Schede di lettura popolare per la Quaresima

lettura-popolare-I Quaresima Anno B Mc 1, 12 – 15

lettura-popolare-II Quaresima Anno B Mc 9, 2-10

lettura-popolare-III Quaresima Anno B Gv 2, 14-22

lettura-popolare-IV Quaresima Anno B Gv 3, 14 – 21

lettura-popolare-V Quaresima Anno B Gv 12, 20 – 33

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Lettura popolare VI TO Anno B (Mc 1, 40-45)

 

Lettura popolare VI TO Anno B Mc 1, 40-45

Mc 1, 40-45

La guarigione del lebbroso

 

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Gesù è in cammino per il villaggi della Galilea evangelizzando e scacciando i demoni; se ne è fuggito in gran segreto da Cafarnao per evitare un messianismo trionfalista, possibile deriva dei suoi miracoli di guarigione. Ed ecco che un lebbroso si avvicina a lui manifestandogli la sua fede nei suoi confronti; “basta che lo voglio e Gesù lo può guarire”. Questo lebbroso attribuisce a Gesù un potere veramente grande, perché  la lebbra è una malattia che esclude l’uomo da tutti i suoi legami sociali ed è assimilata alla morte (Nm 12, 12), così che soltanto Dio può guarirla ( 2 Re 5, 7).  Con una compassione che Gesù prova spesso nei confronti dei malati e delle folle (cf. 6, 34; 8, 2; 9, 22) e che è segno dell’amore stesso di Dio per il suo popolo nell’AT, Gesù tende la mano e lo tocca, con un gesto che rievoca l’opera potente del braccio di Dio nell’AT (cfr. Es 6, 6; 7, 5). Egli supera la legge, che vietava di toccare un lebbroso perché impuro (Lv 5, 3), compiendola con la potenza salvifica di Dio. Infatti subito dopo il narratore constata l’efficacia del miracolo (v. 42).

Gesù sgrida il lebbroso, intimandogli di non dire niente a nessuno, per non fare pubblicità impropria a Gesù ma di andare dai sacerdoti ad attestare la guarigione, secondo la legge di Mosè (Lv 14, 3-30). Eppure l’ex lebbroso non rinuncia ad andare per tutti i luoghi ad annunciare e rendere noto il fatto. La potenza del Vangelo comincia a diffondersi, malgrado questa sia solo una fase iniziale e prolettica di un futuro annuncio, che seguirà la resurrezione di Gesù. L’ordine trasgredito è un’indicazione narrativa per il lettore, che deve qui vedere solo un anticipo di una gloria futura, che potrà comprendere alla luce della morte in croce di Gesù.

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  Come Dio mi guarisce (15 minuti)

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Mc 1, 40-45. (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •  Qual è il tempo in cui avviene l’azione?

Gesù ha appena abbandonato Cafarnao ed è libero di obbedire al progetto di Dio, di andare dappertutto. Lo sorprende dunque un lebbroso a supplicarlo, in modo continuativo. Questa supplica continua è già un’indicazione potente della fede nei confronti di Gesù. “Se vuoi”: basta la volontà di Gesù per guarirlo. Sono anch’io come il lebbroso capace di dire a Gesù “se vuoi”, avendo fede in lui e nel contempo rispettando la sua volontà?

  • Cosa risponde Gesù alla richiesta del lebbroso?

L’atteggiamento di Gesù è caratterizzato dal verbo della compassione, dell’amore profondo nei confronti del lebbroso. Mi sento guardato così da parte di Gesù, proprio nella mia fragilità e nella mia malattia spirituale?

Egli distende il braccio, con la potenza del Dio dell’AT, lo tocca e dice: “lo voglio, sii purificato”. Gesù vuole la guarigione, la libertà dell’uomo, e attraverso la sua parola si mette in atto la potenza stessa di Dio (cfr. sii purificato, sottinteso “da Dio”). Ho fiducia che proprio attraverso la parola di Gesù e la sua persona passa la potenza della Parola di Dio, che guarisce e ricrea?

  • Che rivelazione scaturisce dall’ordine trasgredito dall’ex lebbroso?

La potenza del Vangelo è già all’opera, ma per ora non si può ancora comprendere da dove essa nasce. Essa proviene infatti dalla morte in croce di Gesù e dalla sua resurrezione. Egli è in grado di guarire dalla morte, rappresentata dalla lebbra, perché l’ha presa su di se sulla croce. Questa potenza di guarigione del Vangelo sarà universale, come universale è la provenienza dei malati che accorrono da Gesù, in luoghi deserti.

Contemplo spesso la croce come una potenza che mi guarisce?

 

 

Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

 

In casa con Gesù (Omelia V TO Anno B)

 

 

Abbiamo ascoltato una giornata – tipo di Gesù, molto intensa, piena di incontri, predicazione e attività di guarigione. Anche lui era preso dal vortice degli impegni e delle richieste che lo assalivano fino a non lasciargli più fiato. Gesù non fugge da tutto questo, ma mantiene uno stile molto originale, così diverso dal nostro affanno quotidiano, uno stile che emerge dai luoghi che scandiscono la sua giornata: la casa, il deserto e i villaggi vicini.

  1. La casa, luogo di intimità e conoscenza familiare e quotidiana con i discepoli. Nella casa i discepoli sperimentano l’intercessione, perché pregano Gesù per la suocera di Pietro. Poi Gesù la prende per mano e la rialza e la guarisce. Questa donna, una volta guarita, inizia a servirli.  Gesù è capace di vivere la casa come un luogo di intimità delicata e semplice. La casa è allora il luogo dove si vive l’intercessione, l’incontro con Gesù, la guarigione e il servizio.

Chiediamoci: la nostra parrocchia è veramente una casa così? Una casa dove si prega per gli altri, si ha una conoscenza familiare, per quanto possibile, si sperimenta lo stile delicato e semplice di Gesù in mezzo a noi, che guarisce il nostro cuore? Una casa in cui ognuno di noi si sente guarito e si mette a servire gli altri? O non rischia a volte di essere un luogo di chiacchere sugli altri, o peggio di pettegolezzo, anche e soprattutto quando non ci si conosce bene?

  1. Il secondo luogo è il deserto, dove Gesù incontra personalmente Dio nella preghiera. Quando la giornata è particolarmente piena ci si deve alzare presto per avere il tempo di pregare un po’. Non si tratta semplicemente di trovare del tempo per Dio, ma di guadagnare una libertà da se stessi e dai propri impegni, per dare senso alla propria giornata. Gesù era distaccato da se stesso, dal desiderio di affermare la propria identità. Faceva tacere i demoni, perché non voleva apparire lui in prima persona.

Non è così facile far tacere i nostri demoni, che ci tengono attaccati a noi stessi e alla considerazione che gli altri hanno di noi, per essere liberi di agire con gratuità e trovare il gusto delle cose fatte bene. Per questo ci vuole un po’ di deserto e di preghiera quotidiana.

Gesù era così libero da se stesso e dalla ricerca della considerazione altrui, che quando tutti lo cercano per fargli festa e acclamarlo, lui scappa e va altrove, nei villaggi vicini.

  1. Il terzo luogo è proprio questo altrove, nei villaggi vicini. Il Signore non si accontenta di Cafarnao, vuole andare dappertutto, per obbedire alla volontà di Dio. Ogni giorno il Signore ci chiama a un oltre, ad un di più. Un di più di amore, un di più di comprensione umana, un di più di attenzione agli altri, un di più di umiltà e distacco da se.  Un di più di desiderio nel vivere ogni cosa.

Il “di più” è un segno che non facciamo le cose per noi stessi, ma per lui, per obbedire a lui, seguendo ciò che lui ci mette nel cuore.

Il di più è una prospettiva che attraversa e dà senso ad ogni più piccolo gesto della giornata.

Il di più è la misura della nostra libertà.

Il di più è la nostra percezione della presenza smisurata di Dio dentro alla misura dei nostri impegni.

 

 

Riassumendo lo stile di Gesù è caratterizzato da tre luoghi, che non dovrebbero mai mancare nella nostra vita: la casa della comunità cristiana, dove si vive l’intercessione,  la guarigione del cuore e il servizio umile. Il deserto dove ogni giorno incontro Dio personalmente. L’altrove, i villaggi vicini, che indicano il desiderio di vivere sempre più l’amore di Dio nei miei impegni.

 

 

La giornata tipo di Gesù. Lettura popolare V TO Anno B

Lettura popolare V TO Anno B Mc 1, 29 – 39

 

Mc 1, 29-39

La giornata tipo di Gesù

 

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Dopo aver guarito un indemoniato (1, 23 – 28) Gesù si reca subito, accompagnato dai discepoli che aveva precedentemente chiamato  (1, 16 – 20), in casa di Simone (v. 29). L’ambiente della casa,che indica familiare intimità si contrappone a quello della sinagoga di Cafarnao, dove invece Gesù deve fronteggiare le ostilità dei suoi nemici (cfr. 3, 6). L’azione procede velocemente (cfr.”subito” v. 30), perchè c’è una concitazione tra i presenti, segno di un tempo favorevole che si è oramai compiuto in Gesù (cfr. 1, 15). I gesti di Gesù sono significativi: egli la prende per mano e la rialza (v. 31), come una sorta di resurrezione anticipata, a cui fa seguito il servizio della donna. La guarigione che ha sperimentato diviene l’opportunità per vivere nella logica del servizio, così come i dodici saranno chiamati a fare (cfr. 9, 35), sul modello di Gesù che non è venuto per essere servito ma per servire (cfr. 10, 45).

Dopo il tramonto del sole, terminata la giornata di sabato (v. 32) la gente può portare i malati e gli indemoniati alla porta della città da Gesù ed egli li guarisce. I segni di liberazione che Gesù compie sono un’indicazione del Regno di Dio che è venuto, attraverso un insegnamento dotato di autorità, che compie ciò che dice (cfr. 1, 22) e vince il male in ogni sua forma.

Così come intensa è stata l’attività di annuncio e guarigione da parte di Gesù, altrettanto intensa dovrà essere la sua preghiera (1, 35). Egli si alza molto presto al mattino, il giorno dopo il sabato (allusione alla resurrezione) e va a pregare. Così come farà dopo la moltiplicazione dei pani (Mc 6, 46) Gesù avverte la necessità di distanziarsi dalla folla e di mettere tutta la sua azione nelle mani del Padre, per compiere la sua volontà (cfr. Mc 14, 35-36).

La ricerca di Pietro, contraddistinta da un verbo che caratterizza i personaggi negativi del Vangelo, che intendono intrappolare Gesù dentro i loro schemi o progetti (cfr. 3, 32; 8, 11. 12; 11, 18; 14, 11), risponde al desiderio della folla (v. 37), che  invece Gesù evade, per rispondere piuttosto al disegno di Dio, quello per cui egli è venuto (v. 38), di annunciare il Vangelo del Regno (v. 39, cfr, 1, 15) in tutti i villaggi vicini. L’azione di Gesù non è limitata ad alcuni, ma a tutti, perchè è universale.

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  I tempi della mia giornata, tra servizio del prossimo e libertà interiore nella preghiera (15 minuti)

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce:  Mc 1, 29-39. (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •  Qual è il tempo in cui avviene l’azione?

Subito dopo la guarigione dell’indemoniato. Gli eventi incalzano, perché il Regno di Dio è arrivato. La prima parte del racconto si svolge nel giorno di sabato. La seconda parte avviene la sera, quando il giorno di sabato è ormai terminato (vv. 32-34). La terza parte avviene la mattina presto (35-39). È una giornata tipo di Gesù

  • Quale luogo?

La prima parte del racconto si svolge in casa di Simone. La casa è un luogo di intimità con Gesù, dove si sperimenta la guarigione per opera di Gesù e il servizio dei fratelli. Chi è guarito si mette a servire, come la suocera di Simone. Anche alla sera siamo alla porta della casa, con tutti i malati radunati davanti. Al mattino invece Gesù si reca in un luogo deserto.

  • Quali personaggi sono in gioco?

Ci sono i discepoli in casa con Gesù, la folla con i malati e indemoniati portati a Gesù la sera, al tramonto del sole, quando il sabato è ormai terminato.  Infine c’è Gesù solo in preghiera con il Padre, la mattina presto.

  • Che cosa si rivela per il lettore?

Gesù vince il male e libera la suocera di Simone per aiutarla a mettersi a servizio dei fratelli. Egli guarisce e scaccia i demoni: ma la sua missione è più ampia di quello che si aspettano i discepoli e la gente. Egli deve andare di villaggio in villaggio ad annunciare, perché obbedisce alla volontà del Padre e non alla ricerca del proprio successo.

 

Qualche domanda per l’attualizzazione esistenziale:

  • Qual è la casa in cui sperimento la guarigione, nell’incontro con Gesù?
  • Quali luoghi deserti, per la preghiera personale?
  • Nella mia giornata tipo, c’è posto per un’ interiore libertà dai miei affari quotidiani?
  • Sono nell’atteggiamento di Pietro e della folla, che vuole piegare Gesù alla propria volontà o posso seguirlo liberamente, dove lui vuole?

 

Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

 

Il sabato della vita (Omelia IV TO Anno B)

 

 

Di sabato Gesù entra in sinagoga con i suoi discepoli e insegna. Cosa insegnava? Gesù non è un professore e il suo non è un insegnamento dottrinale, come quello degli scribi del tempo.  La parola di Gesù è autorevole perché è capace di intercettare la vita di chi l’ascolta e di muoverla alla conversione.

Il sabato infatti è il giorno della vita. Esso commemora la fine della creazione in 7 giorni e insieme anche la liberazione del popolo di Israele dalla schiavitù in Egitto. Creazione e liberazione, la vita che nasce e che rinasce dopo aver affrontato il rischio della morte.  Questa è l’autorità di Gesù, creare e liberare l’uomo donandogli la vita.

Di fronte a questo così singolare insegnamento, c’è chi si sente tormentato, perché questa parola mette a nudo le sue ferite. È il caso dell’indemoniato, che è un uomo diviso in se stesso, tra le regole della vita quotidiana e la sua felicità costantemente ricercata altrove, senza trovarla. È un uomo che pensa di aver sbagliato nella vita, che desidera essere da un’altra parte ma non può, un uomo ripiegato su se stesso, sui propri pensieri irrealizzabili e le proprie frustrazioni, un uomo apparentemente senza via d’uscita. Quest’uomo è tormentato da Gesù, perché nella sua frustrazione e nel suo lamento aveva trovato tutto sommato un equilibrio…ora Gesù fa riemergere una ferita profonda, che sembrava dimenticata, e mette alla luce il compromesso

“Taci, esci da costui”: la parola del Signore fa ritrovare se stesso all’uomo diviso, indemoniato. Gli fa scoprire la parte più vera e più profonda e lo consola dentro alla quotidianità dei suoi impegni.  Gesù gli dona una vita nuova che risana la vita ferita. L’autorità di Gesù restituisce l’uomo a se stesso, alla sua felicità più autentica, alla vita. Tre punti importanti di questa autorità di Gesù.

  1. Ci dona la fedeltà a noi stessi. Anche nella nostra vita ci sono pensieri che ci portano altrove. Di fronte alla difficoltà della vita, lavoro, bambini casa esami, interrogazioni ecc… tanti pensieri si affollano con mille agitazioni. Quando accade tutto questo è importante rimane fermi e tranquilli e ripetersi la parola di Gesù: “Taci, esci da costui”. È una parola autorevole che ha effetto anche in noi, ci libera dal male e ci dona la fedeltà.
  2. Ci dona il rispetto di noi stessi. Ci sono vere e proprie fughe dalla realtà della vita, attraverso le dipendenze. Quanti giovani prendono la strada della dipendenza: droga, alcool…ma anche la dipendenza informatica e dal gioco, la dipendenza dal cellulare e dalla televisione. La dipendenza da affetti e persone che ci allontanano dalla nostra famiglia e dai nostri impegni. Tutte queste cose ci isolano e ci dividono tra una parte di noi che vorrebbe smettere e un’altra che non ce la fa. La parola di Gesù interviene anche qui a vincere dipendenze e a donarci il rispetto di noi stessi. Proposta: un messaggio in meno su Facebook e una conversazione in più con chi ti trovi concretamente al fianco.
  3. Ci dona la cura per la vita di ogni uomo, dalla vita dell’embrione che nasce e a quella dell’anziano che muore, passando attraverso quella del giovane lavoratore sfruttato. Oggi che celebriamo la giornata della vita penso particolarmente alle donne, che sono così vicine al mistero della vita, e purtroppo così spesso umiliate. Donne che vivono il trauma dell’aborto perché pensano di non avere altra soluzione, donne che subiscono violenza, donne che si prostituiscono per pagare la scuola… La nostra società ha bisogno di recuperare la cura per la donna e per il mistero della vita che essa custodisce.

Che il nostro impegno quotidiano, il nostro lavoro sia concretamente un prendersi cura della vita dell’altro, specialmente del più piccolo e privo di risorse!