Papa Benedetto e il “grande inquisitore” (Omelia I Quaresima Anno C)

 

La tentazione nell’immaginario corrente ha quasi assunto una sfumatura positiva. Tante pubblicità fanno leva su questo simbolo, per invogliare il consumatore a lasciarsi tentare, a provare una nuova esperienza che ha il fascino del pericolo, dell’avventura o della soddisfazione di qualche desiderio nascosto in noi.  Per questo motivo ci attrae così poco un Gesù che vince le tentazioni, tetragono e impassibile e che, soprattutto nella narrazione così sobria ed essenziale dei vangeli, sembra non avere alcun momento di fatica e di dubbio, a differenza nostra.

La nostra incomprensione nasce dall’aver perso tutta la profondità  del termine “tentazione”, che non indica affatto un qualche cedimento ad alcune gratificazioni , ma, molto più radicalmente, indica una prova della fede. Gesù non è tentato da qualche avvenente modella seminuda a comperare una macchina nuova, ma è messo alla prova dal male personificato perché  rinneghi la sua stessa identità di figlio di Dio. Il mentitore per eccellenza fa leva proprio sull’identità di “figlio di Dio”, per proporre qualcosa che in modo paradossale finisce per smentire questa stessa identità. “Se sei figlio di Dio, trasforma queste pietre in pane” , che tradotto dal “diabolichese” sarebbe come dire “se si figlio di Dio, usa del potere che hai ricevuto dal padre tuo per nutrirti da solo, come se se non avessi più bisogno di tuo padre”. Una contraddizione che Gesù rivela nel riportare l’uomo alla sua esigenza di essere nutrito da Dio e dalla sua parola: “Non di solo pane vive l’uomo”.

Gesù da uomo si mostra autenticamente il figlio di Dio e nella nostra umanità fragile riporta una grande vittoria contro il male. Da questo momento  la nostra umanità proprio nelle sue debolezze e fragilità diventa il luogo possibile della manifestazione del Figlio di Dio. Non è la forza etica e psicologica dell’uomo a salvarlo, ma proprio la sua fatica e la sua debolezza, a patto che in esse ogni uomo sappia riconoscere l’appello di Dio a rivolgersi a Lui, a vivere della Sua parola, ad adorarlo con tutto il cuore, ad abbandonarsi alla Sua volontà.

Nel Figlio di Dio fatto uomo tutto ciò è ora possibile, perché Egli è il sacramento, il segno e lo strumento della vittoria compiuta da Dio nell’umanità fragile ed affaticata. E per questo anche la quaresima diviene il tempo sacramentale in cui l’umanità di Gesù agisce in noi, restaurando la nostra immagine di figli di Dio e donandoci il coraggio dell’abbandono nelle mani del Padre. Nella Quaresima il digiuno del venerdì santo e qualche sacrificio collegato all’elemosina o ancora qualche tempo di preghiera in più non hanno valore in se stessi: sarebbero ben poca cosa! Ma proprio attraverso questi piccole scelte vissute come atti di fede noi partecipiamo della vittoria di Gesù su una tentazione ben più radicale e grave: costruirci una vita senza Dio. Si! Questa è la vera prova nella fede che Gesù ha vinto e che ci riguarda ben da vicino: Dio ha ancora una rilevanza nei nostri progetti di vita e nelle nostre scelte personali e familiari oppure tutto sorge e scorre “etsi Deus non daretur”, “come se Dio non esistesse”? Si può andare a messa tutte le domeniche, eppure vivere da perfetto non credente…

Questa prova, a cui la Quaresima ci invita a passare per vincerla con l’umanità di Cristo, non tralascia nessuno, neanche gli uomini di Chiesa, neanche i preti, i vescovi e nemmeno il Papa. Anzi, più un uomo ha potere più la prova assume un volto assai perverso, quello di chi crede di essere ormai insostituibile.  Nessun uomo, neanche il papa, è insostituibile e necessario  davanti a Dio, altrimenti il vero Dio sarebbe lui. Così dice il grande inquisitore a Cristo ritornato in terra. Perché sei venuto a disturbarci? Non abbiamo più bisogno di te, ormai siamo noi a gestire il Regno di Dio e non tu ci puoi sostituire. [1]

L’esatto contrario di quanto ha affermato il papa nella lettera con cui ha rassegnato le sue dimissioni lunedì scorso: “Carissimi Fratelli – conclude il Papa – vi ringrazio di vero cuore per tutto l’amore e il lavoro con cui avete portato con me il peso del mio ministero, e chiedo perdono per tutti i miei difetti. Ora, affidiamo la Santa Chiesa alla cura del suo Sommo Pastore, Nostro Signore Gesu’ Cristo, e imploriamo la sua santa Madre Maria, affinche’ assista con la sua bonta’ materna i Padri Cardinali nell’eleggere il nuovo Sommo Pontefice.”

Il vero pastore della Chiesa e della nostra vita è Cristo, a Lui affidiamo il futuro del Vangelo e delle nostre famiglie.

 

 

 


[1] “Sei Tu, sei Tu?” – Ma, non ricevendo risposta, aggiunge rapidamente: – “Non rispondere, taci.

“E che potresti dire? So troppo bene quel che puoi dire. Del resto, non hai il diritto di aggiunger nulla a

quello che Tu già dicesti una volta. Perché sei venuto a disturbarci?” da “I fratelli Karamazov” F. Dostoevskij.

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