Lettura e preghiera XXXIII TO Anno A

Lettura e preghiera XXXIII TO Anno A

 

 

Mt 25, 14-30

La parabola dei talenti

 

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Questa parabola è suddivisa in tre parti: partenza del padrone e affidamento dei talenti ai tre servi (14-15); atteggiamento dei tre servi, i primi due analoghi, il terzo differente (16-18); ritorno del padrone e resa dei conti (19-30). La porzione maggiore di testo è assegnata al dialogo finale tra il padrone e il terzo servo e corrisponde al differente criterio usato da quest’ultimo nell’utilizzo dei beni affidatigli.

Tutta la tensione drammatica della parabola si concentra su questo punto: visto il diverso comportamento che assume il terzo servo, sotterrando il suo talento, quale sarà la reazione del padrone? Nel dialogo il servo stesso contribuisce a mettersi nei guai, chiarendo la sua prospettiva, che è quella della paura nei confronti di un padrone definito “duro”, che “miete dove non ha seminato e raccoglie dove non ha sparso” (v. 26). Proprio il timore di un padrone così avrebbe dovuto essere una motivazione adeguata per agire come i primi due servi: ma egli non se ne è assunta la responsabilità, perché è un servo pauroso (non pigro!) e malvagio. Questo servo non ha conosciuto il vero volto del padrone, ma anche solo per timore egli avrebbe dovuto agire diversamente.  La punizione risulta estrema, come esagerata la ricompensa dei primi due: “Entra nella gioia del tuo padrone”. Saltano i termini di un rapporto di lavoro, e si entra in un contesto di intimità e condivisione che guida il lettore ad interpretare correttamente questa parabola. Qui non si tratta semplicemente di far fruttificare i doni naturali con l’impegno che ciascuno deve mettere. Molto più si tratta di vivere l’attesa del ritorno escatologico del Signore, che è il Cristo, con fedeltà (cfr. v. 23), ossia con un atteggiamento coerente con i doni ricevuti, in primo luogo il dono della fede e della conoscenza del mistero del Regno dei cieli (cfr. 11, 25-27), in secondo luogo con i carismi ed incarichi conseguenti (cfr. 24, 45-46) secondo la capacità di ciascuno (v. 15). Si tratta di portar frutto (7, 15-20), con la luce delle buone opere (cfr. 5, 13-16). È dunque chiaro come la punizione e la ricompensa siano raddoppiate perché il contesto è ormai quello definitivo, escatologico: una vita titubante e chiusa in se stessa non è conforme al Regno dei cieli. Positivamente: il Signore ci chiede di partecipare attivamente, con gioia e con libertà, al mistero del Suo Regno, che si manifesta con la violenza di un amore totale, capace di donarsi gratuitamente ad amici e nemici.

 

 

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita. Sto vivendo la tentazione di ritirarmi, di ridurre il mio impegno per paura, per il desiderio di una vita facile e sicura? Che immagine ho di Dio, soprattutto quando protesto con lui per le difficoltà in cui mi trovo? (15 minuti)

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al Cenacolo a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione del terzo servo, per vedere in lui

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce:  Mt 25, 14 – 30. (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •  Qual è il contesto geografico e narrativo dove avviene il discorso di Gesù? Siamo ancora sul monte degli ulivi, dove Gesù ha pronunciato il suo discorso sugli ultimi tempi. Questa parabola è inserita in questo contesto escatologico e va letta in controluce con l’evento imminente della passione, morte e resurrezione di Gesù a Gerusalemme. Egli è il Signore che sta per partire per un viaggio e lascia ai suoi discepoli il talenti della fede e della conoscenza dei misteri del Regno.

 

  • Chi dunque rappresentano i personaggi della parabola e come si evolve la trama?

Il padrone rappresenta Gesù e i servi sono i discepoli. La trama si evolve lasciando in sospeso e per ultima la reazione del padrone nei confronti del terzo servo. Nel comportamento servo e nelle parole del padrone si concentra il culmine rivelativo della parabola.

 

  • Quale rivelazione è contenuta in questo dialogo? Il servo non solo non conosce il suo padrone, definendolo un uomo “duro”. Forse può essere duro un uomo che consente ai suoi servi di condividere la sua gioia, come nei precedenti due casi? Dietro al volto di questo padrone si nasconde il volto di Cristo stesso, che rivela l’amore gratuito del Padre. Tuttavia il servo avrebbe potuto agire, anche sulla base del suo timore, in modo corretto. Invece la durezza del suo padrone diviene solo un pretesto per opporsi al padrone, con un misto di paura e rifiuto. Egli si autocondanna ad escludersi dalla gioia di Cristo, perché ne ha paura e lo rifiuta.
  • Mi accade spesso di avere paura di Dio o di ribellarmi a lui, perché non lo considero mio alleato, ma piuttosto un padrone “duro”?
  • Quali tentazioni mi accadono nelle difficoltà? Ho spesso la tentazione di mollare tutto?
  • Mi fido che i doni che Lui mi ha dato, naturali e sovrannaturali, sono commisurati alle mie capacità per compiere la mia vocazione?

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

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