Lettura popolare XVII TO Anno B Gv 6, 1-15

 

Lettura popolare XVII TO Anno B Gv 6, 1-15

Gv 6, 1-15

La moltiplicazione dei pani

 

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Nei primi quattro versetti di questo racconto si situano nello spazio e nel tempo le cose che stanno per accadere. Gesù si ritira presso il Mare di Galilea, detto di Tiberiade (v. 1). La folla lo segue con entusiasmo e numerosa, perché ha visto i segni di guarigione. Non è detto che questo entusiasmo si accompagni ad una reale comprensione dell’identità di Gesù: la folla lo proclamerà profeta (v. 15) ma Gesù si ritirerà, evitando l’acclamazione regale, come a rifiutare un’interpretazione troppo miracolistica o addirittura politica della qualità profetico-messianica del suo ministero (cf. 6, 26). Egli sale sul monte, solenne ambientazione del dono della legge da parte di Dio al suo popolo (v. 3). Siamo vicini alla Pasqua, accenno cronologico e simbolico che ci porta vicino alla morte di Gesù, al suo passaggio da questo mondo al Padre (cf. 12, 1. 7; 13, 1).

Al v. 5 inizia il racconto della moltiplicazione dei pani. Diversamente dai vangeli Sinottici (cf. Mc 8, 1-10) il miracolo non nasce da una situazione di bisogno, ma dallo sguardo di Gesù che vede arrivare molta gente e così mette alla prova i suoi discepoli, chiedendo da dove prendere pani perchè le gente ne mangi (v. 6). In realtà intende donare egli stesso i pane alla gente, gratuitamente (cf. Is 55, 1), aprendo il cuore dei discepoli al vero nutrimento simboleggiato dal pane, la sua Parola (cf. 6, 68). Gesù sapeva infatti bene ciò che stava per fare (v. 6), come ci informa l’evangelista. Con cinque pani d’orzo, che richiama il miracolo del profeta Eliseo (2 Re 4, 38-42) e due pesciolini, che Gesù benedice e distribuisce egli stesso alla gente, egli si mostra non solo il regista ma anche la fonte di un nutrimento sovrabbondante, di un sovrappiù totale (12 ceste indicano totalità), che non va perduto e che pertanto simboleggia il dono di una vita incorruttibile (cf. 6, 27). Diversamente dalla manna donata attraverso Mosè, che non deve essere conservata altrimenti si corrompe (cf. Es 16, 3), il nutrimento donato da Gesù non va perduto.

La folla cercherà di impadronirsi di Gesù, dopo questo segno, ma egli non si lascia strumentalizzare, e fa ritorno sul monte, tutto solo (v. 15).

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.   (15 minuti). Quale fonte del mio “nutrimento interiore” in questi giorni?

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Gv 6, 1-15 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  • Qual è il tempo in cui avviene l’azione?

Siamo in prossimità di Pasqua, il tempo in cui Gesù sarà innalzato sulla croce e donerà la sua vita al mondo. Il nucleo centrale della rivelazione di Gesù è la sua morte e resurrezione. Da esso può essere riletta tutta la sua vita e anche la nostra.

  • Quale luogo?

Presso il lago di Tiberiade, sulla montagna. L’indicazione del lago di Tiberiade fa riferimento al luogo ordinario della missione di Gesù. La montagna simbolizza la rivelazione. La rivelazione avviene nella quotidianità del mio vissuto. Ne sono consapevole?

  • Cosa fanno i personaggi?

-La gente segue Gesù perché fa miracoli e Gesù non rifiuta di rivelarsi alla folla, ma al contempo non si identifica mai totalmente con le loro pretese (profeta/re). Essi vogliono “afferrare” Gesù, ma lui non si lascia possedere o strumentalizzare. Di fronte ai benefici che Gesù mi dona, ho la tentazione di possedere Gesù?

-I discepoli stanno con Gesù e lui li mette alla prova. Dove comprare cibo? Come far bastare i cinque pani e i due pesci del garzone? Gesù risponde con le sue azioni, prendendo il pane, benedicendolo e distribuendolo. La condivisione che Gesù attua è il gesto che realizza il miracolo. Cosa implica questo per la mia vita?

-I discepoli raccolgono e riempiono dodici ceste di pezzi avanzati. La loro collaborazione è nel raccogliere più che nel distribuire. Cosa raccolgo dei frutti che la Parola compie nella mia vita?

  • Quale trama e rivelazione?

Si passa da cinque pani e due pesci ad una quantità di nutrimento capace di sfamare una folla di cinquemila persone, e di cui rimane un sovrappiù che non va perduto. Questo dono simbolizza il dono della vita divina che Gesù sta per fare, sulla croce, il dono di una vita sovrabbondante e senza fine. Sento che l’unica fonte del mio nutrimento, sovrabbondante e senza fine, è in Lui?

 

 

 

Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata lascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

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