Il re mite (Omelia Palme Anno A)

 

 

Il simbolo del potere una volta era costituito dalle vesti, dallo scettro e dalla corona. Ora è piuttosto simbolizzato dal numero di followers dei tweet, dalla capacità che poche parole hanno di modificare e plasmare l’opinione di molti.

Gesù non aveva molti followers all’interno della folla che lo acclamava, anzi, lo stupore di Gerusalemme al suo ingresso ne anticipa già il rifiuto. Il suo potere non ha nulla a che fare con la diffusione delle opinioni su di lui, che anzi vengono equivocate dalla folla, che lo considera solo un profeta.

Non a caso la corona di spine e il mantello di porpora e la canna testimoniano un potere assai diverso da quello tradizionale. Egli è prima di tutto servo obbediente del Signore, che non si sottrae alla volontà del Padre: “Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti come i discepoli. Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro.”  Egli ha saputo non fuggire, stare fermo, mentre intorno a lui impazziva la violenza e la follia umana. Egli ha saputo abbandonarsi nelle braccia del Padre, proprio mentre umanamente si sentiva abbandonato da lui.

Questa obbedienza fa molto di più che non diffondere esteriormente qualche idea su di lui, ma ha la potenza di cambiare il nostro cuore, di trasformarlo secondo la volontà del Padre. Gesù è re, certamente, ma è re del nostro cuore inquieto, perché  lo trasforma con la potenza dell’amore e in tal modo ha realizzato la rivoluzione più radicale di tutti i tempi, quella che può instaurare il Regno  della pace, dentro ciascuno di noi.

Sono questi giorni di paure  C’è nel nostro cuore una paura di fondo: quella di non riuscire, di non essere abbastanza bravo o brava, quella di non fare abbastanza per gli altri, di non servire, quella in fondo di non essere amato. In tempi di mancanza di lavoro questa tendenza interiore all’autoaccusa aumenta, come aumenta la litigiosità, lo scaricare sugli altri le responsabilità e la rabbia verso una società che sembra ingessata e incapace di dare speranza e futuro.

Non basteranno figure politiche forti, a ridare una nuova prospettiva di futuro ai giovani e alle famiglie. Ci vuole  un vero cambiamento del cuore che ci fa accettare il tempo in cui viviamo e le difficoltà che attraversiamo come un’occasione per rivolgerci a Cristo e supplicarlo:

“entra come re nella Gerusalemme stupita e orgogliosa del nostro cuore, prendi possesso del tempio dei nostri pensieri e sentimenti e trasformali con l’ incrollabile certezza che il Signore è il nostro sostegno, in ogni momento. Donaci la speranza che ogni figura di bene che si realizza nella nostra vita e nella società possa compiersi eternamente nel tuo dono d’amore!”

 

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