Omelia II Natale Anno A

 

 L’ eredità è ciò che il genitore quando muore lascia ai suoi figli. Si tratta non solo di soldi o di proprietà immobiliari, ma anche di beni immateriali, come i valori, l’amore, gli ideali.  Molte persone che abbiamo conosciuto nella vita ci hanno lasciato un’eredità, altrimenti si tratta di conoscenze superficiali.

Anche la sapienza, che nella prima lettura parla in prima persona ed è una specie di figlia di Dio, possiede un eredità da suo padre.  La sua eredità  è il popolo di Dio, la comunità dei santi in cui ella ha preso dimora.  Non si tratta di un ideale teorico, né di un insegnamento, ma di un popolo concreto che cammina nella storia, una comunità di persone, che sono chiamate a diventare santi, cioè ad essere riempiti della santità di Dio.

Se l’eredità della sapienza è costituita dal popolo, questo vuol dire almeno due cose: la prima è che non sono le nostre idee, per quanto intelligenti e profonde, a salvarci, ma l’appartenenza ad una comunità di salvati, che ha il dono della sapienza.  La seconda è che prima che del Papa, dei Vescovi e dei preti, il senso di fede – quella nascosta sapienza delle cose di Dio e dell’uomo – appartiene alla comunità dei battezzati, che tutti insieme  “sentono” in modo intuitivo e profondo le verità della fede.

Anch’essi hanno un’eredità da Dio e cioè la sua gloria.  Nella seconda lettura, tratta dalla lettera di San Paolo agli Efesini, leggiamo: “ Il Padre illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi.”  Se siamo figli di Dio come battezzati – tutti gli uomini lo sono potenzialmente – abbiamo un’eredità da ricevere da Dio nostro Padre. Questa eredità è la sua “gloria”.

La gloria è letteralmente il “peso” di Dio – diciamo pure un uomo di peso, per indicare qualcuno che ha autorità? – che significa la sua forza e autorità “politica”,  la sua capacità di prendere decisioni che rivoluzionano il mondo e lo ribaltano fin dalle fondamenta. Dio Padre ha preso in fondo un’unica grande decisione: ci ha donato Suo Figlio sulla croce. Il Vangelo di Gesù morto e risorto è la grande decisione di Dio che ha rivoluzionato il mondo e ci ha consegnato in eredità la “gloria” di Dio.

Noi cristiani siamo tentati di cambiare il mondo con l dottrine etiche e sociali. Ma la forza che cambia il mondo è il Vangelo contenuto in tali dottrine, è l’annuncio di Gesù morto e risorto che fa di ogni umana debolezza la forza della croce.

Qualche giorno fa sono stato a Padova con i ragazzi delle superiori all’Opera della provvidenza, una struttura per la disabilità psichica della diocesi di Padova. I ragazzi si sono stupiti perché non hanno provato un senso di pena nei confronti di queste persone meno fortunate, ma anzi di gioia. È  la gioia del Vangelo dei poveri, che sono beati perché, non avendo nulla, sanno di avere tutto, cioè Dio. Una gioia che si comunica nell’amicizia e nell’affetto e che proviene dalla potenza della croce, capace di trasformare anche il male fisico in un bene più grande.

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