Il soffio dello Spirito ci costruisce come dimora di Dio (Omelia VI Pasqua Anno C)

Gesù fa una solenne affermazione al v. 23: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”. Si tratta di una riposta di Gesù alla domanda del discepolo Giuda, non l’iscariota: “Signore, come avviene che devi manifestarti a noi e non al mondo?”. Il dubbio del discepolo nasce dal contrasto esistente tra l’esperienza della passione, pubblica e universale, e quella della resurrezione, limitata ad un piccolo gruppo di testimoni. Gesù risponde affermando che la sua manifestazione al mondo non avviene attraverso una comparsa inequivocabile e spettacolare, magari alla fine del mondo, ma nel presente della fede dei suoi discepoli. La venuta di Gesù è quella che accade nel cuore di colui che lo ama e osserva la sua parola. Questi è il vero discepolo di Gesù, è colui nel cui cuore si stabilisce il tempio spirituale, la dimora eterna del Padre.
Avete sentito bene? Gesù afferma una cosa inaudita, noi diventiamo il luogo dove Dio, il Padre abita insieme con il Figlio, diventiamo un tempio, come una perla preziosissima, in grado di brillare della luce riflessa di Dio e di lasciare trasparire il mistero di Dio in noi. Non a caso nell’Apocalisse abbiamo sentito parlare della Gerusalemme che viene dal cielo, e che ha uno splendore simile al diaspro cristallino, che è una pietra colorata luminosissima. Da dove viene questo splendore? Non dalle pietre che possono solo rifletterlo. Ci spiega l’Apocalisse che questa città non ha tempio, ma il Signore e l’agnello, ossia Gesù morto e risorto, sono il suo tempio. Inoltre essa non ha bisogno di una luce materiale, perché l’agnello è la sua lampada. La luce proviene allora da Gesù e noi siamo le pietre in grado di esserne illuminati e di rifletterla.
La potenza di questa immagine della Gerusalemme che viene dal cielo evoca anche uno scenario collettivo: il discepolo non sperimenta mai il dono dello Spirito e la comunione con Dio da solo, ma dentro una comunità che camminando nella storia assume, seppure imperfettamente, le forme della Gerusalemme del cielo. Noi siamo chiamati ad essere delle pietre preziose nella nostra comunità parrocchiale e senza di noi una parte dello splendore, della bellezza della comunità cristiana verrebbe meno. E dal momento che non c’è e non ci potrà mai essere una pietra preziosa del tutto uguale all’altra, ciò significa che ognuno di noi è prezioso e importante, a prescindere da quello che fa, ma proprio perché capace di restituirci in modo unico e particolare l’immagine e lo splendore di Cristo
Ma come può realizzarsi tale dimora del Padre nel cuore del discepolo? Attraverso l’invio dello Spirito Santo, che ha il compito di insegnare, di far ricordare al discepolo le parole di Gesù, ossia di introdurre tutta la sua esistenza nel mistero del Figlio di Dio incarnato, morto e risorto per noi. Allora tutta la vita del discepolo, tutta la vita cristiana non è altro che un lasciar dimorare Dio in noi, seguendo gli impulsi dello Spirito Santo che sempre soffia in noi donandoci amore per la vita e forza nelle difficoltà.
Quando sentiamo la pace vera nel nostro cuore, non la semplice soddisfazione degli impulsi o dei sentimenti, ma quella che germoglia dopo le prove, come un dono improvviso e inaspettato, qui c’è il soffio dello Spirito. Quando nel mezzo delle tempeste della vita, in cui sarebbe normale urlare la nostra rabbia dinanzi a Dio, ci sentiamo paradossalmente consolati: ecco il soffio dello Spirito. Quando di fronte alle sfide del futuro che potrebbero generare in noi molta paura e senso di inadeguatezza ci sentiamo interiormente incoraggiati e spinti ad aggredire la vita e a correre dove il Signore ci chiama: ecco il soffio dello Spirito. Infine quando in mezzo ad un mondo che sembra far crollare le certezze di un tempo nelle istituzioni e nelle ideologie ed evoca scenari di cupo pessimismo in noi invece nasce inaspettatamente un ottimismo incrollabile, che si radica al di sotto della sabbia del pensiero umano, nella roccia di Dio: ecco qui c’è il soffio dello Spirito.

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