Corpo risorto (Omelia V Quaresima Anno A)

Superman salva le persone intervenendo con rapidità e in extremis. Situazioni senza via d’uscita apparente, sono improvvisamente risolte da un avventuroso e solo apparentemente imprevisto cambio di personaggio: il dottor Clark Kent, uomo debole e ricco di sentimenti, diventa superman, sicuro di se e privo di debolezze sentimentali. Si tratta di un copione consolidato, che lo spettatore si attende venga rispettato ogni volta.

Gesù in questo racconto è l’antieroe per eccellenza, più simile al Clark Kent che a superman. Piange quando vede piangere Maria e i giudei e, soprattutto, è assolutamente intempestivo: arriva dopo che l’irrimediabile è già accaduto, il suo amico ormai è morto, tanto che lo sorelle gli ripetono: “se tu fossi stato qui mio fratello non sarebbe morto!” . Si tratta di un implicito rimprovero nei confronti di Gesù, che si mostra da meno di superman. Non è finita qui: la cosa più strana è che questa intempestività di Gesù sembra voluta. Egli aspetta intenzionalmente due giorni prima di intervenire!

Gesù spiega questi due giorni di sosta dicendo che è contento per i suoi discepoli di non essere stato là, affinchè essi credano. Questo miracolo che Gesù farà, la resurrezione di Lazzaro, è orientato alla fede dei discepoli, alla nostra fede in Gesù, che dovrà morire in croce e il terzo giorno risorgere. Infatti Gesù aspetta due giorni perché non assicura a Lazzaro di non soffrire o di non morire, ma fa molto di più, condivide la morte con Lazzaro e così facendo la distrugge da dentro. Tutti coloro che alimentano la speranza di evitare la morte, sono alla fine maghi e ciarlatani. Solo Gesù l’ha distrutta definitivamente, proprio condividendola con la sua debolezza.

Questa è la nostra fede: il Signore ci ha dato lo Spirito di resurrezione, che opera  dentro il nostro corpo mortale, ossia nostri limiti umani, le malattie, le difficoltà, il dolore fisico e morale, perfino il peccato, per donarci una vita di risorti. In questo modo lo Spirito ci inserisce in un nuovo corpo, che geme nella storia per entrare in una gloria definitiva. Questo corpo di Cristo è la Chiesa. Non siamo tutti sapienti, intelligenti, ricchi, nobili, eroi senza macchia, anzi! Siamo tutti poveretti, pieni di ferite, complessi, paure, debolezze fisiche e psicologiche. Eppure lo Spirito soffia dentro queste debolezze per unirci nel corpo del risorto.

Da tutta questa riflessione vorrei trarre una conseguenza più concreta. Il cristiano, che vive nel corpo della Chiesa, sa  che “consolando si è consolati”. Se la povertà, il limite umano e il dolore sono inevitabili, non resta che abbandonarsi al soffio dello Spirito che ci unisce nel corpo dei risorti, e che ci porta a vivere l’amore, proprio passando attraverso il crogiuolo del dolore. Da qui il valore della solidarietà, che non è una semplice legge o un dovere morale, o un fioretto perché il mondo diventi migliore. La solidarietà è una manifestazione dell’unità del corpo di Cristo, è condivisione empatica del dolore, perché lo spirito del risorto soffi nel dare la vita. Allora ogni dono materiale, ogni sostegno concreto, come quelli che la Caritas parrocchiale può offrire, sono il simbolo di un dono ancora più grande: il dono dello Spirito che già oggi anticipa in noi gli effetti futuri della resurrezione definitiva.

 

 

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