Giuseppe o l’obbedienza dell’amore (Omelia IV TO Anno A)

La tradizione ci ha consegnato un’immagine di Giuseppe come di un uomo anziano. Non facciamo fatica a pensare che Maria era una ragazzina, ma Giuseppe lo pensiamo come un’uomo maturo, addirittura anziano, con la barba. Anche in molti film su Gesù si segue questo stereotipo, che ha radici antiche, addirittura nel vangelo apocrifo di Giacomo, del III secolo dopo Cristo.

Il ragionamento è semplice: come si può spiegare la castità di Giuseppe, se non pensando che sia un uomo vecchio, ormai giunto alla pace dei sensi, dopo una serie di altri matrimoni, e che instaura con Maria un rapporto quasi paterno?

Ma il vangelo non ci dice nulla sull’età di Giuseppe né su altri suoi precedenti matrimoni, e dunque non ci autorizza a pensare nella di simile. Anzi i matrimoni a quell’epoca avvenivano in età molto precoce, non solo per le donne, ma anche per gli uomini. Giuseppe poteva avere non più di 20 anni.

Il vangelo ci consegna il turbamento di quest’uomo giovane, di fronte alla gravidanza inaspettata di Maria. Per la legge avrebbe dovuto scrivere un libretto di ripudio e rescindere il contratto di fidanzamento, esponendo Maria alla pubblica infamia. Eppure Giuseppe, fedele alla legge ma anche profondamente affezionato, diciamo pure innamorato di Maria, sta pensando di rimandarla in segreto, perché non le accada nulla di male.  Giuseppe ama Maria al punto da non volere per lei se non il bene, anche di fronte al sospetto di un  tradimento. Giuseppe ama Maria e non ha paura dei suoi sentimenti, anzi li colloca dentro un discernimento ricco e vero, nel quale è coinvolta tutta la persona. A differenza di coloro che prendono decisioni con la riga e con la squadra, per paura di coinvolgere troppo se stessi e andare a rinnovare il dolore di ferite profonde, Giuseppe ama Maria, non ha paura di credere all’amore e di andare fino in fondo.

Solo un uomo che ama sinceramente e si espone alla sofferenza può arrivare alla verità di Dio nella sua vita. “Non temere di prendere con te Maria tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo spirito santo”.  Come ha potuto credere a queste parole? Solo un uomo che ama teneramente e sinceramente può aprire il cuore a questa Verità sconvolgente e lasciare spazio alla presenza di Dio nella sua vita.

L’amore lo conduce a fare spazio a Dio. L’obbedienza  di Giuseppe alla Parola dell’angelo, nel prendere con se Maria e dare al bambino il nome di Gesù, nasce infatti dall’aver colto e accettato la verità della sua vita, dentro l’inaspettata, dolorosa privazione di un diritto: quello di essere padre carnale.

Egli è colui che lascia spazio a Dio, così che Dio si riveli come l’emmanuele, il Dio con noi, il bambino nel quale è presente tutta la pienezza della divinità. L’obbedienza di Giuseppe fa della sua famiglia la “casa di Dio”

Come Giuseppe, anche noi possiamo amare e farci da parte, per lasciare che non il nostro amore geloso, ma l’amore inarrestabile di Dio possa abitare nelle nostre famiglie e fare di esse la “casa di Dio”-

Come Giuseppe, anche noi possiamo amare e farci da parte, per lasciare che la comunità cristiana cresca per ciò che Dio vuole e non per il nostro indebito protagonismo. Così anche la comunità cristiana sarà sempre più quella “casa di Dio”, dove nasce l’emmanuele.

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...