Alleanza di sale (Omelia V TO Anno C)

Nel tempo dell’IMU e della TARES siamo ormai abituati a pagare un conto salato della crisi. Ma perché diciamo “salato”, per significare “costoso”?  Perché una volta il sale aveva un grande valore e lo si usava per i pagamenti

Ancor più per gli ebrei,  perché il sale veniva usato per offrire al signore i sacrifici, che servivano per consolidare l’alleanza con il Signore Dio. Si diceva infatti alleanza di sale, per indicare un’alleanza eterna, – non a caso il sale permetteva anche agli alimenti di essere conservati (non c’erano i frigoriferi…).

Cosa significa allora che Gesù ci dice: siete il sale della terra? Gesù pensa a qualcosa di simile ai sacrifici, non però quelli fatti con gli animali, ma quelli spirituali. Si tratta di offrire se stessi, tutto il mondo e tutte le persone che conosciamo al Padre….come fa Gesù che offre tutto se stesso sulla croce. Lui per primo è il sale della terra, colui che consolida l’alleanza di tutta la terra con il Padre, perché la offre sulla croce. ( leggi Paolo, nella seconda lettura: io ritenni di non sapere nient’altro in mezzo a voi se non Gesù cristo Crocifisso, che offre tutto al Padre.)  Quella di Gesù è davvero un’alleanza di sale, eterna e in lui anche noi diventiamo sale della terra. Per questo ci dice: siete sale della terra! Perché fate l’offerta di tutta la vostra vita al Padre, fate con lui l’alleanza di sale. Siete un regale sacerdozio, gente santa, popolo che Dio si è acquistato e appartenete a Lui, e attraverso di voi, tutto il mondo appartiene a lui.

Gesù ci dice anche: siete luce del mondo: questa offerta che facciamo al Padre ritorna nella nostra vita come luce che viene dallo Spirito Santo. È una luce che ci porta a sconfiggere la tentazione dell’egoismo, del pensare a noi stessi e ci spinge a consolare gli altri. è la luce di chi fascia il cuore degli afflitti, rinuncia a puntare il dito e sazia gli affamati. Soprattutto gli affamati di affetto, di amore.

Sto andando a fare le benedizioni e vedo molti anziani soli. In questa società dove siamo presi dall’ansia del fare, dove la famiglia si è disgregata in tanti nuclei, gli anziani non sono più considerati quella risorsa di saggezza che erano un tempo. Ma con la crisi qualcuno si sta rendendo conto che la vita vale la pena di essere vissuta per le relazioni, prima ancora che per ciò che si guadagna a fine mese.  E gli anziani sono i primi ad avere bisogno di vita, di calore familiare, di affetto e così possono restituire in amore e saggezza.

Nelle case vedo anche persone (soprattutto donne!) che si sacrificano per il marito, il babbo, la mamma o il nonno, assistendoli quotidianamente, con premura e attenzione. Sono esempi di dedizione, di generosità, a volte tra numerose difficoltà, causate dalla malattia e dall’impossibilità di spostarsi da casa. È veramente da cristiani non voler abbandonare i propri genitori nella debolezza dell’anzianità, ma accompagnarli personalmente, pur con gli aiuti che badanti o strutture specializzate possono fornire. Questo sacrificio, questa offerta di se vuol dire anche essere luce del mondo oggi! Martedì prossimo sarà la giornata del malato e in parrocchia celebreremo l’unzione degli infermi. Sarà un’occasione di vivere nella fede la malattia anche per i familiari e per tutti coloro che aiutano gli anziani ad attraversare con dignità l’ultima fase del loro percorso su questa terra.

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