cuore trafitto fonte della gioia pasquale

Non appena i discepoli riconoscono Gesù che sta in piedi in mezzo a loro, provano gioia. Egli compare all’improvviso senza necessità di passare per la porta (i discepoli avevano la porta di casa chiusa per paura), come segno di un corpo radicalmente rinnovato dalla vita divina, capace di condividere l’assenza di limiti che è propria di Dio. Si mostra in piedi, segno della resurrezione e insieme fa vedere i segni della sua passione, ossia la ferita delle mani e del costato.
Riconoscere Gesù significa in primo luogo identificarlo come persona, dal momento che i segni della passione sono ormai la sua carta d’identità. Ma significa anche riconoscere la gloria di Dio, la potenza della vita e dell’energia divina proprio nei segni della sofferenza e della morte inflitta al suo corpo di carne. Riconoscere Gesù significa sentire gli effetti della sua resurrezione nella nostra vita, operanti proprio dentro le nostre ferite e le nostre morti. Ecco la gioia dei discepoli, che è anche la gioia di chi ha poggiato la sua vita su una roccia che non si smuove al soffiare del vento e delle tempeste della vita, la roccia di Cristo e della sua Pasqua di morte e resurrezione.
La ferita del costato è l’elemento su cui il Vangelo di Giovanni, a differenza degli altri, si sofferma maggiormente. Per il colpo di lancia del soldato dal costato trafitto erano scaturiti sangue e acqua, sangue che indica la passione e morte e acqua che indica il dono dello Spirito Santo e della vita che scaturisce proprio da questa morte. Il corpo morto di Gesù diviene il tempio definitivo di cui parlava il profeta Ezechiele, quel tempio da cui scaturisce l’acqua che disseta il deserto e rigenera la vita degli alberi e dei pesci. Quest’acqua di vita è lo Spirito Santo che nasce dal costato trafitto, dal cuore misericordioso di Gesù aperto, squarciato dall’umanità e per l’umanità e in grado di donare la vita di Dio e di rigenerare i deserti di morte dell’esistenza.
E infatti Gesù soffia lo Spirito Santo e invia i discepoli a perdonare i peccati. Il perdono dei peccati è la cifra complessiva dell’azione dello Spirito nella Chiesa, è l’azione dell’amore misericordioso che non solo ristabilisce la giustizia nel rapporto con Dio, ma soprattutto rigenera la vita dalle conseguenze disastrose, personali e sociali, che il peccato accumula con una progressione esponenziale: tristezza, egoismo, sfiducia, pigrizia, scoraggiamento e l’elenco potrebbe continuare…. Non è forse una conseguenza del peccato vivere in un mondo dove le persone umili e semplici sono sommerse dalla paura del futuro, dalla vergogna e preferiscono la morte alla vita? Mi riferisco al triste evento di cronaca dei giorni scorsi e non intendo certamente colpevolizzare l’atto di disperazione di questa famiglia… come cristiani dobbiamo aver ben chiaro che questa radicale sfiducia e disperazione è frutto del peccato sociale, che crea ingiustizia, egoismo, paura e tristezza, sentimenti a cui i media in questi giorni fanno da terribile cassa di risonanza.
Come cristiani possiamo attingere ad una fonte nascosta eppure vicinissima, che ci fa sperimentare consolazione e speranza proprio li dove il peccato sembra abbondare, una fonte che non solo lava i peccati ma distrugge le conseguenza mortifere: la fonte dell’amore misericordioso, dello Spirito Santo. L’indulgenza che viene oggi concessa per la festa della divina misericordia esplicita questa rigenerazione che non comporta solo il perdono del peccato, con il sacramento della riconciliazione, ma anche la vittoria sulle sue conseguenze di tristezza e di morte, personali e sociali: è il dono della gioia dei discepoli, più forte di ogni paura.

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