Essere santi è la misura del quotidiano

 

 

Il tralcio che porta frutto il padre mio lo pota perchè porti più frutto. Cosa significa portare frutto? Noi siamo spontaneamente portati a pensare alle opere buone, che si possono vedere. Si tratterebbe per noi di una specie di efficienza esteriore, di capacità di fare bene le cose, il proprio lavoro, l’educazione dei figli, il divertimento sano ecc. così che si possono osservare i frutti della fatica e dell’impegno personale.

Questa visione non è sbagliata, perchè certamente senza le opere la fede è vuota. Tuttavia c’è un pericolo, ossia quello di misurare la nostra vita cristiana solo sotto la lente dell’efficenza, dei risultati, delle cose che facciamo e degli obiettivi raggiunti. Ma questo, oltre che superficiale è anche pericoloso, perchè finisce per farci perdere l’essenziale, che è la presenza di Dio in noi.

Portare frutto è la qualità del tralcio che rimane nella vite. Il tralcio senza la vite non può avere vita, non può esistere, dunque l’unica possibilità di vivere ed essere fecondo è di rimanere nella vite vera che è Gesù. Ed egli rimane in noi, perchè anche la vite è costituita dai tralci: vi è una reciproca appartenenza, per cui non si può distinguere la vite dai tralci, e tuttavia i tralci ricevono la loro identità proprio nel rimanere dentro la vite.

Dunque il portar frutto è prima di tutto al livello dell’essere, di una trasformazione che avviene in noi, che siamo progressivamente conformati a Gesù, perchè la sua parola ci ha reso puri. Quale parola? Quella simbolizzata dalla lavanda dei piedi, per cui noi siamo stati lavati e purificati: egli si è abbassato fino alla morte di croce, per servirci, sostenerci nell’amicizia con Dio, amarci e trasformarci in questo amore.

Se  le sue parole rimangono in noi, cioè se la nostra vita è trasformata dall’amore manifestato dalla croce di Gesù, possiamo chiedere quello che vogliamo e Dio lo realizza. Dio lo realizza, non noi. Sì, perchè se siamo trasformati in lui, anche i nostri desideri sono conformati ai suoi, e certamente quello che vogliamo è anche quello che vuole lui. La preghiera ci porta così a crescere nell’amore e a veder realizzati i nostri desideri più belli e più profondi: questo significa portare frutto.

Certamente questo percorso non è senza prove e passaggi stretti: lo mostra bene l’immagine della «potatura». Il tralcio che porta frutto il padre mio lo pota perchè porti più frutto. Si tratta di una purificazione che il passaggio attraverso le prove realizza, in vista di una sovrabbondanza di grazia. Non pensate a cose straordinarie, si tratta delle prove, grandi e piccole, che la vita ogni giorno di fa attraversare: la prova dell’invidia, verso coloro che sono più bravi di noi, la prova della paura di perdere qualcosa o qualcuno a cui siamo affezionati, la prova del risentimento verso coloro che ci fanno del male o mostrano disinteresse e incomprensione nei nostri confronti, la prova della nostra debolezza, fisica o psicologica. Bisogna imparare a “stare” nella prova: non ci siamo entrati solo per nostra responsabilità e non ne usciremo solo con le nostre forze, ma Dio ci sostiene e quasi senza che ce ne accorgiamo ci porta in braccio nei passaggi più difficili e ci abitua a confidare in lui, con speranza e perseveranza. Alla fine ne usciamo senza saperlo vincitori, perchè dentro di noi il bene è fruttificato, germogliato in modo sovrabbondante con il dono dello Spirito Santo. E anche se siamo caduti, Lui ci perdona, ci rialza e ci fa crescere nell’umiltà,  a patto che non lo rifiutiamo.

Si il dono dello Spirito Santo: quello da cui noi riconosciamo che apparteniamo a Dio e che ci rende santi. La santità è la misura ordinaria del cristiano e non dipende da grandi azioni, da eroismi personali o da miracoli, ma dal rimanere in Lui, perseverando ogni giorno.

Ricordo quando studiavo ingegneria all’università un professore cristiano: insegnava ingegneria dei materiali e con noi studenti non ha mai parlato di Dio nè preteso di convertire alcuno. Ma dal modo in cui insegnava, cose di per se abbastanza noiose, come le curve del ferro e del carbonio, si percepiva che era felice, e la felicità traspariva da quei grafici e da quelle formule, rendendo noi studenti sereni e contenti di quell’ora trascorsa con lui, e forse anche un pò più interessati a quella materia. Questa misteriosa energia, questa profonda simpatia umana, era un frutto dello Spirito Santo, che attraversa i cuori e si comunica, attraendo ogni uomo alla fonte originaria di questo amore: la vite vera.

 

 

 

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