Il seme che non si vede (Omelia XVI TO Anno A)

 

Se un foglio è tutto bianco ma in mezzo c’è una piccola macchia nera di inchiostro, la nostra attenzione è talmente attratta dalla macchia, da perdere di vista il fatto che tutto il resto del foglio è bianco. Così accade con il male e il peccato nel mondo e nella nostra vita.Tutta la creazione di Dio è buona, la nostra vita è bella e ricca di amore e di tanti doni di Dio. Eppure quando vediamo il male e il peccato siamo tanto stupiti e scandalizzati, da concentrarci solo su quello e da perdere di vista il resto, come gli agricoltori nella parabola della zizzania. Come loro, anche noi ci chiediamo: se tutto quello che Dio ha creato è buono, da dove viene il male? La risposta del padrone è molto chiara. Un nemico ha fatto questo. Il male non viene da Dio.

Chiarito questo il problema si sposta dall’origine alla fine. Come affrontarlo e combatterlo? Le parabole di Gesù rispondono in due punti.

1. Se il male non l’ha voluto Dio, tuttavia Dio lo ha previsto. In particolare Dio ha previsto l’ incomprensione e il rifiuto del vangelo e ha scelto di passare attraverso tale rifiuto per far sovrabbondare il bene. Il vangelo è un seme piccolo che accetta di nascondersi e alla fine trasforma tutto, è un lievito che si nasconde nella pasta ma poi la trasforma da dentro. Se il male sembra più appariscente, perchè attira immediatamente il nostro sguardo, il bene sceglie di essere nascosto, per trasformare il male da dentro, con l’umile sapienza della croce.

2. Dio è paziente, lascia crescere male e bene mescolati, perchè fino all’ultimo momento sia possibile la conversione. Il padrone chiede agli agricoltori di non intervenire subito a sradicare la zizzania, perchè lo farà Dio stesso, alla fine dei tempi. Ma oggi è il tempo dell’attesa, della pazienza di Dio, della misericordia. Solo così il bene può agire davvero di nascosto nel cuore delle persone, fino alla fine.

La logica delle parabole ci invita ad essere sapienti e intelligenti nei confronti del male. Mai affrontarlo di petto e con durezza…ne usciremmo sconfitti, come se Davide avesse combattuto Golia con l’armatura di Saul. Bisogna aggirarlo, con soavità e dolcezza. A volte esercitiamo un giudizio senza appello nei confronti degli altri perchè ne vediamo tutti i difetti. Ma così abbiamo risolto qualcosa? Esercitiamo la pazienza sui difetti, limiti, vizi altrui. Tutte le volte che vediamo un difetto o peccato di una persona, cerchiamo di esaltarne un pregio. E poi preghiamo per lei o per lui.

Questo stesso atteggiamento intelligente e paziente dovremmo averlo anche verso noi stessi. A volte accade di scandalizzarci di noi stessi, perchè ricadiamo sempre negli stessi difetti o peccati. Sentiamo l’impulso a chiuderci in noi stessi, sentendoci indegni e lontani da Dio. Questo Dio non lo vuole. Più noi siamo deboli, più lui si fa vicino a noi, con la sua stima ed amicizia. In particolare nella riconciliazione noi percepiamo non solo il perdono, ma anche quella particolare gioia ed amicizia che ci santifica. La riconciliazione frequente non è un modo per gettare nel cestino cose che non ci piacciono di noi, ma per gustare quella compunzione umile e serena, che ci aiuta ad accettarci così come siamo nelle mani di Dio, senza per questo rinunciare a migliorare ogni giorno.

Questo atteggiamento del cristiano vale anche per la società intera. Non c’è giustizia e pace senza riconciliazione, perdono, disarmo spirituale. Preghiamo oggi in particolare per i popoli israeliano e palestinese e per quello russo e ucraino, perchè il bene nascosto possa manifestarsi come più forte dell’evidente spirale di odio che attraversa questi paesi.

 

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