Lectio Lc 9, 11 – 17. Corpus Domini

 

 

Lc 9, 11- 17

11Ma le folle vennero a saperlo e lo seguirono. Egli le accolse e prese a parlare loro del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.12Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta». 13Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». 14C’erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». 15Fecero così e li fecero sedere tutti quanti. 16Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. 17Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.

 

 

 

Lectio

Al v. 10b Luca ha sottolineato il ritiro di Gesù in disparte. Ogni volta che Gesù ha questa intenzione è in gioco un momento rivelativo della sua persona (cfr. 9, 18). Questo ritiro non avviene però in un luogo isolato, ma nella città di Betsaida dove Gesù in realtà finisce per accogliere le folle, parlare e guarire.  Ciò che sta per accadere nella moltiplicazione dei pani non fa altro che manifestare quel che sta accadendo: Gesù nutre le folle con la sua parola e le guarisce dal male e dal peccato.

Al v. 12 cambia improvvisamente il contesto geografico e spaziale. Non siamo più nella città, ma in un luogo deserto, allusione probabile a quel deserto in cui il popolo di Israele è stato nutrito del pane del cielo (cfr. Dt 8, 1 – 3). Dal punto di vista temporale invece siamo nel declino del giorno, nell’ora cioè del pasto serale. Anche i discepoli di Emmaus inviteranno il pellegrino a cenare con loro nel pasto serale e poi riconosceranno Gesù nello spezzare il pane (cfr. Lc 24, 29).

Di fronte alla richiesta dei discepoli di congedare la folla, Gesù risponde con l’ordine ai discepoli di dare da mangiare, che ripercorre l’ordine dato dal profeta Eliseo in 2 Re 4, 42.  Gesù è l’ultimo profeta quello in grado di saziare non 100 persone come Eliseo, ma 5000. Inoltre ne avanzano 12 ceste, numero che indica totalità anche nella sovrabbondanza. Questi numeri vogliono significare in modo simbolico che Gesù compie l’attesa scaturita dai segni profetici. Sono arrivati i tempi messianici e Gesù è il profeta escatologico atteso da Israele. Bisogna allora concentrarsi sui suoi gesti e sulle sue parole. Egli prende in mano i cinque pani e i due pesci, li benedice, li spezza e li consegna ai suoi discepoli. Osservando con attenzione si può notare qualche incongruenza: come si fa a prendere in mano in una volta 5 pani e due pesci? Come mai Gesù benedice il cibo, mentre il capotavola ebreo normalmente benedice il Signore per il cibo?  Luca nel descrivere questa scena ha in mente l’eucarestia  e modifica i gesti dipingendoli come un’anticipazione simbolica della cena eucaristica  (cfr. Lc 22, 19-20/ 1 Cor 11, 23 – 26). Il cuore di questa gestualità sta nello sguardo di Gesù rivolto al cielo. Ciò che sta per fare è in misteriosa profondissima comunione di volontà con il Padre.  Egli è più che un profeta, è il Figlio di Dio che sta donando se stesso in quel pane che anticipa il memoriale eucaristico. Si tratta di un pane che sazia, perché dona la vita stessa di Dio (cfr. Sal 132, 15; 37, 19; 81, 17).

Suggerimenti per la preghiera

1. Mi dispongo davanti a Dio in preghiera. Sto in ginocchio o seduto, per entrare in colloquio con il Signore, o meditare su ciò che leggo, a seconda di ciò che voglio.

2. Leggo con attenzione il brano di Vangelo (Lc 9, 11 – 17).

3. Chiedo al Signore di essere anch’io nutrito della Sua parola che guarisce e che sazia.

4. Vedo le persone che agiscono, osservo come si comportano. Gesù guarisce con la sua parola e sazia con il pane moltiplicato. Vedo l’abbondanza delle ceste rimaste. È l’abbondanza dell’amore di Dio per me, che mi viene donato oltre i bisogni e le aspettative.

5. Ascolto le parole di Gesù: dategli voi stessi da mangiare. Mi sento associato alla missione di Gesù e corresponsabile della sua riuscita. Avrò fede in questo impossibile che Egli realizza nella mia vita?

6. Entro in colloquio con Gesù, gli chiedo il dono della fede, e di poterlo servire alla mensa dei piccoli e dei poveri.

7. Concludo con un Padre Nostro.

 

 

 

 

 

 

1 Comment

  1. “Egli accolse le folle”:
    anche oggi le folle ricercano una casa
    in cui sedere e preparare la festa,
    anche oggi accogliere è già rispondere al primo bisogno:
    Signore facci fare QUESTO in memoria di te.

    Grazie per il tuo pane che ci nutre, Gesù Verità e Vite che salvi e converti,
    lo Spirito ci dà la fiducia in Dio, è a noi vicino,
    perchè noi stessi diamo loro da mangiare: facendoci carico e solidali,
    condividendo ciò che abbiamo ma non è nostro.

    Il giorno cominciava a declinare, Parole del Regno di Dio:
    come l’ombra cade e il giorno rinfresca
    quando l’amato incontra l’amata;
    ed è il banchetto nunziale, sontuoso ed abbondante,
    miracolo nel deserto!

    . La comunità di San Lorenzo in Strada

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