il Dio vivente

Omelia per santi Pietro e Paolo
Cesarea di Filippo, oggi Banjas, è un luogo incantevole, pieno di acqua e di fonti, ai piedi del monte Hermon. All’epoca di Gesù c’era la residenza del tetrarca di Galilea e importanti luoghi di culto dove si celebrava il Dio Dioniso, Dio dell’ebbrezza, della sfrenatezza, dell’istinto, dell’impulso vitale. Proprio qui rispondendo alla domanda di Gesù: “voi chi dite che io sia?” Pietro risponde, nella versione del vangelo di Matteo, che leggiamo oggi: “Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente”. Qui Dio si rivela attraverso il Figlio come un Dio vivente, contrapposto agli idoli morti che non possono dare la vita. Il Dio Padre, fonte della vita, non è come le cisterne vuote e screpolate, degli istinti, della superbia o dell’egoismo.
Dio si rivela come un Padre che dona la vita, una vita spirituale, ma non nel senso platonico del’anima separata dal corpo. La vita spirituale donata da Dio è proprio tutta la vita dell’uomo, biologica, psicologica e razionale, nell’atto stesso in cui è ricevuta da Dio Padre. Essa comprende la vita biologica ma la supera, perchè è in grado di rigenerarla nella resurrezione.
Questa rivelazione del Dio vivente è rivolta ai piccoli, come dice Gesù in un altro punto del vangelo di Matteo: “ti ringrazio o Padre perché ai rivelato queste cose non ai sapienti e agli intelligenti, ma ai piccoli. Nessuno conosce il Padre se non il figlio e colui al quale il figlio lo voglia rivelare”. Pietro, rappresentante di tutti i discepoli, è destinatario della rivelazione del Padre in quanto si fa piccolo come il figlio che riceve la vita dal padre.
Da questo traggo almeno due conseguenze:
1. Pietro non riceve questa rivelazione da Dio in proprio, ma come tesoro che appartiene a tutti i “piccoli”, a tutti i discepoli di Gesù. Questo significa anche che il magistero della Chiesa, inteso nel senso più ampio, altro non è che un servizio alla fede che è propria di tutto il popolo di Dio.
2. Il magistero, malgrado possa essere percepito come una legge, in realtà è una forma di sapienza a servizio della vita, nella forma in cui Dio la dona.
Allora la Chiesa è una casa fondata sulla roccia di Pietro, dove si sperimenta e riceve la vita di Dio. Essa non è fatta di mattoni, ma di persone accoglienti, umane, in grado di far vibrare nel cuore di coloro che incontrano la gioia del Vangelo.
Questa casa non potrà essere calda e accogliente se non è riscaldata dal fuoco dell’amore, lo Spirito donato dal Padre. Egli solo è la garanzia che l’accoglienza che vi si sperimenta non ha doppi fini nè è semplicemente una funzione da svolgere, ma è un atteggiamento profondo, che ci rende più veri e più umani.
L’ultima immagine per descrivere la Chiesa fondata sulla roccia di Pietro sono le mani, con cui ci si stringe in segno di amicizia e le cui dita si intrecciano per pregare. L’amicizia che diffonde il Vangelo nella società non si crea se non c’è preghiera nella casa della Chiesa e la preghiera deve avere tutte e cinque le dita. Riporto la breve catechesi di papa Francesco sulla preghiera delle dita:
. Il pollice è il dito a te più vicino. Comincia quindi col pregare per coloro che ti sono più vicini. Sono le persone… di cui ci ricordiamo più facilmente. Pregare per i nostri cari è ‘un dolce obbligo’.
2. Il dito successivo è l’indice. Prega per coloro che insegnano, educano e curano. Questa categoria comprende maestri, professori, medici e sacerdoti. Hanno bisogno di sostegno e saggezza per indicare agli altri la giusta direzione. Ricordali sempre nelle tue preghiere.
3. Il dito successivo, il medio, è il più alto. Ci ricorda i nostri governanti. Prega per il presidente, i parlamentari, gli imprenditori e i dirigenti. Sono le persone che gestiscono il destino della nostra patria e guidano l’opinione pubblica… Hanno bisogno della guida di Dio.
4. Il quarto dito è l’anulare. Lascerà molti sorpresi, ma è questo il nostro dito più debole, come può confermare qualsiasi insegnante di pianoforte. È lì per ricordarci di pregare per i più deboli, per chi ha sfide da affrontare, per i malati. Hanno bisogno delle tue preghiere di giorno e di notte. Le preghiere per loro non saranno mai troppe. Ed è lì per invitarci a pregare anche per le coppie sposate.
5. E per ultimo arriva il nostro dito mignolo, il più piccolo di tutti, come piccoli dobbiamo sentirci noi di fronte a Dio e al prossimo. Come dice la Bibbia, “gli ultimi saranno i primi”. Il dito mignolo ti ricorda di pregare per te stesso… Dopo che avrai pregato per tutti gli altri, sarà allora che potrai capire meglio quali sono le tue necessità guardandole nella giusta prospettiva”.

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Lettura e preghiera Santi Pietro e Paolo

Lettura
Gesù arriva nel territorio di Cesarea di Filippo, vicino alle sorgenti del giordano, alle pendici del monte Hermon, nella zona più a nord di Israele ai confini con la Siria. Questa città ellenistica era anche la sede del tetrarca di Galilea, e in onore del potere romano era stata chiamata Cesarea. Qui Gesù pone ai discepoli una domanda a riguardo del figlio dell’uomo, espressione misteriosa con cui Gesù parla di se alla gente (11,19; 12,40) e ai discepoli (10, 23). Solo al termine del Vangelo Gesù rivelerà più chiaramente l’identità di questo nome(26,64). La gente ha compreso la natura profetica del ministero di Gesù (Geremia, Elia o uno dei profeti) ma senza afferrarne il modo del tutto unico e singolare con cui Gesù interpreta e vive il suo ministero. Invece i discepoli avevano già potuto comprenderlo (14, 33), e Pietro, rappresentandoli, risponde alla seconda domanda di Gesù rivolta direttamente a loro. Gesù non è solo un profeta ma è il messia figlio del Dio vivente, un Dio capace di entrare nella storia e dominarla con il suo amore, a differenza degli idoli vuoti dei popoli (2 Mac 7, 33). La beatitudine dichiarata nei confronti di Pietro riguarda lui in particolare come rappresentante dei piccoli, destinatari della rivelazione del Padre (11,25-27): per questo motivo egli è la pietra a fondamento dell’edificio della Chiesa. La pietra rimanda alla roccia salda dell’insegnamento di Gesù (7,24) su cui poggia una casa che non può crollare, più forte del potere della morte. Non a caso il potere di legare e di sciogliere significa nel mondo rabbinico l’intepretazione e applicazione della legge mosaica, che l’insegnamento di Gesù porta a definitivo compimento. Alla Chiesa fondata sulla roccia di Pietro viene fatta una promessa di vita destinata a rimanere per sempre, fino alla fine del mondo (28, 20).

Suggerimenti di preghiera.
Mi pongo in ascolto del Signore con tutto il tuo corpo, scegliendo la posizione che preferisco per pregare.
Leggo il brano di Vangelo (Mt 16, 13-20).
Chiedo al Signore il dono di una conoscenza interiore di lui, per amarlo e seguirlo sempre più.
Rifletto sui personaggi e sulle loro azioni. Gesù si trova con i suoi discepoli, mi immagino anch’io insieme con loro e con Gesù, in un luogo riparato da occhi indiscreti e intimo. Gioisco di poter stare con lui.
Medito su ciò che i personaggi dicono. Gesù pone due domande sulla sua identità. La seconda la pone direttamente a me e sono chiamato a dare la mia risposta. Dico al Signore ciò che lui è per me e gli chiedo di poter migliorare sempre nella mia conoscenza di lui.
Concludo con un Padre Nostro.

Lettura e preghiera Corpus Domini

Lettura (Gv 6, 51 – 58)
Se la manna, che rappresenta la legge di Israele, non può dare la vita, perchè i Padri che se ne erano nutriti poi sono morti, invece Gesù è il pane del cielo che nutre per la vita e sconfigge definitivamente la morte (v. 49 cfr. 5, 24). Come è possibile? Egli è colui che dà tutta la sua “carne”, ossia tutta la sua vita fisica per la la vita del mondo (v. 51). Il Verbo di Dio, la Parola di Dio, si è fatta carne e “dona” questa carne con la sua morte, in vista della resurrezione.
I giudei rifiutano questo dono di Gesù, non tanto perchè si scandalizzino di dover mangiare la sua carne (comprendono infatti la portata metaforica di questa affermazione di Gesù), ma perchè non accettano di dover dipendere totalmente, per la loro salvezza, dal dono di se di un uomo.
Gesù risponde approfondendo il livello della rivelazione. Egli non è un uomo comune , ma è il figlio dell’uomo (cfr. 1, 51; 3, 14) ossia il salvatore che è sempre in comunicazione col cielo da cui è disceso, per essere “innalzato”. Proprio la sua umanità, ossia la sua carne e il suo sangue (cfr. Eb 2, 14) sono donati all’uomo, perchè aderisca totalmente con la sua fede al figlio dell’uomo (cfr. 6, 35), che è morto (sangue) per donare la sua vita (carne) al mondo.
Mangiare la carne e bere il sangue introduce il tema della dimora reciproca del credente e di Gesú. Chi infatti si nutre della presenza celeste del Figlio, entra in un rapporto di intima e reciproca appartenenza, con il Figlio e il Padre , due persone in perfetta comunione tra di loro (v. 56 cfr. 10, 38). Ogni vita dunque ha origine dal Padre, ed entra in comunione con tale origine attrverso il Figlio inviato (v. 57), la sua carne e il suo sangue. Si tratta anzitutto di nutrirsi della fede in Gesù, alimentandosi della Parola di Dio e particolarmente di nutrirsi del sacramento dell’eucarestia con cui Gesù e il Padre, per effetto dello SS vengono ad abitare nel cuore del credente e nella Chiesa.

Suggerimenti di preghiera

Mi dispongo davanti a Dio in preghiera. Sto in ginocchio o seduto, per entrare in colloquio con il Signore, o meditare su ciò che leggo, a seconda di ciò che voglio.

Leggo con attenzione il brano di Vangelo (Gv 6, 51 – 58)

Chiedo al Signore di vedere la sua umanità come eucarestia.

Contemplo la morte di Gesù in croce come ciò che mi da la vita. sangue e acqua che scaturiscono dal fianco di Gesù indicano la vita che nasce dalla sua morte.

Sento il grande dono dell’eucarestia come un dimorare in lui. Non è semplicmente lui che abita in me, ma sono io che abito in lui. È il mistero dei due in uno.

Concludo con un Padre Nostro.

Lettura e preghiera XI TO Anno A

Lettura di Gv 3, 16-18
Questi pochi versetti si trovano al cuore del discorso che Gesù rivolge al fariseo Nicodemo, riguardo al figlio dell’uomo, che è disceso dal cielo e deve essere innalzato (13-14). Qual’è la causa di questo itinerario di uscita e ritorno del figlio dell’uomo? Nei nostri versetti l’evangelista risponde proprio a questa domanda: infatti ora ill soggetto non è piú il figlio dell’uomo, ma Dio, come origine di un amore senza confini e senza precedenti.Questo amore è la causa dell’invio del figlio unigenito nel mondo, inteso come la totalità degli uomini, bisognosi di una salvezza definitiva, che viene a coincidere con la vita eterna (16-17).Dunque il giudizio che il figlio dell’uomo attua (cfr.18 e 5, 22) non è una punizione comminata da chi ha il potere di retribuire secondo le azioni degli uomini, ma è la conseguenza immediata della presenza dell’inviato nel mondo, che implica accoglienza o rifiuto. Il giudizio è solo l’altra faccia di un amore assoluto, nel caso in cui esso venga rifiutato dall’uomo (18). Dio infatti si rivela come un Padre e un Figlio desiderosi di portare tutta l’umanità all’interno del loro amore con un’offerta totale, assoluta e senza precedenti.

Suggerimenti di preghiera
Sto seduto o in ginocchio assumendo quella posizione con cui sento il corpo più disposto a pregare il Signore.
Leggo il vangelo (Gv 3, 16-18).
Chiedo al Signore di poter conoscere interiormente lui, inviato dal Padre, per amarlo e seguirlo sempre più.
Vedo le persone, come si comportano e agiscono: mi metto nei panni di Nicodemo, che ascolta la Parola di Gesù dopo esserlo andato a trovare di notte. Rifletto sul mio rapporto personale, intimo col Maestro di Nazareth.Quando lo vado a trovare per ascoltare la sua parola?
Ascolto cosa dice Gesù. Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo figlio. Gesù è dono d’amore del Padre. è il Figlio che mi perdona e mi da la vita, con la sua carne di uomo.
Concludi con un Padre Nostro
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Omelia Pentecoste Anno A

Gesù risorto, in piedi in mezzo ai discepoli, alita, soffia su di loro. Non si tratta solo di un alito rinfrescante da caramella vigorsol, perchè l’immagine fa riferimento al soffio con cui Dio crea l’uomo donando un alito di vita ad una forma di argilla. lo Spirito santo soffiato da Gesù è in grado di ricreare, perchè è una potenza d’amore che vince il peccato con il perdono di DIo e quindi è capace di rigenerare l’umanità dalla distruzione operata dalle ostilità e dagli egoismi, a livello personale e sociale.
Questa Pentecoste può essere l’occasione propizia per vivere il dono dello Spirito rigenerante, a livello ecclesiale e sociale.
Nella società italiana c’è da ricostruire un tessuto di comunione: tra imprenditori e dipendenti, tra anziani e giovani, tra chi ha un lavoro fisso e chi è precario, tra i cittadini che pagano le tasse e lo stato, tra nord e sud Italia, tra le diverse popolazioni europee più in crisi e quelle meno e tra cittadini europei destinatari di diritti riconosciuti e immigrati clandestini senza la benchè minima tutela sul loro diritto alla vita. Chiediamo il dono dello Spirito, perchè come cristiani sappiamo creare un tessuto di comunione e di unità che può rigenerare speranza e voglia di costruire una società più bella, solidale e capace di far crescere ogni persona nei suoi talenti.
Anche nella nostra città è necessario ricomporre le fazioni in vista di un bene più grande, che ci spinge a collaborare insieme allo sviluppo di tutta Riccione, vincendo egoismi e interessi di una parte della città a scapito dell’altra o di una categoria sociale a scapito di altre. Come cristiani, abbiamo il dono delo Spirito che ci aiuta a vedere il bene in ogni realtà per integrarlo ad un livello superiore, quello del bene che accomuna ogni territorio e ogni categoria, e che sa guardare in particolare ai più svantaggiati. I più svantaggiati oggi sono i giovani di Riccione, che come quelli di altre città italiane, se ne stanno andando all’estero, con grandi difficoltà, per avere più prospettive di lavoro.
Anche nelle nostra comunità parrocchiali, associazioni e movimenti c’è da rinnovare il dono dello Spirito di Pentecoste per scoprire che, come dice San Paolo, a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune. ciascuna parrocchia ha le sue caratterisiche, i suoi preti e la sua storia, ma sono parti di un unico corpo che lavorano per l’insieme, per la Chiesa, con la gioia di annunciare il Vangelo a tutti.
Anche per questo quest’estate vivremo una tre giorni unitaria dei preti e delle parrocchie di Riccione, con l’obiettivo di discernere la volontà di Dio per il cammino di testimonianza e annuncio delle nostre comunità.

Lettura e preghiera Gv 20, 19 – 23 (Pentecoste Anno A)

 

SCHEDA PER ACCOMPAGNATORI Pentecoste Anno A

Lettura e preghiera Gv 20, 19 – 23

Nel primo giorno della settimana, ossia il giorno dopo il sabato, Gesù si manifesta come risorto ai suoi discepoli. Essi si trovano in una situazione psicologica di angoscia e turbamento. Hanno le porte sprangate per timore di fare la stessa fine del maestro, sono disorientati e senza più punti di riferimento.

Gesù compare senza necessità di passare per la porta, perchè il suo corpo risorto è entrato nella sfera escatologica di Dio, e non ha più alcun limite di spazio e di tempo. Egli viene, come aveva promesso prima di partire (cfr. 14, 18. 28), sta in piedi in mezzo a loro, con una postura che è tipica del vivente, di colui che è risorto, e dice “Pace a voi” (cfr. 14, 27). Questo saluto produce gli effetti di gioia e di pace, perchè è accompagnato dal dono dello Spirito. I discepoli riconoscono Gesù dai segni della passione (mani e fianco), proprio quelle ferite da cui scaturisce l’acqua viva dello Spirito Santo, che anima il discepolo credente (cfr. 19, 34). Questo riconoscimento porta con se una gioia indefettibile e perfetta (cfr. 16, 22)

Gesù ripete il saluto di pace e li invia, con la stessa forza con cui egli è stato inviato dal Padre, ossia la forza e l’amore propri dello Spirito Santo. Si tratta di un’unica missione, quella del figlio e dei discepoli, che ha origine dal Padre e che ha per effetto il perdono dei peccati, cifra complessiva di una radicale ricreazione dell’umanità (cfr. Gen 2, 7: l’alito di Dio crea l’uomo come essere vivente!). Quella guarigione dal male, dal peccato, dalla paura e dall’angoscia che i discepoli stanno sperimentando essi la produrranno, per effetto dello Spirito Santo, in tutti coloro che incontreranno. Essi infatti comunicano nello Spirito la vita stessa di Cristo glorificato (cfr. 1 Gv 4, 13).

Suggerimenti di preghiera.

1. Mi dispongo davanti a Dio in preghiera. Sto in ginocchio o seduto, per entrare in colloquio con il Signore, o meditare su ciò che leggo, a seconda di ciò che voglio.

2. Leggo con attenzione il brano di Vangelo (Gv 20, 19 – 23)

3. Chiedo al Signore di gioire intensamente del dono dello Spirito.

4. Vedo le persone che agiscono, osservo come si comportano. Entro nella paura dei discepoli, di fronte al male e alla morte. La comparsa di Gesù è improvvisa, come improvviso è il loro passaggio dalla paura e angoscia alla gioia.

5. Ascolto ciò che dice Gesù. “Pace a voi”. Sento il dono della pace e la forza delle parole di Gesù, che mi inviano a portare il perdono di Dio. Quell’invio proviene dal Padre stesso.

7. Concludo con un Padre Nostro.