Lettura popolare XIV TO Anno B (Mc 6, 1-6)

Lettura popolare XIV TO Anno B (Mc 6, 1-6)

Mc 6, 1-6

Credere in Gesù

 

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Siamo in un momento molto importante della missione di Gesù: la sua predicazione di profeta “grande in parole ed in opere” ha da una parte la capacità di scuotere e di far interrogare chi lo ascolta suscitando un atteggiamento di stupore e meraviglia (cfr. 1, 27 – 28) mentre, dall’altro canto genera anche scandalo ed opposizione (cfr. 3, 22). Questo testo riferisce del ritorno di Gesù a Nazaret, sottolineando l’atteggiamento di rifiuto della gente della sua patria, che non vuole accettarlo e si pone in antitesi con il passo successivo di Marco in cui viene invece descritta l’apertura di Gesù verso la gente della Galilea, dimostrata tramite l’invio in missione dei suoi discepoli (Mc 6,7-13).

Dopo un probabile periodo di assenza Gesù porta il suo insegnamento tra la gente di Nzareth, entrando in sinagoga di sabato, com’era sua abitudine nella sua missione (cfr. 3, 1). Frattanto la sua fama si era diffusa ben oltre la Galilea e aveva raggiunto persino Gerusalemme (cfr. 3, 7 – 12). Per questo in molti accorrono nella sinagoga per ascoltare le parole del loro concittadino (v. 2) e restano colpiti dalle sue parole (v. 2), ponendosi una domanda importante e che non deve essere immediatamente interpretata come un rifiuto o una mancanza di fede. “Da dove gli vengono tali cose?”. Il termine “da dove” indica velatamente l’origine divina di Gesù, profeta, potente suscitato da Dio, secondo la parola del Deuteronomio: “Il Signore tuo Dio susciterà per te, in mezzo a te, fra i tuoi fratelli un profeta pari a me; a lui darete ascolto” (Dt 18, 15). Purtroppo, gli abitanti di Nazareth si bloccano davanti alla conoscenza dell’origine umana di Gesù, dei suoi paranti e familiari (v. 3), perchè essi lo conoscono troppo bene per poter lasciare aperto il mistero che avvolge la sua persona. In effetti conoscono tutto della sua carta d’identità: egli è un artigiano, figlio di Maria e i suoi parenti sono notissimi: “Non è il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Joses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?” continuano a chiedersi gli ascoltatori nella sinagoga. Per i nazaretani la conoscenza delle origini umane di Gesù diviene uno scandalo, ossia un inciampo per comprendere la verità più profonda della sua persona, che si trova nella sua relazione con un’origine misteriosa: il Padre suo (v. 3). Gesù risponde quindi che un profeta non è gradito se non nella sua patria, tra i suoi parenti e nella sua casa (v. 4). Il destino di tutti i profeti, inviati da Dio a Israele, è quello di essere rigettati dal loro popolo (cfr. 12, 3-5). Infine a Nazareth Gesù non potè fare miracoli a causa della loro incredulità, di cui egli stesso si meravigliava (vv. 5-6). Infatti Gesù non può compiere miracoli, se non come segno della fede in lui, nella sua persona e nella sua parola.

 Come realizzare concretamente l’incontro?

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.(15 minuti).

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Mc 6, 1-6(10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  • Qual èil tempo in cui avviene l’azione? Ci troviamo al cuore della missione di Gesù, perché la fama dei suoi miracoli e della sua predicazione aveva già raggiunto la sua città natale, Nazareth.
  • Quale luogo? Nazareth è un piccolo e povero paesino ai tempi di Gesù, abitato da coloni ebrei in mezzo alla Galilea, territorio fortemente ellenizzato. Qui abitano la madre e i parenti di Gesù, cugini e zii. Gesù si reca di sabato in sinagoga e comincia a predicare. Nella ferialità e ordinarietà della vita di un piccolo borgo, la novità è costituita dalla parola di Gesù. Percepisco questa novità ad ogni messa domenicale, a volte un po’ ripetitiva?
  • Cosa fanno i personaggi? In molti rimangono colpiti, stupiti, meravigliati dalla predicazione di Gesù. Non si aspettano questa novità da parte di Gesù, e si accorgono che è un’altra persona rispetto a quello che avevano conosciuto. Si chiedono giustamente “da dove” viene la sapienza che gli è stata data. Si tratta di una domanda necessaria, che permette di entrare nel mistero della sua persona e della sua origine. Mi pongo questa domanda?

La loro seconda domanda è invece frutto di una chiusura nella comprensione di Gesù: conoscono i suoi parenti, quindi conoscono anche lui e non si aprono alla novità. Anzi ne rimangono scandalizzati. C’è qualcosa di Gesù che mi scandalizza, perché non rientra in ciò che ritengo egli debba essere?

  • Cosa fa Gesù? Gesù interpreta questo insuccesso alla luce della storia dei profeti, inviati da Dio e non riconosciuti dal loro popolo. Egli non può fare alcun miracolo, perché la gente non ha fede. Non si tratta infatti di una magia, ma di un segno per la fede.Riconosco i segni che Gesù opera nella mia vita e in quella degli altri?
  • Quale rivelazione è qui contenuta? La rivelazione di Gesù non è automatica, ma richiede un’apertura, una disponibilità del cuore a lasciarsi ogni giorno stupire dalla sua persona.Che rapporto ho con Gesù?

 Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

 

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