Lo sguardo di Dio (Omelia IV Avvento TO Anno B)

 

Rallegrati, piena di grazia, il signore è con te. Questo saluto è certamente un pò singolare, per la sua solennità. “Rallegrati” proviene dall’AT, per indicare la gioia della figlia di Sion/Gerusalemme per la salvezza ottenuta da Dio. Questa salvezza è già stata ottenuta, fin dall’inizio dell’incarnazione del Verbo nel seno di Maria.

L’espressione “piena di grazia” invece indica una bellezza unica e che caratterizza tutta la persona. Non si tratta solo di un fascino fisico, ma di una bellezza interiore che risplende esteriormente, di una luce spirituale e umana che traspare da tutta la vita di una persona, da ciò che fa, da ciò che dice e da ciò che è. Questa bellezza è frutto di un sguardo, lo sguardo di Dio, che si esprime nelle parole: “hai trovato grazia presso Dio”.

Questo sguardo di Dio, esercitato fin dall’origine e per sempre è trasformante: Dio la vede bella e la sua bellezza risplende in tutto il suo essere fin dall’inizio e per tutta la sua vita, in modo sempre più unico e crescente. “Il Signore è con te” indica la presenza continua di questo sguardo, che non è accusatorio o giudicante, ma buono, capace di dare consolazione e speranza e il coraggio di abbandonarsi alla chiamata che Dio le ha dato.

Se questo è vero in modo unico e particolare per Maria, è vero però anche per noi. Anche ognuno di noi  è trasformato  fin dal primo istante del concepimento e in ogni giorno dalla grazia di Dio, in vista di una vocazione unica e particolare. Fin dal concepimento, fin da quando è embrione, l’uomo è un mistero altissimo per la dignità della sua chiamata, anche se non dovesse mai vedere la luce.

Pensiamo  ai bambini, a quanto la grazia dell’amore di Dio si esprime in loro, nella loro semplicità, curiosità, capacità di aprirsi al mistero della fede con le domande e con stupefacenti intuizioni simboliche. Sarebbe così bello se i genitori, invece di farsi prendere dallo stress delle quotidiane attività, sapessero godere di questa bellezza, sapendo stupirsi di ciò che Dio fa in loro e diventando, come Maria, collaboratori umili e sapienti di questa grazia che opera in loro. Diventare padri e madri dal punto di vista fisico non è che un segno della vera paternità e maternità, quella affettiva e spirituale.

Questo è vero anche per coloro che i bambini non possono averli dal punto di vista fisico, dopo aver percorso tutte le strade possibili offerte oggi dalla medicina (molto costose oggi, anche in termini di tempo e sacrifici fisici). Si possono trovare strade di fecondità nell’adozione, ma anche nel volontariato e nel lavoro. Una strada è certamente quella di prenderci cura degli altri, in particolare delle persone più in difficoltà e più povere, che spesso nella loro vita non hanno mai avuto un verbo babbo e una vera mamma.

In questo senso anche la comunità cristiana è chiamata a giocare un ruolo materno nei confronti dei piccoli e dei poveri: questa è la sua vocazione. E per questo oggi raccogliamo le offerte per un fondo di solidarietà a servizio delle famiglie bisognose della nostra parrocchia. Noi come Davide,vogliamo costruire una casa, la nostra parrocchia, ma è Dio che ce la costruisce, sulle fondamenta dei bambini e dei poveri!

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