Lettura e preghiera Santi Pietro e Paolo

Lettura
Gesù arriva nel territorio di Cesarea di Filippo, vicino alle sorgenti del giordano, alle pendici del monte Hermon, nella zona più a nord di Israele ai confini con la Siria. Questa città ellenistica era anche la sede del tetrarca di Galilea, e in onore del potere romano era stata chiamata Cesarea. Qui Gesù pone ai discepoli una domanda a riguardo del figlio dell’uomo, espressione misteriosa con cui Gesù parla di se alla gente (11,19; 12,40) e ai discepoli (10, 23). Solo al termine del Vangelo Gesù rivelerà più chiaramente l’identità di questo nome(26,64). La gente ha compreso la natura profetica del ministero di Gesù (Geremia, Elia o uno dei profeti) ma senza afferrarne il modo del tutto unico e singolare con cui Gesù interpreta e vive il suo ministero. Invece i discepoli avevano già potuto comprenderlo (14, 33), e Pietro, rappresentandoli, risponde alla seconda domanda di Gesù rivolta direttamente a loro. Gesù non è solo un profeta ma è il messia figlio del Dio vivente, un Dio capace di entrare nella storia e dominarla con il suo amore, a differenza degli idoli vuoti dei popoli (2 Mac 7, 33). La beatitudine dichiarata nei confronti di Pietro riguarda lui in particolare come rappresentante dei piccoli, destinatari della rivelazione del Padre (11,25-27): per questo motivo egli è la pietra a fondamento dell’edificio della Chiesa. La pietra rimanda alla roccia salda dell’insegnamento di Gesù (7,24) su cui poggia una casa che non può crollare, più forte del potere della morte. Non a caso il potere di legare e di sciogliere significa nel mondo rabbinico l’intepretazione e applicazione della legge mosaica, che l’insegnamento di Gesù porta a definitivo compimento. Alla Chiesa fondata sulla roccia di Pietro viene fatta una promessa di vita destinata a rimanere per sempre, fino alla fine del mondo (28, 20).

Suggerimenti di preghiera.
Mi pongo in ascolto del Signore con tutto il tuo corpo, scegliendo la posizione che preferisco per pregare.
Leggo il brano di Vangelo (Mt 16, 13-20).
Chiedo al Signore il dono di una conoscenza interiore di lui, per amarlo e seguirlo sempre più.
Rifletto sui personaggi e sulle loro azioni. Gesù si trova con i suoi discepoli, mi immagino anch’io insieme con loro e con Gesù, in un luogo riparato da occhi indiscreti e intimo. Gioisco di poter stare con lui.
Medito su ciò che i personaggi dicono. Gesù pone due domande sulla sua identità. La seconda la pone direttamente a me e sono chiamato a dare la mia risposta. Dico al Signore ciò che lui è per me e gli chiedo di poter migliorare sempre nella mia conoscenza di lui.
Concludo con un Padre Nostro.

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