Esercizio sulla sezione dei pani

FOGLIO DI LAVORO

SEZIONE DEI PANI (Mc 6, 6b – 8, 30)

6, 6b Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.  7Chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. 8E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; 9ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. 10E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. 11Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». 12Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, 13scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.14Il re Erode sentì parlare di Gesù, perché il suo nome era diventato famoso. Si diceva: «Giovanni il Battista è risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi». 15Altri invece dicevano: «È Elia». Altri ancora dicevano: «È un profeta, come uno dei profeti». 16Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto!».17Proprio Erode, infatti, aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. 18Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». 19Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, 20perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
21Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. 22Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». 23E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». 24Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». 25E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». 26Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto. 27E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione 28e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. 29I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.30Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. 31Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. 32Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. 33Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. 34Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose. 35Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i suoi discepoli dicendo: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi;36congedali, in modo che, andando per le campagne e i villaggi dei dintorni, possano comprarsi da mangiare». 37Ma egli rispose loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Gli dissero: «Dobbiamo andare a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?». 38Ma egli disse loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere». Si informarono e dissero: «Cinque, e due pesci». 39E ordinò loro di farli sedere tutti, a gruppi, sull’erba verde. 40E sedettero, a gruppi di cento e di cinquanta. 41Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero a loro; e divise i due pesci fra tutti. 42Tutti mangiarono a sazietà, 43e dei pezzi di pane portarono via dodici ceste piene e quanto restava dei pesci. 44Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini. 45E subito costrinse i suoi discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, a Betsàida, finché non avesse congedato la folla. 46Quando li ebbe congedati, andò sul monte a pregare. 47Venuta la sera, la barca era in mezzo al mare ed egli, da solo, a terra. 48Vedendoli però affaticati nel remare, perché avevano il vento contrario, sul finire della notte egli andò verso di loro, camminando sul mare, e voleva oltrepassarli. 49Essi, vedendolo camminare sul mare, pensarono: «È un fantasma!», e si misero a gridare, 50perché tutti lo avevano visto e ne erano rimasti sconvolti. Ma egli subito parlò loro e disse: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». 51E salì sulla barca con loro e il vento cessò. E dentro di sé erano fortemente meravigliati, 52perché non avevano compreso il fatto dei pani: il loro cuore era indurito. 53Compiuta la traversata fino a terra, giunsero a Gennèsaret e approdarono. 54Scesi dalla barca, la gente subito lo riconobbe 55e, accorrendo da tutta quella regione, cominciarono a portargli sulle barelle i malati, dovunque udivano che egli si trovasse. 56E là dove giungeva, in villaggi o città o campagne, deponevano i malati nelle piazze e lo supplicavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello; e quanti lo toccavano venivano salvati. 7, 1 Si riunirono attorno a lui i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme. 2Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate 3- i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi 4e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti -, 5quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?». 6Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. 7Invano mi rendono culto,insegnando dottrine che sono precetti di uomini.8Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». 9E diceva loro: «Siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione. 10Mosè infatti disse: Onora tuo padre e tua madre, e: Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte. 11Voi invece dite: «Se uno dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è korbàn, cioè offerta a Dio», 12non gli consentite di fare più nulla per il padre o la madre. 13Così annullate la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte».14Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! 15Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro». [ 16] 17Quando entrò in una casa, lontano dalla folla, i suoi discepoli lo interrogavano sulla parabola. 18E disse loro: «Così neanche voi siete capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può renderlo impuro, 19perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va nella fogna?». Così rendeva puri tutti gli alimenti. 20E diceva: «Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo. 21Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, 22adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. 23Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo». 24Partito di là, andò nella regione di Tiro. Entrato in una casa, non voleva che alcuno lo sapesse, ma non poté restare nascosto. 25Una donna, la cui figlioletta era posseduta da uno spirito impuro, appena seppe di lui, andò e si gettò ai suoi piedi. 26Questa donna era di lingua greca e di origine siro-fenicia. Ella lo supplicava di scacciare il demonio da sua figlia. 27Ed egli le rispondeva: «Lascia prima che si sazino i figli, perché non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». 28Ma lei gli replicò: «Signore, anche i cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole dei figli». 29Allora le disse: «Per questa tua parola, va’: il demonio è uscito da tua figlia». 30Tornata a casa sua, trovò la bambina coricata sul letto e il demonio se n’era andato.31Di nuovo, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidone, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. 32Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. 33Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; 34guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». 35E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. 36E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano 37e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».8, 1 In quei giorni, poiché vi era di nuovo molta folla e non avevano da mangiare, chiamò a sé i discepoli e disse loro: 2«Sento compassione per la folla; ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. 3Se li rimando digiuni alle loro case, verranno meno lungo il cammino; e alcuni di loro sono venuti da lontano». 4Gli risposero i suoi discepoli: «Come riuscire a sfamarli di pane qui, in un deserto?». 5Domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette». 6Ordinò alla folla di sedersi per terra. Prese i sette pani, rese grazie, li spezzò e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero; ed essi li distribuirono alla folla. 7Avevano anche pochi pesciolini; recitò la benedizione su di essi e fece distribuire anche quelli. 8Mangiarono a sazietà e portarono via i pezzi avanzati: sette sporte. 9Erano circa quattromila. E li congedò. 10Poi salì sulla barca con i suoi discepoli e subito andò dalle parti di Dalmanutà. 11Vennero i farisei e si misero a discutere con lui, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova. 12Ma egli sospirò profondamente e disse: «Perché questa generazione chiede un segno? In verità io vi dico: a questa generazione non sarà dato alcun segno». 13Li lasciò, risalì sulla barca e partì per l’altra riva. 14Avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé sulla barca che un solo pane. 15Allora egli li ammoniva dicendo: «Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!». 16Ma quelli discutevano fra loro perché non avevano pane. 17Si accorse di questo e disse loro: «Perché discutete che non avete pane? Non capite ancora e non comprendete? Avete il cuore indurito? 18Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate, 19quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Dodici». 20«E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Sette». 21E disse loro: «Non comprendete ancora?».22Giunsero a Betsàida, e gli condussero un cieco, pregandolo di toccarlo. 23Allora prese il cieco per mano, lo condusse fuori dal villaggio e, dopo avergli messo della saliva sugli occhi, gli impose le mani e gli chiese: «Vedi qualcosa?». 24Quello, alzando gli occhi, diceva: «Vedo la gente, perché vedo come degli alberi che camminano». 25Allora gli impose di nuovo le mani sugli occhi ed egli ci vide chiaramente, fu guarito e da lontano vedeva distintamente ogni cosa. 26E lo rimandò a casa sua dicendo: «Non entrare nemmeno nel villaggio».27Poi Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». 28Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elia e altri uno dei profeti». 29Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». 30E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1. trova il campo semantico dei termini: cibo, mangiare, pane, saziarsi, tavola, briciole…: cosa può indicare a livello dell’unità tematica della sezione?

2. trova tutte le notazioni geografiche. C’è uno spostamento “fondamentale” di Gesù in questa sezione? Se si quale? .Tieni conto che la “decapoli” sono dieci città ellenistiche (cfr. 7, 31), Betsaida – Julia (cfr. 8,22) è ai confini tra Israele e il Libano e la Siria, in territorio pagano e che la sponda ovest del lago di Gennesaret è ebraica (cfr. Dalmanutà in 8, 11), mentre quella est è pagana.  Anche Cesarea di Filippo è una città pagana.

3. trova tutti i personaggi, scena dopo scena, e suddividi le scene sulla base dell’alternanza dei personaggi. Ci sono alcuni personaggi che sono presenti più spesso. Quali?

4. Cerca di rispondere a queste domande: quale itinerario compiono i discepoli in questa sezione? Perché ci sono due moltiplicazioni dei pani e due traversate del mare come pure due guarigioni dei ciechi? Perché l’ultima guarigione del cieco (8, 22 – 26) avviene in due tempi? In definitiva quale risoluzione/rivelazione può unificare tutta la sezione?

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Lettura e preghiera di Mt 6, 25 – 34 (VIII TO Anno A)

Lettura di Mt 6, 25 – 34
Questo passo del discorso della montagna non è un invito a non lavorare, ma è una forte accusa nei confronti dell’ansia di chi si preoccupa di ogni cosa, tutto preso dal controllo dei dettagli della propria esistenza. Il paragone con gli uccelli del cielo e con i gigli del campo, che non lavorano, è efficace perché offre una testimonianza dell’interesse di Dio, come Padre, nei confronti di tutta la creazione (v. 26. 28). Se è Padre nei confronti degli uccelli e dei gigli, lo è a maggior ragione nei confronti degli uomini, anche di quelli che fanno fatica a trovare il lavoro, ad arare, seminare o filare.
Dunque l’uomo deve sforzarsi non verso i dettagli dell’esistenza, che lo disperdono in mille rivoli, ma verso il Regno di Dio e la sua giustizia. Il Padre, che sa ciò di cui abbiamo bisogno prima che glielo chiediamo (6, 8), ci chiede di agire concretamente secondo la sua giustizia, che in definitiva è il suo disegno d’amore nei nostri confronti (5, 20. 38-48).
Proprio dentro a tale ricerca quotidiana della volontà di Dio e del suo amore, emerge il di più aggiunto da Dio. Se l’uomo non può aggiungere neanche poco tempo alla sua vita, Dio invece può aggiungere ogni bene alla vita e all’amore dell’uomo (v. 30. 33).
Al cuore di questo passo evangelico si trova l’interrogazione rivolta ai discepoli, che termina con un appellativo forte. “Non farà assai più per voi, gente di poca fede?” (v. 30). Tutta questa esortazione deve dunque essere riletta da tutti i cristiani, e non solo da chi ha fatto voto di povertà, come un richiamo pressante alla fede, che fa poggiare le nostre sicurezze non sui beni che assicurano il domani (cfr. v. 34) ma sulla roccia del Padre, tramite un agire conforme alla sua giustizia (v. 34 cfr. 7, 24). Così i discepoli di Gesù possono gustare il loro oggi, senza lasciarsi rovinare dall’ansia per il domani (v. 34).

Suggerimenti per la preghiera
1. Mi dispongo davanti a Dio in preghiera. Sto in ginocchio o seduto, per entrare in colloquio con il Signore, o meditare su ciò che leggo, a seconda di ciò che voglio.
2. Leggo con attenzione il brano di Mt 6, 25 – 34.
3. Chiedo al Signore il dono di una conoscenza interiore di lui, che si affida al Padre ogni giorno, perché più lo ami e lo segua.
4. Osservo la bellezza della creazione. Tutta la vita che pulsa intorno a me è segno della provvidenza del Padre.
5. Ascolto la parola di Gesù: “non farà assai più per voi, gente di poca fede?”. Rifletto sulle mie ansie e chiedo che il Signore aiuti la mia incredulità (cfr. Mc 9, 24) .
6. Concludo con un Padre nostro.

Omelia VII TO Anno A

In Italia abbiamo il problema delle carceri piene. Si sente dire spesso: facciamo una buona riforma e risolveremo la questione delle carceri. Siamo proprio sicuri che basta una legge a risolvere il problema?
Anche Dio ha provato a fare così, ma non gli è andata molto bene… Dopo il diluvio ha dato una legge, chiamata legge del taglione, come argine alla violenza. Si tratta di un argine provvisorio, che permette all’umanità di non autodistruggersi nuovamente, ma non le da salvezza. Come ogni legge umana anche la legge divina, per quanto buona non può solo combattere il male ma non può salvare.
Cosa può salvare l’uomo? L’amore: il desiderio di amare, che Gesù ci rivela, è più violento della violenza che distrugge. Porgere l’altra guancia, dare il mantello ecc… non sono delle leggi da seguire, ma sono dei suggerimenti a seguire la creatività provocatoria di Dio, di fronte al violento, per spingerlo alla conversione., a riconoscere di essere fratello e quindi figlio di Dio. Pensiamo ai volontari della papa Giovanni nell’operazione colomba in Palestina, che accompagnano i bambini a scuola per proteggerli dalle sassate dei coloni israeliani. Chi glielo fa fare se non un desiderio fortissimo, che non proviene dagli uomini ma da Dio?
Nelson Mandela in sud Africa ha insegnato che non può esserci una giustizia legale se non c’è riconciliazione, disarmo degli spiriti, perdono. E il perdono è veramente un atto divino, frutto dello Spirito, che ci rende figli, frutto di un desiderio che viene da Dio Si tratta di una conversione del cuore, di un ricevere la forza da Dio per azioni liberanti e rinnovatrici.
Anche oggi la conflittualità umana raggiunge livelli impressionanti. Nella politica, dal livello nazionale a quello locale, è ormai passata l’idea che quello che conta è distruggere l’avversario, piuttosto che fare degli accordi per il bene comune e soprattutto rispettare le istituzioni che rappresentano tutti i cittadini. Anche nelle famiglie si litiga spesso: e quanto spesso tra coniugi l’unica soluzione diventa la separazione, con ii drammi che ne seguono! L’antidoto a tutto questo sta nel desiderio che Dio ci ha messo nel cuore e che è la voce dello Spirito Santo dentro di noi, il desiderio di vivere da figli e fratelli e di amare in modo gratuito. Tutto il male che c’è dentro di me e dentro l’altro non potrà mai cancellare quel calco divino con cui siamo stati stampati e che ci spinge a essere santi come Dio a pregare gli uni per gli altri, anche quando ci troviamo a combattere da posizioni opposte.

Lettura e preghiera Mt 5, 38-48 (VII TO Anno A)

Lettura di Mt 5, 38 – 48

La legge che Gesù qui richiama (Lv 24, 20) è nota fin dall’antichità come norma del taglione. Essa non è affatto guidata da un’intenzione violenta, ma dalla necessità di porre un argine alla violenza umana tramite un principio di retribuzione. Nella Bibbia la troviamo enunciata per la prima volta dopo il diluvio (Gn 9, 6), come dispositivo dell’Alleanza di Dio con Noè, in antitesi alla spirale di vendette che caratterizzava la generazione antediluviana (cfr. Gn 4, 23 – 24).
Gesù Maestro va alla radice della legge e ne compie l’intenzione nonviolenta proprio abolendola. Le immagini concrete che vengono proposte (porgere l’altra guancia, lasciare il mantello a chi vuole sequestrare la tunica, fare due miglia con chi ti costringe ad accompagnarlo per uno) non vanno comprese alla lettera, ma come una provocazione a spezzare con fantasia il circolo inevitabile di azioni e opposizioni che la legge stessa concede per canalizzare la violenza umana. Si tratta infatti di “non fare opposizione al malvagio” (v. 39), usando le sue stesse armi.
Una comunità perseguitata e sottoposta a diverse prove trova nella mitezza del suo Maestro (cfr. 5, 5; 26, 67) il modello per sconfiggere la violenza alla sua radice, partecipando della sua croce e resurrezione. Egli è il Figlio che rinuncia a farsi giustizia da se, perché intende compiere le Scritture facendo la volontà del Padre (cfr. 26, 53 – 54). Si tratta allora di amare anche i propri nemici, in modo sovrabbondante (v. 47), capace di andare oltre i confini degli di Israele, popolo eletto, o della comunità cristiana, proprio come il Padre, che ama giusti e ingiusti in modo gratuito.
Ogni cristiano è chiamato a diventare figlio, sul modello di Gesù, facendo del Padre la roccia su cui poggiare tutta la propria esistenza (cfr 7, 26 – 27).

Suggerimenti per la preghiera
1. Mi dispongo davanti a Dio in preghiera. Sto in ginocchio o seduto, per entrare in colloquio con il Signore, o meditare su ciò che leggo, a seconda di ciò che voglio.
2. Leggo con attenzione il brano di Vangelo Mt 5, 38 – 48.
3. Chiedo al Signore il dono di una conoscenza interiore di lui, maestro mite, perché più lo ami e lo segua.
4. Osservo Gesù che impedisce a Pietro di usare la spada. Gli chiedo di darmi la forza di riporre le armi e la corazza con cui cammino ogni giorno nella mia vita.
5. Ascolto la parola di Gesù: amate i vostri nemici e pregate per coloro che vi perseguitano. Aiutami, Signore, a vincere con la preghiera i miei rancori per le ingiustizie subite.
6. Concludo con un Padre nostro.

Omelia VI TO Anno A

 

 

I 10 comandamenti li conosciamo bene dal catechismo. Li possiamo vivere anche alla perfezione, se nella nostra vita – almeno apparentemente – non facciamo nulla di male, ma se siamo senza amore non possiamo comprenderne il vero significato.

Gesù ha di mira questa mancanza d’amore, quando si riferisce ai quattro comandamenti della legge: non uccidere; non commettere adulterio;  chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto di ripudio, non giurare il falso. Egli  punta al cuore, perchè radicalizza questi comandamenti al punto da modificarli sostanzialmente.

Non si tratta solo non commettere adulterio, ma di non guardare per desiderare. Non si tratta solo di  non uccidere ma di non parlar male al punto da ferire. Non si tratta solo di non giurare il falso, ma di non giurare per niente. Giurare infatti equivale a sostituire alla parola di Dio la propria parola; è come ripudiare Dio, in modo molto simile a quando un uomo ripudia la donna della propria vita.

Gesù non si accontenta dell’obbedienza formale ai comandamenti, ma costruisce come una siepe attorno ai comandamenti, perché il cuore sia libero di amare obbedendo al Signore. Ciò che importa è custodire il cuore, ossia la propria interiorità, perché in essa Dio trovi lo spazio per abitare.  La vera sapienza è Gesù che muore per amore nostro e questa è la parola da custodire dentro di noi, per diventare sempre più dimora di Dio.

In certe situazioni è così difficile non sbottare, non perdere la pazienza. Ma il Signore, se custodiamo la Sua Parola, viene dentro di noi e ci dona la pace e la serenità.  Il desiderio che Dio abiti nella mia vita cambia tutto, anche la mia capacità di leggere con amore le mie debolezze, e mi libera da paure, sensi di colpa, rimorsi o risentimenti.

Custodire la Parola per essere dimora di Dio mi porta anche a costruire una comunità di amore. Con la parola si può fare del male più che con le azioni, perché essa può dividere le persone e le comunità al loro interno.  Quando una comunità cristiana si divide a causa di rivalità interne, o magari di scelte politiche o di candidati appoggiati alle elezioni, vuol dire che non si è ancora maturato quel senso di unità, che proviene dalla consapevolezza di essere dimora di Dio. L’unione che c’è tra di noi va molto al di là delle divisioni politiche, perché proviene da una sapienza nascosta, la Sapienza dell’unico Vangelo.

 

Lettura e preghiera di Mt 5, 17 – 37 (VI Domenica TO Anno A)

Lettura di Mt 5, 17 – 37

Il Cristo maestro è in grado di dare pieno compimento a tutta la legge, fin nei minimi precetti (17. 19), che rimarranno validi finchè durano il cielo e la terra. La modalità con cui egli lo realizza non è però quella degli scribi e dei farisei, ma comporta una sovrabbondanza di significato nell’interpretazione della legge stessa (v. 20).

 

Come si concretizza tale sovrabbondanza? Lo possiamo osservare nella serie delle quattro antitesi seguenti, introdotte dalla frase: “Avete inteso che fu detto…ma io vi dico”. Vengono citati  precetti della legge come: “non uccidere” (v. 13 cfr. Es 20, 13); “non commettere adulterio” (v. 27 cfr. Es 20, 14); “chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto di ripudio” (v. 31; cfr. Dt 24, 1ss);  “non giurare il falso” (v. 33; cfr. Lv 19, 12). Ognuno di essi viene radicalizzato in modo tale da preservarne la motivazione originaria e impedirne applicazioni moralistiche e formali. Non c’è infatti solo l’uccisione fisica, ma anche quella realizzata con le parole (v. 22); l’adulterio proviene dall’intimo dell’uomo e può essere evitato solo se si custodisce il cuore (vv. 28 – 30); il giuramento implica una mancanza di fede nei confronti di Dio, cui tutto appartiene (vv. 33 – 37).

 

Tale interpretazione radicale e sovrabbondante della legge nasce dall’immagine che Cristo Maestro ci offre di Dio, un Padre misericordioso e liberale nei confronti dei buoni e dei cattivi (cfr. vv. 45 – 46), la cui giustizia appare ispirata ad estrema gratuità nei confronti degli uomini (cfr. v. 47).  Ad un Dio così non è possibile offrire un dono, senza prima essersi riconciliati con il proprio fratello (vv. 23 – 24). Inoltre non serve a nulla realizzare una propria vendetta (v. 38), perché tutto appartiene a Dio e noi non abbiamo il potere di cambiare nulla – neanche il colore di un capello (v. 36) – per costringere Dio a fare ciò che noi abbiamo giurato (v. 33). Giurare infatti equivale a sostituire a Dio le nostre parole, equivale a ripudiare Dio e tale atto non è molto distante dal consegnare il libretto di ripudio alla propria sposa (v. 31), esponendo se stessi e il prossimo all’adulterio.

 

In generale amare Dio e amare il prossimo sono talmente legati tra loro da costituire un unico comandamento, capace di riassumere tutta la legge. Non a caso il compimento della legge (v. 17) viene sintetizzato da Gesù con la regola aurea: “ Tutto quanto volete che vi facciano gli uomini, anche voi fatelo loro: questa è la legge e i profeti” (cfr. 7, 12). Gesù non ha solo insegnato questo comandamento, ma lo ha mostrato in atto sulla croce, pieno compimento dell’amore di Dio e dell’uomo.

 

Suggerimenti per la preghiera

1. Mi dispongo davanti a Dio in preghiera. Sto in ginocchio o seduto, per entrare in colloquio con il Signore, o meditare su ciò che leggo, a seconda di ciò che voglio.

2. Leggo con attenzione il brano di Vangelo Mt 5, 17 – 37.

3. Chiedo al Signore il dono di una conoscenza interiore di lui, maestro che compie la legge, perché più lo ami e lo segua.

4. Ascolto la parola di Gesù: “non sono venuto ad abolire, ma a dare compimento”. Chiedo al Signore la Sapienza per vedere nella sua croce il fine paradossale di ogni legge, valore e istituzione.

Alleanza di sale (Omelia V TO Anno C)

Nel tempo dell’IMU e della TARES siamo ormai abituati a pagare un conto salato della crisi. Ma perché diciamo “salato”, per significare “costoso”?  Perché una volta il sale aveva un grande valore e lo si usava per i pagamenti

Ancor più per gli ebrei,  perché il sale veniva usato per offrire al signore i sacrifici, che servivano per consolidare l’alleanza con il Signore Dio. Si diceva infatti alleanza di sale, per indicare un’alleanza eterna, – non a caso il sale permetteva anche agli alimenti di essere conservati (non c’erano i frigoriferi…).

Cosa significa allora che Gesù ci dice: siete il sale della terra? Gesù pensa a qualcosa di simile ai sacrifici, non però quelli fatti con gli animali, ma quelli spirituali. Si tratta di offrire se stessi, tutto il mondo e tutte le persone che conosciamo al Padre….come fa Gesù che offre tutto se stesso sulla croce. Lui per primo è il sale della terra, colui che consolida l’alleanza di tutta la terra con il Padre, perché la offre sulla croce. ( leggi Paolo, nella seconda lettura: io ritenni di non sapere nient’altro in mezzo a voi se non Gesù cristo Crocifisso, che offre tutto al Padre.)  Quella di Gesù è davvero un’alleanza di sale, eterna e in lui anche noi diventiamo sale della terra. Per questo ci dice: siete sale della terra! Perché fate l’offerta di tutta la vostra vita al Padre, fate con lui l’alleanza di sale. Siete un regale sacerdozio, gente santa, popolo che Dio si è acquistato e appartenete a Lui, e attraverso di voi, tutto il mondo appartiene a lui.

Gesù ci dice anche: siete luce del mondo: questa offerta che facciamo al Padre ritorna nella nostra vita come luce che viene dallo Spirito Santo. È una luce che ci porta a sconfiggere la tentazione dell’egoismo, del pensare a noi stessi e ci spinge a consolare gli altri. è la luce di chi fascia il cuore degli afflitti, rinuncia a puntare il dito e sazia gli affamati. Soprattutto gli affamati di affetto, di amore.

Sto andando a fare le benedizioni e vedo molti anziani soli. In questa società dove siamo presi dall’ansia del fare, dove la famiglia si è disgregata in tanti nuclei, gli anziani non sono più considerati quella risorsa di saggezza che erano un tempo. Ma con la crisi qualcuno si sta rendendo conto che la vita vale la pena di essere vissuta per le relazioni, prima ancora che per ciò che si guadagna a fine mese.  E gli anziani sono i primi ad avere bisogno di vita, di calore familiare, di affetto e così possono restituire in amore e saggezza.

Nelle case vedo anche persone (soprattutto donne!) che si sacrificano per il marito, il babbo, la mamma o il nonno, assistendoli quotidianamente, con premura e attenzione. Sono esempi di dedizione, di generosità, a volte tra numerose difficoltà, causate dalla malattia e dall’impossibilità di spostarsi da casa. È veramente da cristiani non voler abbandonare i propri genitori nella debolezza dell’anzianità, ma accompagnarli personalmente, pur con gli aiuti che badanti o strutture specializzate possono fornire. Questo sacrificio, questa offerta di se vuol dire anche essere luce del mondo oggi! Martedì prossimo sarà la giornata del malato e in parrocchia celebreremo l’unzione degli infermi. Sarà un’occasione di vivere nella fede la malattia anche per i familiari e per tutti coloro che aiutano gli anziani ad attraversare con dignità l’ultima fase del loro percorso su questa terra.