Lettura e preghiera per Santi e Defunti

Lettura e preghiera Santi e Defunti

 

 

Mt 5, 1-12

 

 

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Gesù vedendo le folle sale sul monte, non per allontanarsi da esse, ma per raggiungere il luogo simbolico della rivelazione di Dio ad Israele (5, 1). Le folle rimangono per tutto il discorso le interlocutrici finali del discorso di Gesù, che dunque è rivolto a tutto il popolo e non solo ai discepoli (v. 7, 28). Gesù si pone a sedere, come lo scriba che insegna nel contesto della liturgia sinagogale (v. 1b), ma la sua parole è un insegnamento dotato di un’autorità superiore a quella degli scribi. Infatti in questo discorso la legge di Mosè interpretata dagli scribi giunge ad un compimento definitivo grazie all’autorità di chi si pone all’origine della stessa legge. Si tratta dell’autorità stessa di Dio, che si manifesta pienamente nella rivelazione di Gesù maestro.

Come entrano in questo contesto i discepoli? Se vogliamo sono loro (non Gesù, che è nella posizione divina) ad assumere il ruolo di Mosè, ossia a condividere in modo diretto ed esplicito la rivelazione di Gesù sul monte, per poi farsene portatori in mezzo al popolo.

Le beatitudini sono la legge di coloro che vivono nei cieli già in questa terra, ossia la legge del regno dei Cieli (3. 10. 12. 16). Non si tratta di un Regno puramente spirituale, contrapposto alla materialità del mondo, anzi è un Regno profondamente legato alla terra e al mondo, perché è il Regno dei figli, gli unici in grado di ereditare le ricchezze del Padre (5. 9), costituite dalla creazione e dalla storia. Essi infatti sono il sale della terra (13) e la luce del mondo (14), come testimoni del Padre, poveri di spirito perché spogliati di se stessi per essere arricchiti dal Padre (v. 16), capaci di far risplendere la Sua luce nelle loro opere.

La povertà di spirito non indica una carenza materiale, ma una capacità di affidarsi totalmente al Padre, con un atteggiamento di umiltà nei Suoi confronti, che implica una serie di conseguenze descritte nelle successive beatitudini, ossia la mitezza, la capacità di affrontare le sofferenze, la purezza di cuore, la ricerca della pace, l’amore misericordioso (5 – 9). Al centro la fame e sete di giustizia indicano sia la sfera dei rapporti umani sia l’agire di Dio nella storia, ossia la realizzazione definitiva del suo progetto di salvezza e di comunione nei confronti del suo popolo (6). I Figli del Padre celeste saranno saziati nella loro fame più radicale, la fame dell’amore di Dio, di un amore in grado di realizzarsi anche nei rapporti con il prossimo e nella società, un amore che si compie definitivamente in Cristo e nella sua giustizia. Testimoni di tale amore essi saranno perseguitati (10a.11b), ma proprio in questa assimilazione ai profeti dell’Antico Testamento e a Cristo essi troveranno la loro gioia (12). Le beatitudini rappresentano la carta costituzionale del cristiano che vive nella storia come testimone di un progetto escatologico di Dio, che si è già compiuto in Cristo, ma che proprio grazie al cristiano deve ora diffondersi in tutti i tempi e in tutti i luoghi: il progetto dei Figli di Dio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita. La mia lotta quotidiana, tra fatiche, piccole e grandi umiliazioni, paure. La beatitudine è qualcosa che appartiene a questa terra?  (15 minuti)

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al Cenacolo a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce:  Mt 5, 1 – 12. (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •  Qual è il contesto simbolico in cui Gesù insegna? Si trova sul monte, il suo insegnamento è una rivelazione. Come Mosè, anche i discepoli sul monte sono portatori di questa rivelazione in mezzo alle folle.

 

  • Quale rivelazione di Gesù? La povertà di spirito è la rivelazione dei figli di Dio, che sono capaci di abbandonarsi al Padre in ogni situazione.  Non a caso le beatitudini, in fondo, sono il ritratto del Figlio di Dio: egli è il povero di spirito che sulla croce grida: “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato” (cfr. Mt 27, 46). Egli è il mite che non reagisce alla violenza con la violenza (cfr. Mt 26, 52). Egli è il misericordioso che ama le folle dei poveri (cfr. Mt 15, 32), il cercatore di giustizia (cfr. Mt 5, 20). Egli è il puro di cuore che conosce il Padre suo (cfr. Mt 11, 27) ed è il perseguitato e insultato, in particolare negli eventi della sua passione.  Per questa sua fedeltà è stato esaudito e condivide la gloria del Padre suo (cfr. Mt 28, 18).

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.
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