Gesù storico – esercizio sui miracoli

 

 

 Flavio Giuseppe Antiquitates Judaicae VIII, 46-48

 

Libro VIII:46 E questo genere di terapia ha molto potere anche ai nostri giorni: io ho visto un certo Eleazaro, mio connazionale, il quale in presenza di Vespasiano, dei suoi figli, dei tribuni e di quantità di soldati, liberava i posseduti dai demoni; e le modalità della terapia erano queste:

Libro VIII:47 avvicinava al naso dell’indemoniato un anello che aveva sotto il suo sigillo una delle radici prescritte da Salomone; e nell’atto che l’uomo fiutava, espelleva il demonio dalle sue narici, e subito, quando l’uomo cadeva, egli, parlando in nome di Salomone e recitando formule magiche da lui composte, scongiurava il demonio di non ritornare mai più.

Libro VIII:48 Volendo poi persuadere gli astanti e mostrare loro che aveva tale potere, Eleazaro pose lì vicino una tazza o un catino pieno d’acqua e ordinò al demonio che, uscendo dall’uomo, lo rovesciasse, facendo così vedere agli spettatori di avere lasciato l’uomo.

 

 

Mc 5, 1 – 20

1 Giunsero all’altra riva del mare, nel paese dei Gerasèni.2Sceso dalla barca, subito dai sepolcri gli venne incontro un uomo posseduto da uno spirito impuro. 3Costui aveva la sua dimora fra le tombe e nessuno riusciva a tenerlo legato, neanche con catene,4perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva spezzato le catene e spaccato i ceppi, e nessuno riusciva più a domarlo. 5Continuamente, notte e giorno, fra le tombe e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre. 6Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi 7e, urlando a gran voce, disse: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». 8Gli diceva infatti: «Esci, spirito impuro, da quest’uomo!». 9E gli domandò: «Qual è il tuo nome?». «Il mio nome è Legione – gli rispose – perché siamo in molti». 10E lo scongiurava con insistenza perché non li cacciasse fuori dal paese. 11C’era là, sul monte, una numerosa mandria di porci al pascolo. 12E lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi».13Glielo permise. E gli spiriti impuri, dopo essere usciti, entrarono nei porci e la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare; erano circa duemila e affogarono nel mare.
14I loro mandriani allora fuggirono, portarono la notizia nella città e nelle campagne e la gente venne a vedere che cosa fosse accaduto.15Giunsero da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura.16Quelli che avevano visto, spiegarono loro che cosa era accaduto all’indemoniato e il fatto dei porci. 17Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio.
18Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo supplicava di poter restare con lui. 19Non glielo permise, ma gli disse: «Va’ nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te». 20Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli quello che Gesù aveva fatto per lui e tutti erano meravigliati.

 

 

  • Elenca analogie e differenze (contesto sociale, narratore, caratteristiche dell’indemoniato, motivo del miracolo, rito, realizzazione e conseguenze del miracolo)
  • Quale interesse dell’autore?
  • Quali argomentazioni di storicità?
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lettura popolare Mc 1, 21-28 (III TO Anno B)

 

 

 Lettura popolare di Mc 1, 21-28

Mc 1, 21-28

Gesù insegna

 

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Dopo la chiamata dei quattro discepoli Gesù si reca, insieme a loro, a Cafarnao, cittadina importante anche per il passaggio di carovane sulla via di Damasco, che per un certo periodo è stata il “quartier generale” della missione di Gesù. È sabato, giorno in cui Dio si è riposato dopo aver creato tutte le cose (Gn 2, 2-4a) e giorno in cui ha liberato il suo popolo dalla schiavitù egiziana (Es 20, 8-11; Dt 5, 12-15). Gesù entra subito nella sinagoga: all’immediatezza di questo ingresso fa da contraltare il carattere continuativo del verbo “insegnare”. Il contenuto di questo insegnamento non è specificato ma può rimandare allo stesso annuncio del Vangelo che è stato sintetizzato poco sopra: “il tempo è compiuto, il Regno di Dio è vicino, convertitevi e credete nel Vangelo” (v. 15). La folla che è nella sinagoga rimane colpita da questo insegnamento con “autorità”: si tratta dell’autorevolezza del figlio che il Padre ha mandato nella vigna a raccogliere i frutti (Mc 12, 1-12) e che si manifesta nella capacità di rimettere i peccati (cf 2, 10) e nei miracoli, e che si contrappone alla competenza degli scribi, che conoscono le Scritture, ma non sono in grado di riconoscere l’azione di Dio nella storia, di cui pure le Scritture parlano. In sinagoga Gesù mostra il compiersi della Parola di Dio celebrata, nell’autorità delle sue parole e dei segni che pone.

Subito un uomo posseduto da uno spirito impuro alza la voce, con una reazione esasperata, tipica degli indemoniati nei racconti di esorcismo (cf. 3, 11; 5.5; 9, 26). Lo spirito impuro si contrappone a Gesù, definendolo “santo di Dio”. Tra santità e impurità diabolica c’è un incommensurabile distanza, rimarcata dalle parole: “Che c’è tra noi e te?”. L’ostilità è fondata sul fatto che Gesù il nazareno, termine che indica l’umanità di Gesù, ha un origine radicalmente “altra”, egli proviene da Dio e ne manifesta la santità, è il “Santo di Dio”. Quest’uomo, attraverso lo spirito impuro, viene a conoscere l’identità messianica di Gesù, che era nascosta ai presenti. Gesù allora gli impone di tacere (v. 25) perché l’identità di Gesù come figlio non potrà essere adeguatamente compresa se non alla luce della sua passione, morte e resurrezione.

La semplice parola di Gesù è sufficiente perché lo spirito abbandoni l’uomo, con il contorno di grida e scuotimenti. La folla rimane colpita, spaventata e dibatte al suo interno. Questo stupore non è ancora un indizio di fede, ma un misto tra paura, scandalo e ammirazione: “Che cosa è questo? Un insegnamento nuovo con autorità”. Il lettore sa già rispondere alla novità di questo insegnamento, perché conosce la potenza del Vangelo, come annuncio della presenza del Regno di Dio. Fin dall’inizio dunque questo insegnamento si presenta come una vittoria già ottenuta contro le potenze del male.

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  Ho fiducia nella potenza del bene, superiore ad ogni male? (15 minuti)

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce:  Mc 1, 21-28. (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •  Qual è il tempo in cui avviene l’azione?

Gesù ha chiamato i discepoli lungo il lago e ora inizia ad insegnare. È il tempo del regno di Dio e del compimento delle promesse. Non a caso tutto accade di sabato, giorno della fine della creazione e della liberazione dall’Egitto.

  • Quale luogo?

Siamo in Galilea, il luogo dell’incontro tra i discepoli e Gesù risorto (Mc 16, 7). Più precisamente ci troviamo a Cafarnao dove c’è la Casa di Pietro e si svolgono molti dei miracoli di Gesù. Siamo in sinagoga, dove di sabato si leggono le lettura della Parola di Dio e si celebra la salvezza di Dio.

  • Quali personaggi sono in gioco?

Gesù è assieme ai suoi discepoli, che sono spettatori di ciò che accade. La folla generica in sinagoga, rimane colpita dall’insegnamento di Gesù e ha paura di fronte al segno dell’esorcismo. Essa inoltre si pone delle domande e discute. Il personaggio è diviso in se stesso, quasi come l’indemoniato…discute del nuovo insegnamento e ne riconosce l’autorità, ma non è in grado di comprenderne l’origine. L’indemoniato invece grida e si scuote:di fronte a Gesù il male non può star fermo e si scatena, si rivela. Lo spirito conosce l’origine di Gesù, il Santo di Dio. Ma Gesù lo fa tacere e libero quell’uomo son la sua parola. È una parola potente, autorevole, perché pone essa stessa i segni che la accreditano.

  • Che cosa si rivela per il lettore?

Gesù inizia il suo ministero mostrando tutta la potenza della sua parola, che vince il male. Egli è il messia che porta la salvezza e non si fa condizionare dal male.

 

Qualche domanda per l’attualizzazione esistenziale:

  • Rimango anch’io stupito dall’esorcismo di Gesù?
  • Sono nell’atteggiamento della folla, stupita e curiosa nel diffondere le notizie, o mi ritrovo anche nella posizione dei discepoli, che seguono Gesù?
  • Credo che la potenza del Vangelo è in grado di vincere il male?
  • Colgo la novità del Vangelo nella mia vita?
  • L’insegnamento della Chiesa è per me un sistema ordinato di concetti o una potenza di vita che libera le energie buone che si trovano dentro di me?

 

Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

 

 

Famiglia di Dio (Omelia III TO Anno B)

Tutto accade in pochi minuti, mentre Gesù passa, è in movimento e guarda. I pescatori sono al lavoro, alcuni stanno gettando le reti, altri le stanno riassettando. Gesù vede la vita che scorre ma sa guardare potenzialità più profonde, la ricerca di Dio che c’è dentro questa vita di tutti i giorni, apparentemente ordinaria, fatta di lavoro sodo e famiglia

Ormai il tempo è arrivato Gesù passa e chiama: “venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini”. La ricerca che questi uomini hanno fatto li ho portati ad essere maturi, pronti per ricevere questa chiamata e seguire Gesù. Il tempo è compiuto e ormai tutto si gioca in pochi minuti.

Come comunità possiamo imparare molto dallo sguardo di Gesù: lui vede ciò che non si può vedere se non con un allenamento interiore e spirituale. Vede non solo la professione, il ruolo, la condizione sociale della persona, egli sa vedere la disposizione profonda interiore, sa apprezzare la sincerità di una ricerca personale, senza pregiudizi, dentro ad una vita apparentemente normale ed ordinaria. Sa cogliere il desiderio di un “di più”, di un “assoluto”, che percorre la vita di queste persone e sa offrire loro un orizzonte straordinario, infinito, l’orizzonte di cui l’uomo ha bisogno.

Che cosa offre? Una nuova famiglia: essi lasciano il padre zebedeo nella barca con i garzoni, perchè attraverso Gesù imparano a conoscere un nuovo padre, Dio, stando insieme ad altri fratelli e sorelle: “non c’è nessuno che abbia lasciato case, padri, madri, fratelli sorelle, mogli e campi per causa mia che non riceva cento volte tanto in case, madri, fratelli, sorelli, campi insieme a persecuzioni”.

Certo non promette una vita tranquilla, ma la vita di una nuova famiglia sì, che arriva fino a Dio, perchè è un tessuto rinnovato di relazioni, che parte dalle nostre famiglie e percorre tutte le amicizie e i rapporti umani, e che è attraversato profondamente dalla presenza di Dio.

Alcune conseguenze per la nostra comunità:

saper vivere come famiglia di Dio, con rapporti di comunione fraterna e di affetto vero. Soffrire con chi soffre, gioire con chi giosice, partecipare della vita di ciascuno di noi. Vivere la preghiera insieme, condividendo con profondità la nostra vita e sentendoci sorretti e accompagnati dalla vita degli altri. La preghiera dei fedeli nella messa domenicale dovrebbe risuonare come la voce di tutta la comunità che prega, che mette la sua vita davanti al Padre e chiede di essere da Lui guidata. La parrocchia non è una grande comunità sono tante piccole comunità che vivono, prima che l’organizzazione e l’efficenza delle iniziative, la bellezza di pregare insieme e di vivere in comunione.

solo così Gesù ci fa diventare “pescatori di uomini”. Capaci di interessarci alla vita degli altri, di uscire dall’isolamente a cui cii condanno spesso la frenesia e l’ansia dei nostri impegni. Dobbiamo saper perdere tempo con gli altri, come si fa in famiglia, per stare con i propri cari. Quattro chiacchere in uno spirito di cordialità, al supermercato, al bar, fuori dalla porta di casa possono a volte portare un pò di luce, dentro alle tenebre più dense che alcune persone e famiglie possono vivere.

Un avvenimento ha sconvolto la vita della nostra vita: un”intera famiglia,3  persone morte da un mese e chiuse in casa senza che nessuno lo sapesse. Non ci siamo accorti dei drammi che questa povera famiglia custodiva dentro di se. Non ci siamo accorti che tre persone mancavano da un mese all’appello degli appuntamenti quotidiani… chiediamo al Signore che questo non accada più, mettendo tutta la nostra disponibilità a costruire ponti di amicizia, di relazioni, che portino un raggio di  luce divina anche li dove c’è la disperazione.

Gesù chiama (Mc 1, 14 – 20). Lettura popolare del Vangelo III TO b

 

Lettura popolare di Mc 1, 14-20

Mc 1, 14-20

Gesù annuncia il Regno di Dio

 

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Il testo di Marco che la liturgia ci presenta è suddiviso in due parti: un sommario che introduce l’attività ministeriale di Gesù (14-15) e il racconto della vocazione dei primi quattro discepoli di Gesù (16-20). Le due parti sono strettamente collegate, come vedremo.

Nei primi versetti il narratore introduce il contesto spazio-temporale dell’azione ministeriale di Gesù, che inizia per la prima volta qui, dopo la scena del battesimo e delle tentazioni (cf. 9-13).  Giovanni il Battista è appena stata arrestato e probabilmente diventa particolarmente pericoloso rimanere in Giudea e Gesù si sposta in Galilea. Tuttavia non viene qui specificato il motivo dello spostamento di Gesù; il lettore deve intuirlo dal fatto che la Galilea sarà la terra in cui Gesù risorto precede i suoi discepoli (16, 7) e in cui risuonerà il primo annuncio della resurrezione. Si può quindi intuire che Gesù, compiuto il tempo della preparazione caratterizzato dalla missione del Battista, inizia il suo ministero di annuncio proprio in Galilea, da dove l’annuncio del Vangelo sarà propagato dopo la sua resurrezione. Il tempo delle promesse è infatti ormai compiuto (v. 15) e Gesù proclama la vicinanza del Regno di Dio. Con Gesù è giunto l’oggi in cui si riceve il centuplo (Mc 10, 30), il tempo della maturazione dei frutti (cf. 12, 2), il compimento di tutte le speranze contenute nelle promesse dell’Antico Testamento. Si tratta del Regno di Dio che è giunto e si sta propagando, a partire dall’annuncio stesso di Gesù e dalla sua persona, piccolo seme destinato a fare frutto (cf. Mc 4, 11). L’invito conseguente di Gesù è di convertirsi, cambiare mentalità e credere al Vangelo (15). Chi legge è invitato ad identificarsi con i discepoli, che per primi incontrano Gesù (16-20), per comprendere cosa significa concretamente convertirsi e credere al vangelo.

Gesù vede i discepoli mentre esercitano la loro professione (16) e il suo sguardo è capace di andare oltre ciò che è presente ed intuire la loro chiamata futura. Egli allora li invita autorevolmente a seguirlo, aggiungendo che la loro professione sarà di essere sì pescatori, ma di uomini. Sarà lui a farli pescatori, ossia solo attraverso la pedagogia paziente di Gesù lungo tutto il Vangelo essi saranno progressivamente trasformati. Egli infatti li invierà ben presto come missionari (cf. Mc 3, 14-15; 6, 7-13). La rapidità della decisione di Pietro ed Andrea (18) sottolinea l’urgenza di rispondere all’invito di Gesù che passa in quel momento. Anche gli altri due discepoli, Giacomo e Giovanni, si incamminano nel seguire Gesù, lasciando non solo le loro reti, ma anche il loro padre. È una chiamata radicale, quella di Gesù, che supera anche il modello profetico di Elia ed Eliseo (cf. 1 Re 19, 20). Si tratta di appartenere ad una nuova famiglia, quella dei fratelli di Gesù che hanno un solo Padre, Dio (cf  Mc 10, 28-31).

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  A cosa il Signore mi sta chiamando? Percepisco una mia resistenza interiore a questa chiamata? (15 minuti)

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce:  Mc 1, 14-20. (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •  Qual è il tempo in cui avviene l’azione?

Dopo la morte di Giovanni il Battista. È terminato il tempo dei profeti, dell’AT, e inizia il tempo messianico di Cristo. Inizia pertanto il ministero di Gesù

  • Quale luogo?

Siamo in Galilea, il luogo dell’incontro tra i discepoli e Gesù risorto (Mc 16, 7). Il primo annuncio della resurrezione avverrà proprio in Galilea.

  • Cosa accade?

Gesù è il protagonista, con le sue azioni. Egli annuncia il Vangelo di Dio, che si riassume nel compiersi del tempo delle promesse, e nell’avvicinarsi del Regno. Questo movimento richiede una risposta: cambiamento di mentalità e fede in questo annuncio.

Egli passa lungo il lago di Galilea e chiama i discepoli. Con la loro risposta essi concretizzano la conversione richiesta.

  • Quali personaggi sono in gioco?

Gesù passa, vede, parla. Egli è il protagonista assoluto delle due scene di chiamata. Il suo passaggio è il tempo opportuno, in cui si compiono le promesse. Con il suo sguardo vede più in profondità delle apparenze e intuisce la vocazione di questi pescatori. Li vede nella loro vita ordinaria e in essa vede il loro futuro. Allora li chiama promettendo di farli pescatori di uomini ed essi rispondono prontamente. Lasciano famiglia e lavoro e seguono Gesù.

 

Qualche domanda per l’attualizzazione esistenziale:

  • Come vivo il tempo presente. È per me un oggi in cui Gesù passa?
  • Di fronte all’urgenza del compiersi della promessa di Dio, quale conversione nella mia vita?
  • Come mi guarda Gesù nella vita quotidiana? Cosa vede di me?
  • Quale invito mi sta facendo?
  • Sono pronto a rispondergli?
  • Cosa dovrei lasciare?

 

Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

 

 

 

Il primato di Andrea (Omelia II TO Anno B)

 

 

Conosciamo poco l’apostolo Andrea, fratello di Pietro. Egli sembra essere stato un po’ oscurato da Pietro, il principe degli apostoli. Ma lui non se ne preoccupa più di tanto. A dire il vero Andrea avrebbe anche lui un primato rispetto a Pietro, ossia di essere stato il primo chiamato, nella versione del vangelo di Giovanni che abbiamo ascoltato.

Il primato di Andrea nasce dall’aver seguito il proprio desiderio facendosi guidare dall’ascolto di Giovanni, che rappresenta la Parola di Dio, come già aveva fatto Samuele nella prima lettura, che non aveva lasciato cadere nessuna Parola del Signore.

Andrea ci guida a comprendere le grandi ricchezze, i grandi doni che la Parola di Dio, il Vangelo, apporta in noi ogni giorno, perchè ci insegna a desiderare ogni giorno. Il Vangelo infatti è una scuola di desiderio. Vorrei almeno elencare tre doni che Andrea ha ricevuto dalla Parola di Dio:

  1. Andrea era un uomo come tutti gli altri, aveva una famiglia, una moglie, dei figli e un lavoro da artigiani o piccoli imprenditori nel mondo della pesca. Ma non si era mai lasciato rinchiudere totalmente da questo suo mondo, come se fosse l’unico orizzonte della loro vita. Proprio la Parola di Dio, meditata ogni sabato nella sinagoga e resa attuale dalla predicazione di Giovanni, aveva scosso il suo cuore, aprendolo agli orizzonti straordinari e sconfinati della rivelazione di Dio, dell’attesa del messia. Egli aveva imparato a respirare secondo le speranze e le attese del popolo di Israele, degli umili e dei piccoli che attendevano l’instaurazione del regno di Dio e la preparavano giorno per giorno con la conversione della loro vita. La parola di Dio lo aiutava a coniugare le grandi attese, politiche e messianiche, che erano di tutto il popolo, con la sua vita quotidiana, fatta di affetti e lavoro faticoso. A volte anche noi ci chiediamo: io faccio quello che posso nel mio piccolo, ma cosa posso fare io di fronte ad un mondo che sembra andare a rotoli? Il Regno di Dio che Andrea ha saputo vedere è come internet, una rete in cui ogni nodo è connesso con tutti gli altri: ma le connessioni sono infinitamente più numerose e collegano il cielo con la terra…meditare il Vangelo, la Parola di Dio ci aiuta a vedere questa rete e a capire che ogni azione che poniamo nel mondo entra in circolo nel Regno di Dio e arriva fino dove non avremmo potuto pensare. Proprio come su internet! Il vangelo ci aiuta allora a sentire che ogni impegno nei confronti del mio fratello e della società, nel mio piccolo, è un seme nella costruzione del Regno di Dio che il Signore sa far fruttificare in vista della fine dei tempi. Il Vangelo ci aiuta a ritrovare anche la passione e la cura per il bene comune della società, vincendo il qualunquismo e il disfattismo.

 

  1. Leggere il Vangelo ogni giorno significa seguire Gesù e chiedergli: “maestro dove abiti”? e dimorare con lui per qualche tempo. La dimora di Gesù è il Padre suo. Respirare ogni giorno lo spirito, l’amore che nutre i nostri cuori, che è amore di un padre per un figlio e di un figlio per il padre suo: questo significa pregare con il Vangelo. Chi è Dio per il discepolo di Gesù? Non è una teoria, ma è una famiglia in cui abitare, è un padre è un figlio che si amano e vogliono bene. Il secondo dono della Parola di Dio, del Vangelo, è dunque conoscere Dio, entrare in familiarità con lui, che non è un Dio onnipotente e lontano, ma una famiglia che ti accoglie con amore e ti consola.

 

  1. Il terzo dono della Parola di Dio è che fa diventare Andrea un missionario. Egli invita Pietro a seguirlo e lo porta da Gesù. Anche noi, come Andrea non possiamo non diventare in qualche modo umili e attraenti, non per noi stessi, ma per la bellezza dell’incontro con Gesù che abbiamo fatto. Il cristiano sa invitare l’altro, con delicatezza, all’incontro con Gesù, a partire dalla propria famiglia, lì dove è più difficile e insieme necessario.

 

Non dobbiamo aver paura di invitare le persone ai momenti belli e importanti della nostra comunità anche rischiando di farci dire dei no.

 

Chiediamo al signore che ci doni l’umiltà di Andrea nell’ascoltare la parola, la perseveranza nel pregarla e rimanere in intimità con Dio e il coraggio di testimoniarla davanti agli altri.

 

 

Lettura popolare II TO Anno B (Gv 1, 35-42)

Lettura popolare per II TO Anno B Gv 1, 35-42

 

 

Gv 1, 35-42

L’agnello di Dio

 

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Questo testo liturgico fa parte del prologo narrativo del Vangelo di Giovanni e corrisponde ai racconti sinottici della chiamata dei discepoli (cf. Mc 1, 16-20), con una differenza sostanziale: in Giovanni non è Gesù a chiamare i discepoli, ma sono loro a seguirlo, ascoltando la testimonianza autorevole di Giovanni il Battista. Il racconto inizia infatti con la descrizione del Battista insieme con due suoi discepoli, mentre Gesù passa (vv. 35-36). Giovanni fissa il suo sguardo su Gesù, in modo da penetrarne sempre più il mistero e l’identità e lo proclama come l’agnello di Dio. Colui che deve portare a compimento il progetto di Dio, ossia la remissione dei peccati (cf. v. 29; l’agnello può far riferimento all’agnello pasquale ebraico, che con il suo sangue salva gli abitanti delle case degli israeliti), è qui davanti a loro, è Gesù. I discepoli ascoltano Giovanni e seguono Gesù (v. 37): prima di vedere, cosa che implica già una fede più matura, si tratta di ascoltare una Parola che conduce i discepoli verso Gesù. Non a caso la testimonianza di Giovanni è accostata alla testimonianza della Parola di Dio e del Padre (cf. Gv 5, 33-38). Secondo il Quarto Vangelo infatti è il Padre ad attirare i discepoli a Gesù, attraverso il loro ascolto della Parola e del testimone autorevole, Giovanni il Battista.  Gesù si volge allora indietro e li osserva mentre lo seguono; con una domanda: “Che cosa cercate?” egli intende esplicitare il loro desiderio. Essi desiderano vedere dove abita Gesù, conoscerne la dimora (v. 38). Anche se ad un primo livello il significato inteso dai personaggi è quello dell’abitazione terrena, la ripetizione del verbo “dimorare”, allude ad un senso ulteriore, simbolico. La dimora di Gesù è il Padre suo (14, 2. 23) e seguendo Gesù il discepolo dimora presso il Padre. L’evangelista ci riferisce poi solo l’ora di questo incontro, le quattro del pomeriggio (v. 39): si tratta dell’ora del compimento delle promesse per il popolo di Israele.

Ora il fuoco dell’incontro con Gesù si è acceso e si propaga rapidamente (vv. 40-42). A differenza dei sinottici, qui è Andrea che incontra per primo Gesù, assieme ad un altro discepolo non nominato. Egli poi trova Simone, suo fratello, e lo conduce dal “messia”. La vocazione di Simone sarà quella di essere Pietro, roccia. Lo sguardo di Gesù è infatti analogo a quello del Battista, uno sguardo che scava profondamente nell’identità della persona e ne indica il destino e la vocazione: “Tu sarai chiamato Pietro”.

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  Quali testimoni autorevoli nella mia vita? Chi sto ascoltando? (15 minuti)

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce:  Gv 1, 35-42. (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè”  ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •  Qual è il tempo in cui accade l’incontro?

Siamo al giorno dopo della testimonianza del Battista su Gesù (29-34). L’incontro avviene alle quattro del pomeriggio. Qui si può riflettere sul fatto che ogni incontro importante per la nostra vita viene ricordato a lungo, anche nei dettagli. Si tratta infatti di un incontro capace di cambiare la vita. Di quale incontro con Gesù conservo memoria?

  • Quale luogo?

Non è specificato il luogo dell’incontro, ma possiamo pensare si tratti ancora del fiume Giordano, dove opera il Battista. Il racconto sottolinea invece l’importanza della dimora di Gesù, che anche i discepoli condividono. Simbolicamente la dimora di Gesù è il Padre. Cosa significa dimorare insieme con un persona? Non significa forse entrare più profondamente nel mistero che quella persona rappresenta? Qual è per noi la dimora in cui incontriamo Gesù?

  • Quale rapporto tra i personaggi?

È importante aiutare i partecipanti a riflettere sul percorso dei discepoli. Essi sono già discepoli di Giovanni il Battista, sono alla ricerca di Dio nella loro vita, e hanno seguito un voce autorevole. Sono uomini capaci di desiderare in grande, che attendono il messia. Ecco perché ascoltando il Battista, sono in grado di seguire Gesù. Cosa potrebbe rappresentare per me la voce del Battista? Qualche persona che è stata importante? Che ruolo ha la Parola di Dio nell’educare e orientare il mio desiderio?

  • Quale rivelazione è contenuta qui?

Gesù è il messia, come uomo vissuto storicamente in una certa epoca e che ha coltivato determinate relazione. Ma quella stessa dinamica di fede, che passa attraverso l’ascolto per arrivare all’incontro con lui, è possibile anche per me, proprio attraverso la parola del Vangelo. In fondo il Vangelo che sto leggendo ha per me la funzione del Battista e mi orienta ad accogliere e seguire Gesù che passa nella mia vita.

 

Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

 

Quattro passi verso l’uomo di oggi (Omelia Epifania)

 

La stella è un simbolo della vocazione di ogni uomo. Non si dice forse, quando uno è un uomo fortunato, che è nato sotto una buona stella?

Nel Vangelo di Matteo che abbiamo ascoltato la stella che i Magi seguono è il simbolo della loro religiosità naturale, che si compie nella casa dove essi incontrano il bambino. Questo itinerario tracciato dalla stella può ispirare almeno quattro passi per una Chiesa più vicina agli uomini di oggi.

Il primo passo è essere consapevoli che per quanto la strada di ogni uomo possa essere tortuosa, la stella è sempre lì a guidarlo.  Per ogni uomo, di ogni epoca, continente e cultura, infatti questa stella rappresenta l’aspirazione più profonda, situata nel suo cuore, ad incontrare Dio e che lo guida in un itinerario lungo e spesso tortuoso, che passa attraverso sbagli e strade apparentemente senza via d’uscita, come quelle che conducono i Magi al palazzo di Erode. Ma proprio il loro sbaglio viene sfruttato da Dio per permettere loro di ritrovare la strada vera. Dio sa utilizzare anche gli sbagli per condurre l’uomo ad incontrarlo, compiendo tutti i desideri e le aspirazioni del suo cuore. Non a caso quando essi vedono la stella sopra il luogo dove si trova Gesù, provano una grandissima gioia: il dono che stanno sperimentando corrisponde, senza che essi potessero aspettarselo, ai loro desideri più profondi.

Come li avranno accolti Maria e Giuseppe? Certamente con un po’ di stupore, ma anche con profonda gratitudine e simpatia. Questo sguardo della santa famiglia ci conduce a compiere il secondo passo: la regola più importante di una Chiesa in uscita, missionaria, è guardare con simpatia l’uomo, anche il più apparentemente lontano dalla Chiesa e dal Vangelo. C’è nel suo cuore una stella che lo sta guidando a Cristo!

L’avvenimento evangelico corrisponde alle promesse profetiche che abbiamo ascoltato nella prima lettura, tratta dal libro di Isaia. Le folle, provenienti dalle parti più lontane del mondo, arrivano a Gerusalemme, proclamando le glorie del Signore. Letteralmente si potrebbe tradurre: evangelizzando le lodi del Signore. Le folle, con i loro doni, oro, incenso, dromedari e cammelli, evangelizzano Gerusalemme.  Ecco allora il terzo passo: come Gerusalemme anche la Chiesa, quando è pienamente se stessa, ossia segno e strumento di salvezza per tutti gli uomini che attraversano le sue soglie, si scopre con stupore evangelizzata da coloro ai quali essa annuncia il Vangelo.

Quello che riguarda la Chiesa è poi sperimentabile da ciascuno di noi, e può essere espresso con una formula tanto semplice quanto profonda: “Il vangelo non lo scopri davvero se non lo doni”. Questo comporta anche uno specifico coraggio cristiano, ed è il quarto passo: non essere timidi con i “supposti” lontani ma annunciare con la testimonianza e la parola, da persona a persona, la gioia del vangelo. Non occorre essere maestri o rispondere a tutte le domande, ma solo mostrarsi vicini alla persona e al suo itinerario ed indicarle con umiltà la strada che la Parola di Dio suggerisce, quella che porta a Betlemme.

Chiediamo al Signore che la Chiesa non si trovi mai nella posizione di Erode, che si affida ai sapienti per leggere la Parola di Dio scritta e indicarla ai Magi. In realtà la sta manipolando! Essa sia invece come Maria e Giuseppe, capaci di custodire la Parola nella vita, la Parola fatta carne, e mostrarla ai Magi con stupore e simpatia.