Gesù in mezzo (Omelia ottava di Pasqua)

 

 

 

La scena evangelica dell’incontro di Gesù risorto con i suoi discepoli nel Vangelo di Giovanni descrive la nascita della Chiesa. Se infatti nel Vangelo di Luca si distingue la manifestazione del risorto dall’ascensione di Gesù con l’invio dei discepoli e dal definitivo dono dello Spirito a Pentecoste, invece nel Vangelo di Giovanni tutti questi misteri sono riassunti nell’unica scena della manifestazione del risorto. Questo evangelista ci aiuta a comprendere come la resurrezione di Gesù, il dono dello Spirito e la nascita della Chiesa sono misteri che vanno letti in piena continuità, come un unico mistero.

Questo approccio giovanneo ha il merito di mostrare in un’unica, plastica immagine l’identità della Chiesa: essa è la comunità degli uomini nel cui mezzo sta il Cristo risorto. Non dunque una società perfetta organizzata piramidalmente, dall’alto (Papa) al basso (battezzati) ma una comunità di persone tutte egualmente distanti e vicine a colui che è nel mezzo, al centro di ogni centro e di ogni periferia geografica e umana della Chiesa: Gesù risorto.

Queste brevi considerazioni possono aiutarci a fare un breve esame di coscienza.

  1. Se Gesù sta in mezzo ai discepoli, vuol che la potenza della sua resurrezione si può sperimentare solo insieme agli altri, nella Chiesa. Di fronte a chi dice di essere cristiano a modo suo, senza frequentare la messa domenicale o vivere la fede in una comunità particolare, dobbiamo essere consapevoli che la fede è un’altra cosa, perché non può nascere se non in una comunità cristiana. Oppure c’è anche chi passa da una comunità all’altra, da una messa all’altra, cercando il prete che può andargli maggiormente a genio… anche questa è una deformazione individualistica della fede, che alla lunga non può reggere. Come vivo la mia ricerca religiosa, in modo individualistico o sento l’importanza di camminare insieme agli altri?
  2. Gesù mostra le mani e il costato e i discepoli al vederle gioiscono, segno di un paradossale passaggio dal dolore e dalla paura alla gioia e alla speranza. Una comunità di discepoli, ossia di persone che hanno conosciuto Gesù, e che grazie a questa intimità sono passate dalla schiavitù delle loro paure alla gioia di vederlo presente nella loro vita e di seguirlo tutti insieme: questa è la Chiesa! C’è il rischio di essere sempre in un atteggiamento di critica, come se non andasse mai bene niente e così di rendersi incapaci di vedere con gioia le cose belle che il Signore mette nella nostra comunità. Dovremmo sempre chiederci: cosa prevale in me, il lamento oppure la gioia?
  3. Gesù soffia lo Spirito Santo sui discepoli e li invia a rimettere i peccati. Noi tutti, e non solo i preti, siamo una comunità di inviati a manifestare la misericordia di Dio ad ogni uomo.  Non ci ha mandato a fare delle cose, o ad organizzare degli eventi, ma a condividere quest’amore nel cenacolo della Parola di Dio! E a manifestare questa misericordia nel dialogo e nell’incontro con ogni uomo!  Come vivo la Chiesa? Come il giro di quelli che collaborano coi preti, o come una comunità spirituale, di persone perdonate e inviate a manifestare la forza della misericordia di Dio?

 

Con Tommaso, siamo invitati anche noi a vedere le piaghe di Gesù e a essere intimamente toccati dalla misericordia che scaturisce dall’amore di Dio. Santa Teresina di Gesù lei che avrebbe voluto diventare un prete per annunciare il Vangelo, ha scoperto la sua chiamata personale ad “essere l’amore” nella Chiesa.

Considerando il corpo mistico della Chiesa, non mi ritrovavo in nessuna delle membra che san Paolo aveva descritto, o meglio, volevo vedermi in tutte. La carità mi offrì il cardine della mia vocazione. Compresi che la Chiesa ha un corpo composto di varie membra, ma che in questo corpo non può mancare il membro necessario e più nobile. Compresi che la Chiesa ha un cuore, un cuore bruciato dall’amore. Capii che solo l’amore spinge all’azione le membra della Chiesa e che, spentp questo amore, gli apostoli non avrebbero più annunziato il Vangelo, i martiri non avrebbero più versato il loro sangue. Compresi e conobbi che l’amore abbraccia in sé tutte le vocazioni, che l’amore é tutto, che si estende a tutti i tempi e a tutti i luoghi, in una parola, che l’amore é eterno.

Allora con somma gioia ed estasi dell’animo grida: O Gesù, mio amore, ho trovato finalmente la mia vocazione. La mia vocazione é l’amore. Si, ho trovato il mio posto nella Chiesa, e questo posto me lo hai dato tu, o mio Dio.

Nel cuore della Chiesa, mia madre, io sarò l’amore ed in tal modo sarò tutto e il mio desiderio si tradurrà in realtà

Che ciascuno di noi possa scoprire come Teresina la sua chiamata interiore ad essere parte integrante di questo mistero d’amore che è la Chiesa fondata dal risorto.

 

 

 

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