Lettura popolare XXIX TO Anno A

 

Lettura e preghiera XXIX TO Anno A

 

 

Mt 22, 15-22

 

 

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompnagatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

 

 

Questo episodio inizia una serie di dispute che Gesù affronta con i capi di Israele, nel tempio di Gerusalemme. Non a caso, l’inizio (v. 15) si ricollega alle parabole precedenti: i farisei avevano ben capito che le parabole erano state dette contro di loro e quindi si preparano con i loro discepoli a tendere insidie verbali contro Gesù, per incastrarlo con qualche sua affermazione potenzialmente pericolosa. Proprio loro che vogliono prendere in trappola Gesù nelle sue parole (v. 25) saranno, al termine di queste dispute, incapaci di trovar parola (v. 46) per rispondere a Gesù.

In questa occasione vanno da Gesù i discepoli dei farisei (presumibilmente scribi, esperti di scrittura sacra) e gli erodiani, ossia coloro che sostenevano politicamente Erode e dunque erano alleati dei romani.

Essi iniziano con una tipica captatio benevolentiae ossia una lode sperticata dell’interlocutore, costruita ad hoc per aggirare le sue difese. “Sappiamo che sei un maestro che insegna con verità e non guarda in faccia a nessuno! Allora pronunciati contro l’obbligo di versare la tassa all’imperatore! E noi avremo finalmente un motivo per processarti e farti fuori”: questo era il pensiero che stava sotto la lode dei farisei. D’altra parte, se Gesù avesse invece detto di pagare le tasse, avrebbe perso la sua popolarità e il favore delle masse e sarebbe stato facile bersaglio della demagogia degli zeloti (coloro che combattevano contro Roma). Da qualunque parte si volgesse, Gesù sarebbe stato incastrato dai suoi avversari.

Gesù intuisce immediatamente la cattiveria della loro macchinazione, come in altre occasioni (cfr 12, 16). Per mostrare che non sono sinceri e che intendono solo metterlo alla prova egli chiede loro una moneta del tributo: per il fatto stesso di possederla, essi hanno già implicitamente dato una risposta alla loro domanda! Essi infatti riconoscono il potere di Cesare, perché ne usano le monete con l’immagine di Tiberio e l’iscrizione (Tiberius Caesar divi Augusti filius Augustus).

Egli dunque conclude affermando che spetta loro fare ciò che già fanno abitualmente, ossia pagare il tributo, dare a Cesare ciò che gli spetta politicamente. Ma la vera conclusione è un’altra: dare a Dio ciò che è di Dio! Se a lui apparitene “la terra e ciò che sta in essa, il mondo e tutto ciò che vi abita” (Sal 24, 1), questo vuol dire che a Dio bisogna dare tutto se stessi, senza alcun limite! Bisogna amarlo con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte l forze (Dt 6, 4-5). L’ubbidienza a Dio, intesa come filiale affidamento nella fede, è senza alcun dubbio al di sopra, senza possibilità di paragoni, a quella che in ogni caso spetta all’imperatore, ossia il pagamento del tributo.  Questo insegnamento di Gesù, in linea con la legge di Mosè, doveva suonare realmente strano alle orecchie di chi era abituato ad una propaganda imperiale, per la quale l’imperatore era una specie di semidio! Non a caso gli interlocutori di Gesù, messi definitivamente fuori gioco, si meravigliano della sapienza di Gesù (v. 22).


 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita. In questo tempo ho dovuto superare dei contrasti o affrontare il desiderio di averla vinta, piuttosto che di cercare la verità?  (15 minuti)

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al Cenacolo a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione degli avversarsi di Gesù, che contendono con lui non per desiderio di verità, ma per averla vinta loro.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce:  Mt 22, 15 – 22. (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, tempi, personaggi, verbi di azione. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •  Qual è il contesto simbolico dove avviene la disputa? Ci troviamo ancora nel luogo del tempio, che è il luogo del culto di Israele nei confronti di JHWH suo Dio. Anche questa disputa, dunque, avrà a che fare con il rapporto tra Dio e il cuore dell’uomo.

 

  • Chi sono i personaggi con cui Gesù disputa?

Sono i discepoli dei farisei, probabilmente scribi esperti di Sacra Scrittura, ed erodiani, ossia sostenitori del governo politico di Erode, alleato con i romani. Essi vogliono coglierlo in fallo, intrappolarlo in qualche sua parola, per poterlo accusare. Dunque non sono sinceri nelle loro domande, né liberi di cercare la verità. Quante volte mi trovo in circostanze dove il dialogo con gli altri non è sincero, ci sono doppi fini, o comunque la voglia di averla vinta?

  • Come risponde Gesù?

Gesù conosce la loro malvagità e ne condanna pubblicamente l’ipocrisìa. Vogliono metterlo alla prova, incastrarlo. Tant’è vero che essi posseggono il denaro, quindi fanno una domanda alla quale hanno già risposto: il tributo loro lo pagano! Anch’io mi trovo qualche volta nell’ipocrisia di accusare altri di ciò di cui io stesso sono in fondo partecipe?

 

Date a Dio quel che è di Dio. Gesù è il vero maestro secondo la legge di Israele: certo che il tributo va pagato, perché questo dovere non contrasta con un livello infinitamente superiore, che è l’obbedienza a Dio: egli solo è colui che la legge chiede di amare con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze.

La meraviglia degli avversari di Gesù testimonia la lontananza del loro cuore dal vero significato dell’appartenenza ad Israele, popolo di Dio.

Ci sono ancora nel mio cuore degli idoli, degli attaccamenti a idee, persone istituzioni umane a cui mi aggrappo come se fossero un’ancora di salvezza? Oppure il mio cuore è libero per appoggiarmi ed abbandonarmi solamente a Dio?

 

Sono un cristiano libero e critico nel pensare alla società e alla politica, oppure mi affido ad alcuni leader carismatici e potenti, come se avessero la bacchetta magica per risolvere i problemi del mondo?

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

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