Lettura e preghiera XV TO Anno A. Mt 13, 1 – 23. La sapienza profetica e parabolica di Gesù

Lettura
Il testo che la liturgia propone è tratto dal discorso in parabole di Gesù, un’unità che termina con lo spostamento geografico di Gesù in 13, 53a: “quando Gesù terminò queste parabole, partì di la..”. Nel c. 12 si trovano alcune dispute che i Farisei intavolano con Gesù e un sommario dell’attività taumturgica di Gesù, descritta come una manifestazione della mitezza del servo di Dio, in mezzo all’incomprensione del suo popolo (Is 42, 1-4). La sezione delle parabole cerca quindi di penetrare in modo sapienziale nel mistero del non ascolto del popolo di fronte alla predicazione profetic di Gesù. In questa prima parte si trovan un’introduzione (1 -3a) e la parabola del seminatore (3b – 9). A tale parabola segue poi un dialogo tra Gesù e i discepoli sul perché parla in parabole, con la conseguente citazione del profeta Isaia ( 10 – 17) e la spiegazione della parabola del seminatore (18 – 23). Gesù parla seduto sulla spiaggia, in posizione di maestro e la folla sta in piedi sulla spiaggia. Il contesto spaziale è funzionale ad un appello sapienziale al popolo di Israele, rappresentato dalle folle, ad ascoltare il vero maestro, in un confronto velatamente polemico con gli scribi e farisei. Da questo sfondo emergono successivamente i discepoli (v. 10) che intessono un dialogo diretto con Gesù e che soli possono “vedere e comprendere”. Infatti la spiegazione della parabola del seminatore è rivolta a loro, che soli possono comprendere il mistero del Regno dei cieli. C’è anzitutto un elemento misterioso e irrealistico nella parabola: lo spreco di seme, che viene seminato anche nella strada, sui sassi e tra le spine. Ora, nessun agricoltore butterebbe via le sue sementi in questo modo. Ciò significa che la logica della parabola non si muove secondo i binari del realismo quotidiano che ne costituisce lo sfondo, ma a partire da un contrasto irrealistico e sovrabbondante con l’esperienza quotidiana. Riconoscere tale contrasto è il primo passo per l’interpretazione della parabola. Essa è infatti tutta costruita sull’opposizione polare tra il seminatore che getta il seme dappertutto in parti uguali e senza alcun previo discernimento e la diversa natura dei terreni, che permette un diverso sviluppo. I primi tre casi sono, sebbene a livelli diversi di crescita, tutti in definitiva negativi per la fruttificazione del seme. Gli ultimi tre invece, sebbene con percentuali diverse, sono riassumibili in un’unica categoria di terreno buono. Anche la spiegazione mette l’accento sulla diversità nell’accoglienza della parola che è il seme, in rapporto alla parola stessa che viene donata con infinita liberalità a tutti. Essa richiama il lettore all’importanza dell’accoglienza e della cooperazione del discepolo alla parola di Dio che viene seminata nel suo cuore. Rimane tuttavia il problema, stringente per i discepoli di Gesù, di come possa la parola di Dio, che è onnipotente e realizza ciò che dice, non compiere ciò per cui era stata pronunciata (cfr. Is 55, 10 – 11). Il motivo del guardare e non vedere, udire e non ascoltare (v. 13), che mette in relazione ascolto e comprensione del cuore, si collega al compimento della profezia di Isaia (Is 6, 9 – 10) in cui il parlare del profeta non sembra produrre una comprensione ma piuttosto un ulteriore incomprensione del popolo. Questa citazione Isaiana, nella forma della LXX da cui Matteo la trae, ha però una conclusione assai oscura. È possibile che l’ultimo stico della profezia (e io li guarirò) proprio perché con il verbo al futuro anziché al congiuntivo, possa essere letto come un’affermazione e non come una negazione. Quindi nella profezia di Isaia la salvezza passa in ogni caso, anche attraverso la mancata comprensione del popolo. Matteo coglie proprio questo aspetto quando afferma:”a colui che non ha sarà tolto anche quello che ha”, perchè sottintende il fine pedagogico che colui che non ha sia guarito proprio attraverso la sua mancanza. Chi, come i farisei, ha già la verità in tasca, comprenderà di non comprendere e questo può produrre o un rifiuto sempre più radicale di ciò che non si comprende oppure un riconoscimento della propria ignoranza ed un’umile apertura a quella verità che può essere donata solo da Dio. Chi invece ha il cuore disposto e umile del discepolo, potrà ascoltare e comprendere ed essere beato in questa comprensione! Le parabole quindi non sono un linguaggio quotidiano e semplice ma complesso e caratterizzato da più livelli di significato, per adattarsi all’ascolto e all’apertura di cuore dell’interlocutore.

Suggerimenti di preghiera
Mi dispongo con il corpo nel modo in cui mi sento più a mio agio nella preghiera.
Leggo il testo di Mt 13, 1 – 23.
Chiedo al Signore Gesù il dono di una conoscenza interiore di lui, mio maestro, perchè possa amarlo e seguirlo sempre più.
Osservo i personaggi. Gesù è seduto sulla barca e io sono in mezzo alla folla. Ascolto il suo discorso e ne rimango affascinato. Parla in modo semplice eppure così lontano dall’essere banale o superficiale.
Ascolto quello che i personaggi dicono. Sono con i discepoli e domando a Gesù perchè parla in parabole. Chiedo al Padre il dono di un cuore umile, per accogliere una sapienza che viene dall’alto e non da me stesso!
Concludo con un Padre nostro.

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