Abramo mette alla prova Dio

 

 

 

La luce della trasfigurazione è descritta da Marco come un candore ineguagliabile umanamente. Può essere non solo il frutto di un’energia divina, simbolo della resurrezione, ma anche l’espressione della gloria del Figlio, che riceve l’amore dal Padre e si offre a Lui per portare a compimento il Suo disegno di salvezza.

La trasfigurazione dona l’energia dell’offerta di se al Figlio fatto uomo, la forza di proseguire nel suo cammino verso Gerusalemme, per offrirsi totalmente al progetto di Dio, che si compirà sulla croce.

Questa luce risplende anche nella nostra vita, ogni giorno, per aiutarci ad offrire ogni cosa a Dio, quando siamo nella gioia e quando siamo nella prova. Certo è facile offrire qualcosa o qualcuno che ti è caro quando ce l’hai, più difficile è farlo se c’è il rischio che ti venga portato via. Un’amicizia viene meno, una persona cara ti delude e si mostra improvvisamente diversa, qualcuno di molto vicino viene a mancare…sono tutte situazioni di lutto difficili da elaborare.

Come si fa a fare l’offerta in questo caso? Non è forse più normale ribellarsi e subire gli eventi?

Dobbiamo allora seguire l’itinerario di Abramo, il quale aveva ricevuto la promessa di una discendenza numerosa come le stelle del cielo, ma per ora aveva soltanto un figlio Isacco, in tarda età.  Ed ecco, per giunta, il Signore glielo chiede in sacrificio!!

È forse cattivo questo Dio che sembra divertirsi alle spalle del suo servo Abramo, mettendolo alla prova? L’unica strada che Abramo ha saputo percorrere a questo punto è stata mettere a sua volta a prova la fedeltà di Dio, obbedendo alla sua Parola. Dio gli chiede in sacrificio il figlio della promessa? Abramo va sul monte Moria a dare in sacrificio il suo unigenito Figlio, per mettere alla prova Dio. Egli sa con certezza incrollabile che Dio è il Dio della vita e non il Dio della morte, e proprio per questo lo mette alla prova, perché l’Altissimo si riveli tale!! Il Dio che ama, che crea, dà la vita e la trasmette di generazione in generazione, fino al compimento dei tempi. Egli fa questa offerta, con tutto se stesso, con umana sofferenza e timore e trepidazione nei confronti del suo figlio, che chiama con struggente tenerezza “Figlio mio”. E Dio, col sacrificio del capro, si conferma sul monte come il Dio che mantiene la sua promessa.

Ecco allora di fronte ad ogni prova, ad ogni perdita che può accadere nella nostra vita, facciamo come Abramo! Non subire qualcosa che non vogliamo, ma trasformare l’accettazione passiva di ciò che ci accade in un atto di suprema libertà, di offerta al Signore, mettendolo alla prova, perché si riveli come il Dio della vita! Buono, misericordioso, amante dell’uomo!!

Così ha fatto anche Gesù al momento della sua morte: lì ha trasformato la morte in un dono e ha rivelato Dio come un Padre, che ci ama al punto da non risparmiare il proprio Figlio e da consegnarlo a ciascuno di noi.

 

 

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