il Vangelo non è una cronaca (Omelia Palme)

 

In questi giorni ho letto i quotidiani, con le loro cronache di vicende tanto spesso drammatiche, e ho provato un senso di angoscia, la paura di non trovare una via di uscita, il desiderio segreto di scappare e scordare tutto. Poi ho cercato di meditare il racconto della passione secondo Marco, per prepararmi interiormente alla celebrazione della Palme e di fronte alla medesima drammaticità di eventi di ingiustizia, violenza e morte, ho invece provato consolazione e intima speranza.

Perché la lettura ha dato esiti interiori così differenti?  Nel primo caso la cronaca giornalistica coinvolge spesso (ma non è il migliore esempio di giornalismo!) dentro al dettaglio crudo, morboso, perché vuole suscitare una curiosità irrefrenabile di continuare a leggere; nei Vangeli invece non abbiamo a che fare con una semplice cronaca dei fatti, ma con una lettura di quanto accaduto a Gesù alla luce della gloria della resurrezione, che era esattamente il punto di vista degli evangelisti che ce l’hanno narrata. Non dunque una pagina di cronaca giudiziaria o di cronaca nera, che spesso non lascia alcuna speranza, ma un ingresso nei misteri della passione di Gesù, dove il dolore è interpretato alla luce di una gloria, di una vittoria già presente, già reale.

Ecco perché allora, quando si segue Gesù nella passione e nell’ingresso regale messianico a Gerusalemme, si vive certamente il suo dolore e la sua pena, ma esse sono in qualche modo già consolate, e noi ci uniamo all’acclamazione regale di Gerusalemme: “Osanna al figlio di Davide”, ben sapendo che è una profezia reale, anche se dovrà passare per il paradosso della croce. Noi viviamo già il mistero della gloria e della resurrezione dentro lo strazio della passione di Gesù.

Sgomento, paura, preoccupazione, dolore sono sentimenti autenticamente umani e li viviamo spesso a contatto con le notizie di tutti i giorni. Ma se davvero li vivessimo dentro alla via crucis, dentro ai misteri della passione e morte di Gesù, riceveremmo il dono da un lato di viverli ancora più profondamente, e dall’altro di percepire che tali sentimenti non sono l’ultima parola. Anzi proprio attraversandoli fino in fondo in Gesù si giunge a comprendere una più radicale speranza.

Questa è la speranza cristiana! Esercitiamola nel contemplare ciò che accade nel mondo, ma anche dentro alla nostra vita, quando la fatica e la paura di fronte a passaggi difficili sembrano prevalere. Aiutiamoci e sorreggiamoci a vicenda nel vivere la speranza cristiana, che nasce da una vittoria già ottenuta da Gesù sul male e sulla morte. Gesù non è come budda che compatisce dall’alto della sua olimpica serenità, Gesù compatisce, soffre insieme con noi e, per la potenza dell’amore di Dio, ha già trasformato questo dolore in una fonte inesauribile di grazia.

 

 

 

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