Lectio divina XXXI TO Anno C

Preghiera su Lc 19, 1 – 10  XXXI T.O. Anno C

Prima di entrare in Gerico Gesù, mentre si avvicinava alla città (18, 35), aveva guarito un cieco, che poi aveva incominciato a seguirlo diventando suo discepolo (18, 43). Ora, nel suo movimento verso Gerusalemme, Gesù ha fatto tappa a Gerico entrando nella città e la sta attraversando (19, 1).  Ecco si presenta un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, la cui cecità non è fisica ma morale e spirituale (19, 3), ed è mosso dalla curiosità di vedere chi fosse Gesù. Come per il cieco (cfr. 18, 39) anche per Zaccheo la folla è un ostacolo, perché egli è piccolo di statura. Senza temere di mettersi in ridicolo davanti a tutti egli corre in avanti e sale su un sicomoro perché sapeva che Gesù sarebbe passato di la (v. 4).  Al momento culminante quando Gesù passa, non è Zaccheo a prendere l’iniziativa, ma Gesù stesso, che lo chiama per nome: “Zaccheo, scendi subito perché oggi è necessario che io rimanga a casa tua” (v. 5). Come Gesù poteva aver già conosciuto Zaccheo? Non è dato saperlo. Zaccheo e noi lettori ci rendiamo conto che mentre quest’uomo cercava Gesù per curiosità, era in realtà Gesù che stava entrando in città per cercarlo. Tutta la passaggiata di Gesù a Gerico non aveva altro scopo che andare a trovare quest’uomo ricco e ladro – nonostante la simpatia che il narratore ci comunica per Zaccheo egli era un capo dei pubblicani, che facevano una buona cresta alle tasse richieste dall’impero – ed entrare in casa sua.  Ci sarà sicuramente stata gente migliore di Zaccheo in Gerico, eppure Gesù vi è entrato solo per lui.  Zaccheo scende subito con gioia. La sua fretta rivela che l’oggi  della salvezza (v. 5 cfr. 2, 11; 4, 21) è arrivato anche per lui ed egli ne approfitta con gioia (cfr. 1, 14; 2, 10).  Contestualmente è la folla a costituire un nuovo ostacolo nella comprensione di ciò che accade: essi mormorano contro Gesù, andato ad alloggiare da un peccatore (v. 7). Come quando era andato a mangiare dagli amici di Levi (cfr. 5, 30) anche qui la folla si scandalizza.  Zaccheo mostra che l’incontro con Gesù lo ha cambiato intimamente e le opere che promette di fare sono il segno di un’autentica conversione, che apre il suo sguardo ai poveri e ripara ai peccati passati (v. 8). Con la sua risposta Zaccheo è finalmente entrato nella salvezza e si sono compiute per lui le promesse fatte ad Abramo (cfr. Lc 13, 16): egli appartiene al popolo dei figli di Abramo (cfr. Gal 3, 7), di coloro che si sono salvati per la fede nel Signore (v. 8) come Abramo, che aveva accolto con sollecitudine il Signore nella sua casa (cfr. Gn 18, 3).  Gesù stesso sintetizza tutta la sua missione come un ricercare colui che era perduto, con l’amore del pastore che va in cerca della pecora perduta, lasciando le 99 nell’ovile (cfr. Lc 15, 4 – 7; Ez 34, 16).

 

Suggerimenti per la preghiera

1. Mi dispongo davanti a Dio in preghiera. Sto in ginocchio o seduto, per entrare in colloquio con il Signore, o meditare su ciò che leggo, a seconda di ciò che voglio.

2. Leggo con attenzione il brano di Vangelo.

3. Chiedo al Signore di poterlo conoscere interiormente come maestro misericordioso, per amarlo e seguirlo sempre più.

4. Vedo le persone che agiscono, osservo come si comportano e si relazionano. Rifletto sul fatto che mentre Zaccheo cerca Gesù in realtà è cercato e trovato da Lui. Ripenso a come il Signore mi ha cercato e trovato, passando attraverso la mia personale ricerca di Dio.

5. Medito su cosa dicono i personaggi.  La dichiarazione di Zaccheo: “Signore, ecco do la metà dei miei beni ai poveri e se ho frodato qualcuno ridò quattro volte tanto”, esprime prima di tutto la fede in Gesù come Signore, attraverso segni concreti di conversione. Rileggo i frutti di conversione della mia vita, a partire dall’incontro con Gesù.

6. Concludo con un Padre Nostro.

 

 

1 Comment

  1. Mi immedesimo.
    Anch’io come Zaccheo, mi sento piccola di statura e spesso ho bisogno di qualcuno, o che accada qualcosa per potermi innalzare e riuscire a vedere Gesù: il mio desiderio non basta.
    E’ però per me incoraggiante, che Lui mi conosca per nome, che il mio nome sia “scritto nel cielo” come Lui afferma ai settantadue che tornano pieni di gioia dopo aver scacciato demoni e aver guarito nel Suo nome (Lc 10, 17-20).
    Tornando a Zaccheo, sorprende l’iniziativa di Gesù che, dopo averlo chiamato, gli dice: “oggi è necessario che io rimanga a casa tua!”
    In questa espressione, vorrei sottolineare:
    – “oggi è necessario”. Gesù sa qual è il bisogno fondamentale del nostro cuore perciò, adesso, subito e non “ci vedremo domani”;
    – “che io rimanga”. Gesù non dice “passerò”. No, “che io rimanga”. Il verbo rimanere, Gesù lo usa un numero grande di volte nel Vangelo di Giovanni, particolarmente al Cap. XV e vuole significare il Suo permanere in noi.
    Solo dopo averlo chiamato per nome ed essergli rivelato in quel modo, Zaccheo può veramente vedere il Signore e cambiare la sua vita.

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