Omelia per Esaltazione della santa croce

Una volta un babbo che aveva appena avuto il suo primo figlio mi disse che, mentre prima i bambini gli erano tutto sommato indifferenti, quell’esperienza di paternità lo aveva portato ad amare i bambini, quasi come se fossero tutti suoi figli.

Così è l’amore del Padre per il Figlio, un amore che trabocca, e si estende “naturalmente” a tutti gli uomini. Questa estensione non limita l’amore per il Figlio, come se esso dovessere dividersi per ogni uomo che c’è sulla terra, ma è lo stesso amore per il Figlio ad estendersi e rivolgersi in ogni uomo, in cui il Padre vede un immagine del Figlio suo.
Non solo, ma in ogni uomo il Figlio è presente e porta l’uomo ad amare il Padre, ad abbandonarsi a lui con gemiti inesprimibili, che sono costituiti dal soffio dello Spirito Santo.

Questo movimento espansivo dell’amore si rivela in particolare sulla croce. Certo noi sulla croce vediamo un uomo, Gesù, il Figlio incarnato, ma non dobbiamo dimenticare che dietro quella croce c’è il Padre che ne sorregge le braccia e c’è l’Amore che riposa sul Figlio come una colomba. è l’amore del Padre verso il Figlio e del Figlio verso il Padre. L’amore di un Padre che consegna il Figlio e di un Figlio che si consegna, si abbandona nelle braccia del Padre. “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perchè chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna, ci dice oggi il Vangelo di Giovanni.

Ecco allora che questo amore che attraversa il mistero della croce non può che estendersi ad ogni uomo, liberandolo dal peccato. è come se l’amore del Padre e del Figlio fossero una cesoia con lama superiore e inferiore, capace di rompere la catena.
L’amore del Padre è la lama superiore e l’amore del Figlio quella inferiore: la loro unione è in grado di avvolgere e spezzare definitivamente la catena del peccato.

Certo la croce esprime anche il mistero del male, del peccato, inteso come rifiuto, dolore, violenza, sofferenza. Non a caso quando il celebre missionario Matteo Ricci porto all’imperatore cinese un crocifisso in dono, i suoi inservienti lo tennero in prigione, credendo che egli stesse facendo un sortilegio di magia nera all’imperatore. Ma nella nostra cultura noi sappiamo leggere la croce: è un dolore in cui l’amore potente e umile del Padre e del Figlio avvolgono tutto il male, lo prendono su di se e lo assorbono dentro alla loro infinita potenza. è come il serpente che mordeva gli israeliti nel deserto; una volta innalzato da Mosè diviene fonte di guarigione. Così la croce non aggiunge male a male, ma è in grado di trasformare da dentro il male in bene. Non è ulteriore potenza, violenza, forza che si esprimono sulla croce, ma l’umile e onnipotente debolezza dell’amore, che trasforma tutte le cose e si trasmette ad ogni uomo, come perdono e pace.

In questa festa dell’esaltazione possimo imparare a guardare la croce, sentire il mistero di un amore tanto umile e potente. Che nelle nostre stanze, ci sia questa immagine tanto cara, in grado di riportarci ogni giorno al cuore della nostra fede.

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