“Se questa Speranza è vera…”: il risorto ci invita a reagire alla sfiducia e alla paura.

Pietro, invitato a casa del centurione Cornelio, è consapevole di parlare a persone che hanno già sentito diversi “rumors”, chiacchere, notizie a riguardo di Gesù e del suo ministero storico, iniziato dopo il battesimo ricevuto da Giovanni.  Pietro si riferisce ai miracoli e  alle guarigioni che hanno fatto tanto parlare di Gesù e che probabilmente erano venute all’orecchio di Cornelio e della sua famiglia. La novità del suo messaggio è che egli li interpreta come il frutto della potenza dello Spirito Santo. Gesù è stato consacrato da Dio per mezzo dello Spirito Santo e Dio era con lui, altrimenti non avrebbe potuto compiere dei segni così potenti. Come può fare Pietro un’affermazione così radicale? Perché egli non si limita a comunicare la notizia storica di alcuni fatti, ma intende trasmettere un’esperienza diretta, da testimone. Egli infatti, insieme a tutti gli altri discepoli è testimone della resurrezione di Gesù, alla luce della quale si può rileggere in una nuova chiave tutta la vicenda storica di Gesù, il suo ministero, i suoi miracoli e la sua morte.

La narrazione della passione e morte di Gesù da parte di Pietro e degli apostoli non è una nuda e cruda cronologia di fatti, ma la testimonianza viva della fede di coloro che ormai sono in grado di rileggere quei fatti terribili alla luce dell’esperienza nuova e sconvolgente della resurrezione di Gesù. Non si può parlare della croce se non da testimoni credibili di resurrezione.  Guai se mancasse il fuoco ardente della resurrezione, l’energia viva dell’amore di Dio che resuscita Gesù il terzo giorno e che anche nella nostra vita opera impensate meraviglie proprio il giorno dopo la discesa nelle valli di morte. Se mancasse tale esperienza, il nostro parlare di sacrificio sarebbe vuoto e detestabile moralismo e avrebbero ragione i diversi epicuri di tutti i tempi, che predicano l’astensione dalle passioni e l’egoistica tranquillità dell’animo come rifugio il più possibile sicuro dell’uomo.  No, non dobbiamo avere paura dell’amore e neanche del dolore ad esso associato, perché esso è stato redento e purificato dalla potenza della resurrezione di Gesù e noi cristiani, insieme con Pietro, ne siamo testimoni. Il Dio che ha resuscitato Gesù ha bisogno della nostra testimonianza credibile, perché senza testimonianza non vi è annuncio, e senza annuncio la potenza della resurrezione di Gesù non può arrivare fino ai confini dell’esperienza umana, li dove il bene e il male combattono l’ultimo duello nel cuore dell’uomo.

Si, noi siamo testimoni della resurrezione e insieme della Speranza che è in noi grazie alla potenza di vita che scaturisce dalla resurrezione. La società ha così bisogno di speranza, in un paese dominato da una povertà crescente e da un crollo drammatico di fiducia nei confronti del futuro e delle istituzioni. Il lavoro manca e abbiamo tutti paura di ciò che potrà accadere, in questa situazione di stallo e di incredibile difficoltà di dialogo da parte di coloro che hanno l’incarico e pertanto la responsabilità di confrontarsi per prendere insieme le decisioni necessarie. Si ammettiamo di avere paura, ma essa non avrà l’ultima parola sul nostro  cuore  e sulle nostre decisioni, perché più forte è la speranza che viene dalla fede.

E se questa Speranza è vera, essa genera una solidarietà concreta e umile, che permette di condividere fatiche e problemi e di sentirsi meno soli nell’affrontarli. Se questa Speranza è vera, non esiste un bene privato, personale, senza che vi sia allo stesso tempo un bene comune, pubblico, da difendere e promuovere con amore e dedizione. Quanta solitudine  e paura tra gli anziani oggi e quanto stress e ansia tra i giovani per la ricerca del lavoro! Ma se questa speranza è vera, giovani e anziani possono vincere le paure e le ansie con una fiducia radicale nella provvidenza e ritrovare la forza di andare avanti nell’aiutarsi e sostenersi a vicenda.

Solidarietà, bene comune, comunione tra le generazioni: ecco i frutti della Speranza che da cristiani siamo chiamati a testimoniare nel tessuto concreto della nostra vita.

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