Lettura e preghiera XXII TO Anno A (Mt 16, 21-28)

Lettura di Mt 16, 21 – 28
Gesù, Pietro e gli altri discepoli sono i protagosti di questa scena, che segue direttamente quella del primato di Pietro (vv. 13- 20), in cui egli è appena stato designato come roccia e pietra di fondazione della comunità messianica, denominata Chiesa (v. 18). Qui invece egli è chiamato da Gesù “pietra di scandalo”, perchè egli reagisce all’annunzio della passione da parte di Gesù, contestando questa prospettiva di un messia sofferente, fatto fuori politicamente e umanamente dalle autorità (v. 21). Ma questo destino non è frutto di una sfortunata casualità ma compimento di un disegno di Dio (<<“bisognava” che egli andasse a Gerusalemme e soffrisse molto da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi>> ecc. v. 21) culminante con la sua morte e con la resurrezione “il terzo giorno”. Con il potere della resurrezione Gesù riceve un effettivo potere dalle mani del Padre (cfr. 28, 18) ma ciò richiede che egli abbia già preventivamente e definitivamente rigettato un messianismo storicamente vincitore a qualsiasi prezzo, che in fin dei conti diviene una sottomissione al potere di Satana (cfr. 4, 8-10). La crisi di Pietro di fronte a questo annuncio di Gesù proviene da una duplice fragilità. Da un lato egli trascura l’annuncio della resurrezione il terzo giorno e si concentra unicamente sulla passione/morte, che lo colpisce terribilmente gli impedice di comprendere a pieno il disegno di Dio per il suo Figlio. Dall’altro una paura umanamente comprensibile e l’affetto umano lo portano a reagire con violenza e ad indicare al maestro una strada diversa. Si tratta della stessa paura che lo aveva colto in altri momenti, facendolo affondare tra le onde della tempesta (cfr. 14, 28 – 31). In questo egli non è solo, ma rappresenta bene l’insieme dei discepoli che la notte dell’arresto di Gesù fuggiranno tutti (cfr 26, 31). Essi descrivono l’immagine di una Chiesa chiamata ad affrontare la prova della persecuzione con perseveranza, seguendo il suo maestro fino alla croce: si comprendono meglio in questa luce le immagini del prendere la propria croce (v. 24) e del perdere la vita (v. 25) per causa di Gesù. Non si tratta di masochismo, ma dell’umile consapevolezza che per conservare la propria relazione con Gesù, ultima garanzia di vita, si può perdere ogni altra cosa, se essa diventa un ostacolo. L’attesa di un ritorno imminente nella gloria consola la comunità di Matteo, e ogni cristiano, perchè rende la prospettiva della vittoria già a portata di mano, come dono di Dio (v. 27-28) e insieme ricompensa di un agire secondo la Sua volontà (v. 27). Gesù chiede a ciascuno di noi di seguirlo come una decisione prioriatria e assoluta, con la stessa radicalità con cui ha rimproverato Pietro: “Vieni dietro a me!”.

Suggerimenti di preghiera
1. Hai letto con attenzione il brano di Vangelo e la scheda di commento. Ora disponiti davanti a Dio in preghiera con il corpo. Stai nella posizione che preferisci (seduto o in ginocchio…), per entrare in colloquio con il Signore.
2. Chiedi al Signore la grazia: qui è il dono di conoscere Gesù intimamente, per seguirlo e credere sempre più in lui.
3. Per aiutarti nella contemplazione:
a. Vedi cosa fanno i personaggi e ricava un frutto. Per es: osservo Gesù che sta con i suoi discepoli e con Pietro. Sono con Gesù e lo seguo insieme agli altri miei fratelli nella Chiesa. Penso a questa immagine come un riassunto di tutta la mia vita come uomo e come cristiano.
b. Ascolta le parole dei personaggi e ricava un frutto. Per es. ascolto Gesù che mi rimprovera: “vieni dietro a me”, “a ciascuno sarà dato secondo le sue azioni”. Sento che seguire Gesù significa rinunciare a ciò che si oppone al suo progetto per la mia vita e soprattutto vivere per il bene che egli mi dona di fare ogni giorno.
c. Entra in colloquio con Gesù chiedendogli ciò che vuoi.
4. Concludi con la preghiera del Padre Nostro

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Scommettere al lotto della fede (XXI TO Anno A)

Agli italiani piacciono le scommesse, al punto che il bilancio dello stato si regge sul gioco del lotto, che è come una tassa ulteriore che non restituisce nulla in termini di servizi.
Alcuni perdono la vita e la propria felicità dietro al gioco, perchè c’è una sicurezza matematica: alla lunga il gioco delle probabilità di porta a perdere. Inizialmente sembra che vinci ma in realtà perdi.

Ma c’è un altra scommessa che invece da una sicurezza matematica di segno opposto, è quella su Gesù. Se si punta tutto su di lui, inizialmente sembra di perdere, ma in realtà vinci tutto.

Gesù invita Pietro a fare il discepolo e non il maestro, a porsi dietro di lui e non davanti. “Va dietro a me, Satana”. Egli deve puntare tutto sul maestro, anche se sta andando a perdere perchè sarà rifiutato dai capi del popolo. Con quale forza Pietro potrà portare a compimento questo cammino, lui che insieme agli altri discepoli abbandonerà il maestro proprio nel momento della difficoltà e giungerà perfino a tradirlo?

È la forza di un amore che Gesù dona, di un fascino che promana dalla sua persona, di un irresistibile attrazione che tiene Pietro legato a Gesù, che lo spinge a seguirlo anche se non capisce la “necessità” della passione e morte. È questa attrazione del cuore il segreto di una scommessa, che come dice Pascal, può essere per il si o per il no, ma che sempre porta i tratti di un prendere o rifiutare l’amore di Dio.Tu mi hai sedotto e io mi sono lasciato sedurre, dice il profeta Geremia. La forza della Parola di Dio accende un fuoco così grande che non può essere contenuto e questo motiva adeguatamente il nostro essere discepoli e seguirlo.

Quindi questa scommessa per Gesù è ragionevole, perchè Gesù riempie il mio cuore ed ha una forza infinita, che motiva un affidamento totale, un dono totale, un perdere la propria vita a causa sua.
Questo significa essere discepoli. Nell’epoca in cui va di moda temere i valori assoluti, come fossero portatori di dogmatismo e violenza, il discepolo mostra di avere un solo valore assoluto, che non è nè un idea nè un concetto, nè una rivelazione verbale o scritta, ma è Gesù, il messia/Cristo. Per lui è lecito e anzi ragionevole lasciare ogni cosa, perdere la propria vita.

La scommessa di seguire Gesù si fa particolarmente scottante, quando c’è qualcosa di difficile o particolarmente gravoso da accettare nella mia vita, quando magari sono tentato di prendere la strada della prova di forza, della reazione dura, del muro contro muro. Se io decido di seguire Gesù, questo significa a volte accettare di perdere, o di non vincere a tutti i costi, e di perdonare. Lascio che la forza di Gesù risorto operi nella mia vita e così lo seguo senza riserve, mettendo nelle sue mani il mio risentimento, che può covare e tormentare per tanti anni…perchè egli mi liberi da me stesso e mi renda più leggero e felice.

La novità della fede (Omelia XXI TO Anno A)

Le chiavi sono immagine del potere, perchè aprire e chiudere il palazzo dell’amministrazione regale implica ogni giorno inaugurare e concludere l’attività politica del Regno, che rende possibile l’esecuzione delle decisioni del Re. Nella prima lettura queste chiavi vengono date da Dio ad Eliakim, che le conserva fino al tempo dell’invasione Assira nel 701 a.C.. Anche a Pietro nel Vangelo vengono date da Dio le chiavi del Regno dei cieli: egli ha un potere effettivo, che è quello di mettere in collegamento cielo e terra, perchè le decisioni che sono prese in cielo possano compiersi sulla terra. Legare e sciogliere rimanda non a caso , nel linguaggio rabbinico, alle interpretazioni della legge mosaica, donata da Dio sul monte Sinai, necessarie perchè essa aderisca sempre più profondamente alla vita del popolo e al mutare dei tempi.
Pietro rappresenta tutto il popolo di Dio- lo stesso potere è infatti dato a tutto il popolo di Dio (cfr. Mt 18, 18)-, nel dono della fede, che lo rende capace di interpretare e compiere la volontà di Dio nella sua vita, mettendo in comunicazione cielo e terra: questo è il potere delle chiavi. Ed è per questo che Pietro è “roccia”, perchè non si limita ad ascoltare, ma mette in pratica la parola di Dio, costruendo la sua casa sulla “roccia”.

Questa fede nasce per rivelazione, per dono, non è il frutto di una sapienza umana: “né la carne né il sangue te l’hanno rivelato”dice Gesù a Pietro. Il Padre lo ha rivelato per dono a Pietro, come rappresentante di quei piccoli e semplici, che sono contrapposti ai sapienti e agli intelligenti nel Vangelo di Matteo.
Molti di noi hanno ricevuto la fede dai loro genitori o dai loro nonni. L’hanno assorbita dall’ambiente cristiano che hanno vissuto in famiglia e nel contesto parrocchiale. Ma dobbiamo essere sempre più consapevoli che la fede è un dono dall’alto, che viene direttamente da Dio, dal Padre, nel nostro cuore. Naturalmente essa può essere favorita dal contesto culturale, ma mai determinata. Si tratta sempre del misterioso unico rapporto tra Dio e la sua creatura che si compie con il dono della fede!

Questo porta con se due conseguenze.
1. la fede ci dona anche un’inaudito potere sulla realtà, ossia di mettere in comunicazione cielo e terra, di attuare nella nostra vita la volontà di Dio. Sentiamo che Dio è sempre presente e nello stesso tempo ci orientiamo sempre più verso di lui, nelle decisioni e nelle azioni. In tal modo ogni giorno la fede ci conduce ad una novità, ad un progresso, ad un cambiamento. Nella fede non c’è mai un giorno uguale all’altro, ma c’è sempre la possibilità di crescere e approfondire.
Molti mi portano dei dubbi in confessione, come se fossero dei peccati. I dubbi possono essere un alleato importante di questa crescita, se vengono affrontati nella certezza di trovare una risposta, grazie al dono della sapienza rivelata che Dio ci fa. A volte i dubbi sono un dono che Dio ci fa per smuoverci dalle nostre convinzioni abitudinarie ed incamminarci finalmente nella strada della fede.

2.la fede ci spinge a godere del dono del Padre e ringraziarLo, lodarlo, così che la lode accresca la fede. Sarebbe bello farlo ogni mattina: abituarsi a lodare il Padre, per tutti i suoi doni, la vita, la salute, la fede, la famiglia, gli amici: sono tutti segni di cui lodare il Signore, per educarci a vedere in essi la sua presenza e il suo dono. Ecco allora che la lode alimenta e accresce la fede.

Oggi possiamo farlo con le parole del Salmo responsoriale, offriamo la nostra lode al Signore, perchè essere divenga eucarestia, rendimento di grazie, per il dono dello Spirito che egli ci farà in questa messa:
“Rendo grazie al tuo nome per il tuo amore e la tua fedeltà:
hai reso la tua promessa più grande del tuo nome.
Nel giorno in cui ti ho invocato, mi hai risposto,
hai accresciuto in me la forza.” Sal 137.

Lettura e preghiera XXI TO Anno A

Lettura Mt 16, 13 – 20
Cesarea di Filippo, città ricostruita dal tetrarca Filippo, figlio di Erode il grande, è il contesto geografico che Gesù sceglie per dialogare con i suoi a riguardo della sua identità. Li dove il potere imperiale mostra le sue insegne per mezzo dei re ad esso sottomessi, Gesù rivela un potere del tutto alternativo, simile a quello dei profeti.
Fin dalle origini della monarchia in Israele c’era un potere che ne ha permesso la nascita e ne ha siglato la fine, i profeti. Elia ha profetizzato la fine del re Acab, nel regno del Nord, Geremia ha profetizzato la fine della dinastia di Giuda e la deportazione di Gerusalemme. Anche Giovanni Battista si è posto in atteggiamento critico nei confronti del re Erode. Sulla medesima scia viene inserito anche Gesù che, dopo la morte del Battista, con i suoi miracoli e la sua parola autorevole aveva radunato attorno a se molte persone. Infatti nonostante Gesù abbia dato anche alle folle alcune informazioni importanti sull’identità del “figlio dell’uomo” (cfr. 11, 19; 12, 40) esse non comprendono la vera identità e da questo momento in poi Gesù non parlerà più del figlio dell’uomo fino alla sua passione (cfr. 26, 64).
Quando i discepoli sono invitati da Gesù a fornire una risposta personale alla questione è Pietro a prendere la parola e a proclamare la fede in Gesù messia, che anche gli altri discepoli avevano iniziato ad intuire, dopo la tempesta sedata (cfr. Mt 14, 33): egli non è semplicemente un profeta, ma è il messia, il Figlio del Dio vivente (cfr. 1, 17; 2,4; 11, 2). Non è il frutto di una sapienza umana, ma l’umile adesione di Pietro ad una rivelazione rivolta ai piccoli (cfr. Mt 11, 25 – 26) che lo conduce a diventare “roccia”. Ora egli è Pietro, come gà era stato presentato (cfr. 4, 18; 10, 2), perchè la sua casa è fondata sulla roccia del Padre (cfr. 7, 24 – 27) ed egli può legare e sciogliere, ossia può interpretare la volontà di Dio così come l’ha rivelata e attuata Gesù. Si tratta della giustizia sovrabbondante (cfr. 5, 20), dell’amore gratuito del Padre (cfr. 5, 43 – 48) che compie la legge e i profeti, ossia tutta l’antica Alleanza (7, 12). Guardando a Gesù, Pietro, modello e rappresentante di ogni discepolo e della Chiesa intera, può legare e sciogliere (cfr. 18, 18), ossia può comprendere e attuare la volontà di Dio nella sua vita. Questa Chiesa, fondata sulla roccia di Pietro, è superiore alle porte dell’Ade, metafora che indica la morte; essa, cioè conosce una durata senza limiti, fino alla fine del mondo (28, 20).
Appena rivelata l’identità di Gesù, egli chiede il silenzio ai suoi discepoli, perchè tale rivelazione accadrà in modo del tutto inaspettato nella croce (v. 21). Il figlio dell’uomo, come i profeti prima di lui e ancor più radicalmente dei profeti, ha un potere totalmente alternativo a quello della violenza, il potere di Dio che si consegna nelle mani degli uomini per amore loro.
Questo richiederà da parte di Pietro e di ogni discepolo il totale abbandono a Lui e la conversione dalle logiche dell’autodifesa e della conquista. (v. 22). Essere di scandalo a Gesù vuol dire metterglisi davanti con i propri interessi e pretendere che lui ti segua. Seguirlo realmente significa tornare dietro a lui e perdere la vita per causa sua. Questa è l’unica strada per entrare nel Regno del Padre, che Gesù sta per instaurare col potere della sua croce (vv. 27 – 28).

Suggerimenti di preghiera
1. Hai letto con attenzione il brano di Vangelo e la scheda di commento (ascolto – rifletto). Ora disponiti davanti a Dio in preghiera con il corpo. Stai nella posizione che preferisci (seduto o in ginocchio…), per entrare in colloquio con il Signore.
2. Chiedi al Signore la grazia: qui è il dono di conoscere Gesù intimamente, per seguirlo e fare la sua volontà.
3. Per aiutarti nella contemplazione:
a. Vedi cosa fanno i personaggi e ricava un frutto. Per es: osservo Gesù che cammina insieme con i discepoli e sento la bellezza di far parte di questo gruppo di persone che stanno con lui.
b. Ascolta le parole dei personaggi e ricava un frutto. Per es. ascolto Gesù che mi chiede: “Voi, chi dite che io sia?”
c. Entra in colloquio con Gesù chiedendogli ciò che vuoi.
4. Concludi con la preghiera del Padre Nostro.

La fede della Cananea, antidoto contro i fondamentalismi (Omelia XX TO Anno A)

Fin dai tempi di Gesù il Libano è stato un territorio molto ricco di differenze. La cultura greca, con la sua capacità inclusiva, aveva ellenizzato un mondo religioso pagano ricco di culti…un po’ come oggi dove cristiani di varie confessioni, musulmani sciiti e sunniti convivono pacificamente in una cultura che ha forti tratti occidentali.
In questo contesto di differenze religiose e culturali dove Gesù si trova, la donna riconosce in lui il messia di Israele, figlio di Davide e lo prega per la sua figlia, intuendo la possibilità che questo messia possa estendere la sua azione anche al di fuori dei confini di Israele.
Gesù afferma che la sua missione storica è ricondurre all’ovile le pecore disperse della casa di Israele. Egli annuncia la regola della salvezza. Dio salva eleggendo un popolo e un messia all’interno di quel popolo. Da una parte ci sono i figli, eletti da Dio come destinatari del cibo della rivelazione, il pane, e dall’altra ci sono i cagnolini.

La donna tuttavia sfrutta abilmente l’immagine domestica dei cagnolini a suo vantaggio: anch’essi condividono il cibo dei loro padroni, che cade dalla loro tavola. Ella ha capito che l’elezione di Dio non è esclusiva, ma è foriera di beni per tutti i popoli dell’umanità, perchè Dio, quando elegge uno, lo fa per tutti. Dio ha scelto il popolo di Israele, Dio ha scelto il messia Gesù all’interno di questo popolo, in vista di un bene che sovrabbonda per tutti i popoli della terra. La donna lo ha capito per fede e Gesù lo riconosce: “Donna, davvero grande è la tua fede!”.

La donna ha compreso che Dio non abolisce le differenze, perchè Israele sarà sempre diverso, in quanto destinatario di una scelta particolare da parte di Dio. Ma tutte le differenze sono chiamate ad essere salvate insieme, a condividere insieme l’amore del Padre rivelato dal messia Gesù.

Il Vangelo ci educa così a non avere paura delle differenze anche tra le religioni! Oggi in particolare sentiamo di crimini orrendi perpetrati a danno dei cristiani e di altre minoranze religiose in Iraq. Non è così lontano da noi l’Iraq. Pur senza essere ingenui, non è l’Islam che dobbiamo temere, che tra l’altro è un coacervo di differenze enormi al suo interno, ma l’ideologia islamica dei fondamentalismi, che intendono cancellare tutte le differenze. Il mondo occidentale e l’Europa in particolare, nel suo orgoglio di voler esportare i suoi valori, sembra essere oggi molto più debole e incapace di affrontare questa recrudescenza del fondamentalismo.

Dobbiamo ritrovare l’umiltà e la fede della cananea, che da “diversa” e ai margini ha saputo cogliere il centro, il cuore della rivelazione: l’amore sovrabbondantedel Padre, che in Cristo unisce tutte le differenze in un corpo solo.

Solo la fede cristiana saprà darci una chiave non ideologica ma spirituale, per non soccombere alla deriva violenta di fondamentalismi di ogni tipo, per dialogare senza essere deboli, per incontrare l’altro senza rinunciare alla propria identità, anzi approfondendola. Per ritornare ad essere umilmente orgogliosi del Vangelo, che è stato provvidenzialmente seminato nella storia dell’Europa e nelle nostre storie personali e che sarà la chiave per costruire un futuro di pace e di libertà per i nostri figli e nipoti.

Allo stesso modo non dobbiamo avere paura delle persone che vengono da noi come immigrati, la maggior parte dei quali sono di tradizione islamica. Annunciare il vangelo di Gesù, con dolcezza e rispetto, è possibile anche nei loro confronti, soprattutto nella forma della carità. Allo stesso tempo dobbiamo difendere come un valore irrinunciabile della nostra cultura la libertà religiosa e di coscienza e aiutarli ad apprezzarla, anche come garanzia per loro.
Intanto preghiamo perchè cessino le tremende violenze a danno dei cristiani e di tutte le minoranze religiose nel mondo. Preghiamo perchè non prevalgano le divisioni e le violenze e perchè anche il medio oriente possa essere un luogo dove la gente semplice ritorni a vivere in pace e prosperità.

Omelia per l’Assunta

L’apocalisse sembra parlare il linguaggio misterioso della fine del mondo, in realtà i suoi simboli sono talmente potenti da attraversare tutta la storia dell’umanità. Da un lato troviamo la sagoma enorme e spaventosa del drago rosso, che rappresenta la forza del male in opera nella storia. Dall’altro troviamo una donna che vive nel dolore e nelle doglie del parto, vestita di sole, con una corona di dodici stelle e la luna sotto i suoi piedi. Questa donna è la Chiesa, che è avvolta dal sole dello Spirito Santo, della resurrezione di Gesù, e che ha una corona di dodici stelle che sono le dodici tribù di Israele e i dodici apostoli. La luna sotto i suoi piedi rappresenta il tempo su cui la Chiesa ormai regna sovrana, come realtà che gode del Regno inaugurato con la resurrezione di Gesù. Ma nello stesso tempo vive nella storia e dunque soffre le doglie del parto, il dolore della nascita dei figli di Dio. Il bambino che viene salvato dal tentativo omicida del drago è la discendenza dei figli di Dio, insieme con il Figlio per eccellenza, il Messia Gesù Cristo.
Questi simboli contrappongono in modo netto l’umile potenza di Dio, che si manifesta nella generazione e nella fecondità, con la superba potenza del male, che si manifesta in forme grottesche e mostruose. Alla fine la vittoria spetta alla Parola di Dio,che opera come seme deposto nel seno della donna, e che ha bisogno di un femminile che l’accolga, di uno spazio vuoto, di uno cuore aperto e disponibile, come quello di Maria, beata perchè ha creduto nella potenza di questa parola.
Non vi è salvezza se non attraverso il seno e il cuore della donna. Il seno di colei che accoglie la vita e il cuore di colei che ama fin dai primi momenti della gravidanza. Il seno di colei che partorisce con dolore e il cuore di colei che di nuovo partorisce il proprio figlio ad ogni passaggio della sua vita.
La fede di Maria incoraggia la fede di ogni donna nella vita che è dono di Dio, di fronte alle la drago di un’economia fondata esclusivamente sul principio maschile, che punta a fagocitare le speranze del mondo. Siamo in una società che vuole la donna in carriera fino a 40 anni e che la invita a non avere figli nell’età più fertile. Si chiede alle famiglie di dare ai figli una serie di beni che in realtà sono secondari e per questi motivi si limitano le nascite ad un figlio, due sono già troppi, così abbiamo creato una società di anziani. È necessaria una fede nella vita, la fede di Maria, per vincere questi modelli! La fede di Maria può aiutare anche quelle mamme che non sanno più come comportarsi coi loro figli adolescenti e soffrono per i sensi di colpa, non sapendo dove hanno sbagliato. Ma per forza gli errori di un figlio adolescente sono da attribuire a sbagli dei loro genitori? Si tratta di ripartorire nuovamente il proprio figlio, come ha fatto Maria. Penso anche alle sofferenze di tante donne in cerca di lavoro, sottopagate e stressate. La sensibilità femminile ha bisogno di esprimersi nel mondo, con la sua empatia, la sua capacità di sentire la sofferenza e di proteggere le vittime, di creare un mondo più umano, più affettuoso, più in grado di interessarsi e di curare chi sta peggio. La fede di Maria può aiutare le donne di oggi a non lasciarsi derubare della speranza, a lottare per l’espressione della propria dignità nel lavoro. In ogni professione c’è bisogno oggi della cura, dell’attenzione, della fantasia, del genio della donna, con la forza della fede con la quale una donna, Maria, ha già defininitivamente ottenuto la vittoria della vita e dell’amore.

Lettura e preghiera XX TO Anno A (Mt 15, 21-28)

Lettura di Mt 15,21-28
Gesù si reca in territorio pagano, allontandosi dal luogo in cui aveva discusso con i farisei (v. 21, cfr. 15, 1). Si tratta di un’eccezione e quasi di un anticipo della diffusione del Vangelo dopo la morte e resurrezione di Gesù (Mt 28, 19). Qui avviene l’incontro con la donna Cananea (termine per indicare l’appartenenza alle località e culture fenicie), che proveniva da quei monti. La donna si rivolge a Gesù con termini piuttosto familiari a chi prega nella comunità cristiana fondata da Gesù risorto. Essa supplica di avere pietà, come fa il Salmista (Sal 6, 3; 9, 14; 26, 7) e identifica Gesù con l’appellativo di “Signore”, che indica una fede nella sua divinità e insieme il riconoscimento della sua appartenenza alla casa di Davide (figlio di Davide). Ella è consapevole di rivolgersi al messia di Israele, che ha già guarito i ciechi del suo popolo (cfr. 9, 27).

Gesù rifiuta in modo più radicale di quanto viene riportato in Mc, tanto che la donna deve ripete due volte la sua richiesta, al v. 22 e al v. 25. Anche la seconda volta a donna si rivolge a Gesù con le parole dei Salmi (cfr. Sal 43, 27). Al v. 24, Gesù risponde ai discepoli, che appoggiano indirettamente la richiesta della donna, con un argomentazione sulla sua missione, che troviamo riportata senza modifiche in 10, 6, quando Gesù invia i suoi discepoli. Gesù è stato inviato (sottinteso da Dio) per il popolo di Israele, perchè Dio è fedele alle promesse fatte da Dio al popolo eletto. La risposta di Gesù alla donna al v. 26 chiarisce ulteriormente la prospettiva di Gesù ma fornisce anche alla donna la chiave per poter rispondere, ribaltando il punto di vista. I cani di cui parla Gesù, in contrapposizione ai figli, sono gli animali domestici. Proprio questa immagine viene sfruttata dalla donna per sottolineare la medesima intimità del luogo di casa: anche i cagnolini, che vivono in casa dei loro padroni possono nutrirsi delle briciole di pane che cadono dalla tavola dei loro padroni. La differenza tra giudei e pagani rimane, ma la fede della donna le permette di entrare anche a lei dentro alla sovrabbondanza della rivelazione e rende possibile la guarigione della figlia. Ella anticipa ciò che accadrà al termine del Vangelo, quando Gesù risorto, invierà i suoi discepoli a tutti i popoli pagani (Mt 28, 19).
Infatti anche se una persona non appartiene al popolo eletto per stirpe, la sua fede nel messia Gesù le permette di godere dei beni della salvezza e di entrare nella rivelazione che si compie con il Vangelo.
Suggerimenti di preghiera
1. Hai letto con attenzione il brano di Vangelo Ora disponiti davanti a Dio in preghiera con il corpo. Stai nella posizione che preferisci (seduto o in ginocchio…), per entrare in colloquio con il Signore.
2. Chiedi al Signore la grazia: qui è il dono di conoscere Gesù messia, per seguirlo e credere sempre più in lui
3. Per aiutarti nella contemplazione:
a. Vedi cosa fanno i personaggi e ricava un frutto. Per es: osservo Gesù che si trasferisce a Tiro e Sidone. Egli si reca anche nelle zone più lontane da Dio della mia coscienza, per guarirmi con il dono della fede.
b. Ascolta le parole dei personaggi e ricava un frutto. Per es. Ascolto la donna che dice: anche i cagnolini mangiano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni. Chiedo il dono dell’umiltà che attira la grazia di Dio e rende potente la fede.
c. Entra in colloquio con Gesù chiedendogli ciò che vuoi.
4. Concludi con la preghiera del Padre Nostro