Nina (Omelia notte di Natale)

 

Antonina, anche detta Nina, perché da bambina, ultima di sette figli, era considerata la piccola di casa, anche di corporatura è piuttosto gracile e piccola di statura. Con l’anzianità poi è diventata ancora più magra, quasi pelle e ossa, e il viso sottile e un po’ rugoso rende più evidenti il lampo azzurro dei suoi occhi, dolci e profondi.

Nina vive sola in una casetta piccola ad un unico piano, costruita negli anni ’60 quando lei e suo marito con i due figli piccoli sono arrivati in città da un piccolo paese dell’entroterra, per lavorare in albergo. Quella casa, fatta con le mani di suo marito, di pochi operai e qualche artigiano, porta ancora l’impronta delle costruzioni solide di una volta, con delle mura portanti molto spesse, anche per tenere il caldo negli inverni freddi e lunghi di quegli anni.

Ora però i muri sono un po’ anneriti dal fumo della stufa e in diversi punti sono comparse macchie di muffa verde insieme all’intonaco scrostato. I mobili sono sempre gli stessi, con gli stessi libri e le enciclopedie che vendevano una volta…ma nelle stanze non c’è più il grido gioioso dei bambini. Ora i figli di Nina sono diventati grandi, una vive nel nord Italia ed anche lei ormai è nonna e deve badare a qualche nipotino…non può mica pensare più a sua mamma ogni giorno! L’altro non si è mai sposato, ha fatto il giardiniere e ora è in pensione e va almeno una volta alla settimana a trovare la mamma.

Nina passa intere giornate da sola e non può uscire di casa, specialmente d’inverno: potrebbe cadere e rompersi qualche osso o prendersi freddo e buscarsi un raffreddore… tutte cose di normale amministrazione ma che potrebbero essere fatali per un donna della sua età, che ha da poco superato gli ottant’anni. Ad ogni modo ci sono alcune persone che le sono particolarmente affezionate: la badante ucraina, Liliana, che da almeno due anni ogni mattina entra alle nove in punto nella sua casa, sistema e pulisce un po’ la stanza e le prepara da mangiare e che lei considera come una figlia. E i vicini di casa, che la conoscono da tanti anni e ogni giorno, almeno uno di loro, il marito o la moglie o qualcuno dei due figli trentenni, fa un salto da lei per salutarla e chiederle come va.

Lei risponde sempre allo stesso modo, con il suo sorriso fanciullesco, che ha ritrovato da quando è morto suo marito dieci anni prima e lei ha riscoperto la fede di quando era bambina: “Con il Signore, va sempre bene!”. Nina è davvero convinta di quello che dice, glielo si legge nel lampo stupendo e sereno di quegli occhi azzurri che accolgono con gioia e piacere ogni inaspettato visitatore, che voglia varcare la soglia di casa sua e parlare un po’ con lei.

Per il resto la sua giornata trascorre nella preghiera: al mattino si sintonizza con TV2000 per la messa di Lourdes, poi alle 5 del pomeriggio prega il rosario seguendolo su Radiomaria. Alla sera, prima di andare a dormire, ricorda tutti i suoi cari defunti, i suoi genitori, i suoi fratelli, perfino i suoi nonni e cugini, gli amici di infanzia e di scuola, quei giovani con cui ha vissuto i tempi duri da rifugiati nelle grotte durante la guerra e prega per loro. Prega una “rechia” (da “requiem eternam dona eis, domine”) per ciascuno di loro, come aveva imparato da sua nonna quand’era bambina. E arriva fino quasi al mattino, con tutte le sue rechie, fino ad addormentarsi e dormire forse per due o tre ore. E poi prega per i suoi figli, i nipotini, i figli dei vicini di casa; tutti coloro che le hanno fatto il piacere di una visita ricevono l’immenso dono della sua preghiera. Li affida a Maria, specialmente i bambini e i poveri, perché sa che anche Maria è una mamma e li protegge dal cielo. Ha poi alcuni bambini adottivi, in Africa, a cui regolarmente spedisce dei soldi e in cambio riceve delle fotografie e biglietti con i ringraziamenti. Nina prega anche per ognuno di loro, ricordandoseli per nome, come se fossero figli suoi.  La vita di Nina è ormai consacrata all’intercessione.

Ogni settimana va da lei un ministro a portarle la comunione e due volte all’anno anche il prete a confessarla e ogni volta, deve dirlo onestamente, nonostante il suo ministero sia quello di portare la pace e la consolazione di Gesù, si ritrova ad essere piuttosto lui a ricevere gioia e serenità da Nina.

Nina prega sempre ed è felice perché il Signore è con lei, nonostante la sua solitudine.

Chi legge questa storia potrebbe pensare di lei: “poverina!”, ma lei non lo pensa di se stessa, nemmeno per sogno. Lei pensa: “poverini voi, che vi affannate girando a vuoto tutto il giorno e non sapete nemmeno perché e inseguite equilibri impossibili tra doveri professionali e familiari, benessere psicofisico e bisogni sfogati compulsivamente. Poverini voi, che contate le amicizie su FB, ma gli amici veri quanti sono? E quanti se ne possono condividere?”. Lei di amici, sulla terra e nel cielo, ne ha a sufficienza, ma ne ha uno in particolare e lo condivide con chiunque la vada a trovare. Si chiama Gesù ed è la Parola di Dio fatta carne, fattosi bambino come noi, per darsi a noi come cibo, in una mangiatoia. Egli è il nutrimento dei pastori, ossia di quelli come Nina, i piccoli, quelli che nessuno considera, ma che sono la vera potenza d’amore che regge le sorti della storia. Se il mondo va avanti ancora, è per la preghiera incessante di Nina e di tutti gli anziani come lei che offrono a Dio le loro sofferenze fisiche e la loro solitudine per le generazioni future.

In ogni casa c’è Nina: a Natale vai a trovarla… ma non subito dopo questa messa di mezzanotte perché è già andata a dormire, con ogni probabilità…magari domani. Forse hai già programmato di pranzare con lei e tutta la banda di figli e nipoti o forse le farai una sorpresa. A lei farà piacere la tua visita, ma a te farà del bene stare con lei. Lei infatti ti porterà Gesù e consacrerà a Lui il tuo Natale. Lei è la memoria vivente della vera tradizione, portatrice di una sapienza antica e sempre nuova. Lei è l’antidoto alla ripetizione piatta e superficiale dei Natali da centro commerciale. È la tua occasione, non perderla!

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