Lectio divina XXXII TO Anno C

Preghiera su Lc 20, 27 – 38  XXXII T.O. Anno C

I sadducei, che sono famiglie di sacerdoti che amministrano il Tempio di Gerusalemme, interrogano Gesù, probabilmente per metterlo alla prova, su una questione dibattuta tra gli ebrei dell’epoca di Gesù: la resurrezione. Secondo i sadducei, che interpretano la legge di Mosè alla lettera, non c’è resurrezione dai morti, invece secondo i farisei e i loro scribi le Scritture attestano la resurrezione finale. Questi sadducei prendono spunto dalla legge del levirato (cfr. Dt 5, 5 – 10), che obbliga un uomo a sposare la moglie di suo fratello morto senza figli, in modo da dargli una discendenza, per mettere in dubbio una vita nell’aldilà. Infatti se tutti i mariti muoiono senza aver dato figli, a chi apparterrà la loro moglie nell’aldilà? La risposta di Gesù mette in crisi la visione materialistica che questi sadducei hanno dell’aldilà. Egli arriva ad affermare che chi avrà parte alla resurrezione non ha più bisogno di sposarsi, perché non vi sarà più attività sessuale (v. 35 – 36). Se la legge del levirato mostra il desiderio di eternità insito nell’uomo attraverso la generazione carnale, Gesù ne indica il compimento nella resurrezione dei morti. Non sarà più necessario avere figli, perché saremo tutti figli di Dio, in comunione con il Figlio per eccellenza, Gesù Cristo, morto e risorto secondo le Scritture (cfr. 1 Cor 15, 3 – 4).  Gesù trova anche una conferma di questa riflessione nella Scrittura del Pentateuco, considerata ispirata anche dai Sadducei. Egli si rifà a Es 3, 6, in cui Dio si autoproclama come il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. Se Dio ha fatto Alleanza con degli uomini fino al punto che egli si autodefinisce in rapporto a loro, allora questa Alleanza non può che essere eterna, insieme con i suoi beneficiari.  Chi è il Dio che si rivela nella Bibbia? È il Dio – con – noi, l’Emmanuele (cfr. Is 7, 14), colui che vive per noi e con noi, così che anche noi possiamo vivere per lui (v. 38). Cosa significa vivere per lui? Significa sia vivere grazie a lui e al dono della vita che gli appartiene per definizione, sia vivere per amare Lui, donandogli a nostra volta tutto ciò che siamo.

La conferma delle parole di Gesù da parte degli scribi lascia intuire che proprio Lui, la sua persona e il mistero della Sua resurrezione sono il criterio interpretativo più adeguato per comprendere le Scritture dell’Antico Testamento (cfr. v. 39; cfr. 24, 27).

Suggerimenti per la preghiera

1. Mi dispongo davanti a Dio in preghiera. Sto in ginocchio o seduto, per entrare in colloquio con il Signore, o meditare su ciò che leggo, a seconda di ciò che voglio.

2. Leggo con attenzione il brano di Vangelo.

3. Chiedo al Signore di poterlo conoscere interiormente come maestro divino, per amarlo e seguirlo sempre più.

4. Vedo le persone che agiscono, osservo come si comportano e si relazionano. Es: rifletto sulla corta visione dei sadducei, che leggono le Scritture senza comprendere in profondità il senso. La superficialità e la banalità nella visione materialistica delle cose è qualcosa di molto attuale.

5. Medito su cosa dicono i personaggi.  Es: Gesù afferma che fin d’ora siamo figli di Dio, figli risorti. Il mio vivere per Dio è già un essere figlio, principio di resurrezione futura. Medito su come Dio mi trasforma in suo figlio, attraverso un cammino di purificazione nell’umiltà.

6. Concludo con un Padre Nostro.

SCHEDA DI LETTURA XXXII TO Anno C

1 Comment

  1. Leggendo il brano di Luca, mi accorgo di quanto grande sia la mia distrazione quotidiana: il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe è il Dio dei vivi e non dei morti e questa verità della nostra fede ci è dimostrata da Gesù Risorto. Per questo la mia vita e tutto il suo scorrere, ha un significato grande perché la risurrezione di Gesù ha efficacia anche ora. Io devo vivere da persona risorta e quindi non devo permettere che il mio cuore sia adombrato dalla patina della tristezza o della paura. Gesù, accomiatandosi dai Suoi dice: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, io ve l’avrei detto… ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io.” (Gv. 14, 1 – 3).
    Mi chiedo: quante volte dimostro alle persone che incontro di essere “risorta”? Con quanta letizia accompagno le strette di mano e i sorrisi con cui mi impatto con la gente?
    Io ho ricevuto tutto dal Signore e perciò non dovrebbe essere troppo difficile unirmi al salmista che dà lode al Signore con queste parole: “E’ bello dar lode al Signore e cantare al tuo nome, o Altissimo,…”(Sal 92, 1).
    Diventa di sicura consolazione il pensare che un giorno potremo godere pienamente della Sua presenza e che ci riconosceremo anche come amici, fratelli, discepoli, figli, sposi (perché nulla andrà perduto), legati da un amore grande e che questo amore che abbiamo sentito gli uni per gli altri, sarà purificato e sarà quindi vero amore, perché sciolto dai lacci degli egoismi della terra. In questa nuova consapevolezza, saremo grati per averne assaporato un po’ la grandezza anche in questa vita, in attesa del compimento.

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