Eletti da Dio (Omelia XXIX TO Anno A)

 

Oggi abbiamo il compito di eleggere alcuni di noi al consiglio pastorale, che aiuterà la nostra parrocchia a comprendere il tempo in cui vive e prendere le decisioni giuste, secondo le strade che il Vangelo ci indica.

Il consiglio pastorale infatti non è come il consiglio di amministrazione di un’azienda. Non ci sono azioni comprare o vendere o titoli da mettere sul mercato. Tutto sommato non è un grande potere da gestire, si tratta invece di conservare la comunione e di tenere acceso il cuore con il fuoco dell’amore di Dio che il Vangelo ci comunica, stando sempre attenti che ogni attività della parrocchia sia sempre motivata dal profondo desiderio di annunciare il Vangelo.

A questo proposito ci dice San Paolo: “sappiamo bene, fratelli amati da Dio, che siete stati scelti, eletti da lui. Il nostro Vangelo, infatti, non si diffuse fra voi soltanto per mezzo della parola, ma anche con la potenza dello Spirito Santo e con profonda convinzione.”

Noi, ci dice san Paolo, non potremmo eleggere nessuno se prima non fossimo noi stessi eletti, scelti da Dio per opera dello Spirito Santo, che entra nel nostro cuore con la potenza della Parola di Dio, con la potenza del Vangelo. La comunità cristiana non è fatta per amministrare dei beni o de servizi, foss’anche per la carità dei più poveri, ma per annunciare a chi non lo conosce la bellezza del Vangelo, di Gesù morto e risorto. E se le tante attività della parrocchia ci impedissero di farlo bene, allora bisognerà diminuirle un pò.

Oggi annunciare il Vangelo, dentro alle tante attività della parrocchia, significa testimoniare una speranza che il mondo non ha. I giovani non sognano più un futuro lavorativo e familiare di lungo periodo, si accontentano di vivere giorno per giorno. Gli anziani sopravvivono nella paura della solitudine. Giovani e anziani hanno bisogno di una comunità cristiana, una grande e bella famiglia, che li accolga facendoli sentire meno soli e li accompagni dia loro fiducia nelle sfide del lavoro e della vita.

Una comunità cristiana è in grado di testimoniare la speranza, perché sa “Dare a a Dio quel che è di Dio”: a Dio appartiene tutto la nostra storia e la nostra vita, il nostro passato, presente e futuro. Dare a Dio quel che è di Dio significa abbandonarsi a lui in tutto, offrire la propria vita perché essa possa essere un dono per chi ci cammina accanto. Una comunità così è anche, di conseguenza, in grado di dare a Cesare quel che è di Cesare, ossia di testimoniare il valore dell’impegno per il bene comune, senza cadere nella tentazione del qualunquismo e del disfattismo.

  1. il qualunquismo è l’atteggiamento di chi accusa tutti coloro che si impegnano nel bene comune, come se fossero tutti colpevoli allo stesso modo. Questo è un atteggiamento ipocrita. Gesù smaschera l’ipocrisia di questi farisei che da un lato sono critici verso il dominio di Roma, e dall’altro però usano i denari che l’immagine di Cesare, dimostrando di essere anche loro implicati, nei fatti. Non possiamo vivere costantemente nelle accuse, senza riconoscere, ciascuno di noi, i nostri errori e mancanze. Un esempio? Possiamo certamente accusare la classe politica di avere negli anni creato un enorme debito pubblico, ma dobbiamo anche chiederci quanto ciascuno di noi sente l’importanza di contribuire al bene comune pagando le tasse. Senza conversione interiore, che rende ciascuno consapevole della propria responsabilità, ogni accusa è in fondo ipocrita.
  2. l’altra tentazione che dobbiamo sconfiggere è quella del disfattismo, del pessimismo che è l’altra faccia dell’illusione messianica, cioè di aspettative eccessive riposte su un’unica persona, che quando vengono deluse, degenerano in un nuovo e più forte pessimismo. Nessun uomo potrà farci uscire dalla crisi se non siamo noi per primi a convertire il nostro sguardo sul futuro, a impegnarci in prima persona per migliorare la società, dalle piccole scelte di ogni giorno.

Preghiamo il Signore perché ci aiuti a dare a Dio quel che è di Dio, ad abbandonarci a lui in tutto, per aver poi la forza e la lucidità di vincere le tentazioni del pessimismo e testimoniare ogni giorno la speranza che viene dalla fede.

 

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