La fede della Cananea, antidoto contro i fondamentalismi (Omelia XX TO Anno A)

Fin dai tempi di Gesù il Libano è stato un territorio molto ricco di differenze. La cultura greca, con la sua capacità inclusiva, aveva ellenizzato un mondo religioso pagano ricco di culti…un po’ come oggi dove cristiani di varie confessioni, musulmani sciiti e sunniti convivono pacificamente in una cultura che ha forti tratti occidentali.
In questo contesto di differenze religiose e culturali dove Gesù si trova, la donna riconosce in lui il messia di Israele, figlio di Davide e lo prega per la sua figlia, intuendo la possibilità che questo messia possa estendere la sua azione anche al di fuori dei confini di Israele.
Gesù afferma che la sua missione storica è ricondurre all’ovile le pecore disperse della casa di Israele. Egli annuncia la regola della salvezza. Dio salva eleggendo un popolo e un messia all’interno di quel popolo. Da una parte ci sono i figli, eletti da Dio come destinatari del cibo della rivelazione, il pane, e dall’altra ci sono i cagnolini.

La donna tuttavia sfrutta abilmente l’immagine domestica dei cagnolini a suo vantaggio: anch’essi condividono il cibo dei loro padroni, che cade dalla loro tavola. Ella ha capito che l’elezione di Dio non è esclusiva, ma è foriera di beni per tutti i popoli dell’umanità, perchè Dio, quando elegge uno, lo fa per tutti. Dio ha scelto il popolo di Israele, Dio ha scelto il messia Gesù all’interno di questo popolo, in vista di un bene che sovrabbonda per tutti i popoli della terra. La donna lo ha capito per fede e Gesù lo riconosce: “Donna, davvero grande è la tua fede!”.

La donna ha compreso che Dio non abolisce le differenze, perchè Israele sarà sempre diverso, in quanto destinatario di una scelta particolare da parte di Dio. Ma tutte le differenze sono chiamate ad essere salvate insieme, a condividere insieme l’amore del Padre rivelato dal messia Gesù.

Il Vangelo ci educa così a non avere paura delle differenze anche tra le religioni! Oggi in particolare sentiamo di crimini orrendi perpetrati a danno dei cristiani e di altre minoranze religiose in Iraq. Non è così lontano da noi l’Iraq. Pur senza essere ingenui, non è l’Islam che dobbiamo temere, che tra l’altro è un coacervo di differenze enormi al suo interno, ma l’ideologia islamica dei fondamentalismi, che intendono cancellare tutte le differenze. Il mondo occidentale e l’Europa in particolare, nel suo orgoglio di voler esportare i suoi valori, sembra essere oggi molto più debole e incapace di affrontare questa recrudescenza del fondamentalismo.

Dobbiamo ritrovare l’umiltà e la fede della cananea, che da “diversa” e ai margini ha saputo cogliere il centro, il cuore della rivelazione: l’amore sovrabbondantedel Padre, che in Cristo unisce tutte le differenze in un corpo solo.

Solo la fede cristiana saprà darci una chiave non ideologica ma spirituale, per non soccombere alla deriva violenta di fondamentalismi di ogni tipo, per dialogare senza essere deboli, per incontrare l’altro senza rinunciare alla propria identità, anzi approfondendola. Per ritornare ad essere umilmente orgogliosi del Vangelo, che è stato provvidenzialmente seminato nella storia dell’Europa e nelle nostre storie personali e che sarà la chiave per costruire un futuro di pace e di libertà per i nostri figli e nipoti.

Allo stesso modo non dobbiamo avere paura delle persone che vengono da noi come immigrati, la maggior parte dei quali sono di tradizione islamica. Annunciare il vangelo di Gesù, con dolcezza e rispetto, è possibile anche nei loro confronti, soprattutto nella forma della carità. Allo stesso tempo dobbiamo difendere come un valore irrinunciabile della nostra cultura la libertà religiosa e di coscienza e aiutarli ad apprezzarla, anche come garanzia per loro.
Intanto preghiamo perchè cessino le tremende violenze a danno dei cristiani e di tutte le minoranze religiose nel mondo. Preghiamo perchè non prevalgano le divisioni e le violenze e perchè anche il medio oriente possa essere un luogo dove la gente semplice ritorni a vivere in pace e prosperità.

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