Cristo re onnipotente nell’amore (XXXIV TO Anno B Solennità di Cristo re dell’universo)

Il dialogo di Gesù con Pilato è condotto sul filo dell’ironia. Pilato fa una domanda a Gesù con sarcasmo credendo di avere in pugno la situazione (sei tu il re dei giudei?) e Gesù risponde con un’altra domanda: “dici questo da te o altri ti hanno parlato di me?” rivelando che in realtà Pilato è sottomesso ad un potere più grande del suo e, anche se non se ne accorge, nella sua opinione su Gesù e nel comportamento che adotterà con lui, sarà condizionato dai capi giudaici.

Gesù motiva la sua regalità dicendo che “non è di quaggiù”. Con questa espressione vuole rendere cosciente il suo interlocutore che l’origine del suo potere regale non è umana. Questo non significa che tale potere non si esprima realmente anche quaggiù nel mondo, anzi! Solo che per manifestarsi e farsi obbedire non ha bisogno di ricorrere alla violenza, non ha bisogno di servitori che combattano con le armi in pugno per difenderlo.

Non ne ha bisogno perché la sua potenza è infinitamente più alta di quella umana e opera attraverso una modalità infinitamente più perfetta di quella della coercizione e della violenza: la potenza dell’amore. Spesso, quando accade qualche guerra dove muoiono innocenti e anche bambini, come nei giorni scorsi a Gaza,  ci chiediamo spontaneamente: “Ma Dio dov’è? Perché non interviene? Perché permette tanto dolore?” è una domanda aperta, a cui non si trova una soluzione razionale perchè, per dirla con il filosofo ebreo Hans Jonas[1], il  concetto di Dio onnipotente dopo Auschwitz è insostenibile. Se Dio è onnipotente allora è ingiusto e non misericordioso perché permette che accadano simili orrori nella storia; se invece Dio è giusto e misericordioso, allora non è onnipotente, perché non può evitare che accadano simili orrori.

Il dilemma è una questione aperta per noi uomini che pensiamo il potere in termini di un superman che risolve tutte le situazioni di pericolo più impensabili con una forza fisica sovrumana. Dio è onnipotente si, ma non nel senso cha abbia degli eserciti che lo sostengono con la violenza. L’onnipotenza di Dio non è mai distruttiva, ma solo costruttiva. È un’onnipotenza di vita e d’amore. è  l’onnipotenza dell’amore!!  Dio è onnipotente certamente, non nel senso che impedisce con la violenza di fare il male a chi ha deciso nel suo cuore di farlo,  ma piuttosto nel senso che trasforma anche il male più orrido che gli uomini possano commettere in un bene più grande, attraverso la forza della croce.

La croce è veramente il trono regale da cui Cristo regna sulla storia, perché l’amore di Dio che in essa si rivela ha il potere di trasformare anche il male più gratuito e inaccettabile, come quello sofferto da Gesù, nel bene più grande della riconciliazione con Dio. Il sangue e l’acqua che fuoriescono dal suo costato trafitto indicano la potenza del suo sacrificio (sangue) attraverso il quale il dono dello Spirito (acqua) rende possibile il perdono dei peccati e la riconciliazione con Dio, ossia la pace, la consolazione e la vita. Una vita eterna che non finisce mai e che supera infinitamente qualunque potenza di male che opera nel mondo.

Se Gesù Cristo regna sulla croce con un potere mite e amorevole, non ci resta che farlo regnare anche nella nostra vita, sottomettendo, con umiltà, dentro di noi, tutte quelle potenze di orgoglio, di attaccamento a noi stessi e di risentimento, che ci portano a trattare male gli altri e a stare male dentro noi stessi. Ciascuno di noi è inevitabilmente attaccato da queste potenze che nascono nel suo cuore e che, anche se magari non si manifestano all’esterno, rimangono forti e influenti dentro di noi. Intendo soprattutto il risentimento, che emerge in noi quando sentiamo un’ingiustizia nei nostri confronti o un trattamento di favore riservato ad altri, o un affetto di cui crediamo di avere diritto e invece sembra essere destinato ad altri e non a noi.

La maestra fa sempre i complimenti a quelli che secondo lei sono i più bravi della classe, ha i suoi cocchi! In famiglia la mamma sembra dare più attenzione all’uno che all’altro. In parrocchia il parroco è più affezionato ad uno che ad un altro. Le cose stanno proprio così? Non è forse vero che ingigantiamo i complimenti della maestra o non teniamo conto che l’attenzione della mamma va su chi ha più bisogno o ancora non consideriamo che certe scelte particolari del parroco hanno una motivazione pastorale?

E se anche delle ingiustizie e delle parzialità ci fossero da parte della mamma, della maestra o del parroco (sto prendendo dei casi tipici, potrei anche parlare del capufficio o dell’allenatore di calcio) continuare a rodersi e magari a parlar male non fa che renderci infelici a noi e a consumare quella gioia e quell’amore che possono venire solo dall’umiltà e dal disinteresse. Il Signore Gesù è re dell’universo, lui può trasformare i nostri risentimenti in una dolcezza che ci rende capaci di comprendere le motivazioni oggettive e anche i limiti altrui, per vivere noi stessi in modo più sereno e bello. È il frutto della preghiera e della lotta spirituale in cui umilmente sottomettiamo tutto noi stessi alla potenza del re dell’universo.

Così saremo anche noi, come Gesù testimoni di una verità d’amore che vince sull’odio e sul male, nella nostra vita privata e anche nel nostro agire sociale.

Nelson Mandela, vero profeta dei nostri giorni, nonostante i lunghi anni di carcere (quasi 30 anni) ha sempre creduto che la vera giustizia, dopo secoli di apartheid in sud africa, potesse essere ottenuta con il perdono e la riconciliazione. La sua personale testimonianza profetica di pace e amore ha contribuito in modo determinante perché un’intera nazione potesse passare dalla guerra civile per la caduta del regime alla pace, senza cadere in una spirale di vendette e di inutili morti. Ecco un grande esempio di quelle forze morali che scaturiscono, anche di nascosto, dalla croce del signore Gesù, per la pace e la gioia del mondo.


[1] Der Gottesbegriff nach Auschwitz. Eine jüdische Stimme, in Reflexionen finsterer Zeit. Zwei Vorträge von Fritz Stern und Hans Jonas, Tübingen, 1984 [trad. it. Il concetto di Dio dopo Auschwitz. Una voce ebraica, a cura di G. Angelino, Il Nuovo Melangolo, 1993].

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