La catena dell’amore (Omelia Corpus Domini)

 

 

 

Se è l’uomo a ricordare, accade qualcosa nel suo cuore e nella sua mente. Invece se è Dio a ricordare, accade qualcosa nella storia. Nella Pasqua ebraica, che Gesù celebra nell’ultima cena, Dio ricorda la liberazione del popolo dal mare e dalla schiavitù in Egitto e in tal modo rende questa liberazione vera e attuale per chi sta la sta celebrando. Non è più una liberazione dalla schiavitù egiziana, ma dalla mentalità da schiavo, per vivere per Dio.

Su questo rito Gesù istituisce l’eucarestia, per compiere in modo definitivo questa liberazione dalla schiavitù del male e della morte e rendere l’uomo capace di vivere per Dio.

Infatti nel momento stesso in cui viene consegnato da Giuda egli stesso si consegna a lui e a tutti gli uomini nel pane e nel vino, l’eucarestia, e con questo dono d’amore sconfigge il male e la morte. Ogni volta che celebriamo l’eucarestia si realizza per noi questa liberazione, che ci rende capaci di vincere la paura del male e della morte che ci rende schiavi e di vivere liberi per Dio.

Schiavi di cosa? schiavi di obiettivi che ci siamo dati noi, ma che non rispondono alla parte più profonda di noi stessi, ma soprattutto alle attese degli altri. Schiavi dello stile di vita che abbiamo raggiunto e delle cose che rappresentano uno status simbol, per noi o per i nostri figli.

Oggi la maggiore schiavitù è quella della paura. Paura dello straniero, dell’immigrato, del terrorista, del ladro, del violentatore, del malfattore, del futuro.  La paura del futuro poi ci porta ad evadere e aggiunge un’ulteriore schiavitù, quella del gioco…che purtroppo oggi è una vera e propria dipendenza.

L’eucarestia è una scuola di libertà, che ci educa a nutrirci di lui e della sua parola e non di altre cose, che ci dà la forza di affrontare la vita da uomini adulti, responsabili e felici, perché vince ogni paura nel nostro cuore e ci spinge ad accogliere ogni cosa come dono proveniente da Dio.

Non è solo un atto di culto, è uno stile di vita spirituale, che ci aiuta a vivere la vita come dono. Proprio per questo motivo può essere vissuto anche da chi, in situazione cosiddetta irregolare, non può accedere alla comunione, ma può comunque partecipare alla celebrazione dell’eucarestia vivendo il desiderio della comunione come una grazia che santifica la sua persona proprio dentro alle  ferite, molto più che non una comunione fatta in modo superficiale.

L’eucarestia è come una catena che ci vincola al cielo, trascinandoci progressivamente verso l’alto, molto più forte della catena del peccato che ci tiene avvinti verso il basso.  Essa è infatti una catena che non limita, non schiavizza, ma anzi rende più liberi: è una catena d’amore!

 

 

 

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