Lettura e preghiera XVIII TO Anno A (Mt 14, 13 – 21)

 

Lettura di Mt 14, 13 – 21

La folla segue Gesù dovunque egli vada (8, 1; 12, 15), anche nei luoghi deserti dove egli si ritira dopo aver saputo della morte di Giovanni il Battista.

Gesù ha misericordia della folla e guarisce i malati. La compassione di Gesù è un motivo ricorrente nel vangelo di Matteo (cfr. 9, 36): Egli è il pastore misericordioso, che fascia le pecore ferite e le pasce con giustizia (cfr. Ez 34, 15 – 16).

Il primo gesto della guarigione dei malati porta con se l’ulteriore sviluppo dell’azione pastorale di Gesù nei confronti della folla. Infatti l’arrivo della sera sorprende oramai la folla e i discepoli (v. 15) ed essi si preoccupano del suo nutrimento. Scaturisce da qui un dialogo con Gesù, nel quale i discepoli fanno presente al maestro la scarsità delle loro risorse: hanno solo cinque pani e due pesci.

La discreta resistenza dei discepoli alla proposta di Gesù di nutrire loro stessi la folla è una prova di fede nei confronti del loro maestro e ricorda la resistenza del popolo di Israele nel credere che Dio possa davvero sfamarlo nel deserto (cfr. Es 16, 3 – 4). Anche il discepolo di Eliseo fa presente al suo maestro la pochezza di venti pani d’orzo per cento persone (cfr. 2 Re 4, 42 – 43). Gesù è davvero il profeta degli ultimi tempi che come Mosè ed Eliseo rende presente la misericordiosa provvidenza di Dio per il Suo popolo, Israele.

Ma più di Mosè ed Eliseo Gesù è protagonista attivo di questa moltiplicazione dei pani, attraverso una serie di azioni e di gesti che pongono questa scena in una significativa relazione con l’istituzione dell’eucarestia. Siamo alla sera come nell’ultima cena (cfr. 26, 20) e Gesù, presi i pani e i due pesci, pronunziata la benedizione, spezza i pani (v. 19) – scompare qui il riferimento ai due pesci – e li consegna ai discepoli. Prendere, benedire, spezzare e consegnare sono i quattro verbi dell’istituzione dell’eucarestia (cfr. 26, 26): il pane moltiplicato qui da Gesù è chiaramente un’anticipazione del pane che Gesù identificherà con il suo corpo, nell’ultima cena.

Gesù è il profeta degli ultimi tempi che rende presente la misericordia e l’amore di Dio, ma ancor più è egli stesso che si fa nutrimento, identificandosi con il pane che distribuisce al popolo. Siamo ormai giunti al compimento di tutte le attese del popolo di Israele e la sovrabbondanza del nutrimento, che non solo nutre a sazietà ma anche rimane in dodici ceste, indica la totalità del dono che Gesù compie, dono destinato a saziare tutto il popolo, tutte le sue “dodici tribù”.

I dodici discepoli collaborano con Gesù a saziare i 5000 uomini, segno di quel resto di Israele, destinato a camminare nella storia, nutrito dal suo messia e guidato dai 12 apostoli da lui scelti. è il primo seme della Chiesa.

 

Suggerimenti di preghiera

1. Mi dispongo a pregare con il corpo, nella posizione in cui mi sento più a mio agio.

2. Leggo il brano di Vangelo di Mt 14, 13 – 21

3. Chiedo al Signore la grazia: qui è il dono di conoscere sempre più l’amore sovrabbondante del cuore di Cristo, per servirlo nella Chiesa.

4. Per aiutarmi nella contemplazione:

a. Vedo cosa fanno i personaggi e ricavo un frutto. Per es.: osservo Gesù e sento la sua compassione per le folle. Rifletto su quanto quel sentimento non è rivolto genericamente a tutti, ma singolarmente a ciascuna persona di quella folla.

b. Ascolto le parole dei personaggi e ricavo un frutto. Per es.: ascolto Gesù che mi dice: “date voi stessi da mangiare”. Mi sento interpellato dalla sua parola per il mio servizio alla Chiesa e alla società.

c. Entro in colloquio con Gesù chiedendogli ciò che voglio.

5. Concludiamo insieme con la preghiera del Padre nostro.

 

 

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