Lectio divina XXIX TO Anno C

 

Preghiera su Lc 18, 1 – 8  XXIX T.O. Anno C

Questa parabola di Gesù si inserisce in un contesto che riguarda gli ultimi tempi, prima della fine del mondo (cfr. 17, 22 – 35). Con Gesù il tempo della fine è arrivato, nel senso che “passa la scena di questo mondo” (1 Cor 7, 31), e nonostante l’attesa della storia sembri infinita, in realtà il giorno del Signore (v. 17, 24) arriverà improvviso come un lampo che attraversa il cielo. Quale atteggiamento caratterizza il cristiano nella sua attesa? La preghiera, con insistenza e senza stancarsi (v.  1).  A questo proposito Gesù racconta la parabola del giudice malvagio e della vedova importuna. Il giudice è descritto come uno che “non teme Dio e non si cura degli uomini”, con una definizione che ribalta la sintesi della legge nell’amore di Dio e del prossimo (cfr. Lc 10, 25 – 28) anche alla luce della tradizione profetica riguardante i giudici corrotti in Israele (cfr. Mic 7, 3). La vedova – categoria che, assieme all’orfano e allo straniero, rappresenta i deboli per eccellenza, che devono essere difesi e non maltrattati per legge (cfr. Es 22, 21- 23) –  è presentata come una che “veniva” dal giudice, con un verbo che indica un’azione continua e ripetuta. In effetti per diverso tempo il giudice non volle darle ascolto (v. 4).  Solo l’insistenza della vedova permette alla situazione di sbloccarsi, dal momento che il giudice, pur non agendo per misericordia, le fa giustizia almeno per cavarsela di torno, perché non venga  importunato per sempre (v.  5).  Gesù conclude la parabola con un ragionamento a forziori (cfr. Lc 11, 5 – 13): se il giudice, che è ingiusto, farà giustizia alla vedova, quanto più Dio farà giustizia rapidamente a coloro che gridano verso di lui giorno e notte? Non può esserci paragone tra Dio e un giudice empio: se dunque anche un giudice empio può fare giustizia a chi lo prega, quanto più Dio?  La vedova è qui posta in rapporto con gli eletti (cfr. Is 65, 9) che gridano a Dio giorno e notte: essi sono i fedeli, il popolo di Dio che, messo alla prova dal male e dall’ingiustizia della storia, si abbandona totalmente a Dio e grida come Mosè di fronte alla morte imminente  (cfr. Es 14, 15; 15, 25) o come Israele di fronte all’oppressione dei nemici (cfr. Gdc 6, 6). Non a caso Israele stesso è identificato dai profeti con una vedova sterile, che viene riscattata dal suo sposo, il Signore, e ritorna ad avere figli (Is 49, 21).  Se il tempo della prova, dell’esilio, della persecuzione, dell’ingiustizia sembra essere infinito perché Dio sembra pazientare (v. 7 cfr. Sir 35, 21 – 25), se la storia, con i suoi corsi e ricorsi sembra non uscire mai in modo definitivo dalla spirale del male e dell’oppressione degli innocenti, in realtà la preghiera con insistenza dei fedeli, fa loro sperimentare  il paradosso di una giustizia di Dio che arriva prontamente, anche se in modo spesso misterioso, perché i tempi ultimi del Regno di Dio con Gesù sono definitivamente arrivati.

 

 

Suggerimenti per la preghiera

1. Mi dispongo davanti a Dio in preghiera. Sto in ginocchio o seduto, per entrare in colloquio con il Signore, o meditare su ciò che leggo, a seconda di ciò che voglio.

2. Leggo con attenzione il brano di Vangelo.

3. Chiedo al Signore di poterlo conoscere interiormente come maestro divino, per amarlo e seguirlo sempre più.

4. Vedo le persone che agiscono, osservo come si comportano e si relazionano. Rifletto sull’atteggiamento di perseveranza della vedova. Se la vedova poteva avere fiducia nel giudice empio, se non altro in virtù della propria insistenza, quanta fiducia dovremmo avere noi nel Padre?

5. Medito su cosa dicono i personaggi.  Penso alla storia del mondo, con le sue ingiustizie e il suo male, e considero come nella croce di Gesù tutto il male è stato assunto da Dio e trasformato in un dono d’amore. Con la preghiera entro in questo mistero della redenzione.

6. Sento le parole di Gesù, che mi dice: pregate senza stancarvi. Chiedo al Signore Gesù il dono della perseveranza.

7. Concludo con un Padre Nostro.

 

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2 Comments

  1. Mi immedesimo e con fiducia, cerco di aprire il mio cuore perché so che Lui mi ascolta sempre. In questo momento riesco a sentirmi libera, anche se a volte non è così.
    Quando il mio stare di fronte a Lui è più cosciente e sveglio, allora so amare e le richieste che provengono dal cuore non sono intrise di egoismo. In fondo, penso che S. Paolo abbia colto perfettamente la nostra povertà quando dice: “Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito, perché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio”. (Rom. 8, 26-27).
    Allora imparo attraverso queste parole, la posizione che devo avere: devo semplicemente stare di fronte a Lui, senza la pretesa che ciò che accadrà avvenga come voglio io, ma come vuole Lui.
    Fa o Signore, che in me si compia la Tua volontà.

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