Il cuore squarciato (Omelia II Pasqua, divina misericordia)

“Tendi la tua mano e mettila nel mio fianco e non essere più incredulo ma credente.” Così si rivolge Gesù a Tommaso, che, fortemente turbato dall’esperienza della morte di Gesù, non poteva credere alla sua resurrezione.
L’apparizione di Gesù nella sua carne risorta, deve risolvere ogni dubbio di Tommaso, ma non è esattamente così. Non basta il corpo di carne di Gesù a fugare ogni dubbio, è necessaria la sua parola, che invita Tommaso a identificare i segni presenti nel suo corpo, nelle mani e nel fianco. Solo attraverso l’identificazione dei segni della passione Tommaso può interpretare quella visione e identificare in quel corpo proprio colui che era morto in croce. In particolare il segno del fianco, dell’apertura della lancia, da cui sono scaturiti sangue e acqua è decisivo.

Tommaso è invitato a vedere in questa apertura nel corpo di Gesù lo squarcio, la ferita provocata dal peccato dell’uomo e insieme la feritoia da cui scaturisce la grazia di Dio, la misericordia del Padre, lo Spirito Santo. Il cuore squarciato di Cristo proprio perchè è ferita provocata dagli uomini diviene feritoia da cui fluisce l’amore misericordioso di Dio. Questo segno capovolge il mondo e lo ri-significa radicalmente.

Ogni ferita presente nella nostra vita, procurata dal peccato nostro o di altri, ogni male fisico, frutto di una natura disordinata per effetto del peccato, è destinato a produrre, in modo non proporzionale, una smisurata quantità di gloria, attraverso il cuore di Cristo. Se dunque Gesù soffia lo Spirito sui discepoli, dicendo “rimettete i peccati”, questo non si riferisce solo alla confessione, ma all’intero tesoro di grazia del cuore di Cristo, che trasforma le nostra ferite, morali e psicologiche, in feritoie del suo amore. Non c’è male o peccato, per quanto grave, che possa resistere a questo fiume di misericordia.

Ogni giorno al telegiornale ne sentiamo di cotte e di crude, cose inverosimili accadono proprio dentro le famiglie dove dovrebbe regnare la pace e l’amore. Eppure, vicini al cuore di Gesù, dovremmo imparare a sentire, dentro alla gravità del male, la più grave profondità dell’amore che trasforma tutto, non a buon mercato, ma con il prezzo della croce di Cristo.
Per i padri della Chiesa il sangue e l’acqua che scaturiscono dal costato trafitto rappresentano i sacramenti dell’eucarestia e del battesimo, dono dello Spirito Santo nella Chiesa. Così questo torrente di grazia ha anche dei canali precisi, a cui possiamo attingere, all’inizio della nostra vita, e ogni giorno. L’inestimabile ricchezza del battesimo che ci ha purificati, dello Spirito che ci ha rigeinerati e del sangue che ci ha redenti possono alimentare quotidianamente la nostra vita.
Come Tommaso ha visto nei segni su Gesù la realtà della resurrezione, così nel vangelo e nei sacramenti che riceviamo noi “vediamo” Gesù risorto, per la continua purificazione che la sua misericordia opera nella nostra vita. Beati coloro che non avendo visto crederanno: siamo noi questi beati, che preghiamo, come oggi la liturgia ci insegna, perchè la “forza del sacramento pasquale continui ad operare nella nostra vita”.

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