Maria colei che intercede (Omelia II TO Anno C)

 

Cos’è  una festa di matrimonio senza vino? Una triste sconfitta e una vergogna cocente per gli sposi.  È come una promessa di vita che, sul più bello, viene abortita; è un augurio di sventura per chi, celebrando la propria gioia e vedendo esaurirsi la riserva ci ciò che scalda il cuore, tema che il futuro possa esaurire ben presto le gioie della vita.

Passaggi di questo tipo ci sono nella vita di ogni persona, quando la sconfitta sempre aprire una stagione di vuoto e di assenza di ogni speranza, e nuvole nere si addensano sopra il nostro capo, impedendoci di sperare  nel futuro. Anche nella storia di una società e di una cultura ci sono questi travagli, quando la spinta propulsiva costituita dai valori, dalla voglia di lavorare e dalla speranza di un futuro migliore sembrano improvvisamente esaurirsi, lasciando spazio ad atteggiamenti pessimistici e a cupe previsioni.  In modo simile nella storia della rivelazione ad un certo punto la carica spirituale dei profeti è sembrata esaurirsi nella consapevolezza drammatica che la legge di Dio, pur conferendo la chiarezza del peccato, non dava al popolo la forza di risollevarsi. La legge rappresentata dalle sei anfore di pietra per la purificazione di Giudei ( 6 è un numero di imperfezione!) non poteva realmente lavare gli uomini dal peccato e donar loro la forza dell’amore di Dio, quell’amore che è in grado di togliere il nostro cuore di pietra, egoista e malato, sostituendolo con un cuore di carne, altruista e generoso.

Questa situazione di impotenza ed attesa alla quale  tutta l’umanità era ormai condannata  è  Maria a presentarla  a Gesù : “ Non hanno più vino”.  La risposta di Gesù :” Che c’è tra me e te o donna? Non è ancor giunta la mia ora” non è una critica a Maria, ma l’affermazione di una totale obbedienza di Gesù al progetto del Padre, che non dipende da alcuna richiesta umana, ma agisce del tutto liberamente e gratuitamente. L’invito che Maria fa ai servi di obbedire alla parola di Gesù è perfettamente in linea con ciò che Gesù le ha appena detto. Ella non impone a Gesù nessun miracolo, non lo costringe ad alcuna azione, ma, solamente, invita i servi, cioè noi, ad obbedire alla sua parola.

Questo è il ruolo di Maria, colei che continuamente intercede presso Gesù portandogli i nostri bisogni e la nostra situazione di pericolo, e nello stesso tempo ci invita ad ascoltare la sua parola e fare di questo ascolto una obbedienza quotidiana.

La nostra obbedienza come per i servi  è un portare acqua apparentemente inutile. Cosa significa, se agli sposi manca il vino, portare in tavola l’acqua? Eppure anche le nostre azioni piccole e apparentemente banali, se fatte nell’obbedienza alla parola di Gesù e alla sua volontà, possono radicalmente trasformare il mondo e la nostra vita, perché in essa splende e si rivela la grazia di Dio.

Così l’acqua si trasforma in vino, la banalità in preziosa gratuità, il vuoto e la tristezza in gioia e pienezza di vita. Il vino di Cana è il vino dell’eucarestia, in cui l’offerta della nostra vita, dell’acqua che non purifica, ci viene ridonata nel vino che lava i peccati, lo Spirito Santo, colui che solo può consolare, sostenere e rafforzare i più santi propositi e donare una gioia profonda e duratura.

 

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