Gesù storico – esercizio sui miracoli

 

 

 Flavio Giuseppe Antiquitates Judaicae VIII, 46-48

 

Libro VIII:46 E questo genere di terapia ha molto potere anche ai nostri giorni: io ho visto un certo Eleazaro, mio connazionale, il quale in presenza di Vespasiano, dei suoi figli, dei tribuni e di quantità di soldati, liberava i posseduti dai demoni; e le modalità della terapia erano queste:

Libro VIII:47 avvicinava al naso dell’indemoniato un anello che aveva sotto il suo sigillo una delle radici prescritte da Salomone; e nell’atto che l’uomo fiutava, espelleva il demonio dalle sue narici, e subito, quando l’uomo cadeva, egli, parlando in nome di Salomone e recitando formule magiche da lui composte, scongiurava il demonio di non ritornare mai più.

Libro VIII:48 Volendo poi persuadere gli astanti e mostrare loro che aveva tale potere, Eleazaro pose lì vicino una tazza o un catino pieno d’acqua e ordinò al demonio che, uscendo dall’uomo, lo rovesciasse, facendo così vedere agli spettatori di avere lasciato l’uomo.

 

 

Mc 5, 1 – 20

1 Giunsero all’altra riva del mare, nel paese dei Gerasèni.2Sceso dalla barca, subito dai sepolcri gli venne incontro un uomo posseduto da uno spirito impuro. 3Costui aveva la sua dimora fra le tombe e nessuno riusciva a tenerlo legato, neanche con catene,4perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva spezzato le catene e spaccato i ceppi, e nessuno riusciva più a domarlo. 5Continuamente, notte e giorno, fra le tombe e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre. 6Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi 7e, urlando a gran voce, disse: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». 8Gli diceva infatti: «Esci, spirito impuro, da quest’uomo!». 9E gli domandò: «Qual è il tuo nome?». «Il mio nome è Legione – gli rispose – perché siamo in molti». 10E lo scongiurava con insistenza perché non li cacciasse fuori dal paese. 11C’era là, sul monte, una numerosa mandria di porci al pascolo. 12E lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi».13Glielo permise. E gli spiriti impuri, dopo essere usciti, entrarono nei porci e la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare; erano circa duemila e affogarono nel mare.
14I loro mandriani allora fuggirono, portarono la notizia nella città e nelle campagne e la gente venne a vedere che cosa fosse accaduto.15Giunsero da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura.16Quelli che avevano visto, spiegarono loro che cosa era accaduto all’indemoniato e il fatto dei porci. 17Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio.
18Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo supplicava di poter restare con lui. 19Non glielo permise, ma gli disse: «Va’ nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te». 20Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli quello che Gesù aveva fatto per lui e tutti erano meravigliati.

 

 

  • Elenca analogie e differenze (contesto sociale, narratore, caratteristiche dell’indemoniato, motivo del miracolo, rito, realizzazione e conseguenze del miracolo)
  • Quale interesse dell’autore?
  • Quali argomentazioni di storicità?

1 Comment

  1. Nel brano di Flavio Giuseppe il contesto storico ci presenta la classe politica più alta dell’impero romano, nel brano di Marco il contesto è quello di gente comune. L’indemoniato viene descritto nel primo brano in modo impersonale, anonimo mentre Marco lo descrive con dovizia di particolari soprattutto per ciò che riguarda le sue azioni (urla, si percuote, è incontenibile); ha un nome ed è dotato di una personalità e di una coscienza sapendo che qualora venisse liberato, quei demoni da lui definiti “molti”, troveranno altre persone in cui albergare e perciò in un primo momento rifiuta di essere liberato. Dal punto di vista narrativo, mentre nel brano di Marco sappiamo come va a finire, il brano di Flavio Giuseppe lascia il finale aperto.Le motivazioni del miracolo nel primo caso sono finalizzate alla spettacolarizzazione mentre nel secondo sono finalizzate alla missione, all’annuncio. Il rito viene descritto da Flavio Giuseppe come una rigida sequenza di passaggi, come una ricetta (magica in questo senso) che chiunque potrebbe eseguire (in questo caso è un “certo” Eleazaro a farlo); ciò che fa Gesù non è una magia e nessun altro lo può fare tanto che inizialmente la reazione è quella della paura che si trasforma successivamente in meraviglia. Le conseguenze del miracolo vedono contrapposti il potere con la misericordia, la sterile persuasione con la testimonianza feconda. L’interesse di Flavio Giuseppe è quello di convincere; la descrizione del catino pieno d’acqua dove lo spirito viene messo alla prova in uno show a beneficio degli astanti, lo dimostra (potere – formula magica – terapia). Gesù non convince invece, tanto da venire allontanato non prima però di aver dato indicazioni precise all’indemoniato sul da farsi: andare ed annunciare.Le indicazioni storiche ci vengono fornite da Flavio Giuseppe in quanto parla di Vespasiano e dei figli (età flavia dell’impero romano)mentre nel brano di Marco si parla della Decapoli. Forse anche il nome dell’indemoniato Legione fa riferimento all’oppressione romana e al suo esercito.

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