Omelia III Avvento Anno A

Un pò ci impressiona che una persona tutta d’un pezzo come Giovanni il Battista, che aveva battezzato con acqua Gesù protestando perchè sapeva che era lui a avere necessità del battesimo di gesù, quello con lo Spirito Santo e il fuoco, proprio Lui che aveva capito che Gesù era il messia, avendolo aspettato tutta la sua vita… eccolo ora caduto in una rete di dubbi e di incertezze che lo tormentano e che sono molto più duri da sopportare delle catene che gli avvolgono polsi e caviglie nel carcere di Erode.
Ma Giovanni non è il tipo da lasciarsi scoraggiare e affronta di petto i suoi dubbi con l’unica possibilità che gli è rimasta: spedire alcuni suoi discepoli da Gesù per piorgli la fatidica domanda: “Sei tu colui che deve venire, il messia, o dobbiamo aspettarne un altro?”. Si, perchè vedi, io sono ancora in prigione, Erode è ancora tetrarca e governa per conto dell’impero romano, inoltre continua a tenere con se la moglie di suoi fratello. Tutti i nodi politici sociali che rendeano complessa e difficile la situazione quando io predicavo, sono ancora li, da sciogliere… e tu sembri non far nulla… si hai raccolto qualche discepolo con te, dicono che compi dei miracoli con alcuni malati…certamente parli bene, sei un rabbì rispettato, temuto e spesso odiato. Ma il messia che deve venire è un altra cosa, lui ha in mano il fuoco per punire i cattivi, per mettere a posto le cose distruggendo il male ed eliminandolo dal mondo…come mai tu non lo stai facendo? Sei proprio tu il messia o dobbiamo aspettarne un altro?
Questo doveva essere più o meno il dubbio di Giovanni ed egli, senza vergogna, lo ha presentato a Gesù, si è messo in dialogo con Gesù facendogli una domanda importante. Noi, a differenza di Giovanni abbiamo spesso paura dei nostri dubbi, ed evitiamo di prenderli in considerazione, per non fare la fatica di mettere in discussione tante cose. Allora essi ritornano fuori con rabbia, in modo esplosivo…poi ci calmiamo e nuovamente li mettiamo in sordina, perchè abbiamo paura di prendere il toro per le corna. Se invece comprendessimo che il dubbio è un nostro alleato, che non dobbiamo averne paura, che anzi dobbiamo dargli ascolto, per dialogare con il non credente che è dentro ciascuno di noi, farne emergere le riflessioni, i ragionamenti, cogliendone punti deboli e punti di forza, questo aumenterebbe la nostra capacità di leggere le cose e il mondo.
Così ci chiede di fare Gesù, che non si offende di fronte alla domanda degli inviati di Giovanni, ma li invita a guardare a realtà, le cose, la vita. Gesù infatti li ascolta e non da subito una risposta, non dice, sono io il messia, ma li invita a leggere nella realtà i segni di vita che riguardano il messia e che compiono le profezie di Isaia: i ciechi vedono, i sordi odono, i lebbrosi sono purificati, imorti risuscitano, ai poveri è annunciato il vangelo.
Osserva i segni, ci dice Gesù, leggili alla luce della Parola di Dio. Analizza il significato di questi segni che tu vedi nella tua vita, e che sono gli avventimenti e le persone, l’ insieme di tutte le situazioni, le relazioni, gli eventi che accadono, tutta la tua storia personale. Questi segni acquistano un significato alla luce della tua storia, che va compreso. poi bisogna verificarne la portata, e giudicare da se stessi se questi segni sono in grado di rispondere ai nostri dubbi.
I segni di resurrezione e di vita sono apparentemente piccoli e umili. Gesù non ha guarito tutti i ciechi, non ha fatto risorgere tutti i morti, non ha purificato tutti i lebbrosi della sua epoca. Eppure il piccolo seme dei segni di vita, i miracoli, che è stato seminato quando era vivo e ancor più attraverso la sua morte e resurrezione, questo piccolo seme, umile, è però tanto potente da attraversare la storia ed arrivare fino a noi. è il seme della Chiesa di cui siamo parte.
I piccoli semi maturano e crescono in grandi alberi, anche passando attraverso momenti di crisi e di morte apparente. Solo il tempo e la pazienza, come dice Giacomo, consentono all’uomo di comprendere il mistero e diventare sapiente. Intanto però una prima risposta che abbiamo già avuto in dono è la gioia. Se il nostro cuore è aperto alla verità, la gioia non può non enetrare in qualche modo nella nostra vita, anche attraverso le feritoie del dolore, come una serenità calma e pacifica, un mare limpido e profondo dopo la tempesta.
Questo è il primo segno del Regno che Gesù ci chiede di osservare e valutare.

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