Lettura popolare I Avvento (Mc 13, 33-37)

 

Lettura e preghiera I Avvento Anno B

Mc 13, 33-37

Il ritorno di Gesù

 

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Il testo del Vangelo di Marco che la liturgia ritaglia per la prima domenica di Avvento è la conclusione del discorso apocalittico di Gesù, ambientato sul monte degli Ulivi, da cui si può godere una splendida vista del tempio e della città di Gerusalemme. Due domande dei discepoli, sul tempo della distruzione del Tempio, e sui segni che permettono di prevedere il compimento degli eventi, introducono il discorso di Gesù (vv. 13, 1-4). Siamo dunque nell’imminenza della passione, morte e resurrezione di Gesù, della sua partenza, e questo contesto narrativo motiva la predizione della distruzione e i consigli di Gesù ai suoi discepoli. Infatti quando viene eliminato il profeta che è chiamato ad intercedere per il popolo e la città, non può che seguirne la distruzione, come era già accaduto con i profeti dell’AT, per esempio Geremia.  Inoltre la “partenza” di Gesù rende necessaria un’istruzione da parte sua ai discepoli, per comprendere il tempo che vivranno, nell’attesa del suo ritorno definitivo. Si tratta appunto del discorso apocalittico, che non a caso si conclude con le parole della liturgia di oggi che, nel contesto di un’esortazione alla vigilanza, narrano la parabola di un padrone in partenza che lascia la sua casa ai suoi servi, ciascuno con il suo compito. È evidente che il padrone di casa è Gesù che parte da questo mondo e i servi sono i discepoli, chiamati ad amministrare la casa, che non è il tempio di Gerusalemme, ma il Regno di Dio, rivelato loro da Gesù (cfr. Mc 4, 11-12) e la Chiesa che ne è il primo umile seme. Questa esortazione alla vigilanza è introdotta da un’imperativo: “badate, state attenti”(cfr. Mc 13, 5.9.23), che scandisce tutto il discorso apocalittico, come invito pressante. Esso è seguito da un ulteriore imperativo “vegliate”, che si trova anche nell’AT, per indicare una “vigilanza spirituale” (cfr. Pr 8, 34), intesa come obbedienza alla volontà di Dio. La motivazione di questa vigilanza continua è l’ignoranza del “kairòs”, del tempo caratterizzato dalla venuta del figlio dell’uomo (cfr. 1, 15).  Questa introduzione esortativa è ripresa esattamente dalla parabola, che si conclude con l’esortazione a vegliare, rivolta ai discepoli, che sono così identificati con i servi, dal momento che non conoscono il ritorno del padrone di casa. Al v. 35 l’imperativo “vegliate” utilizza un verbo diverso dal precedente (gregorèo) che è usato per esortare alla fedeltà attiva e vigile (cfr. 1 Ts 5, 6. 10), contrapposta al sonno dell’inattività e della rinuncia. Gesù dunque, si rifiuta di rispondere alla domanda sul “quando”, perché vuole che i discepoli vivano con tutto se stessi il tempo loro affidato, nell’attesa del suo ritorno.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  Quali sono le mie attese sulla vita? Hanno a che fare in qualche modo con il Signore Gesù e con l’incontro della sua persona? (15 minuti)

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al Cenacolo a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei servi della parabola.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce:  Mc 13, 33-37. (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •  Qual è il contesto geografico e narrativo dove avviene il discorso di Gesù? Siamo ancora sul monte degli ulivi, dove Gesù pronuncia il suo discorso sugli ultimi tempi, alla luce della profezia della distruzione del Tempio. Questa parabola è inserita in questo contesto escatologico e va letta in controluce con l’evento imminente della passione, morte e resurrezione di Gesù a Gerusalemme. Egli è il Signore che sta per partire per un viaggio e lascia ai suoi discepoli l’amministrazione della casa, che non è più il Tempio, ma il Regno di Dio e la Chiesa come primo seme.
  • Chi dunque rappresentano i personaggi della parabola?

Il padrone rappresenta Gesù e i servi sono i discepoli. In particolare il portiere, che ha il compito di vegliare durante la notte, impersona la necessità di un “tenere gli occhi aperti”, di una vigilanza permanente, che ha un risvolto spirituale. Si tratta di una conformità, ricercata nei pensieri e nelle azioni, alla volontà di Dio nella propria vita, nell’attesa del ritorno di Gesù.

  • Quale rivelazione è contenuta qui? Il mistero del padrone di cui non si conosce l’ora del ritorno è il mistero stesso di Cristo e della storia, che si concluderà con il suo ritorno. Ma è anche il mistero della nostra vita, che è proiettata all’incontro personale con Gesù risorto, che avverrà con modalità e tempi impredicibili da parte nostra.
  • Mi considero padrone della mia casa o amministratore?
  • Sono talmente immerso nelle occupazioni e pre-occupazioni quotidiane da perdere il senso di ciò che faccio e di ciò che sono?
  • Penso mai alla mia morte?Come?
  • Qual è la speranza che motiva il agire di ogni giorno e qual è la misura delle mie attese?
  • Vigilo per non cadere nella tentazione del “sonno spirituale”, ossia di una sostanziale insignificanza della fede per la mia vita?

  

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.
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