Seguire Gesù vero messia (Omelia II Quaresima Anno C)

 

È notte sul monte Tabor e Gesù si trova in preghiera, subito dopo aver annunciato ai suoi che “il figlio dell’uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno”. Anche Gesù come uomo ha paura di ciò che accadrà e ha bisogno di momenti privilegiati e silenziosi di comunicazione con Dio, il Padre suo, nella preghiera. Proprio mentre prega Gesù viene trasfigurato,  trasformato per  effetto della luce, dell’energia divina, che gli cambia d’aspetto il volto e gli avvolge le vesti di uno sfolgorio straordinario.

Cosa sta succedendo? Non viene cambiata la sua natura umana, semplicemente in essa, in quest’uomo Gesù, si manifesta il mistero del Figlio di Dio, come dichiara la voce dalla nube: “Questi è il figlio mio, l’eletto, ascoltatelo”.  In quest’uomo che sta andando incontro alla passione la luce divina richiama la gloria della resurrezione futura e rivela la sua identità di Figlio di Dio.

Si, Gesù è il Figlio di Dio che, con la sua resurrezione, ha avuto il potere dal Padre su tutte le cose e la luce del monte Tabor è come un anticipo di gloria che i suoi discepoli dovranno ricordarsi, specialmente nei giorni della passione.  La luce del monte Tabor avvolge Gesù e anche i suoi discepoli, anche loro vengono trasfigurati da Gesù. Dice Paolo nella seconda lettura: “la nostra cittadinanza è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che egli ha di sottomettere a se tutte le cose”. Anche noi, come i discepoli, veniamo trasformati nel figlio di Dio, trasfigurati, per mezzo del potere che il Figlio ha ricevuto.

Il nostro modello è Pietro, che pensava di dover costruire tre capanne, come aveva fatto il popolo di Israele nel deserto, dimorando nelle capanne intorno alla tenda del convegno, dove abitava Dio. Ma la voce dal cielo gli mostra che la vera tenda del convegno è Gesù, il suo corpo, la sua natura umana: li abita Dio per eccellenza. Da questo momento in poi la festa delle capanne, che ogni anno Israele celebra per ricordare l’esodo, noi come Pietro la celebriamo seguendo Gesù e stando con lui, in ogni momento del nostro esodo, ossia della nostra uscita verso la vita per sempre, che è Dio.

Celebrare la festa delle capanne, per i ragazzi, vuol dire seguire Gesù, ascoltarlo nella preghiera e nei desideri grandi e belli per il futuro che lui  mette nel cuore. Quand’ero ragazzo avevo il desiderio di andare in Africa perché avevo sete di giustizia. Poi ho capito che il mio compito era portare giustizia annunciando il vangelo. Date ascolto a Gesù, alla fame e sete di libertà e di verità che vi mette nel cuore, al desiderio di giustizia e di servizio. Questi desideri saranno realizzati davvero, non le aspirazioni di potere, soldi, carriera: questi sono solo miraggi di un’acqua che sparisce appena viene avvistata.

Celebrare la festa delle capanne, per gli adulti, vuol dire essere, come dice Paolo, cittadini dei cieli, sapendo abitare il mondo senza essere abbagliati dalle sue logiche di immagine. Siamo nel mondo ma non del mondo, evitando gli estremi dell’esaltazione o della disperazione per le vicende umane, per discernere la volontà di Dio negli eventi della vita e della storia. Difficile non essere abbagliati dai fuochi di artificio elettorali, quando la tensione per il futuro è tanta, ma se siamo cittadini dei cieli, sappiamo anche che il vero messia non è quaggiù sulla terra. Non pretendiamo che la politica risolva tutti i problemi del mondo, chiediamole di essere onesta, realistica e competente.

 

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