotenza non si esercita attraverso la violenza, ma unicamente nell’amore. L’affermazione di Gesù, infatti, non significa che l’esercizio della regalità divina di Gesù sia al di fuori della storia e non abbia alcuna rilevanza quaggiù. Gesù è venuto qui sulla terra per dare testimonianza alla verità del Padre e in tal modo proprio qui sulla terra egli ha instaurato una regalità che è frutto dell’amore del Padre. Infatti Gesù    attesta ciò che ha visto, provenendo dal Padre (cfr. Gv 3, 31 – 33): ossia la verità del Padre nel suo rapporto d’amore con i figlio, nella quale sono chiamati ad entrare tutti i discepoli per opera dello Spirito Santo. (cfr. Gv 8, 31 – 32).

“Dunque tu sei re?” Con finezza narrativa il narratore non mette più sulla bocca di Pilato l’espressione più “re dei giudei”, perché vuole alludere alla portata universale della  regalità di Gesù. Non a caso il racconto della passione culmina dal punto di vista rivelativo nell’innalzamento di Gesù sulla croce (cfr. 19, 16b –  19), dove il titulus è scritto in ebraico – greco – latino, con le parole: “Gesù Nazareno il re dei giudei”. La regalità di Gesù è destinata a tutti le nazioni in tutte le lingue parlate dagli uomini nell’impero romano.

Intronizzato sulla croce Gesù instaura la nuova alleanza per tutti gli uomini, nel suo corpo trafitto sulla croce che dona lo Spirito Santo (acqua e sangue). Egli è il nuovo agnello pasquale e il nuovo tempio di Dio (cfr. Gv 19, 31 – 37).

 

 

 

 

Gv 18, 33 – 38.

33Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?». 34Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». 35Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». 36Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». 37Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». 38Gli dice Pilato: «Che cos’è la verità?».

Suggerimenti di preghiera

1. Mi dispongo davanti a Dio in preghiera. Sto in ginocchio o seduto, per entrare in colloquio con il Signore, o meditare su ciò che leggo, a seconda di ciò che voglio.

2. Leggo con attenzione il brano di Vangelo.

3. Chiedo al Signore di non essere sordo alla sua chiamata, ma pronto a compiere la sua volontà, seguendolo nella via dell’umiltà

4. Vedo le persone che agiscono, osservo come si comportano. Rifletto sul comportamento umile e mite di Gesù, che non reagisce né permette ai suoi discepoli di reagisce con violenza, ma si limite a parlare con calma, testimoniando la verità del Padre suo. Nella mia vita attuo tanti meccanismi di difesa/offesa contro possibili attacchi degli altri; Gesù si mostra re nel perfetto dominio di se per una scelta d’amore e non di autodifesa.

5. Ascolto ciò che dicono i personaggi. Il regno di Gesù, regno d’amore e di pace non si instaura col potere umano, ma con l’amore. Contemplo l’universalità di un tale amore che si dona fino a non risparmiare la vita per i propri fratelli. Per questo amore egli è il re dell’universo. Gli chiedo la grazia di potere anch’io fare della mia vita un dono senza risparmio, pur con tutti i miei limiti e peccati.

6. Entro in colloquio con Gesù che in croce offre tutto se stesso al Padre e ai fratelli chiedendogli quello che desidero.

7. Concludo con un Padre Nostro.

 

 

 

 

Purificare le attese messianiche nella politica – Omelia XXXIII TO Anno B Mc 13, 24 – 32

Nei giorni precedenti ci sono state le elezioni negli USA e il mondo era come sospeso in attesa dei risultati come se da essi dovesse dipendere tutto il suo futuro. Certo non intendo negare quanto possa contare per gli equilibri mondiali un presidente americano, con l’ideologia che lo sostiene e le scelte conseguenti. Tuttavia uno sguardo evangelico sul mondo, alla luce del discorso di Gesù davanti al tempio, ci insegna anche a non appoggiare tutte le nostre attese sulla politica. La tentazione più grave dell’umanità infatti è quella di appoggiare tutta la storia su se stessa, per poi accorgersi che le ingiustizie, il dolore e il male del mondo non sono così affetto eliminati, ma semmai moltiplicati dalla delusione per un tentativo non riuscito, per una gigantesca torre di Babele che crolla come un castello di carte. La torre di Babele non poteva che crollare, perché era costruita sul sangue dei vinti, ossia la fatica e il dolore degli oppressi della storia, dei poveri e degli umili. Siano uomini uccisi per la persecuzione politica del comunismo o  poveri tagliati fuori dal “meccanismo perfetto” del mercato, sono essi a mettere in radicale discussione ogni sistema ideale e il vangelo mette per iscritto la loro voce, quando Gesù afferma: “Le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte”.

Le potenze dei cieli, per la mentalità semitica, indicano l’insieme delle forze mondane e celesti che rendono possibile al mondo un certo equilibrio cosmico e sono associate agli elementi della creazione (sole, luna, stelle) che contribuiscono a darle ordine, nella successione ordinata di notte e di giorno.  Ecco proprio questo ordine, che l’uomo crede ingenuamente stabile ed eterno, viene messo in discussione radicalmente da Dio, perchè l’uomo abbandoni l’idolatria di se stesso e delle proprie idee e smetta di costruire l’edificio del potere sulla sofferenza e sul sangue degli ultimi e delle vittime.

È a questo punto che appare il figlio dell’uomo con grande potenza e gloria. Egli è colui che nel suo corpo porta la storia di tutti dolori e di tutte le vittime che il “progresso” aveva dimenticato. Infatti quando era venuto la prima volta i suoi non l’avevano accolto e le potenze si erano affrettate a disfarsene.  Tuttavia non si erano rese conto che mettendo a morte quel corpo avevano firmato la loro definitiva sconfitta, essendo state ormai ingoiate dall’energia divina che scaturisce dalla resurrezione. La potenza gloriosa di vita e di resurrezione del figlio dell’uomo si manifesta così pienamente alla fine dei tempi, per mostrare come il destino di tutta la creazione e di tutta la storia è quello di passare attraverso il corpo di Gesù, ossia di morire con lui per risorgere definitivamente in una nuova creazione.

Il germe di questa nuova creazione sono gli eletti, chiamati già da questa vita a essere segno del regno di Dio, coloro che hanno deciso di lottare contro il male in se stessi e nel mondo e che saranno radunati dai quattro venti, ossia da tutti gli angoli del tempo e dello spazio, per costituire la radice santa della città eterna dove domina la pace e la gioia.

Questa visione grandiosa e definitiva della storia e di Dio che i vangeli ci propongono come entra nella nostra esperienza quotidiana? I segni della fine del mondo, ci ammonisce Gesù, accadranno già nella sua generazione e in ogni generazione a venire: sono i segni della corruzione fisica, del disordine, della malattia, della morte, del male sociale ed economico. Guerre ancora in Israele, crisi economica, terremoti, alluvioni: non li abbiamo ben presenti anche noi in questi giorni? E non si può dire che tocchino soltanto le orecchie di chi ascolta la televisione. Almeno per la crisi economica, questa tocca le tasche di tutti! Questi sono tutti segnali che ci invitano a cambiare sguardo sulla realtà e ci fanno toccare con mano l’impotenza dell’uomo. Allora dobbiamo rassegnarci a non far nulla, perché siamo impotenti? Tutt’altro, il signore ci chiede di manifestare in noi quell’elezione che abbiamo ricevuto da lui con l’umile conversione all’impegno e al servizio quotidiano, sapendo che, malgrado la nostra azione sia come una goccia nell’oceano, il Signore saprà moltiplicarla come lui vuole. Questa è la testimonianza degli eletti che il Signore chiama nella storia! E qui sta anche il riscatto della politica, dalla sua tentazione di idolatrare il potere e il progresso.

La politica può veramente diventare un’altissima forma di lotta contro le strutture del male e del peccato, che richiede discernimento, coraggio e umiltà e non solo in chi la esercita direttamente. Pensate alla schiera dei martiri che abbiamo avuto in Italia per la giustizia contro ogni forma di criminalità e di mafia: da giudici ad avvocati a preti e imprenditori! Fare bene il loro mestiere in un contesto sociale così deviato dalla criminalità diventa un atto di testimonianza anche politica, perché stimola la politica a correggere quelle strutture in cui si sono solidificati gli errori e le deviazioni morali della storia, pur senza pretendere di cancellare il male dal cuore dell’uomo, cosa che spetta soltanto a Dio. Ridimensionare i compiti della politica e le attese su di essa, in un paese dove siamo sempre tentati di fare degli uomini politici messia o demoni, mi sembra salutare per la politica stessa.  Dopo averla purificate dalle “attese messianiche” ad essa ci si può dedicare con più realismo e perseveranza, perché sappiamo che la vittoria definitiva non spetta a noi uomini, ma l’ha già ottenuta Dio per noi.