Lettura e preghiera Corpus Domini

Lettura (Gv 6, 51 – 58)
Se la manna, che rappresenta la legge di Israele, non può dare la vita, perchè i Padri che se ne erano nutriti poi sono morti, invece Gesù è il pane del cielo che nutre per la vita e sconfigge definitivamente la morte (v. 49 cfr. 5, 24). Come è possibile? Egli è colui che dà tutta la sua “carne”, ossia tutta la sua vita fisica per la la vita del mondo (v. 51). Il Verbo di Dio, la Parola di Dio, si è fatta carne e “dona” questa carne con la sua morte, in vista della resurrezione.
I giudei rifiutano questo dono di Gesù, non tanto perchè si scandalizzino di dover mangiare la sua carne (comprendono infatti la portata metaforica di questa affermazione di Gesù), ma perchè non accettano di dover dipendere totalmente, per la loro salvezza, dal dono di se di un uomo.
Gesù risponde approfondendo il livello della rivelazione. Egli non è un uomo comune , ma è il figlio dell’uomo (cfr. 1, 51; 3, 14) ossia il salvatore che è sempre in comunicazione col cielo da cui è disceso, per essere “innalzato”. Proprio la sua umanità, ossia la sua carne e il suo sangue (cfr. Eb 2, 14) sono donati all’uomo, perchè aderisca totalmente con la sua fede al figlio dell’uomo (cfr. 6, 35), che è morto (sangue) per donare la sua vita (carne) al mondo.
Mangiare la carne e bere il sangue introduce il tema della dimora reciproca del credente e di Gesú. Chi infatti si nutre della presenza celeste del Figlio, entra in un rapporto di intima e reciproca appartenenza, con il Figlio e il Padre , due persone in perfetta comunione tra di loro (v. 56 cfr. 10, 38). Ogni vita dunque ha origine dal Padre, ed entra in comunione con tale origine attrverso il Figlio inviato (v. 57), la sua carne e il suo sangue. Si tratta anzitutto di nutrirsi della fede in Gesù, alimentandosi della Parola di Dio e particolarmente di nutrirsi del sacramento dell’eucarestia con cui Gesù e il Padre, per effetto dello SS vengono ad abitare nel cuore del credente e nella Chiesa.

Suggerimenti di preghiera

Mi dispongo davanti a Dio in preghiera. Sto in ginocchio o seduto, per entrare in colloquio con il Signore, o meditare su ciò che leggo, a seconda di ciò che voglio.

Leggo con attenzione il brano di Vangelo (Gv 6, 51 – 58)

Chiedo al Signore di vedere la sua umanità come eucarestia.

Contemplo la morte di Gesù in croce come ciò che mi da la vita. sangue e acqua che scaturiscono dal fianco di Gesù indicano la vita che nasce dalla sua morte.

Sento il grande dono dell’eucarestia come un dimorare in lui. Non è semplicmente lui che abita in me, ma sono io che abito in lui. È il mistero dei due in uno.

Concludo con un Padre Nostro.

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