Lo stupore di vederci (Omelia IV Quaresima Anno A)

Avete mai pensato cosa vuol dire essere ciechi dalla nascita? Come si immaginano le cose quando non le si ha mai viste? Cosa accade se un cieco dalla nascita viene miracolosamente guarito e per la prima volta vede le cose, le forme, i colori, i visi? Non deve essere uno stupore straordinario, scoprire che le cose sono così diverse tanto più belle da come le si immaginava? E che cosa triste pensare che tante persone non hanno ancora avuto l’occasione di essere guarite, di vedere veramente la realtà, e immaginano che le cose siano come le credono loro.  Questi sono i farisei sicuri delle loro idee e convinzioni e non capiscono che la realtà è tanto più grande. Non si lasciano smuovere neanche di fronte all’evidenza di un miracolo! Loro sono i ciechi, mentre il cieco ora finalmente vede e ha capito che la realtà è molto più bella di quello che pensava.  Incomincia a vederci, a interrogarsi sinceramente su Gesù, l’autore della sua guarigione: è un profeta, viene da Dio.

Quando incontra Gesù e finalmente lo vede, Gesù gli pone la domanda: “Credi nel figlio dell’uomo?” La parola di Gesù porta a compimento la ricerca dell’ex cieco, ed egli si prostra davanti a Gesù in segno di adorazione e lo chiama Signore, che è un altro modo per dichiarare la sua identità divina. Il cieco  è stato illuminato dalla luce di Cristo e ora ci vede, ora la fede si è accesa nel suo cuore. Il vero miracolo non è la guarigione fisica, quello è solo il punto di partenza. Il vero miracolo, la vera guarigione è la fede! Che stupore quanto si vedono le cose con occhio diverso, quello della fede! Quanto è più grande, bella e comprensibile la realtà vista con la luce della fede!

Anche molti di noi abbiamo vissuto momenti o esperienze particolari, di guarigione, di luce, quando eravamo in difficoltà e li è cominciato o ricominciato il nostro cammino di fede. Ora però ci troviamo anche nel cammino dell’ex cieco, che deve confrontarsi con i farisei, scettici e con i familiare, paurosi. Sentiamo un diffuso clima di scetticismo e di paura a mettersi in gioco nella fede. Lo sentiamo sul lavoro e perfino in famiglia. Anzi talvolta veniamo tacciati di bigottismo se andiamo un po’ “troppe” volte in parrocchia.

Il cammino dell’ex cieco mostra l’inevitabilità della persecuzione o dell’indifferenza, in famiglia o nella società. Ma nello stesso tempo si vede anche come l’ex cieco cresca e si rafforzi nella fede proprio confrontandosi con gli altri. Rispondendo alle domande dei vicini, dichiara di non sapere dov’è Gesù. Parlando con i farisei afferma che Gesù è un profeta e poi ribadisce di essere sicuro che Gesù viene da Dio, perché nessuno può peccare nel compiere un segno così grande. Infine incontra Gesù stesso e si prostra davanti a lui. Anche il nostro itinerario prevede lo scontro con l’incredulità altrui, l’indifferenza e a volte proprio l’ostilità, attraverso le quali noi diveniamo più consapevoli dell’azione di Dio nella nostra vita, più in grado di cogliere il dono del tutto intimo e personale che Gesù ci ha fatto, più ricchi di gratitudine nei suoi confronti e pronti a prostrarci in preghiera davanti a lui, perché faccia lo stesso dono anche agli altri.

Durante questo percorso impariamo a comprendere, di fronte ai ragionamenti di chi si oppone alla fede, che ciò che conta è testimoniare ciò che è accaduto nella nostra vita, mostrando che questa luce e questa gioia che noi abbiamo e che hanno cambiato la nostra vita non possono che provenire da Dio.  La luce della fede ha finalmente liberato il nostro cuore e la nostra mente dall’oscurità delle tenebre attira spontaneamente chi ha il cuore aperto alla verità. In questo modo la nostra vita e la nostra persona diventano come una fiaccola che viene accesa nel buio: per un po’ di tempo illumina le cose intorno a se e aiuta le persone intorno a vedere dove stanno andando.

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Lettura e preghiera IV Quaresima Anno A

SCHEDA PER ACCOMPAGNATORI IV Quaresima Anno A

 

Gv 9, 1 – 41

Lettura

Il racconto si può suddividere come segue: prima scena (9,1-7): Gesù, l’uomo cieco e i discepoli; seconda scena (9,8-12): il cieco coi vicini e quanti lo avevano visto in precedenza; terza scena (9,13-17): il cieco e i farisei; quarta scena (9,18-23): i giudei e i genitori del cieco; quinta scena (9,24-34): il cieco e i giudei; sesta scena (9,35-38): il cieco e Gesù; settima scena (9,39-41): Gesù e i farisei. Dopo la descrizione del miracolo, la narrazione evolve secondo lo schema di un processo contro Gesù riguardante la legge. I farisei sono i giudici, il cieco e i genitori sono testimoni e Gesù è l’accusato assente. Fin dall’inizio del racconto è presente la questione della legge e del peccato, perché i discepoli si chiedono chi ha peccato se il cieco si trova così dalla nascita. Forse i suoi genitori? (v. 2). Con il termine “peccato” qui si intende non dei peccati particolari, ma l’intera condotta di un uomo che si pone contro la Legge di Dio. La stessa questione del peccato sarà posta nei riguardi di Gesù (v. 24) e poi dei farisei (v. 41).  Gesù nega che ci sia un legame tra la malattia e il peccato (v. 3-4) e afferma piuttosto che questa malattia costituisce un’opportunità perchè siano compiute le opere del padre che lo ha inviato, ossia i segni di salvezza (cfr. v. 16). Egli è infatti la luce del mondo, che sconfigge le tenebre (cfr. 8, 12; 1, 4 -5).  Detto questo compie il miracolo sul cieco, con gesti che ricordano l’atto creatore di Dio nel libro della Genesi (cfr. Gn 2, 7), e il cieco obbedisce alla sua parola di andarsi a lavare alla piscina di Siloe, senza porre domande, con una fiducia totale (v. 7).

Da questo momento in poi inizia la serie di domande poste da vicini e conoscenti e l’interrogatorio dei farisei, che  aiuta noi lettori a comprendere la portata simbolica di quanto avvenuto. Noi siamo infatti invitati ad identificarci nel cieco ormai guarito, che attraverso successive scene di interrogatorio, approfondisce la sua conoscenza di Gesù, passando da un’iniziale incomprensione dell’identità del guaritore (v.12) ad una affermazione sulla qualità profetica del ministero di Gesù (v. 17) fino ad arrivare ad una professione di fede in Gesù fondata sugli eventi accaduti (v. 38). Egli è invitato a riflettere dal dialogo con i farisei, che sono disorientati da segno compiuto da Gesù in giorno di sabato. Se infatti il segno è chiaramente positivo, aver fatto del lavoro di sabato (fare del fango e spalmare gli occhi indicano un lavoro) costituisce un’infrazione della legge. Come è possibile che un miracolo sia accaduto attraverso l’infrazione della legge? Essi, scelgono di mettere in dubbio l’esistenza del miracolo, prima interrogando i genitori del cieco per verificare se vi fosse uno scambio di persona(vv. 18-23), poi interrogando nuovamente il cieco guarito (vv. 24-34).  Non si interessano di Gesù, della sua identità, ma solo del “come” ha realizzato il miracolo, per poter notificare l’infrazione della legge (v. 26). Essi hanno scelto le tenebre, che impediscono loro di conoscere chi è Gesù, la sua provenienza ultima da Dio (v. 29).    Sono loro i veri ciechi, proprio perché credono di vedere e di sapere che Gesù è un peccatore (v. 24) a partire dalla loro conoscenza della legge di Mosè (v. 29; cfr. 5, 46) e invece sono immersi nella tenebra del peccato (v. 41). Il cieco invece constata l’incontrovertibilità del segno straordinario operato su di lui e argomenta a partire da una considerazione di fondo: è impossibile che Dio esaudisca un uomo, se l’esaudimento di tale preghiera comporta di per se un peccato. Dunque quest’uomo non ha peccato e non può che provenire da Dio! (v. 33). Il cieco dalla nascita, colui che i farisei affermano essere nel peccato, è invece colui che vede. La guarigione fisica che egli ha ricevuto diviene il segno di una guarigione spirituale, di una conversione alla fede in Gesù. Egli ha visto e dunque crede in lui, diventando suo discepolo (vv. 37-38 cfr. 20, 8).

 

 

 

 

 

 

 

Suggerimenti di preghiera

1. Mi dispongo davanti a Dio in preghiera. Sto in ginocchio o seduto, per entrare in colloquio con il Signore, o meditare su ciò che leggo, a seconda di ciò che voglio.

2. Leggo con attenzione il brano di Vangelo.

3. Chiedo al Signore il dono di una conoscenza interiore di lui, che mi ha guarito dalle mie tenebre, per amarlo e seguirlo sempre più.

4. Vedo il cieco attaccato e ridicolizzato dai farisei (v. 28). Essere discepoli di Gesù comporta qualche volta anche accettare che le persone rifiutino la luce del Vangelo che noi testimoniamo.

5. Ascolto la parola di Gesù: “tu credi nel figlio dell’uomo?” (v. 36). Ripenso al modo con cui egli si è manifestato nella mia vita e mi ha guarito dalla cecità e reso suo discepolo. Riaffermo la mia decisione di credere in Lui e di seguirlo.

7. Concludo con un Padre Nostro.

 

Lettura e preghiera III Quaresima Anno A (Gv 4, 4 – 42)

 

SCHEDA PER ACCOMPAGNATORI III Quaresima Anno A

 

Gv 4, 4 – 42

Lettura

Questo lungo racconto del Vangelo di Giovanni comprende due dialoghi (Gesù con la samaritana vv. 7-26; Gesù con i discepoli vv. 31 – 38) , che accadono mentre i personaggi si spostano tra la città e il pozzo di Giacobbe, dove sta Gesù. Prima si spostano i discepoli (cfr. v. 8), mentre Gesù parla con la donna, poi si spostano i Samaritani (cfr. v. 30), mentre Gesù parla con i suoi discepoli.  Non appena Gesù chiede da bere alla donna (v. 7), ci viene ricordato che i discepoli erano partiti per comprare cibo (v. 8). Tornati da Gesù, lo esortano a mangiare, ma egli afferma che il suo cibo è fare la volontà del Padre e compiere la sua opera (vv. 31 – 34).  Sete e fame di Gesù sono in realtà simbolo del suo desiderio di donare il Suo Spirito (l’acqua viva) alla donna e di accendere la fede in lei e in tutto il villaggio dei Samaritani. Attraverso la testimonianza della donna infatti un intero popolo di Samaritani viene generato alla fede nel messia Gesù (v. 39). L’immagine simbolica della mietitura (v. 35) rappresenta proprio il frutto dell’annuncio del Vangelo (cfr. Lc 10, 2), raccolto dai discepoli con il Battesimo e seminato da Gesù con la sua parola (v. 36).

Come è potuta accadere questa nascita straordinaria di un popolo, della Chiesa? Tutto parte dal dialogo tra Gesù e la donna presso il pozzo di Giacobbe, che rimanda agli incontri dei patriarchi con le loro future spose (cfr. Gen 29, 1-9). La donna non è però una vergine in attesa di matrimonio, ma una divorziata/risposata cinque volte, attualmente convivente con un sesto uomo (vv. 16 – 18) e Gesù non vuole semplicemente far bere la donna al pozzo, ma donarle un’acqua che diventa fonte zampillante per l’eternità (v. 14).  La donna rappresenta il popolo di Israele, sposa che si prostituisce con i suoi amanti, idoli e divinità che non sono JHWH suo sposo (cfr. Os 2, 4 – 25). Gesù è nella posizione di Dio stesso, in grado di donare ad Israele l’acqua dello Spirito, che compie tutta la rivelazione dell’Antico testamento (l’acqua del pozzo di Giacobbe per i rabbini è simbolo della Legge e della rivelazione) e costituisce il vero luogo dell’adorazione del Padre (v. 23).

Nell’ora dell’elevazione sulla croce Gesù consegnerà ad una donna, la madre, e al discepolo prediletto  lo Spirito (19, 30), simbolizzato dall’acqua che scaturisce dal costato trafitto di Gesù (19, 34). Nella madre e nel discepolo prediletto si trova il primo nucleo della Chiesa. Quest’acqua che Gesù dona alla Samaritana può così richiamare il Battesimo, con il quale ogni uomo riceve lo Spirito Santo, diventa capace di adorare il Padre nella verità di Cristo ed entra a far parte della comunità dei credenti che è la Chiesa.

 

 

 

 

 

 

 

 

Suggerimenti di preghiera

1. Mi dispongo davanti a Dio in preghiera. Sto in ginocchio o seduto, per entrare in colloquio con il Signore, o meditare su ciò che leggo, a seconda di ciò che voglio.

2. Leggo con attenzione il brano di Vangelo.

3. Chiedo al Signore il dono di una conoscenza interiore di lui, che mi parla come ha fatto con la donna, per amarlo e seguirlo sempre più.

4. Vedo Gesù che dialoga con la donna. Con i miei fallimenti e i miei peccati sono anch’io nella posizione di questa donna, divorziata e risposata tante volte. Eppure il Signore vuole farmi dono del Suo Spirito.

5. Ascolto la parola di Gesù: “il mio cibo è fare la volontà del Padre”. Supplico il Signore che il desiderio divorante di comunicare e testimoniare il Vangelo possa motivare ogni mia scelta.

7. Concludo con un Padre Nostro.

 

Omelia II Quaresima Anno A

 

 

Nell’iconografia tradizionale della trasfigurazione i tre apostoli Pietro Giacomo e Giovanni cadono a terra coprendosi il volto, perché abbagliati dalla luce che proviene da Cristo. Invece nel Vangelo di Matteo non è la luce, ma la voce a sconvolgere i tre, che cascano a terra quasi svenuti per la paura. Eppure la voce non aveva detto nulla di spaventoso: “Questi è il mio figlio prediletto, in cui mi sono compiaciuto: ascoltatelo”. Da dove proviene questa paura?

Se la nube luminosa rappresenta Dio in forma misteriosa, perché lo mostra come luce e al contempo lo nasconde come nube, la voce rivela Dio pienamente. Dio infatti parla, perchè mentre le immagini possono ingannare, la sua Parola non può essere equivocata ed è capace di comunicare la presenza di Dio. Di fronte a questa Parola che porta con se Dio ogni uomo è messo a nudo ed esposto a Lui senza poter nascondere nulla. Da qui la paura dei discepoli, che  ora sono chiamati a mettere in gioco tutta la loro vita.

La paura di Dio nasce dal fatto che Dio sembra esigente, sembra chiederci chiede tutta la nostra vita. Allora noi  lo teniamo lontano, o preferendo non pensarci, oppure assicurandoci la sua benevolenza con l’osservanza dei precetti, come la messa domenicale e la confessione per le feste “comandate”. Così, se ci comportiamo bene, non verrà certo a chiederci altro!

In entrambi questi atteggiamenti è la paura a guidarci, non l’amore. Cosa fa Gesù per permettere ai discepoli di superare questo blocco interiore? Li tocca e dice due semplici parole: “Alzatevi, non temete”. Di fronte alla paura di Dio, posso vincere i miei blocchi interiori sentendomi toccato e invitato da Gesù ad alzarmi. Se Dio fa paura, Gesù no, perché è un uomo come me, che mi chiama a stare con lui.  La voce dalla nube aveva detto: “Questi è il mio figlio prediletto, in cui mi sono compiaciuto: ascoltatelo!”. Gesù proprio come uomo ci rivela tutta la gloria del Padre, significata dalla luce, dalla nube e dalla voce. D’ora in poi i discepoli vedranno soltanto un uomo, ma è lui che devono seguire per conoscere la gloria straordinaria di Dio.

Ed è precisamente questo che ci aiuta a superare la paura di Dio, perché seguendo Gesù, ascoltandolo, noi scopriamo che Dio non è altro che un Padre che ci vuole bene e piuttosto che giudicarci per i nostri limiti e fragilità, ci aiuta a rialzarci e ad avere fiducia in noi stessi. Gesù ci fa superare la paura di Dio, rivelandolo come un Padre.

Per fare un esempio concreto, prima di recarsi alla confessione molti provano paura o imbarazzo e per questo la rimandano. Ma non sei davanti a Dio che ti giudica, sei piuttosto davanti al Padre che ti ama e vuole la tua felicità. Non aspettare il giorno prima di Pasqua, quando c’è tanta gente e c’è il rischio di vivere in modo un pò formale ed esteriore la confessione. Vivila prima e meglio, mettendoti davanti al Suo amore, con tutta la tua fragilità e indegnità, ed ecco che sperimenterai la Sua grazia e la tua gioia.

 

 

Lettura e preghiera II Quaresima Anno A

 

 

SCHEDA PER ACCOMPAGNATORI II Quaresima Anno A

 

Mt 17, 1 – 9

 

Lettura

Il racconto della trasfigurazione si trova dopo l’episodio in cui Pietro proclama Gesù come il Cristo, Figlio del Dio vivente (16, 16) e Gesù inizia a mostrare ai discepoli la necessità della croce e della morte del messia perché egli entri nella resurrezione (16, 21). Pietro e i discepoli non possono ancora comprendere (16, 22-23), sono nel panico (cfr. 17, 6) e proprio per questo il Signore li invita ad entrare nel mistero della sua morte e resurrezione tramite l’evento straordinario della trasfigurazione sul monte alto (17, 1).

Non appena avviene la trasfigurazione e l’incontro di Gesù con Mosè ed Elia i discepoliEssi per bocca di Pietro, si rivolgono al loro Signore (v. 4) con la proposta di costruire tre capanne per Lui e per Mosè ed Elia. Comprendono che tutta la gloria di Dio rivelata nell’AT attraverso legge e profeti (Mosè ed Elia) ora coinvolge anche Gesù. Essi sono entrati in una  nube luminosa, come quella che  accompagnava il popolo dentro la tenda del santuario (cfr. Es 40, 34 – 38), la nube del mistero di Dio.

La voce del Padre, di fronte alla quale i discepoli cadono col volto a terra, pieni di paura (17, 5 – 6) proclama Gesù come il figlio prediletto, nel quale egli si compiace (cfr. Is 42, 1; Sal 2, 7), come già aveva fatto nella scena del Battesimo al fiume Giordano (cfr. 3, 17). Gesù, che aveva rifiutato sul monte alto la gloria del mondo che Satana gli prometteva (cfr. 4, 8-10), ora accoglie una gloria che proviene dal Padre, come Figlio obbediente. Più di Mosè ed Elia egli è colui a cui il Padre ha donato ogni cosa (11, 27), perché è il Figlio obbediente fino alla sofferenza che sperimenterà al Getsemani (26, 37), sempre alla presenza di Pietro Giacomo e Giovanni.

Dopo essere stati invitati ad ascoltare Gesù dalla voce (v. 5) essi alzati gli occhi vedono Gesù solo (v. 8) che li tocca ej li incoraggia ad alzarsi e a non avere paura (v.7).

Ascoltare Gesù e seguirlo nel suo cammino verso Gerusalemme è l’unico criterio che i discepoli hanno per comprendere il senso della visione e la gloria di Dio che è stato loro manifestata.

 

 

 

 

 

 

 

Suggerimenti di preghiera

1. Mi dispongo davanti a Dio in preghiera. Sto in ginocchio o seduto, per entrare in colloquio con il Signore, o meditare su ciò che leggo, a seconda di ciò che voglio.

2. Leggo con attenzione il brano di Vangelo e riprendo i passi paralleli che mi sono stati proposti.

3. Chiedo al Signore il dono di una conoscenza interiore di lui, che ha manifestato la sua gloria ai suoi discepoli sul monte Tabor, per amarlo e seguirlo sempre più.

4. Vedo Gesù che sale sul monte con i suoi discepoli. Anch’io mi trovo in privato con lui, sul monte assieme ai suoi discepoli, per condividere assieme l’esperienza di Dio.

5. Entro nella paura di Pietro e dei discepoli di fronte alla voce di Dio. Si tratta di qualcosa di radicalmente nuovo e inaspettato, che mi scuote e mi spaventa.

6. Seguo Gesù solo. Avverto la sua solitudine in ciò che dovrà vivere nel suo cammino verso Gerusalemme e mi riprometto di stargli accanto. La sua solitudine è insieme anche la mia, nelle sofferenze e nelle fatiche. Mi rivolgo a lui chiedendogli di sentire sempre l’amore del Padre, come lui lo percepiva, anche quando era solo. Entro in dialogo con Gesù, supplicandolo o ringraziandolo, a seconda di ciò che mi sembra importante nella mia vita attuale.

7. Concludo con un Padre Nostro.

 

Il pane della Parola (Omelia I Quaresima Anno A)

 

Molte pubblicità giocano sulla “tentazione”, dai dolci alle macchine (irresistibile come la tentazione!), a tal punto che ormai lasciarsi tentare sembra una cosa buona. Ma la tentazione da dove nasce?

Eva nella sua risposta al serpente  ha scambiato l’albero della conoscenza del bene  e del male, di cui non doveva mangiare, con l’albero della vita, che sta al centro del giardino. Eva sta pensando che Dio le abbia proibito di mangiare dell’albero della vita. Ella ha un sospetto inconfessato, che Dio sia un avversario, che dopo averti dato la vita te la toglie. Il serpente ha allora buon gioco a insinuare che Dio sia geloso dell’uomo e a spingere Eva a nutrirsi del frutto contro la volontà di Dio.

Anche Gesù è tentato proprio a partire dalla vita, dal cibo. Nella sua situazione di debolezza, dopo 40 giorni di digiuno, il demonio lo tenta proprio sul cibo. Puoi fare a meno di Dio, puoi nutrirti da solo, perché sei Figlio di Dio, dì che queste pietre diventino pane!

Gesù risponde citando Dt 8, 3: “Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni Parola che esce dalla bocca di Dio.” Egli ha subito sconfitto con la Parola di Dio sia il sospetto che il Padre voglia togliergli la vita sia la conseguente la tentazione di darsi la vita da se. Gesù come Figlio riceve la vita dal Padre, nutrendosi del suo amore e come uomo si alimenta della Parola di Dio, contenuta nella Scrittura.

In questo modo egli ci mostra che la Parola di Dio è l’alimento spirituale che permette all’uomo di sconfiggere la tentazione, il sospetto su Dio, perché lo nutre e lo alimenta ogni giorno della vita divina.

Tale Parola, che è Cristo stesso, è contenuta nella Scrittura ed entra in noi, nella misura in cui ci lasciamo nutrire ed ispirare da essa, nella preghiera e nelle scelte di ogni giorno.

Al termine della messa pregheremo così:

Il pane del cielo che ci hai dato, o Padre,

alimenti in noi la fede,

accresca la speranza, rafforzi la carità,

e ci insegni ad aver fame di Cristo, pane vivo e vero,

e a nutrirci di ogni parola che esce dalla tua bocca.

Il pane del cielo è la Parola della Scrittura, che ci educa ad aver fame di Dio e ci rafforza nella carità e nella speranza, in mezzo alle difficoltà e fragilità a cui tutti siamo esposti. In questo tempo di Quaresima scegliamo di leggere il Vangelo del giorno, magari utilizzando il pane quotidiano di don Oreste Benzi! La lettura attenta del Vangelo con una breve riflessione che mi aiuti a coglierne il senso per la mia vita, seguita da una preghiera di supplica o di ringraziamento per la giornata, possono gettare una luce talmente forte, da trasformare la mia vita, come la goccia che cade ogni giorno e pian piano finisce per scavare anche la roccia più dura.

Lettura e preghiera Mt 4, 1 – 11

Mt 4, 1 –  11 I Quaresima Anno A

Lettura

Il diavolo prende spunto dalla fame di Gesù (v. 2) per tentarlo. Come Mosè che sta sul monte per 40 giorni e 40 notti, come Elia che cammina fino al monte Oreb per 40 giorni e 40 notti, come il popolo che cammina nel deserto per 40 anni, anche Gesù passa attraverso la prova del limite umano, del bisogno, della debolezza, per scoprire la propria dipendenza da Dio come uomo e come Figlio di Dio.

C’è un crescendo in queste tentazioni fino al definitivo smascheramento del tentatore, Satana.

Satana parte proprio dalla sua condizione di Figlio di Dio, per indurlo a usare un potere divino, capace di autonutrirlo, trasformando le pietre in pane. Gesù risponde con il testo di  Dt 8, 3: “non di solo pane vive l’uomo ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”. Questo testo fa riferimento all’esperienza della manna nel deserto, dove il popolo di Israele ha paura di morire di fame e Dio lo nutre con un cibo quotidiano. Noi uomini per paura di morire tentiamo di darci la vita da soli. In realtà abbiamo solo bisogno dell’amore di Dio, che riceviamo ogni giorno come dono, senza pretenderlo. Ce lo mostra il Figlio di Dio, colui che per definizione dipende dal Padre suo.

Nella seconda tentazione Satana porta Gesù sul pinnacolo del tempio e gli dice di buttarsi giù, citando il Salmo 91, 11 – 12. Gesù risponde con la frase di Dt 6, 16: “non tenterai il Signore Dio tuo”, che si riferiva all’episodio di Massa, quando Dio aveva fatto scaturire l’acqua nel deserto. È l’esperienza di chi ha paura che Dio non lo accompagni e comincia a chiedergli un segno, per costringerlo a rivelarsi.

Nella terza tentazione Gesù sul monte altissimo fa l’esperienza del potere che Dio dà al messia secondo i Salmi (cfr. Sal 2. 110). Ma egli lo deve “ricevere” come dono da Dio, e non pretendere attraverso le sue forze o l’adorazione di un potere alternativo a Dio. Gesù infatti risponde con il testo di Dt 6, 13 “temerai il Signore Dio tuo” dove Mosè contempla il  dono della terra di Israele sul monte altissimo (Dt 34, 1 – 4). La gloria del Regno di Dio e del potere può essere solo dono di Dio.

 

 

 

 

 

 

 

 

Suggerimenti per la preghiera

1. Mi dispongo davanti a Dio in preghiera. Sto in ginocchio o seduto, per entrare in colloquio con il Signore, o meditare su ciò che leggo, a seconda di ciò che voglio.

2. Leggo con attenzione il brano di Vangelo.

3. Chiedo al Signore il dono di una conoscenza interiore di lui, che ha affrontato e superato la prova nel deserto, per amarlo e seguirlo sempre più.

4. Vedo Gesù nel deserto, che dopo quaranta giorni prova fame ed è da solo. Osservo come il demonio gli si avvicina tentandolo a partire dai suoi bisogni e necessità di uomo, per distoglierlo dalla sua obbedienza al Padre. Fame di pane materiale, ma soprattutto fame di affetto, di compagnia, di riconoscimento da parte degli altri. Anche a noi capita spesso che le situazioni di bisogno e di difficoltà, quanto ci sentiamo poco amati dagli altri, siano anche momenti di prova. Il rischio è quello di svendersi, pur di elemosinare qualcosa dagli altri, oppure di chiudersi nell’idea di bastare a me stesso e nella vanità… Gesù tiene duro, sapendo benissimo che è Dio che basta, in ogni momento.

5. Vedo Gesù sul pinnacolo del tempio. Qui la tentazione è di strumentalizzare Dio per i miei bisogni. Dio diventa un po’ come una l’alcool o la droga, producono gli effetti voluti su tuo comando. Infatti il denaro, il gioco, il sesso e ogni cosa buona  può essere usata in modo egoistico, per consolare se stessi. Ma alla fine è un gioco che non ti libera, anzi ti rende schiavo di te stesso. Solo l’amore che nasce dal rapporto personale con Dio e con i fratelli, quello ti libera. Anche nel rapporto con Dio la tentazione è quella di usarlo! Prendo io una decisione e poi costringo Dio a seguirmi, pretendendo il suo favore e la sua protezione. Quante volte l’ho fatto!  Quante volte invece avrei potuto interrogarmi su cosa realmente vuole il Padre da me, per fare la sua volontà ed essere felice.

6. Vedo Gesù sul monte altissimo e penso che tutta la violenza del mondo nasce da questa pretesa umana di gestire in proprio un potere, che invece è solo un dono di Dio da amministrare. Quante situazioni di potere nella mia vita, che io gestisco in proprio e non “per conto” di Dio? Un’altra tentazione grande è anche quella di possedere la mia vita e di farla terminare quando non mi va più bene… Le guerre, la violenza, ogni imposizione di un potere umano, che nulla ha a che fare con Dio, derivano da questa tentazione.

6. Entro in colloquio con Gesù, che ha accettato di obbedire al Padre  fino alla morte di croce e in questa obbedienza mi ha salvato.