Omelia XIII TO Anno C (Lc 9, 51 – 62)

 

I samaritani non accolgono Gesù perché sanno che è diretto a Gerusalemme, perchè la sua missione si deve compiere in quella città. Era dai tempi della nascita del Regno del Nord nel X sec. a. C. che le tribù del nord di Israele avevano smesso di andare a Gerusalemme e avevano potenziato i propri santuari locali. Da quel momento, passando attraverso diversi stravolgimenti politici e deportazioni di classi dirigenti, si era creata una regione, la Samaria, con un culto autonomo da quello del tempio di Gerusalemme. I samaritani, all’arrivo di Gesù, reagiscono con un riflesso automatico: siccome è un profeta giudeo, il suo annuncio non li riguarda, anzi essi sono apertamente ostili. La tentazione alla quale cedono i samaritani è di interpretare Gesù nel quadro dei propri  riferimenti ideologici, politici, morali o religiosi, e quindi di rifiutarlo perché egli non vi rientra. È una tentazione molto comune oggi, in un tempo in cui la società tende a polarizzare e schematizzare in schieramenti avversi tutte le visioni culturali e politiche. È la logica mediatica, che semplifica tutto con lo schema alleato/nemico e che tenta di ridurre all’interno di queste categorie anche il vangelo annunciato dalla Chiesa. Noi cristiani siamo invitati da Gesù a non lasciarci intrappolare da queste strettoie. Un cristiano deve essere di sinistra, di destra o di centro? Un cattolico deve essere un moderato o appartenere alle ali estreme?  La Chiesa sta con i ricchi o con i poveri, è reazionaria o progressista? Ogni volta che c’è il tentativo di far rientrare il vangelo in questi schemi, dobbiamo temere una strumentalizzazione, una riduzione del vangelo, che va a discapito dell’annuncio e lo impoverisce terribilmente.

Si, perché il vangelo non è prima di tutto un ideale o una teoria, ma una persona da seguire, Gesù, il messia che va verso Gerusalemme.

E se seguiamo Gesù, sapremo anche evitare la tentazioni dei discepoli, che è quella di pronunciare un giudizio definitivo non solo sulle persone, e anche sui gruppi e i movimenti storici. Siccome i samaritani non accolgono Gesù per motivi politici, allora i discepoli invocano il fuoco dal cielo, secondo il modello del profeta Elia inseguito dall’esercito del re, sul quale scende il fuoco come punizione divina. Ma se Elia è una vittima del re, Gesù è ancora un uomo libero e la reazione dei discepoli ha tutta l’aria di essere una ritorsione violenta per il rifiuto che hanno ricevuto.  Anche noi siamo soggetti a questa tendenza, di inasprire il nostro giudizio verso chi sta fuori, verso chi non condivide ideali, opinioni, valori, verso chi professa apertamente una visione dell’uomo antagonista all’etica che nasce dalla fede cristiana. A volte il pluralismo di idee e visioni del mondo ci sembra una minaccia e vorremmo eliminarlo per imporre la nostra verità.

Ma Gesù è più che un profeta che annuncia il Regno di Dio, perché il Regno è la sua stessa persona, e  la sintesi di tutti i nostri valori e di tutte le verità in cui crediamo si trova,  oltre ogni ideale e ogni giudizio verso l’altro,  nella mitezza e nell’obbedienza con cui Egli si affida al progetto di Dio. Egli indurisce il volto verso Gerusalemme, ossia affronta con decisione la violenza degli uomini, attaccati al loro potere, perché si compia un disegno più alto e imprevedibile in una logica umana, il disegno della sua ascensione, della sua salita e ingresso definitivo nel Regno del Padre, quel regno dove l’amore vince definitivamente sulla violenza e sulla morte. Quel regno il cui contrassegno definitivo è la croce, simbolo di una potenza capace di trasformare radicalmente il male in bene.

Questo ci educa ad accogliere la libertà degli altri nel disegno di Dio, a coltivare in noi una incrollabile fiducia nella Sua capacità di trasformare il male in bene, a fare dell’annuncio cristiano non un imposizione ma una proposta caratterizzata dalla gratuità e da una sovrabbondanza d’amore. Noi non annunciamo il vangelo perché il mondo si conformi ad un’unica logica, ma perché abbiamo conosciuto la potenza dell’amore che scaturisce dalla croce, e non possiamo trattenerla in noi stessi. Una logica, se volete, c’è, è la logica paradossale del dono!

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Lectio XIII TO Anno C (Lc 9, 51 – 62)

Lc 9, 51 – 62

51Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, egli prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme 52e mandò messaggeri davanti a sé. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. 53Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. 54Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». 55Si voltò e li rimproverò. 56E si misero in cammino verso un altro villaggio.57Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». 58E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». 59A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». 60Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio». 61Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». 62Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».

Lectio

Come già in a Nazareth (4, 16 – 30) Gesù è respinto dai Samaritani perché il suo messaggio di salvezza è rivolto altrove, verso Gerusalemme, e rifiuta qualsiasi identificazione etnica o politica. Gesù non accetta di essere strumentalizzato o “usato” da chi vuole farlo “suo”, perché chiede di entrare nel mistero della sua persona, che a Gerusalemme deve compiere l’assunzione, cioè la sua salita al cielo, attraverso la passione e la morte.  Anche i discepoli Giacomo e Giovanni devono compiere questo cammino di fede, imparando a seguire Gesù nella sua mitezza di servo umile e obbediente del Padre piuttosto che a proporre iniziative di giustizia troppo umana (v. 54), anche se ispirate al profeta Elia (2 Re 1, 10. 12. 14). In effetti Gesù propone una radicalità molto maggiore di quella del profeta Elia, che aveva permesso al suo discepolo Eliseo di salutare quelli di casa (v. 61 – 62, cfr. 1 Re 19, 20).  Il Regno di Dio è una priorità assoluta, anche al di sopra delle prescrizioni legali più sacre (v. 59 – 60, cfr. Tb 1, 17), e si concretizza nel seguire la persona di Gesù. Tutta la legge si compie in Lui, che dunque è al di sopra anche degli affetti più cari, rappresentati dalle immagini delle tane delle volpi e dei nidi degli uccelli del cielo (v. 58).

Suggerimenti di preghiera

1. Mi dispongo davanti a Dio in preghiera. Sto in ginocchio o seduto, per entrare in colloquio con il Signore, o meditare su ciò che leggo, a seconda di ciò che voglio.

2. Leggo con attenzione il brano di Vangelo.

3. Chiedo al Signore una conoscenza interiore di Gesù, che per me va alla passione, per amarlo e servirlo sempre più.

4. Vedo le persone che agiscono, osservo come si comportano. Vedo Gesù non reagire di fronte al rifiuto violente dei samaritani. Entro nella sua missione di servo obbediente e sofferente e decido di seguirlo, sapendo che lui mi darà la forza di vivere la mitezza dell’apostolo (cfr. 1 Pt 3, 15 16)

5. Ascolto ciò che dicono i personaggi. Mi metto nei panni di questi discepoli di Gesù. Anch’io metto davanti a lui alcune cose nella mia vita che sento come priorità assolute. Sono disponibile a seguire Gesù senza fargli alcuna richiesta, ma accettando la mia vita così com’è, perché in essa si rivela la volontà di Dio per me?

6. Concludo con un Padre Nostro.

La preghiera di Gesù (Lectio XII TO Anno C Lc 9, 18 – 24)

Lc 9, 18 – 24.

18Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». 19Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elia; altri uno degli antichi profeti che è risorto». 20Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio». 21Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. 22«Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno». 23Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. 24Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà.

 

 

Lectio

Gesù si trova in preghiera, come in ogni momento importante e di svolta del suo ministero (cfr. 3, 21 – 22; 6, 12 – 15; 9, 28 – 36). Nella preghiera Gesù manifesta la profonda comunione che egli vive con il suo Padre, non in teoria ma nella scelte concrete che è chiamato a fare nella sua vita. Al momento del battesimo Gesù prega e riceve lo Spirito che lo abilita ad iniziare la sua missione. Quando chiama alcuni dei suoi discepoli come dodici apostoli, passa la notte in preghiera. Infine quando si tratta di mostrare la sua gloria sul monte a Pietro, Giacomo e Giovanni, perché essi possano interpretare gli eventi della passione come un cammino necessario verso l’esaltazione, Gesù si mette a pregare sul monte.  In tutti questi momenti Gesù fa un passo in avanti verso il compimento della sua missione e si rivela come il Figlio di Dio nella sua concreta storia di uomo: tutto nasce e si sviluppa nella preghiera.

Anche nel nostro testo Gesù sceglie di compiere un passo decisivo nella sua rivelazione ai discepoli come Cristo di Dio. Proprio la preghiera di Gesù, continuata e silenziosa, induce i discepoli a intuire qualcosa di profondo e straordinario riguardo a Gesù stesso, al mistero della sua persona. Egli infatti li sul monte rivela nella preghiera una comunione intima e unica con il Padre suo ed è per questo che Pietro, affascinato e avvolto dal modo in cui Gesù prega, può esporsi in prima persona e superare d’un tratto le ipotesi della folla a riguardo dell’identità di Gesù. Egli non è semplicemente un profeta come altri, perché il rapporto con Dio che si rivela nella sua preghiera ha qualcosa di assolutamente unico, Egli non può che essa l’Unto di Dio, il messia, colui che appartiene così radicalmente a Dio da essere definito come il Cristo di Dio, il Suo Figlio (cfr. 2, 26).

Tale unicità di Gesù si rivela pienamente nel mistero della sua passione, morte e resurrezione, che egli deve compiere a Gerusalemme. Il termine “deve” (cfr. Lc 24, 25) indica una necessità di natura divina, un disegno del Padre al quale Gesù si sottomette, nonostante esso passi attraverso la sofferenza (cfr. Is 53, 4) e il rigetto da parte del popolo (cfr. Sal 118, 22). Ma al terzo giorno (cfr. Os 6, 2) Gesù risorgerà.

Solo rimanendo in profonda intimità di vita con Gesù noi possiamo entrare nel mistero della sua persona, come hanno fatto i suoi discepoli, pur nell’inevitabile fatica ad accettare la dimensione di sofferenza e morte attraverso la quale Gesù passa volontariamente.

 

 

 

Suggerimenti di preghiera

1. Mi dispongo davanti a Dio in preghiera. Sto in ginocchio o seduto, per entrare in colloquio con il Signore, o meditare su ciò che leggo, a seconda di ciò che voglio.

2. Leggo con attenzione il brano di Vangelo.

3. Chiedo al Signore una conoscenza interiore di Gesù, che per me va alla passione, per amarlo e servirlo sempre più.

4. Vedo le persone che agiscono, osservo come si comportano. Vedo Gesù in preghiera assieme con me e rimango affascinato dalla sua intima immersione nel mistero del Padre suo.

5. Ascolto ciò che dicono i personaggi. Sento rivolta a me la domanda: “voi chi dite che io sia?”. È per me realmente Gesù il messia di Dio? Sento nella mia vita di poter donare tutto il mio cuore a lui, senza riserve, perché egli mi rivela il volto d’amore del Padre?

6. Concludo con un Padre Nostro.

 

 

Sancta meretrix (Omelia XI TO Anno C)

Il vangelo di oggi ci parla di conversione, parola troppo abusata nel passato e oggi facciamo fatica ad afferrarne il senso.  Ci si converte  a nuove tecnologie a cui prima non si era abituati, a nuove mode nell’abbigliamento o a stili di divertimento. Ci si converte a nuovi modelli di pensiero, nel lavoro, nell’economia o nella politica. In quest’ultima in particolare sembra che le conversioni da una parte all’altra siano piuttosto frequenti…

Ma cosa significa convertirsi dal punto di vista religioso? Non si tratta unicamente di rivedere il proprio pensiero su una determinata realtà, fosse anche su Dio, altrimenti basterebbe la legge di Mosè per renderci giusti. Prima che nell’ambito intellettuale la conversione attraversa gli strati più profondi del nostro essere e della nostra esistenza, è una trasformazione nell’amore che avviene alla radice di noi stessi e che è unicamente dono di Dio. Afferma San Paolo:“questa vita, che vivo nel corpo, la vivo nella fede del figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me”. Questo amore del figlio di Dio è all’origine di un dono radicale,  che produce la nostra conversione, ossia che passa attraverso la nostra libertà per operare in essa le Sue meraviglie d’amore.  Se prima c’è il dono di Dio vuol dire  che il merito è sempre suo, è lui che ha l’iniziativa, e la nostra libertà è sempre ulteriore e subordinata alla sua.

D’altra parte però la conversione è anche opera dell’uomo, oltre che di Dio. Se Lui ha l’iniziativa col suo dono d’amore che si compie nel Figlio di Dio, a quel punto però Egli non vuole bypassare la nostra libertà, ma anzi valorizzarla e ci chiede una personale appropriazione di quei sentimenti profondi, di quell’abbandono amorevole e sereno che sentiamo prodursi in noi.

Convertirsi allora vuol dire sentire la propria fragilità e miseria davanti all’amore di Dio e attivare un percorso di rigenerazione. Quale? Quello dell’amore. Sono i gesti della donna, come gesti d’amore, che indica la conversione personale, insieme dono di Dio  e frutto di un’intenso percorso personale:  lavare i piedi, per giunta con le lacrime, baciarli e cospargerli di profumo. Nell’AT l’espressione “lavare i piedi” è un eufemismo per indicare l’atto sessuale (cfr. 2 Sam 11, 8), il profumo che si espande è caratteristica dello sposo del Cantico dei cantici (Ct 1, 3), il bacio è la manifestazione dell’amore tra uomo e donna (Ct 1, 2). Allora Gesù può dire: le sono perdonati i peccati perché ha molto amato. Ma come, il perdono, la remissione del debito nella parabola raccontata da Gesù, non era forse stato gratuito e il debitore non aveva forse amato in conseguenza della remissione dei suoi debiti? Certamente il perdono di Dio è gratuito, ma esso si rende attivo nella vita della persona quando essa compie i gesti dell’amore, quando attiva un percorso di rigenerazione che la apre al mistero di Cristo e della sua persona, fino  a percepire simultaneamente la propria miseria e l’amore di Dio. L’amore concreto e reale attiva il perdono dei peccati da parte di Dio.

La donna e il fariseo Simone sono contrapposti: l’una piange e bacia, l’altro giudica. L’uno è rappresentante del religioso benpensante, che non ha conosciuto Dio, l’altra è rappresentante del popolo ignorante e peccatore, ma capace di amare.

Anche la Chiesa per essere se stessa deve passare dall’atteggiamento del giudizio a quello dell’amore.  Tanti chiedono il battesimo dei figli in situazioni di irregolarità, tanti fanno il cammino verso il matrimonio già conviventi, tanti portano i figli a catechismo senza venire a messa la domenica. La prima tentazione dell’uomo religioso è di creare separazione, differenziando l’interno e l’esterno della comunità attraverso regole umane. Ma il dentro e il fuori sono affare di Dio e dello Spirito Santo, non di uomini che costruiscono muri artificiali, capaci di cadere sulla gente al primo soffio di vento. La Chiesa è opera di Dio è prostituta divenuta sposa è sancta meretrix.  Solo se recupera questa umile femminilità redenta, la Chiesa può conservare il suo carattere popolare e non ridursi ad una gelida elite fuori dal tempo e dalla storia.

Il dolore originario della partenza (Omelia X TO Anno C)

 

Immaginiamo una folla silenziosa, si ode soltanto il pianto di una donna, pianto sommesso e disperato segno di un dolore senza speranza che rievoca e supera tutti i dolori precedenti.  Una donna, che ha già perso il compagno della sua vita, ora perde anche il figlio. Privata dell’affetto e della dolce consuetudine di chi le era stato al fianco per tanto tempo, ora viene privata anche del suo futuro, di colui nel quale riponeva le speranze, la sua ultima ragione di vita. Ora è una donna sola e senza protezione, perché in Israele una vedova senza figli, non avendo né casa né eredità, è praticamente ridotta alla mendicità.

La vedova che ha perso la protezione del suo sposo è simbolo di Israele che è vedova abbandonata dal suo sposo-Dio nel tempo terribile dell’esilio, in cui l’eredità della terra e del tempio in Gerusalemme non ci sono più. Ma la vedova è anche figura della Chiesa, comunità che ha perso il suo sposo, Gesù, morto sulla croce. C’è un dolore originario e misteriosamente fecondo nella Chiesa, il dolore della perdita dello sposo, che si rinnova ad ogni distacco che la comunità subisce nella sua storia, a causa della partenza di coloro che le sono stati pastori e padri. Eppure senza questo dolore la Chiesa non è Chiesa: gli apostoli non avrebbero incendiato il mondo con il vangelo, se Gesù non fosse partito da loro e la comunità cristiana non cresce nella fede e nella speranza senza passare attraverso il distacco da coloro di cui crede di non poter fare a meno.

Inoltre questo dolore è fecondo perché verrà riscattato. Infatti Gesù è risorto e un anticipo della potenza di questa resurrezione si ritrova nella potenza con cui ordina al figlio della vedova: “Ragazzo, dico a te,alzati”. La parola potente di Gesù non solo richiama alla vita, ma anche rigenera la parola del ragazzo e spezza il silenzio muto della folla. Nuove parole si accavallano e si espandono: “Dio ha visitato il suo popolo. Dio ha suscitato un grande profeta tra noi”. La parola della resurrezione vince il silenzio della morte. La vedova ha ritrovato il suo figlio e contemporaneamente il suo sposo: Dio che da la vita senza fine nel suo Figlio Gesù. E la folla, ormai non più divisa tra chi seguiva Gesù e chi seguiva il corteo funebre, tutta insieme proclama la sua fede nel Signore.

Questa folla è figura della Chiesa, invitata a ritrovare la fiducia nella parola di Dio, parola potente. Il suo sposo è sempre vivo perché è risorto e guida la sua Chiesa. I papi cambiano ed ogni volta sembrano dominare paura ed incertezza eppure lo Spirito ci sorprende con energie nuove e con personalità ogni volta tanto diverse. I parroci cambiano ed è un dolore grande, più ancora che per i meriti pastorali, per quell’affetto umano che segna i nostri rapporti e che li vorrebbe eterni. Poi ci sono i dubbi per il futuro, le sfide che sembrano insuperabili senza la guida a cui ci si appoggiava fino a ieri. Come fare senza di lui?

Come hanno fatto gli apostoli senza Gesù? Hanno avuto fiducia nella parola di Gesù risorto, che gli aveva promesso lo Spirito Santo, quello Spirito che sempre ci accompagna, ci consola e ci da la forza. Che rinnova per noi quella parola che il Signore ha pronunciato per la vedova: “Non piangere”. Il Signore invita anche noi a non piangere, ma ad avere fede nella sua parola potente che cambia la realtà e apre una nuova fecondità alla Chiesa. È Gesù a riconsegnare il figlio guarito alla vedova, è Gesù a rendere feconda la nostra comunità, a renderla missionaria e capace di generare la fede nei ragazzi, nei giovani e nelle tante persone che incontriamo nella vita pastorale della nostra comunità. È Gesù a darci la speranza e la forza di non mollare, a rialzarci nei momenti di svilimento, a non avere paura delle sfide che il futuro riserva. Le difficoltà, come sempre, non mancheranno. Ma una vita senza difficoltà e senza sfide che vita è? Certo non è la vita cristiana. Noi siamo cristiani e sappiamo camminare con fiducia anche nelle svolte spesso improvvise che la vita riserva.

 

 

La sposa sconveniente (Lectio XI TO Anno C Lc 7, 36 – 8, 3)

 

 

Lc 7, 36 – 8, 3.

36Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. 37Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; 38stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo. 39Vedendo questo, il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!».
40Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Di’ pure, maestro».41«Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta.42Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». 43Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene». 44E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. 45Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. 46Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. 47Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco». 48Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». 49Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». 50Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!». 1 In seguito egli se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio. C’erano con lui i Dodici 2e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; 3Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni.

 

 

Lectio

La liturgia unisce l’episodio della donna peccatrice in casa del fariseo Simone (7, 36 – 50) con un breve sommario sulle donne che seguivano Gesù come discepole (8, 1 – 3). La donna peccatrice, divenuta credente, è simbolo della Chiesa stessa, sposa di Cristo, la cui femminilità si manifesta chiaramente per la presenza di tante donne come discepole.

Questo sfondo sponsale emerge dai gesti della donna peccatrice. Sono tutti gesti d’amore: lavare i piedi, per giunta con le lacrime, baciarli e cospargerli di profumo. Nell’AT l’espressione “lavare i piedi” è un eufemismo per indicare l’atto sessuale (cfr. 2 Sam 11, 8), il profumo che si espande è caratteristica dello sposo del Cantico dei cantici (Ct 1, 3), il bacio è la manifestazione dell’amore tra uomo e donna (Ct 1, 2). Al fariseo Simone non sfugge il significato di questi gesti, scandaloso in quanto questa donna era una peccatrice di quella città e pertanto comincia a dubitare della qualità profetica Gesù. Ma Gesù mostra di essere un profeta non solo perché sa benissimo chi è questa donna, ma ancor più perché conosce i pensieri di Simone e a lui si rivolge con un’accusa in forma di parabola, come fanno i profeti nell’AT (2 Sam 12, 1 – 4). Attraverso la parabola il profeta porta l’interlocutore ad un giudizio che poi viene rovesciato su di lui. Secondo la parabola la donna è colei che ama di più perché le è stato condonato di più, mentre Simone ama poco perché gli viene perdonato poco.   Tuttavia Gesù si esprime in modo apparentemente contraddittorio, dicendo: “Le sono perdonati i suoi peccati perché ha molto amato”  (v. 47). Cosa viene prima l’amore o il perdono dei peccati?

La donna fa parte di quel popolo peccatore che ha riconosciuto la giustizia di Dio con la penitenza chiesta da Giovanni (cfr. 7, 29). L’iniziativa è di Dio che perdona il peccato (il perdono di Dio viene prima ed è gratuito!), ma al peccatore spetta rendere attivo questo perdono con gesti di conversione. Proprio i gesti d’amore verso Gesù rappresentano la conversione del peccatore nel tempo del Messia/sposo Gesù. E questo amore rende attivo e reale il perdono di Dio.

E il fariseo Simone? Non sappiamo come risponderà all’accusa di Gesù, perché Luca vuole che ci identifichiamo con lui. La sua risposta sarà la nostra risposta all’appello profetico di Gesù.

Suggerimenti di preghiera

1. Mi dispongo davanti a Dio in preghiera. Sto in ginocchio o seduto, per entrare in colloquio con il Signore, o meditare su ciò che leggo, a seconda di ciò che voglio.

2. Leggo con attenzione il brano di Vangelo.

3. Chiedo al Signore una conoscenza interiore di Gesù, profeta dalla parola potente e sposo della Sua Chiesa, per poterlo amare e seguire sempre più.

4. Vedo le persone che agiscono, osservo come si comportano. Vedo i gesti provocatori e scandalosi della donna e entro nei pensieri di giudizio dei presenti. Immagino l’amore intimo e sofferente della donna per Gesù.

5. Ascolto ciò che dicono i personaggi. Sento rivolte ame le parole che Gesù rivolge a Simone. Sono disponibile ad amare Gesù come la donna, fino al punto da apparire sconveniente o disonorevole o pazzo agli occhi del mondo?

6. Concludo con un Padre Nostro.

 

Lectio divina X TO Anno C (Lc 7, 11 – 17)

Lc 7, 11 – 17

11In seguito Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla. 12Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei. 13Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». 14Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». 15Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre. 16Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo». 17Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante.

 

 

 

Lectio

Gesù si sposta fino a Nain, a una decina di Km a sud – est di Nazareth, ed è accompagnato dalla folla numerosa (cfr Lc 7, 1. 9) e dai suoi discepoli (cfr. 6, 17). Questo gruppo di persone si incontra con un corteo funebre che sta uscendo dalla città, e che accompagna una vedova e il suo figlio morto (cfr. 1 Re 17, 17 – 24).  Luca usa il termine “Signore” per indicare Gesù (v. 13) e i suoi sentimenti di compassione. È un termine forte, che si riferisce a Dio stesso: in tal modo i sentimenti di Gesù, sui quali Luca è ordinariamente molto riservato, esprimono l’amore stesso di Dio, la sua misericordia verso il suo popolo (cfr. Ger 31, 20; Is 54, 7; Lc 15, 20). Senza aver paura di contrarre l’impurità (cfr. Num 19, 11. 16) Gesù tocca la bara del morto e con la sua semplice parola (“Alzati”: è il verbo della resurrezione di Gesù, cfr. Lc 24, 46) provoca la resurrezione del ragazzo, che si alza a sedere e incomincia a parlare. Come il profeta Elia Gesù fa risorgere il figlio di una madre vedova e lo ridà a sua madre (cfr. 1 Re 17, 17 – 24); più di Elia Gesù non ha bisogno di compiere tanti riti e preghiere, ma basta la potenza della sua parola a realizzare il miracolo.

Gesù è certamente un grande profeta, come lo definisce la folla (v. 16), ma molto più che un semplice profeta Egli inaugura i tempi messianici in cui Dio visita il suo popolo (cfr. Lc 1, 68. 78) e le antiche promesse si compiono. In Lui Dio si fa vicino a Israele, sposa rimasta vedova e priva di figli e che ora vede restituito il frutto della sua fecondità (cfr. Is 49, 21). Più che un profeta egli è lo Sposo che ridà il figlio alla sua sposa Israele/Chiesa con la vittoria sulla morte e la potenza della sua resurrezione.

 

 

 

 

Suggerimenti di preghiera

1. Mi dispongo davanti a Dio in preghiera. Sto in ginocchio o seduto, per entrare in colloquio con il Signore, o meditare su ciò che leggo, a seconda di ciò che voglio.

2. Leggo con attenzione il brano di Vangelo.

3. Chiedo al Signore una conoscenza interiore di Gesù, profeta dalla parola potente e sposo della Sua Chiesa, per poterlo amare e seguire sempre più.

4. Vedo le persone che agiscono, osservo come si comportano. Mi lascio coinvolgere dal sentimento di compassione di Gesù verso quella donna. È la compassione di Dio verso il dolore del mondo e anche il mio dolore.

5. Ascolto ciò che dicono i personaggi. La parola potente di Gesù: “Ragazzo, dico a te, alzati”. La ripeto come se la dicesse a me per farmi alzare dalle miserie e chiusure che mi portano alla morte. Lo stupore della folla di fronte al miracolo è anche il mio. Il Signore è misericordioso e compie miracoli ad ogni tornante della mia esistenza.

6. Concludo con un Padre Nostro.